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EDITORIALE

“e-DITORIALE” del MESE

 

 

Le recensioni di oggetti del mondo audio, nonostante contribuiscano all’arricchimento interiore e all’esperienza d’ascolto, permettono solo parzialmente un dialogo diretto con gli appassionati di musica e della sua più aulica riproduzione in ambito domestico.

 

 

Con questo editoriale, è mia intenzione spaziare con più libertà sulla passione che accomuna tutti i frequentatori di Audiocostruzioni, sia virtuali sia abituali o saltuari in quel di Carpi; come se fossimo tutti seduti attorno ai tavoli di un’osteria della “bassa” padana, parafrasando la celebre “Vita Spericolata” del Vasco che divenne inno generazionale dei giovani “ribelli” dei primi anni ’80.

 

A titolo di cronaca, ricordo ancora quando Vasco Rossi la propose al XXXIII° Festival di Sanremo (correva l’anno 1983), classificandosi in penultima posizione, battuto in negativo soltanto dal mitico Pupo: in considerazione della lungimiranza dei critici e della giuria chiamata al voto, “Vita Spericolata” divenne invece la testata d’angolo dell’album “Bollicine”, il più grosso successo commerciale di quell’anno, consacrazione definitiva dell’artista modenese e portabandiera di un’intera generazione che, ancora oggi, sa riunirsi in convivi organizzati con la scusa di indurre al gioco la prole, per intonare le canzoni del Blasco ricordando la spensieratezza della gioventù.

E pensare che in quell’edizione, vinta da Tiziana Rivale (qualcuno saprebbe ancora canticchiare la sua “Sarà quel che sarà”?), furono proposti brani di grande orecchiabilità e impatto sul pubblico, quali “Vacanze romane” dei Matia Bazar, “L’Italiano” di Toto Cutugno, “La mia nemica amatissima” di Gianni Morandi, sino a “Nuvola” di Zucchero, mentre il Vasco, forse assorto fra le braccia del dio Bacco, addirittura inciampò in uno scalino accingendosi a lasciare il palcoscenico. A dispetto della sua goffa esibizione, di certo non inciampò nella scalata alla classifica dei 33giri più venduti! Ah, gli LP, quei dischi in vinile nero con le bellissime copertine di cartone, adatte anche ai miopi che vedevano in malo modo il neonato Compact Disc e la sua lillipuziana custodia di frigido policarbonato trasparente.

 

 

Appunto, miopi: col senno di poi, lo furono proprio le case discografiche che, cavalcando il digitale a prezzi osceni, contribuirono (o forse, inconsapevolmente, indussero) alla creazione della musica liquida e alla conseguente pirateria informatica.

A proposito di classifiche e di dischi memorabili: un’opera che certamente brillerà nel corso del 2013 (probabilmente, anche negli anni a venire), ma non partorirà alcun tormentone generazionale, è l’ultima fatica di Nick Cave e i suoi Bad Seeds. “Push the sky away” rappresenta l’ennesimo apice di un artista eclettico e poliedrico, qui assai più riflessivo ma toccante, ritmicamente pacato ma al contempo ipnotico (alcuni brani sono addirittura privi della ritmica percussiva), un’encomiabile sintesi fra l’anima più corrosiva e quella più dark del nostro “grinderman”. Questo disco non può assolutamente mancare nella collezione di tutti coloro che hanno amato il cantautore australiano almeno in una delle sue varie sfaccettature artistiche; eppure potrebbe rivelarsi fantastico anche per quei sopraffini palati della musica più colta, votata più alla riflessione, all’intimismo ma anche a talune forme noise, piuttosto che alla dirompente veemenza del lato più duro del rock. Le prime recensioni sulla stampa nazionale hanno accolto molto favorevolmente quest’ultima fatica di Cave, eppure il Nostro ci ha talmente abituato ad opere di alta caratura tanto da dare l’impressione di giudizi critici tendenti al difetto, ponendo quasi per scontato il suo genio musicale.

 

Fosse stato l’esordio di una nuova stella nascente del business musicale, taluni avrebbero anche potuto strapparsi i capelli. Beh, qualcuno non ci è forse arrivato vicino valutando la pur notevole prova artistica “The Seer” targata 2012 degli Swans? Certo, i gusti musicali sono infine ad alto tasso soggettivo, però si tratta di un disco acusticamente impegnativo, difficile, sovente sperimentale, certamente non alla portata di tutte le orecchie musicofile (a tratti, comprese le mie, quando le sensazioni uditive virano verso l’indifferenza e lo sbadiglio). Ecco, “Push the sky away” al contrario non induce mai a una pausa d’ascolto. Al contrario, sospinge verso una bramosia d’ascolto, uno dopo l’altro, di tutti i brani presenti nel disco, il cui livello compositivo non presta mai il fianco a cedimenti o momenti di fiacca o, peggio, noia.

