Domande e Risposte

LE RISPOSTE DI CRISTIANO

Visto il successo che si e avuto con le risposte di Giuseppe , si e  creata anche questa paginetta , con le risposte di Cristiano , esperto di tutto il mondo Hi-Fi  e ottimo amico.

 

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Domanda di Achille : Cristiano ciao,  possiedo un Kelvin Integrated Amp 20W, diffusori Advent 4002, Giradischi  Thorens TD 320MKII, (fonorivelatore Grado f 3 +).  Mi sarebbe piaciuto collegare un Sub Jamo 8, ma il Kelvin non dispone di    un  uscita.   E' possibile farlo altrimenti senza rovinare il suono dell'  amplificatore?? Grazie per la cortese attenzione e cortesi saluti Achille

 

Cristiano Risponde:   Ciao Achille,  in questi casi non c'è altra possibilità che sfruttare l'uscita diffusori  del tuo Kelvin (usando magari una terminazione a forcelle se i tuoi cavi   per  diffusori sono terminati a banana) con un'altra coppia di cavi di potenza  per collegarti agli ingressi del sub realizzati a connettore per    diffusori.   In questo modo anche il sub sarà gestito dal potenziometro di volume del Kelvin. Chiaramente il Kelvin dovrà pilotare anche il sub, ma credo che la   sua riserva energetica sia più che sufficiente.   Una volta connesso il sub, accendi prima tutto il resto dell'impianto e    fai   partire un disco ricco di basse frequenze (basso elettrico in evidenza).   Poni il volume del sub a zero, se è presente poni al minimo la frequenza    di   taglio, poi accendilo. Appoggia leggermente la mano sul woofer del sub e   comincia a rotearne lentamente il livello di volume, sino a percepire   tattilmente la vibrazione del woofer stesso. Aumenta ancora un poco (ma   poco!) il volume: ora il sub è regolato. Se vorrai una maggior quantità di   bassi, senza che gli stessi inficino il resto delle frequenze udibili,   aumenta ancora a piccoli step successivi il volume, sino a trovare  l'equilibrio che più ti aggrada.


 Abbi tanta pazienza e non lesinare anche sulla posizione in ambiente del   sub: se riuscirai a trovare un buon equilibrio fra satelliti e sub, potrai   assaggiare la grande potenzialità di questa configurazione.   In questo momento anch'io sto ascoltando così: sono un convinto    sostenitore   della biamplificazione (addirittura meglio ancora con tanti monofonici   quante sono le vie del diffusore) e dell'uso dei sub, meglio addirittura    se   doppi (uno per canale); il mio sarà un retaggio dal mondo   dell'amplificazione professionale, ma in termini di regolazione,   flessibilità, dinamica, potrai provare forti emozioni anche a medio-bassi   livelli d'ascolto, pienamente appaganti.   Tutt'altra musica, che solo con catafalchi di diffusori grossi come armadi   puoi raggiungere, ma in ambienti d'ascolto proporzionati alle dimensioni    dei  catafalchi......  Un cordiale saluto,   Cristiano

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Domanda di Giulio :  Buongiorno Sig. Cristiano,   mi scuso per il disturbo,  [.....] mi servirebbe aiuto per il mio impianto:

li conosci   questi cavi:  http://www.shinpy.it/index.php?lang=it   In internet non ho trovato delle recensioni, io per ora uso dei cavi rca    da 20€ l'uno quindi li devo prendere.grazie Grazie Mille Giulio

 

Cristiano Risponde:   Ciao Giulio, questa tua ultima domanda mi permette di fare un'amara riflessione, che   potrebbe essere d'interesse anche per i lettori di Audiocostruzioni.  Gli Shinpy sono (erano, oggi mi sembra siano più snobbati rispetto a   qualche anno fa) uno dei classici desideri reconditi degli audiofili:   costano una follia, perché promettono prestazioni folli. Sono cavi   sicuramente eccellenti (e chi lo mette in dubbio) ma non valgono a mio   parere assolutamente quanto costano, così come per tutti i cavi di segnale   e di potenza che costano più delle elettroniche o dei diffusori.  Oh certo, c'è chi sosterrà che i top di MIT stravolgano la timbrica    dell'intero impianto; può darsi, li ha avuti anch'io, nonostante ciò non    ho mai potuto apprezzare un'intera orchestra sinfonica, spazialmente  disposta in maniera corretta nel mio ambiente d'ascolto, perché semplicemente è impossibile!


