EDITORIALI

Consigli Musicali 2017 di Cristiano Nevi

 

                         

APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO

I DISCHI CONSIGLIATI DEL 2017 da Audiocostruzioni

 

Rieccoci al consueto appuntamento sulle uscite discografiche dell’anno appena trascorso, che più di altre abbiano lasciato un segno, trasmesso passione e stimoli, colpito e coinvolto sul piano artistico e passionale, infine a nostro umile parere, degne di essere menzionate e ricordate su queste pagine.

La politica di Audiocostruzioni è ormai nota a tutti i suoi web-surfer: non si stilano classifiche perché sarebbero comunque intrinsecamente soggettive, oltre al fatto che non si ritiene di essere in possesso della necessaria competenza dunque della presunzione di assurgere al ruolo di critici musicali.

Da sempre e ben più semplicemente, Audiocostruzioni si prefigge la fruizione della propria musica preferita nel migliore (ma ragionevole) dei modi: un buon impianto hi-fi.

 

Se analizziamo le classifiche ed i suggerimenti dei più prestigiosi e seguiti portali musicali italiani, ci rendiamo conto che, forse, il 2017 non abbia brillato di capolavori assoluti, seminali, innovativi. Ad esempio, su Ondarock.it “The Ooz” di King Krule (alias Archy Ivan Marshall) è il solo a svettare di gran lunga su qualsiasi altro degli oltre 50 dischi menzionati; certo, si tratta di un’opera di alto profilo artistico, ma ce la ricorderemo tra 20, 30, 40 anni al pari di altre opere rock ancora oggi indimenticate?

 

In ogni caso, non sono mancati album che hanno lasciato il segno, facendo magari un poco strabuzzare gli occhi, accapponare la pelle, seguire il ritmo battendo i piedi o mimando un passaggio di batteria ed un assolo di chitarra, soprattutto incollandoci alla poltrona con lo sguardo assorto e catturato dal magma musicale.

L’elenco che segue non è una dunque una classifica, soltanto un elenco in ordine alfabetico dei dischi da ascoltare.

 

Cockburn Bruce - Bone On Bone (folk-rock, songwriter - True North/ IRD)

Il grande vecchio torna a ruggire con un disco che nulla aggiunge al suo songwriting e con una scaletta pure prevedibile, ma ogni brano è una bellezza, di gran spessore, fresco e schietto. Folk-rock acustico, ballate, talking, virtuosi passaggi chitarristici di fingerpicking, un pizzico di blues: il cantautore canadese è finalmente tornato, dopo un lungo periodo di appannamento artistico.

 

Crowell Rodney - Close Ties (songwriter, art-rock - New West)

L'eccellenza di questo disco è insita nell'abilità di Crowell di raccontare storie autobiografiche e sugli altri, che suonano sempre fresche, credibili, vere. Nonostante oltre 50 anni come artista discografico, Crowell stupisce  ancora con canzoni evocative che si soffermano nella testa a lungo, anche dopo il termine dell’ultimo brano in scaletta. La classe non è acqua.

 

Elbow - Little Fictions (alt-rock - Polydor)

Il loro successo di massa è inversamente proporzionale ai giudizi della critica, anche italiana. Eppure, “Little Fiction” pur peccando probabilmente nella melodia indimenticabile, ha stile nell’impeccabile esecuzione e nell’arrangiamento, mescolando sapientemente trip-hop,  soul-r’n’b e sprazzi di psichedelia, all’interno di un quadro pop impregnato del suadente lirismo di Garvey.

Il trittico iniziale “Magnificent”, “Gentle Storm” e “Trust the Sun” mi è entrato nel cervello…

 

Harris Jack - The Wide Afternoon (folk - Rootbeat Records)

Di origine gallese, si mette in luce ancora adolescente andando a vincere il festival folk Kerrville, in Texas. Questo disco, veramente piacevole, ci colpisce per la tipica voce profonda e imponente del songwriter, ma soprattutto per le melodie perennemente in bilico fra americana e folk albionico, con testi  tanto poetici quando talvolta surreali.

