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AUDIOCOSTRUZIONI

“e-DITORIALE” del MESE

di Cristiano

 

Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.

San Francesco D’Assisi

 

La profonda stima che nutro per Davide Sbisà e per l’amicizia scaturita oltre il normale rapporto commerciale fra un Cliente e il suo negoziante, mi pone certamente oggi su di un piano privilegiato: tante sono le apparecchiature che posso provare, testare, persino smontare nelle loro parti costruttive salienti, per passione e per senso ludico, ma anche per fornire un servizio più puntuale (se possibile) verso gli affezionati clienti di Audiocostruzioni.

In quest’ottica, qualche mese fa mi sono portato a casa una coppia di Audio Physic Tempo II usate, diffusore a due vie in bass-reflex, a torre da pavimento, che avevano catturato la mia attenzione anche per la loro particolare e stravagante (ma al contempo esteticamente ineccepibile) finitura marmorizzata verde.

Conoscevo marginalmente le doti acustiche del marchio tedesco, peraltro limitatamente ai soli progetti scaturiti dalla mente di Joachim Gerhard, per i quali non posso esimermi dal nutrire per essi, ammirazione, sia per la spiccata capacità di ricostruzione scenica, densità del suono che per coerenza timbrica, ben lungi dal ritrito luogo comune del sound teutonico tutto giocato sull’estremo rigore, trasparenza e precisione, ma povero di “anima” musicale.

Nel mio impianto casalingo, soprattutto quando abbinate ai miei scorbutici Albarry M408II, le A.P. Tempo II hanno immediatamente elargito una musicalità di caratura superiore, assolutamente intrigante proprio in quei parametri acustici che personalmente amo ricercare, per i quali il mio rigore è quasi fetente, non solo intransigente.

Eppure il suono, in particolare a volumi più sostenuti, appariva sbilanciato sulle frequenze più gravi, quasi slabbrato e debordante, ma solo su un canale.

Osservando dai condotti reflex anteriori, ho notao allora che su uno dei due monoliti s’intravedeva chiaramente il crossover, apparentemente penzoloni! Accidenti però, che condensatori ha usato Gerhard: sembrano (perché ci sono tuttora…) delle piccole lattine di bevanda gassata!

Smonto tutto: scopro così che il crossover non è per nulla quello originale, tantomeno il tweeter, che nelle Audio Physic in mio possesso è il celebre ed eccellente Scan Speak D2905/9700.

Mi ritrovo alle prese con un ottimo prodotto commerciale su cui l’ennesimo smanettone di turno ha snaturato completamente il progetto iniziale!

Ecco perché occorre prestare la massima attenzione nell’usato (non è la prima volta che mi capita un prodotto hi-end “ritoccato”): la mia sfortuna è stata oltremodo sfacciata, poiché nemmeno Davide aveva ancora avuto il tempo di controllarle, avendole appena ritirate in permuta.

Non demordo: ristabilisco i contatti elettrici passa –alto del povero crossover, fisso con decisione fra loro, tutti i componenti del filtro mediante dosi industriali di Blue-Tack e fascette da elettricista, ad abbracciare il tondeggiante circuito stampato in vetronite, Rendo così solidali alla vaschetta monowiring, i tre enormi capacitori Audin-Caps oltre che un quarto pregiatissimo condensatore Jensen in carta e olio. Del resto, la legge di gravità è ben nota da tempo, così come le caratteristiche di resistenza meccanica di un paio di saldature in stagno a sostenere orizzontalmente tutto il peso di siffatto crossover!

 

 

I diffusori suonano ora in maniera davvero convincente, dimostrando una capacità di discernimento musicale degna dei migliori progetti di pari litraggio, anche a prescindere dal prezzo!

Dimenticavo: ovviamente tutto il cablaggio interno appare completamente rinnovato, mediante l’uso di un cavo di grossa sezione e,  Evidentemente dunque qualcosa mi sfugge: possibile che, pur avendo utilizzato i migliori componenti passivi reperibili sul mercato (dimenticavo: l’induttanza sul passa-alto è ora una Mundorf), questa variante possa suonare così dannatamente bene?

Una spasmodica ricerca sul web mi permette di scoprire che il buon Gerhard, con l’intenzione di

Crossover originale delle Tempo II offrire ai suoi affezionati clienti una variante della

Tempo II, capace di avvicinarsi alle prestazioni della

più ambiziosa “Caldera”, aveva proposto il modello Special Edition, che guarda caso montava proprio lo Scan 9700 con filtro passa-alto del secondo ordine.

 

 

Variante del crossover per le Audio Physic Tempo II Special Edition

 

Lo ammetto: ignoravo totalmente l’esistenza di questa variante, che lo stesso Joachim peraltro consigliava in un noto forum americano per autocostruttori, ad un felice possessore delle Tempo II casualmente venuto in possesso di una coppia di tweeter 9700.

Morale di questo editoriale: diffidare da chi propina il proprio usato, talvolta a quotazioni da svendita ma più spesso con pretese eccessive, decantandone up-grade non ufficiali, dunque non documentabili. La ciofeca è immancabilmente appostata alle spalle del pollo! Eppure c’è sempre un risvolto positivo: fra gli appassionati di alta fedeltà albergano smanettoni, persino incapaci smanettoni, ma anche ottimi tecnici e talvolta eccellenti artigiani. L’Italia è patria dell’artigianato da secoli.

In questo peculiare caso, lo smanettone di turno si è comportato da buon lavoratore, da mediocre artigiano ma, inequivocabilmente, ha lavorato con la passione nel cuore, ottenendo infine un risultato che, probabilmente, suonerà anche meglio di una Special Edition direttamente sfornata in terra germanica.

Oserei dire di essere al cospetto di un manufatto italo-tedesco, sempre che chi ha modificato questi diffusori, sia stato un italiano!

L’immensa saggezza di uno fra gli uomini più semplici (nel significato più aulico del termine) che abbiano mai calpestato il suolo di questa terra, San Francesco d’Assisi, si manifesta infine nelle tre frasi elementari d’apertura del presente editoriale.

Anche nel mondo della riproduzione domestica della Musica, esistono degli artisti: ricordo con affetto Serblin di Sonus Faber, uomo e artigiano semplice ma stimatissimo artista del settore. Temo, con piacere s’intende, che anche Joachim Gerhard possa essere annoverato fra gli artisti hi-fi d’oltralpe.

Mai avrei pensato di dare voce al mio impianto, per così tanto tempo, attraverso una coppia di diffusori teutonici. Ma le mie piccole Minima FM2 rimangono, affiancando Le Tempo II S.E. e sostituendole di tanto in tanto.

Difficile scrollarsi di dosso certi pregiudizi (impossibile non averne, quando si è trascorso qualche lustro di vita nelle cosiddette società civilizzate), ciò che conta è non dar loro peso e retta. Anche i tedeschi sanno cantare assai bene.

 

Cristiano N.– agosto 2013

(free reviewer per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

 

 


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