Quando Audiocostruzioni pubblicherà la mia prossima recensione sui cavi   SB-4, potrai renderti conto dei prezzi industriali di produzione dei cavi:    un cavo che costa migliaia di euro, o è interamente costruito in argento   (che senso ha, poi.....), oppure è un oggetto di culto con enormi margini   di guadagno, ideato per chi può permetterselo. E' la regola aurea di mercato: si può possedere un bene, un manufatto,   un'opera d'arte, esclusivi, dietro un compenso non commisurato secondo le   normali attività di produzione al consumo, ma eccezionalmente più elevato.   Una semplice griffe può costituire trampolino di lancio per giustificare    prezzi più elevati, aumentando chiaramente i margini utili di guadagno.  Un esempio: due paia di jeans prodotti con la medesima qualità di tessuto,   di cui uno anonimo e l'altro tagliato, rifinito e griffato da una nota   casa di alta moda (o per conto di un marchio modaiolo del momento) possono  avere differenze di prezzo al pubblico del 1500-2000%: è chiaro, il jeans   griffato indosserà pure alla grande, disegnerà un fondoschiena a mandolino   alle gentili donzelle, l'altro invece "imborserà" il culo come quello di   un dromedario accovacciato, eppure entrambi vestiranno il corpo dal basso   ventre alle caviglie, nello stesso modo. Ma è anche possibile che il jeans   anonimo possieda un'ottima vestibilità.


Figurarsi come possa essere dunque triste la vita per un comune diavolo a  stipendio fisso mensile (per tali aspetti, of course; non credo che ognuno   di noi possa permettersi un quadro del Rubens in cassaforte, un'Audi A8    in garage, delle Sonus Faber Aida Red in salotto): i listini tronfi e   pompati non fanno certo bene a questa nostra passione che,   inesorabilmente, si sta inviluppando sempre più.  Se ogni tanto butti l'occhio sui forum audiofili di discussione, gli   attori sono sempre gli stessi: qualche migliaio di persone (appassionate   della sola stereofonia) sparse in tutta Italia, non contando i pochi    eletti cui il denaro costituisce l'ultimo dei loro problemi esistenziali.  Se osservi attentamente l'usato, bene o male quasi tutte le    apparecchiature ricompaiono, di tanto in tanto. Occorrerebbe obbligare la    pubblicazione della matricola: si scoprirebbe con facilità che il tal    preamplificatore è passato di mano anche una dozzina di volte, o che    quelle adorabili casse da stand hanno più impronte digitali diverse di un   biglietto da 10 euro.   Ottimi ascolti,  Cristiano

 

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Domanda di Paolo :   Ciao Cristiano, come stai?   Non so se ricordi...è da tempo che non ci sentiamo...l'ultima volta ti   avevo chiesto riguardo ai Monrio...io avevo il finale "Cento" e volevo   prendere degli MP1...poi abbiamo anche parlato degli ampli cinesi...e da   poco ho preso un integratino Antique Sound Lab MG PIQ5 (quello con le EL84    che ero curioso di provare).   E' rivalvolato con delle Golden Lion per quelle di potenza ed delle   Electro-Harmonix Gold per le preamplificatrici.  Cosa ne pensi?  In  generale cosa pensi del "suono delle EL84" rispetto alle EL34 e KT88...  anche se parlare di suono delle "valvola" è riduttivo (senza considerare   il progetto nel suo insieme).  Fino a poco tempo fa avevo un   Audio Innovations 500.   Secondo te, è stata valida l'idea di   rivalvolarlo con le valvole di cui sopra fatta dal precedente    proprietario? Il Bias per me rimane ancora uno "sconosciuto" :)...ho qualche conoscenza  ma vorrei capirci di più...soprattutto conoscere bene a quale valore   bisognerebbe settarlo.  Qualche ultima info e  curiosità...   -come si fa a valutare lo stato di "salute" di una valvola?...capire ad    esempio quanto e se sono stressate? Se magari ci sono valvole più   consumate di altre? Quale test mi consigli di fare per verificare se    l'ampli funziona correttamente e che tutte le valvole rispondano bene? -se una valvola dovesse smettere di funzionare (ammettiamo una di potenza    o una premplificatrice)...l'ampli non funziona proprio o potrebbe andare   lo stesso?  -cosa può succedere se il  valore del Bias fosse "sballato"...la valvola può bruciarsi?  Scusa per  le troppe domande, rispondimi pure con calma quando hai tempo!! ;)

