Un editoriale al mese

EDITORIALE NOVEMBRE  2021

Provocazioni stereofoniche low-cost & made in China – Parte 2

 

 

DI CRISTIANO

 

  

 

L'ARTICOLO

 

Nel precedente editoriale accennavo in chiusura d’articolo ad un preamplificatore di fabbricazione cinese con circuitazione totalmente bilanciata e di un altro progetto altrettanto sconosciuto, un potentissimo finale di potenza operante (orrore!) in pura classe D, entrambi acquistati in pieno lock-down.

 

http://www.audiocostruzioni.com/p_u/incontri/provocazioni-stereofoniche-lowcost-cristiano/provocazioni-stereofoniche-low-cos.html


Cercando una preamplificazione totalmente bilanciata e votata al minimalismo estremo, mi imbatto in un apparecchio commercializzato da Breeze Audio HI-FI (curioso il logo inciso sul frontale: BRZHIFI), basato o comunque ispirato al celebre Mark Levinson JC-2.



Ad ottobre 2021, il prezzo di vendita si aggira attorno ai 320-350 dollari americani, con un incremento di un buon 30% rispetto ad alcuni mesi fa, cui occorre aggiungere le spese di spedizione e gli oneri doganali d’importazione.
Lo chassis è interamente realizzato in alluminio, senza troppo lesinare sugli spessori e nonostante le rifiniture (leggi: spigoli vivi e forature con funzione di dissipatori naturali di calore) siano appena più spartane se confrontate con le migliori realizzazioni europee.
Sul frontale troneggia al centro la sola manopola del volume; ai lati, il selettore on/off ed il selettore di funzionamento sbilanciato/bilanciato.
Questo modello infatti vanta una progettazione totalmente bilanciata: sul retro, oltre alla consueta vaschetta IEC, riscontriamo soltanto un ingresso ed un’uscita bilanciata XLR, ma anche un ingresso e relativa uscita RCA. Esiste infatti un analogo preamplificatore a circuitazione solo single-ended, che costa sensibilmente di meno pur ispirandosi al progetto ML JC-2. Una peculiarità progettuale consiste nel fatto che, usando l’ingresso XLR, l’uscita RCA rimane inattiva e viceversa.
L’interno denota una certa cura della sezione d’alimentazione, che occupa metà dello spazio disponibile, apparentemente assai ben dimensionata e totalmente dual-mono.
Complessivamente la costruzione è molto robusta; nonostante gli ingombri relativamente ridotti, la sensazione tattile di solidità compiace al possessore!
Lo schema elettrico progettuale accompagna le varie foto a supporto di alcune delle pagine web di vendita dell’apparecchio, purtroppo non conosco né possiedo lo schema circuitale dell’originale JC-2 progettato da John Curl; l’istinto mi sussurra però ad un orecchio che il clone cinese possa rappresentare, più che altro, una libera interpretazione progettuale… non potendo confrontare lo schema clone con l’originale, potrei anche aver dato aria alla bocca
(locuzione idiomatica dal volgo locale !! Del resto, i dialetti sono sovente assai più espressivi della nostra bellissima e ben più nobile lingua italiana).
Riporto lo schema della realizzazione sbilanciata che, nel preamplificatore in mio possesso, è chiaramente raddoppiata.



Caratteristiche dichiarate dal costruttore (chissà poi chi sarà, alcuni modelli sono marcati BRZHIFI, molti altri sono assolutamente anonimi!!):
Risposta in frequenza: 20HZ-45KHZ
Sensibilità di ingresso: 200mV
Rapporto segnale-rumore: 103DB
Dimensioni: larghezza: 330mm; altezza 62mm; profondità 308mm
Peso: 5KG
Progetto: circuitazione simmetrica con FET ad effetto di campo Toshiba K170BL/J74BL

Ho collegato il preamplificatore JC-2, via cavo bilanciato WireWorld Eclipse Silver 6, ad uno sbilanciatore di segnale Audio Research BL-2, al fine di pilotare alcuni finali di potenza immediatamente disponibili (la sezione finale di un Dussun D9, un Nakamichi PA5e II, una coppia di Albarry M408, il solito Moth 30, una coppia di monofonici cinesi anonimi in classe D) utilizzando cavi di segnale top di gamma della tedesca Sommercable. Una coppia di cavi Sommercable superElephant ha poi funto da collegamento con le mie piccole torri Totem Arro, le consuete Vienna Acoustic Beethoven Grand, nonché le interessantissime Triangle Odyssey Major, completate da due subwoofer Velodyne Microvee, ovviamente uno per canale.
Note a compendio: i subwoofer sono stati pilotati attraverso la seconda uscita RCA dello sbilanciatore BL-2, collegato dunque ad un pre passivo Tisbury Audio che mi ha permesso un tuning finissimo ancorché dipendente infine dalla regolazione di volume a monte del JC-2.
Sorgente audio a completamento d’informazioni per i curiosi: musica liquida lossless e/o ad alta risoluzione 24 bit, attraverso un laptop ACER di alto livello (qualche anno fa!) aggiornato al s.o. Windows 10, software Fidelizer + Foobar2000, Gustard U16 + MSB Power Dac 4 oppure Vincent Dac-1 od anche MTech Young con super-alimentatore esterno 18Vcc, nonché il mio amatissimo primo acquisto digitale (1990!) Audio Alchemy DDE v1.0 con mostruoso (in tutti i sensi!  ) alimentatore esterno totalmente progettato e realizzato dal sottoscritto.

