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Quattro
chiacchiere con Alex CEREDA titolare della “Sublima”
di Frengo

Resoconto di una giornata passata in compagnia di Alessandro
“Alex” Cereda. Titolare, operaio, mente, Deus ex
machina...... In buona sostanza lui è la
“Sublima”, grazie
anche
all’aiuto di alcuni collaboratori esterni. La Sublima, anzi
Alex, per quei pochi che non lo sapessero è un ricercatore
audio e artigiano - oltre che un vero appassionato - la cui
principale produzione sono i cavi, siano essi di
interconnessione – denominati Yasoda - di potenza e di
alimentazione. La produzione comprende inoltre altri accessori
come: condizionatori e filtri di rete. La ricerca meticolosa
spesso lo porta ad imbarcarsi in particolari tweeking,
valutati caso per caso, in ragione delle elettroniche. La
conoscenza, come spesso avviene tra appassionati, è stata del
tutto casuale. Da cosa nasce cosa, la passione comune per il
Jazz (anche se lui è meno “integralista” di me), l’altra
passione - seconda solo all’Hi-Fi - quella per i dolci. Poi …
”Perché non vieni ad ascoltare il mio impianto” …
”Ora però vieni tu ad ascoltare il mio”. Si resta in
contatto, alla prima occasione si va a bere qualcosa, ad
ascoltare un concerto, ovvero il solito modo in cui spesso
nascono delle amicizie in questo mondo fatto di passione,
ricerca, spesso delusioni, ma anche belle conoscenze. Questo è
quello che è accaduto con Alex, questo è un breve racconto
delle nostre quattro chiacchiere.
FG:
Perché non provi a descriverti, i tuoi inizi, cosa ti ha
spinto ad abbandonare tutto e metterti a costruire cavi.
AC:
Nella seconda metà degli anni ‘80 lavoravo nel settore
radiotelevisivo come tecnico audio, cameraman e montatore RVM.
Nel decennio successivo ho lavorato nel settore audio
(vendita), questo mi ha permesso di ascoltare, testare e
sperimentare molti apparecchi e numerosi cavi. Un antico
adagio Zen dice che tutto nasce dal caso…. Infatti un bel
giorno mi trovai con alcuni cavi del mio banco regia
“tranciati” che andavano ricostruiti, provai a cambiare
materiale. Ricollegato il tutto con i nuovi cavi mi accorsi
che i parametri dell’audio e del video erano cambiati, i
colori avevano una diversa saturazione e il suono era
trasparente. Mi accorsi che bisognava migliorare i cavi
piuttosto che andar dietro alle elettroniche da ultimo grido,
ottimizzando ciò che abbiamo, prima di pensare di sostituire
tutto (con notevole esborso economico!).
La
curiosità e la voglia di verificare mi ha portato a fare delle
prove, nel tentativo di ottenere all’ascolto, ciò che udivo
dal vivo, ovvero la naturalezza e l’ariosità del suono
riprodotto.
Mi
resi subito conto che non sono parametri ottenibili con una
progettazione “normale”: cioè lo studio dei cavi inteso
come parametri di resistenza,
capacità e
induttanza. Certo è utile
per capire il fenomeno della trasmissione, ma fino ad un certo
punto. Per comprendere meglio e di più, ho cambiato strada,
lavorando su altri criteri, in maniera assolutamente diversa.
La naturalezza non è un termine di valutazione che puoi
ottenere in modo isolato, nasce solo dopo che alcune
misurazioni funzionano correttamente, la somma di diversi
fenomeni crea il suono naturale.
Per
farti comprendere la mia scelta ti racconto un aneddoto.
Diversi anni fa vivevo in provincia di Frosinone e lavoravo a
Roma. Viaggiavo quotidianamente. Potevo decidere se arrivare
veloce a destinazione, prendendo l’Autostrada, oppure fare la
Casilina, una strada statale che percorre tutti i paesi, o
quasi, della provincia. Decidevo spesso per quest’ultima,
arrivando sistematicamente in ritardo. Ogni giorno la mia
cultura sui luoghi aumentava. A volte mi fermavo all’Abbazia
di Casamari a comperare il Vin Santo, altre volte godevo il
fresco degli alberi nei viali vicino Roccasecca e ne visitavo
il mercatino, oppure passavo per l’Abbazia di Montecassino.
Insomma arrivavo dopo, conoscevo luoghi imparavo più cose,
rispetto a chi utilizzava l’Autostrada.