 

Ho apprezzato questo e altri memorabili dischi attraverso l’ennesima trasformazione del mio impianto, dopo essermi portato a casa una notevole coppia di anziane Audio Physic Tempo Edition (1998) peraltro contraddistinte da una particolare e bellissima finitura marmorizzata verde, il tutto condito con due best-seller fra i cablaggi di qualità: Van den Hul D102III (segnale) e CS122 (potenza), entrambi nella celebrata versione Hybrid.

Se il CS122 è ancora in fase di approfondimento e rodaggio nel momento in cui stendo questo editoriale, il D102 rappresenta da anni un punto fermo dell’intera e pur vasta produzione di cavi del professor Van den Hul, esimio docente universitario olandese e pioniere dei materiali compositi conduttivi e isolanti.

 

Il D102 è un cavo che merita un briciolo di approfondimento tecnico: di tipo bilanciato, a tripla schermatura, i suoi materiali conduttori sono costituiti da rame OFC placcato in argento puro e da carbonio a struttura lineare ("Linear Structured Carbon”, LSC, saturated layer).

Il carbonio a struttura lineare è una catena ininterrotta di atomi di carbonio perfettamente allineati in fibre multiple, isolate individualmente; questa struttura costituisce un conduttore termicamente, chimicamente e meccanicamente assai stabile, probabilmente superiore a qualsiasi metallo.

 

I dielettrici utilizzati sono PE foam e, soprattutto, la guaina in Hulliflex, materiale anch’esso brevettato, eccezionalmente flessibile, capace di abbinare a un'elevata stabilità chimica, un’elevatissima protezione del conduttore di segnale. Secondo gli elevati standard qualitativi Van den Hul, l’Hulliflex non contiene PVC o altri polimeri alogenati, nel pieno rispetto dell’ambiente.

La trasparenza è la sua dote migliore; nulla o quasi viene perduto o celato del prezioso cavo di segnale: estensione, dinamica, complessità strumentale, pianissimi e fortissimi, tutto è splendidamente reso dal D102III Hybrid.

 

La pulizia e la chiarezza della gamma più acuta sono davvero degne di menzione, mentre la struttura ibrida in carbonio pare conferire un accenno di doratura timbrica nella criticissima gamma media.

E’ un cavo universale, per tutte le stagioni (leggi: valvole e stato solido, classe D e mosfet, ecc), di encomiabile naturalezza, capace di svolgere egregiamente il compito di collegamento pressoché senza perdita di dati e senza alterazione della risposta in frequenza. Certamente, nelle sconfinate possibilità di abbinamento fra le varie elettroniche (per tipologia, marca, fascia economica), è probabile che l’appassionato possa trovare una soluzione soggettivamente più congegnale o oggettivamente sinergica con le elettroniche, per le proprie esigenze d’ascolto. E’ altamente probabile però che lo scotto da pagare collimi con la scelta di un cavo decisamente più esclusivo (nel prezzo): non sempre, ma spesso la qualità, quella vera e conclamata, ha i suoi sacrosanti costi.

Per chi ormai bazzica da anni nel mondo della stereofonia, sono ben note le meteore che hanno solcato i cieli audiofili, talune ormai dimenticate, altre che hanno lasciato una coda luminosa più o meno evidente; il rovescio della medaglia è insito in un’assistenza ormai assente, in un deprezzamento anche consistente sul mercato dell’usato, dunque in una proporzionale difficoltà di rivendita. Ricordiamoci tutti che il malato di audiofilia, per sua natura, ama di tanto in tanto cambiare, sostituire, barattare, rivendere, ricomprare, anche quando ha raggiunto un certo grado di appagamento sensoriale (beh, altrimenti che malato sarebbe?).

Ecco, Van den Hul, a distanza di tantissimi anni (acquistai il mio prima cavo “serio” nel 1989: era un eccellente Thunderline del costruttore olandese) è ancora al vertice del mercato dei cavi e delle testine, con molti prodotti che nel tempo hanno subìto miglioramenti produttivi e tecnologici, ma hanno mantenuto il nome commerciale e sono tutt’ora a catalogo (proprio come il Thunderline!).

Concludo questa chiacchierata auspicando nelle opinioni di confronto con i frequentatori “dell’osteria” dell’oste Sbisà.

Il mio tre di briscola l’ho già gettato sul tavolo, nella speranza di non essere fregato dall’asso!

 

 

Cristiano N.– apreile 2013

(free reviewer – per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

 

 

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