Dopo un warm-up di un paio di giorni di funzionamento continuo a basso volume col muletto Moth 30, inizio gli ascolti con l’ultima fatica dei redivivi Arab Strap: trattasi del bellissimo As Days Get Dark pubblicato dalla Rock Action (invito a leggere la recensione del disco su Ondarock, i cui contenuti sono perfettamente allineati alla mia opinione personale sul valore artistico di quest’opera), al fine di testare immediatamente la qualità della baritonale voce maschile dello scozzese Aidan Moffat.
Rispetto al mio abituale riferimento, un Audia Flight Pre, capolavoro nazionale di musicalità a stato solido e concentrato di tecnologia, annoto un’impostazione timbrica più tesa, decisa, ancorché non affilata o peggio trapanante. La voce maschile appare un poco meno corposa e piena, eppure ugualmente articolata ed intelligibile. Ne giovano invece le voci femminili, estese e ben in evidenza, come i virtuosismi vocali di Eliana Sanna nella seconda ed ultima fatica della band milanese di prog-metal Schysma (Schysma, 2021).
Un punto di forza di questo preamplificatore è sicuramente il senso del ritmo, una certa predisposizione a porre in evidenza le partiture ritmiche, in particolare i repentini colpi percussivi della batteria, come ho potuto evincere dall’ascolto degli eccellenti ultimi lavori dei Moin (Moot!, 2021) e degli anglo-finlandesi Wheel (Resident Human, 2021), dediti ad un post-rock fuori dagli schemi i primi, esponenti di un notevole prog-metal tribale i secondi. Il Breeze JC-2 ricorda per tali aspetti il sound Naim o Exposure, solo un poco meno materico e più lineare. La gamma bassa è veloce, molto articolata ed estesa, senza mai prevaricare sul resto delle frequenze. In altri termini, forse per la poderosa sezione d'alimentazione, forse per la circuitazione non particolarmente complessa, questo preamplificatore sembrerebbe vantare una notevole velocità di risposta ai transienti dinamici.
La ricostruzione spaziale e la disposizione dei vari piani sonori, parametri spaziali del suono personalmente imprescindibili per un soddisfacente ascolto di musica riprodotta in stereofonia, si attestano qualitativamente su livelli molto buoni, forse con una minor verticalizzazione rispetto al riferimento, così come la timbrica pare a tratti palesare sul medio-alto una grana appena più grossolana.
Rispetto al riferimento ed in abbinamento a diffusori trasparenti come le Totem Arro, è infine la naturalezza d’emissione a lungo termine a non reggere pienamente il confronto.
Ciononostante, in abbinamento a finali di potenza nerboruti eppure timbricamente educati e a sistemi d’altoparlanti dal suono pieno ed esteso (Nakamichi PA5E o Albarry M408 con Vienna), questo JC-2 sa farsi comunque apprezzare non poco e divertire, in particolare con generi musicali marcatamente rock.
Va sottolineato infine l’elevato guadagno di questo progetto, che limita significativamente la corsa della manopola di volume.
Conoscendo piuttosto bene il suono Mark Levinson pur non avendo mai posseduto l’originale JC-2, questo Breeze Hifi JC-2 possiede un DNA sonico piuttosto diverso, con un peculiare e spiccato carattere.
Per quanto in grado di offrire ed a confronto con l’attuale panorama hi-end, i costi complessivi d’acquisto sono notevolmente vantaggiosi, seppure abbiano subìto negli ultimi mesi un sensibile aumento rispetto al mio acquisto effettuato la scorsa primavera.
Siamo dunque di fronte ad un nuovo ammazzagiganti? Certamente no, qualche difettuccio ce l’ha, come spero di essere riuscito ad estrinsecare, ma sono altre le considerazioni da porre in evidenza:
- non esiste una garanzia ufficiale, dunque qualsiasi forma di assistenza in caso di guasto è nulla;
- il pre non è nemmeno accompagnato da un manuale d’uso;
- ovviamente, non essendovi alcun distributore, non è possibile poterlo ascoltare presso un negozio fisico;
- leggendo i vari feedback di altri compratori, si evincerebbe un carente o del tutto assente controllo qualitativo di fabbrica; in altre parole, non si ha la garanzia di un perfetto funzionamento o comunque di una corretta regolazione;
- dal punto precedente, quale sarà l’affidabilità dell’apparecchio nel tempo?
- l’appetibilità o l’interesse sul mercato dell’usato potrebbe essere prevedibilmente nullo, poiché trattasi senza tema di smentita di un apparecchio anonimo e misconosciuto al mondo audiofilo.

Nel prossimo editoriale parlerò infine di un altro economico progetto cinese altrettanto sconosciuto, una coppia di finali monofonici potentissimi e operanti in classe D.


Ottimi ascolti senza preconcetti.


Cristiano Nevi – ottobre 2021
( per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm

 

 

 

 

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