Mi
spiego meglio divergere, fare un'altra strada, mi ha portato a
capire di più ed in maniera approfondita, con questo
sillogismo credo di averti fatto capire lo spirito della mia
ricerca. Bisogna capire i funzionamenti, anche da altri punti
di vista, studiare argomenti che altri (non tutti ovviamente)
non hanno ancora percorso. Tutto questo si è sviluppato quando
decisi di fare alcuni esperimenti applicando alcune teorie che
studiavo. Portavo in negozio i prototipi, offrendoli in prova
ad amici e clienti. Spesso accadeva che i cavi non tornavano
indietro, chiedendomi addirittura di acquistarli! Nella vita
ho imparato che i cambiamenti se si fanno devono essere
radicali, un bel giorno ho abbandonato tutto ed è nata
Sublima.
FG:
Quale è la tua filosofia progettuale, lo scopo che intendi
raggiungere con le tue costruzioni.
AC:
Cerco di attuare le mie idee lasciando la mia mente aperta ad
altre interpretazioni o rivisitazioni del concetto di
riproduzione. Spesso mi reco ai concerti, ascolto chiunque
suoni o canti, registro qualunque cosa sia fonema, presto
attenzione ed analizzo.
Voglio capire e dimostrare che il suono reale non è poi cosi
lontano, è ovvio che nulla suonerà come un violino, se non lo
strumento stesso, è possibile comunque avvicinarsi,
riprenderne l’anima, il corpo, l’aria. Il mio personale scopo
può sembrare presuntuoso - sicuramente lo è - voglio
avvicinarmi il più possibile a ciò che sento dal vivo. Il cavo
non va concepito come un semplice elemento di giunzione,
secondo me non è così! Il cavo, sia esso di segnale, potenza o
alimentazione, deve mantenere inalterato il suono e
interfacciare le elettroniche. Lavoro particolarmente arduo e
non da sottovalutare…
Bisogna analizzare la struttura armonica di una nota, il suo
timbro, cioè il DNA, dargli la giusta collocazione nello
spazio. Tutto questo non è possibile solo ed esclusivamente
con strumenti di misura, mi faccio aiutare da musicisti, anche
di una certa fama, a cui chiedo di suonare e sentire poi il
proprio suono riprodotto dal mio cavo.
FG:
La soddisfazione maggiore che hai ricevuto?
AC:
Per me ogni volta che ricevo una mail, una telefonata, un
cenno di gratitudine perché un mio prodotto ha migliorato il
suono di un impianto, è una grande soddisfazione. Una delle
gratificazioni maggiori è stato sapere che diversi musicisti,
ed alcuni studi di registrazione - tra questi la casa
discografica Velut Luna - utilizzano i miei prodotti.
FG:
Invece ora dimmi la delusione maggiore
AC:
Già nella vita esistono anche le delusioni! Sono impegnato
quasi tutto il giorno con il mio lavoro vorrei fare tante
altre cose, ma non riesco, forse la maggiore delusione è
questa…Credo…
Un’altra delusione, se così vogliamo chiamarla in quanto mi ha
permesso di meglio comprendere, l’ ho avuta circa 10 anni fa.
Gestivo un’azienda che vendeva sistemi Hi-fi, passai un bel
pomeriggio scambiando opinioni con un liutaio che stava
ascoltando musica con i monovia. Egli asseriva che le
misurazioni servono a poco. Facemmo amicizia e mi invitò nel
suo piccolo laboratorio a vedere un prezioso oggetto
che usava per tarare gli strumenti, dicendomi che mi sarebbe
riuscito assai utile. Il giorno dopo, acceso come una
pagliuzza colpita da un fulmine, mi recai nella sua bottega.
Trovai di tutto, dime, calchi, legni, colle, lacche, ma
nessuna traccia del prezioso oggetto di controllo. Alle
mie “rimostranze” il liutao mi fece cenno indicandomi
le orecchie…Erano quelle che accordavano il tutto. Da un lato
ero deluso, dall’altro capii quale era la strada da
percorrere. Sicuramente la qualità dei prodotti risiede
anche nelle misurazioni, ma non sono tutto!
FG:
Come arrivi a stabilire lo standard dei tuoi cavi?
AC:
Mi sono creato uno standard e un sistema di “misura”
anticonvenzionale. Dopo aver appurato che tutte le fasi di
costruzione sono state eseguite nell’ordine corretto, li testo
in un impianto di cui conosco la timbrica e il controllo, in
modo tale che il cavo risponda ai requisiti. Registro alcune
note di harmonium, o altri strumenti, le faccio riprodurre
utilizzando ovviamente il cavo, verifico che il timbro e la
nota abbiano la giusta composizione. In realtà il lavoro è
diverso da come descrivo però la sostanza è questa.
FG:
La passione è il tuo motore principale, certo che il campo che
hai scelto è ricco di nomi di prestigio e grandi marchi
blasonati - una sfida dura - spiegami il perché hai ritenuto,
con i tuoi prodotti, di poter competere.