 

Harrison Dhani – In parallel (alternative-indie - BMG)

Altro disco snobbato da critica e pubblico, merita invece un attento ascolto. Arrangiamenti e sviluppi melodici sovente per nulla banali e ripetitivi, strizzando l’occhio a certe sonorità ben più vicine a Peter Gabriel piuttosto che alle lezioni del padre George (ex-Beatles).

 

Heliocentrics (The) - The Sunshine Makers (ethno-psych - Soundway ‎SNDWLP100)

Colonna sonora dell’omonimo film documentario “The Sunshine Makers”, ecco un album forse non facilissimo ma che ammalia l’ascoltatore con un caleidoscopio di Funk, Soul, Stage & Screen, pennellate di ethno-electronic e sprazzi di jazz.

 

Karijord Rebekka - Mother Tongue (indiefolk- Control Freak Ki)

Sesto album in studio della vocalist norvegese, scritto durante il traumatico arrivo del suo primo figlio, “Mother Tongue” colpisce per l’intensità lirica, pop di alta classe, note jazz ed ambientazioni sovente oniriche. Qui Rebekka raggiunge forse la sua vetta artistica.

 

King Krule – The Ooz (art-rock – XL)

Considerato dalla critica l’apice artistico del giovanissimo Archy Marshall, “The Ooz” in cui ogni stile musicale si mescola e si reinventa, apparentemente sconnesso, delirante, eppure sorprendente. Ostico forse ad un primo ascolto, The Ooz ha il fregio di offrire tutt’altro che semplici canzoni, bensì una sorta di mostra impressionistica, in cui gli scarsi ma spiazzanti colori musicali disorientano e contemporaneamente ipnotizzano l’attento ascoltatore.

 

Mathlouthi Emel – Ensen (art-pop-raï - Partisan)

Per chi è attratto da sonorità inconsuete, ove l’elettronica si fonde con la tradizione strumentale nord-africana (il basso a tre corde gumbri, il flauto zukra, le percussioni dal suono profondissimo bendir) è imperdibile l’occasione di ascoltare il secondo lavoro di questa straordinaria artista tunisina esule in New York. “Umano” (traduzione del vocabolo Ensel traslitterato dall’arabo) è un’opera che racconta tutto ciò che ci rende umani, attraverso suoni ed intrecci melodici tanto imperniati delle tradizioni della sua terra quanto straordinariamente amalgamati ad un folk occidentale, arricchiti da eleganti ricami elettronici.

Soen - Lykaia (progHM)

Terzo album degli svedesi Soen, noti per il possente sound progressive-metal, certamente la loro opera meno sperimentale e più ammiccante a sonorità melodiche sino a lambire territori floydiani. Il livello compositivo è però di ottimo livello, i brani si susseguono con grande omogeneità eppure ad ogni ascolto c’è sempre qualcosa di nuovo all’interno di un magma musicale sovente possente e granitico. Siamo quasi agli antipodi rispetto al sound di Emel Mathlouthi, ma questa è l’immensa espressività della musica, capace in ogni sua forma (quando eccelsa) di colpire e rivitalizzare le nostre sensazioni.

 

 

Tamikrest - Kidal (desert-rock – Glitterbeat records)

Quando il rock-blues si fonde con i suoni, la cultura, la storia e le travagliate vicende del popolo Tuareg. Ne scaturiscono brani intensi, coinvolgenti, immediatamente ascrivibili alla tradizione del Mali, eppure dannatamente intrisi del miglior blues chitarristico.

“Kidal” costituisce una nuova vetta stilistica del genere, imponendo i Tamikrest ad un livello artistico paritario ai coevi e connazionali Tinariwen.

 

Ottimi ascolti.

 

Cristiano  Nevi – febbraio 2018

( per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

 

 

 

 

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