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AUDIOCOSTRUZIONI

“e-DITORIALE” del MESE: recensire accessori, che passione!

By Cristiano Nevi                                                                      Ottobre  2014

 

L'inutile e il superfluo sono più indispensabili all'uomo del necessario.
René Barjavel, Se fossi Dio..., 1976

 

Parlare (o scrivere) di apparecchiature audio è di tale soggettività, da costituire un rischio che potrebbe addirittura rasentare l’inutilità intellettiva per la collettività audiofila. Troppe sono le varianti cui tener conto, a partire proprio dal recensore, dalla sua età anagrafica e dalla sua precipua esperienza (di vita e d’ascolto), dalla sua estrazione socio-economica, dal suo contesto storico, conoscitivo, dalla sua sensibilità interiore, dallo stato di salute del suo apparato uditivo, forse anche dalla sua etnia e dalla sua nazionalità, sino al suo stato d’animo, all’umore ed al carattere.

In altri termini, l’individuo è unico e irriproducibile.

 

Ecco perché, anche nello stesso ambiente e con le stesse elettroniche, nello stesso punto d’ascolto, due persone percepiranno il medesimo suono in maniera percettibilmente diversa ovvero anche nettamente differente. Figurarsi poi, come accade nella realtà, che le condizioni ambientali e la composizione della catena stereofonica costituiscano un insieme pressoché unico: non riuscirei a immaginare, in due differenti abitazioni, un’identica stanza d’ascolto, con gli stessi arredi e, assolutamente, un impianto assemblato con certosina identicità!

 

L’esperienza d’ascolto, la possibilità di poter confrontare nella stessa situazione svariate elettroniche, una certa preparazione tecnico-acustica, un metodo d’ascolto, contribuiscono comunque alla formulazione di giudizi critici a mio parere ben più affidabili rispetto a certe sentenze che si leggono, purtroppo, con una certa facilità sui forum di discussione.

Certo, a tutti noi manca un riferimento oggettivo, eppure il buon senso e l’onestà intellettuale dovrebbero naturalmente prevalere.

 

Non sempre, ma sovente, la lettura dei forum di discussione è invece irritante.

L’irritazione è maggiore qualora il guru di turno si lanci in inappellabili peripezie nonostante abbia ascoltato il tal componente (forse per qualche minuto) ad una fiera, presso un rivenditore, da un amico. L’irritazione raggiunge il ripudio cerebrale quando poi la stroncatura è formulata addirittura senza aver mai ascoltato l’oggetto in questione: ricordo l’eclatante caso delle casse Astri Deneb (o Albireo, ma poco importa: a mio giudizio, sono due eccellenti sistemi d’altoparlanti) osteggiate con perfidia e cattiveria per il solo sospetto che montassero trasduttori italiani di basso costo, in funzione del loro prezzo di vendita! Eppure, nessuno fra gli attori di quel post le aveva ancora possedute.

L’alta fedeltà è anche costellata da una galassia di accessori d’ogni tipo: ve ne sono e ve ne sono stati di geniali, al pari di mostruose ciofeche, più spesso di normali inutilità.

Fra questi, spiccano quegli accessori che una penna del settore, Bebo Moroni, un giorno ribattezzò “necessori”. Ritengo degni di far parte di questa élite, le punte coniche ed i “piedoni” d’acciaio prodotti artigianalmente da Audiocostruzioni.

 

Personalmente adoro i minidiffusori associati a sub-woofer senza compromessi tecnici: il traguardo delle migliori prestazioni non è affatto scontato, raggiungerlo significa tanta pazienza e minuziose, piccole regolazioni successive nel tempo.

 

Le mie ProAc Tablette sono state appoggiate nel tempo su parecchi stand di varie altezze, materiali, forma, ma mai si sono espresse al meglio come con gli stand metallici Astri, originariamente realizzati per sostenere i diffusori Astri C2 Albireo. Purtroppo però, questi stand sono alti soltanto una cinquantina di cm: le peggiori registrazioni soffrono pertanto di una scena acustica così bassa da far immaginare i musicisti inginocchiati o seduti a terra! Personalmente, è una limitazione acustica intollerabile! Avrei potuto usare due bei blocchi di marmo o granito per raggiungere quei 65-70cm necessari per ristabilire una credibile tridimensionalità dell’immagine acustica, almeno nel mio ambiente d’ascolto.

 

 

Invece, rovistando in alcuni scatoloni presso Audiocostruzioni di Carpi, racimolo 12 punte coniche metalliche di grosse dimensioni (diametro nativo 40mm, altezza 40mm), 6 sottoconi a bottone da 40mm, 6 sottoconi lavorati da 20mm, infine 6 piedoni denominati “Iron Vibra Stop” da 52mm di diametro e da ben 450g di peso cadauno. Questi piedoni presentano alla base una scanalatura circolare interna, di diametro 45 mm circa, per l’alloggio di pastiglie in gomma o grafite che fungeranno infine da corpo d’appoggio. La foto seguente mostra la loro applicazione (anche impropria, nel caso dei piedoni) sui pesantissimi e monolitici stand Astri. Ovviamente, il tutto è saldamente fissato con un poco di Bluetack.

 

 

Fin da subito, ho preferito un appoggio a sole tre punte, che evita il fastidioso setup a pavimento, qualora esso non sia perfettamente piano o in bolla.

 

Nell’alloggiamento dei tre piedoni ho fissato direttamente le punte coniche, zavorrando così la base dello stand con una rigidissima massa di circa 2 kg.

 

Il risultato complessivo è, a parere di chi scrive, esteticamente accattivante, tenuto conto che un simile intervento ha contribuito in maniera determinate (ed oggettiva) ad abbassare ulteriormente il baricentro dei piedistalli, aumentandone la massa e, di conseguenza, la stabilità.

 

Anche i benefici sul suono delle ProAc sono oggettivi: pur tenendo conto della relatività del precedente assetto timbrico, ora il suono è percettibilmente più veloce, snello, con bassi asciutti e articolatissimi, ben intelligibili per quanto la fisica possa permettere alle Tablette di lambire solo marginalmente la prima ottava udibile.

 

Più soggettivamente, mi sembra che persino la distorsione ad alti volumi sia nettamente diminuita, con la sensazione di una maggiore tenuta di potenza.

 

   Trattandosi di oggetti artigianali, ricavati da trafilati d’acciaio su torni a controllo numerico e rifiniti versione zincata lucida, il valore dell’investimento è molto alto: se non avessi già avuto a disposizione a casa di almeno tre coppie di coni e sottoconi da 40 mm, avrei teoricamente speso circa €270 di listino. Il materiale effettivamente prelevato, col quale ho incrementato i tre punti d’appoggio delle basi, ha un controvalore in denaro pari a circa €160, sicuramente passibili di un minimo di sconto.

 

 

Per alcuni non saranno propriamente dei necessori, a mio parere sono sicuramente più necessari di certe pietre magiche, di connettori in iridio-palladio, di traballanti sostegni in materiali compositi coperti da segreto industriale; soprattutto, promettono i risultati per i quali sono stati pensati e realizzati. Sono infine oggetti certamente indistruttibili e anche molto difficilmente deformabili: l’avrebbe detto anche monsieur Jacques de La Palice.

 

Ottimi esperimenti e ascolti.

 

C.N.

 

 

 

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