AC:
Non mi sento di competere con i grandi marchi, abbiamo un
target diverso, la mia attività è piccola, non può soddisfare
le esigenze numeriche delle grandi aziende. La mia unica arma
è la qualità, il prodotto su misura e il contatto diretto con
l’acquirente. Fare un prodotto il più possibile vicino alle
esigenze di chi ascolta, tutto qui!
FG:
Il tuo lavoro non si limita alla fabbricazione ed alla
consegna, ma va ben oltre, giusto?
AC:
Si, spesso quando posso, seguo personalmente l’installazione e
la messa a punto. Mi piace avere un rapporto costante con i
miei clienti, sapere come il suono è cambiato, le loro
impressioni, siano esse positive o negative, queste
informazioni sono di vitale importanza per il mio lavoro.
Accade anche che nascono delle amicizie, si fanno le vacanze
insieme, si cena la sera nello stesso tavolo, insomma la
passione mi unisce con chi apprezza le mie piccole produzioni.
FG:
Nonostante il tuo cognome possa trarre in inganno, la tua
terra d’origine è la Sicilia, cosa ti manca della tua terra?
AC:
Mmmhh, hai ragione per metà. Sono di origini siciliane, metà
dei miei avi avevano discendenze Occitane (francesi), ed in
parte spagnole. Da quì il mio cognome che originariamente era
Sereda. Un bel mix senz’altro! Amo molto la mia terra, la
Sicilia e i siciliani, ma come diceva il buon Sciascia “se
devi capire la Sicilia ci devi vivere!”
Mi
manca il calore della gente, l’odore dei fiori e dei cibi che
qui a Roma non trovo e soprattutto i dolci!! Sono grato alla
mia terra e come un buon Crociato morirei per difenderla.
FG:
Mi descriveresti il tuo impianto di riferimento, quello che
utilizzi per i test.
AC:
Dovrei descrivere “gli impianti”, utilizzo più sistemi per
cercare di capire, simulando le varie situazioni in cui i cavi
potrebbero trovarsi. Uno di questi è il seguente:
-
Amplificazioni Sun Audio in biampli;
-
Lettore Cd con meccanica Philips e relativo convertitore
modificato zero oversampling;
-
Diffusori Rehdeko Monovia con aggiunto un Supertweeter
ellittico ;
Sistema analogico formato da vari giradischi, attualmente dal
mio Shankar, un sistema di piatto e braccio in fase di
sviluppo che sto mettendo a punto.
-
Registratori analogici a go-go: Akai, Studer, Revox e
sopratutto Nagra per me il massimo!
-
In altre
configurazioni utilizzo finali Shindo, meccanica Micromega cd
Duo con Philips CDM9 Pro.
-
Nella
configurazione “base” mi diverto con un lettore cd da 100 euro
abhartizzato!


FG
Ritieni che i tuoi cavi si sposino con tutte le elettroniche,
oppure hanno delle particolari “preferenze”?
AC:
Il cavo neutrale non deve avere preferenze, sono le
elettroniche che hanno “tendenze” che il cavo inevitabilmente
non può sempre assecondare. Esistono i gusti personali, questo
crea un divario che lascia la decisione all’utilizzatore
finale, ovvero l’appassionato. La serie top - Yasoda 4 e 5 –
hanno una neutralità che io ritengo unica, verificata in
diversi sistemi, sia a stato solido che a valvole.
FG:
Quella dei cavi si cavi no è una diatriba che probabilmente
non avrà mai fine, mi vuoi dare il tuo personale giudizio.
AC:
La prova sta nella “riproducibilità” di alcuni fenomeni.
Ascoltare il cavo in un sistema controllato, far riprodurre lo
stesso brano o spezzone, poi cambiare più volte, analizzare le
differenze ed i risultati.
Ognuno
può trarre il proprio giudizio. Il mio personale parere è che
non credo esista un impianto in cui il cavo non dia un benché
minimo cambiamento. Se nell’impianto esiste un equilibrio,
spostandolo avvertirò una trasformazione; viceversa, nel caso
di un sistema privo d’equilibrio, mi sarà più difficile
sentire in modo evidente le differenze…Ma non impossibile… Il
suono è composto principalmente da tre elementi:
ampiezza,
frequenza e
timbro.
|
L’ampiezza ci dirà quanto è alto il suo volume sonoro, la
frequenza ci determina l’intonazione, ed il timbro
definito dalla presenza all’interno di note aventi
ampiezza variabile (armoniche).
Tutto ciò deve essere riprodotto per ogni singola nota, se
immaginiamo quante di esse ci sono all’interno di un
brano, è facile capire che moltissime informazioni non
vengono riprodotte. Alcuni cavi non tengono conto di
quante informazioni ha una nota, ne riproducono una sola
parte e questo a discapito della “realta” del suono.
