EDITORIALI

Un editoriale al mese

DI CRISTIANO

 

 

L'ARTICOLO

 

AUDIOCOSTRUZIONI

“e-DITORIALE” del MESE: parlando di musica.

By Cristiano

 

Il vaso conferisce una forma al vuoto e la musica al silenzio.

Georges Braque, Quaderni, 1917/47

 

Fra le varie email che ricevo da parte di tanti appassionati, una emerge clamorosamente dal coro. Non si parla di abbinamenti fra elettroniche, cambi, up-grade, cavi, funambolici accessori ma, semplicemente, di musica.

Si, di musica, di quell’arte sublime di cui noi audiofili dovremmo esserne inguaribilmente e follemente innamorati, con una passione che, piuttosto di assopirsi nel tempo, si autoalimenta sino ad impregnare ogni momento della nostra vita quotidiana.

La riflessione di Andrea, (che peraltro non ho ancora avuto il piacere e l’onore di conoscere di persona), apparentemente frutto quasi di una lucida follia, colpisce invece appieno un atavico ed amletico dilemma: se creare musica è arte sublime, non è forse artista anche colui (o coloro) che la materializza su di un supporto qualsiasi (master, LP, CD, o quant’altro), con una passione, un’eccezionale sensibilità e professionalità, un certosino artigianato, non inferiori a quelli dell’autore musicale? 

 

Caro Cristiano,

ho messo meglio a fuoco un concetto che stavolta riguarda non solo il mio lavoro, ma forse anche il tuo! Mi si è chiarita nella mente un’importante analogia tra fruizione della musica classica e della musica cosiddetta “leggera”.

Nella musica classica il testo è fissato dalla scrittura sul pentagramma con relative annotazioni. Tra di essa e l’ascoltatore vi è, o vi sono, una o più figure, anch’essi a pieno titolo artisti, che sono il o gli interpreti. Il solista o i solisti, il direttore d’orchestra e la sua orchestra. Ovvio! Evidente!

Cosa  resta di una sinfonia di Gustav Mahler se non è diretta da Bruno Walter, l’unico ad averci capito qualcosa, a farci mancare il fiato nei passaggi pianissimo-pieno d'orchestra? Una sinfonia di Beethoven non è forse ciò che ci sa rappresentare l'orchestra...ritmico-sinfonica di Arturo Toscanini? Il concerto in la minore di Schumann non è forse il dramma di Dinu Lipatti o l'epos di Clara Haskil?  

Bene! La musica leggera invece viene fissata nella sua esecuzione cioè per esempio: “The Beatles “ ( ’68 altresì noto come White Album ) è l’ insieme delle incisioni di quelle canzoni scelte tra cento prove e versioni diverse finalmente approdate alla loro versione definitiva e sequenziate in un certo modo e, soprattutto, masterizzate in un certo modo! E siamo al punto…certo se pensiamo a questo esempio, difficile fare di meglio ("Revolution N° 9" però...). Ma che è stato della prima masterizzazione di “The Wall” dei Pink Floyd?... e di una infinità di altri lavori affidati probabilmente al primo impiegato disponibile o comunque a persone senza testa né sensibilità musicale, tanto si vende ( si vendeva ) lo stesso?

 

Ecco quindi emergere il concetto chiave: “La masterizzazione sta all’esecuzione di musica leggera come l’interpretazione sta al testo di musica classica”. Purtroppo però accade che, mentre il lavoro dell’interprete di musica classica è conosciuto e apprezzato ed anche osannato e quindi mediamente affidato a grandi artisti, quello di chi si occupa di registrare e masterizzare un brano è, salvo lodevoli casi, oscuro  meno riconosciuto, e non sempre affidato a tecnici od artisti all’altezza del compito.

E penso ora al tuo immane lavoro: la ricreazione del suono a partire da…non sarebbe bello e più gratificante che la fonte fosse all’altezza di tanti sforzi!! 

Mi sento quindi di teorizzare che sia da estendere al culto dell’alta fedeltà, la fedeltà all’intenzione dell’autore…non è forse un aspetto primario, proprio come quando si giudica un interprete? Poi logicamente, come d’altronde nell’HiFi , possono sorgere punti di vista diversi nel modo di realizzare questa fedeltà. Evviva! Un’occasione di più per discutere di musica!

 

Vedo che oggi per masterizzazione s’intende semplicemente il trasferimento dei dati da un file ad un supporto ottico. Diamo pure per scontato che ciò avvenga senza errori.

Analogamente accade in analogico: trasferimento dal nastro magnetico alla traccia su vinile.

Il problema di cui ci preoccupiamo maggiormente precede questa fase, riguarda cioè la scelta di quali dati dovranno essere riportati per rappresentare quel brano.

Partiamo quindi dalla registrazione: siamo in presenza di un certo numero di coppie di trasduttori.

Dallo strumento, o voce al segnale (microfono ) e dal segnale alla memoria  (codifica).

Ovvia in questa fase l’importanza della qualità, tipologia e disposizione dei microfoni.

Ed altrettanto importante la qualità della codifica.

Fin qua tutto “abbastanza” sotto controllo (ma si potrebbe fare di meglio se chi si occupa di ciò conoscesse a fondo le caratteristiche sonore degli strumenti ed operasse le proprie scelte in funzione di ciò ). Ma il bello, o brutto, viene ora…che importanza dare alle singole tracce?  Ed è qui che solitamente vengono fatti gli errori più gravi. Non vengono posti in primo piano i ruoli che lo richiedono,  alcuni strumenti sono irriconoscibili, tutto viene impastato in un minestrone immangiabile!

M’è venuta un’idea che sta fra il tecnico ed il commerciale…nel CD audio potrebbero essere incise simultaneamente più tracce dando all’ ascoltatore la possibilità di un ascolto personalizzato che privilegia la voce piuttosto che la batteria od il sax…fantascienza?    Andrea”

Lascio a tutti voi la parola,

Come sempre, ottimi ascolti

 

Cristiano  N.– marzo 2014

(free reviewer – per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

 

 

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