Pensare di più a far riprodurre l’intera nota con tutte le
sue informazioni, piuttosto che dare la colpa al cd che
suona “freddo”. A volte faccio dimostrazioni con degli MP3
- dicendo soltanto dopo che il file originale era in quel
formato - difficilmente vengo creduto |
 |
. Se
esaminiamo la struttura di una nota constatiamo che essa è
composta da diverse parti. Solo quando il suono è ripulito
dalle colorazioni date dai cablaggi, si riesce a far emergere
le microinformazioni strutturali di una nota, ed ecco che il
suono appare nitido, equilibrato, pulito e allo stesso tempo
ricco. Meditate gente… meditate, mi ricorda molto una
pubblicità che sentivo da ragazzino …Questo consiglierei ai
fautori e soprattutto ai contrari ai cavi di qualità.
Non ho
nulla da insegnare a nessuno, posso solo proporre una prova da
fare: ascoltate una semplice nota riprodotta da qualsiasi
strumento dal vivo, immagazzinatela, poi accendete il Vostro
impianto e ascoltate come molte informazioni sembrano
totalmente cancellate!
FG:
Spesso ci si stupisce dell’eccessivo costo dei cavi – in
generale -, come ti difendi da questa “accusa”
AC:
Non mi sento accusato! Mi piace farti delle similitudini,
trovo siano più immediate: se faccio costruire i mobili della
mia casa ad un falegname è ovvio che avrò una qualità da
manuale, rifiniture su richiesta e la sicurezza di avere un
prodotto unico, costruito da mani che amano il legno, lavorato
seguendo le mie richieste, questo maggiore attenzione implica
un costo superiore. Se voglio qualcosa spendendo meno, arredo
la casa con i mobili di Ikea, costano poco, me li monto da me,
non avrò certamente finiture, qualità e costruzione originale,
l’impressione superficiale sarà alla vista ed al tatto, simile
a quella di altre costruzioni più costose. Tutto qua, non
dimentichiamo che sono un artigiano. Spesso, per la cura
maniacale che metto nella costruzione, quando nella
lavorazione non tutto è andato secondo i miei parametri, butto
tutto e ricomincio da capo.
FG:
Per concludere, cosa altro ti “frulla” nella testa, progetti,
idee.
AC:
Le idee sono tante, alcune mi sento di potertele anticipare.
Sto studiando un sistema di registrazione (YRS) da usare con
registratori analogici, si tratta di un sistema “chiuso” che
utilizza i cavi della serie Yasoda, totalmente accordati per
l’uso. La lunghezza e la timbrica che voglio ottenere, mi
servirà per portare avanti l’idea di un’etichetta indipendente
che voglio creare, mi piacerebbe poter dare spazio e
possibilità a tantissimi giovani jazzisti che purtroppo non
riescono a farsi conoscere. Poi, migliorare sempre di più i
miei prodotti, sia i cavi che gli accessori.
Attualmente sto studiando un sistema di amplificazione - che
vorrei commercializzare ad un prezzo abbordabile - con
trasformatori di uscita costruiti su specifiche, ed un sistema
monovia “espandibile”. Per ora mi fermo qui……Ma…
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 |
Grazie Alex, per la tua disponibilità, la tua cortesia e
la tua grande educazione. Sono felice di aver fatto la tua
conoscenza, da oggi non penserò più ad un cavo come ad un
oggetto inerte, ma ad un elemento che vive e pulsa, grazie
alla cura e la passione che metti nel tuo lavoro. Bravo!
Mi raccomando ricordati, quando vai in Sicilia, di portare
“in continente” quei dolcetti con i fichi e le
mandorle!!!! |
Grazie
a te Franco per il piacere e l’interesse che hai mostrato
nella mia modesta produzione. Al prossimo viaggio avrò un
pacchettino in più nei miei bagagli, chissà forse proprio un
vassoio di dolci con i fichi e le mandorle!
In
conclusione, devo riconoscere di aver ascoltato un impianto di
un equilibrio spettacolare, tra i migliori mai uditi,
nonostante i dubbi e preconcetti alla vista dei diffusori
monovia. L’ascolto ha consolidato in me l’idea che l’impianto
deve essere ponderato, senza lasciarsi prendere da facili
infatuazioni. Abbiamo ascoltato musica (volutamente) con un
lettore cd Philips da 100 euro (modificato da Alex ma…sempre
da 100 euro!). A mio parere la “perfezione”, o qualcosa di
simile, o ciò che è più vicino ai nostri gusti, si può
raggiungere operando delle scelte oculate, non necessariamente
milionarie.
sublima@libero.it
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, chiarimenti , richieste particolari , scrivete sul
forum
del sito vi verra' risposto
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