 p.  s. Ti ho anche allegato una foto (di bassa qualità perchè fatta con il   telefono) dell'integrato in questione   ti ringrazio, a prestoo!   Paolo

 

Cristiano Risponde:    Ciao Paolo,  innanzitutto: tu come percepisci il suono del tuo nuovo Antique Sound Lab?   Questa è la vera domanda che devi farti e a cui rispondere con la massima   sincerità.   La mia opinione ha un valore assolutamente relativo, oltre che   marcatamente soggettivo.  Personalmente non conosco questo modello ASL: desumo dalla tua missiva che    esso abbia il bias automatico. In ogni caso, anche se esiste un siffatto   sistema di regolazione, ad ogni re-tubing completo è consigliabile    comunque un controllo del bias per una sua eventuale regolazione di   controllo attraverso appositi trimmer. Va beh, occorre poi verificare come    il progettista abbia realizzato il circuito di regolazione, ma il mio   consiglio scaturisce dall'esperienza pluridecennale con ampli a valvole e,   in particolare, con realizzazioni Audio Research. Illuminanti sono    all'uopo i manuali d'uso e manutenzione redatti per le serie Classic e (la   successiva) V, che rimarcano esattamente quanto ti ho appena suggerito.    Chiaramente, per gli ampli a bias automatico, occorre aprirli e, con    circuito in tensione, effettuare le misure elettriche in determinati punti    del circuito stesso per poi eventualmente regolarne i valori.   Lascio a tecnici esperti questi tipi di interventi, anzi, lo consiglio    vivamente!!! All'intero di un ampli a valvole le tensioni in gioco possono    essere realmente LETALI, in caso di contatto accidentale (e davvero non   scherzo).  Un buon tecnico esperto ed onesto non dovrebbe richiedere cifre  esorbitanti per il controllo del bias: è un'operazione, tutto sommato,   abbastanza semplice e veloce, anche se serve poi ricontrollare il bias   anche con l'ampli in funzione su carico reale (diffusori).  Certo è che se le valvole che hai montato sono nuove, di fatto le   variazioni elettriche potrebbero essere (con ogni probabilità lo   saranno...) così minime rispetto a quelle montate di serie, da rendere   futile un controllo tecnico. Il bias potrebbe già tranquillamente essere   nel range di funzionamento corretto per la valvola finale di potenza.   In merito a cosa sia il "bias", ti allego un link di una pagina internet    in cui vi è una spiegazione davvero semplice e piuttosto immediata:


 http://www.musicianland.org/2012/01/07/amplificatori-valvole-chitarra-cosa-e-bias-point/

Suono delle valvole: giustamente, il loro suono dipende dalla "mano" del   progettista e dal contorno elettronico dei componenti passivi, sino ai   percorsi di massa ed ai trasformatori d'uscita. Rimanendo sui generis, la   EL34 possiede un suono caldo, pieno, potente, ma mai melenso e confuso; è    una valvola che, su alcuni progetti, ha dato vita ad alcuni fra i più   musicali amplificatori della storia dell'alta fedeltà. La EL84 è invece un   gran bel peperino: piccola e limitatamente potente, sa sfoderare una   grinta notevole, ottima estensione di frequenza, dinamica, grande   equilibrio timbrico, persino cattiveria quando serve! La KT88 è invece una   valvola "generosa", dal suono grande, col giusto calore in gamma media,   capace di estrapolare basse frequenze ben estese; può divenire un gioiello    timbrico quando connessa a triodo. Che dire: c'è chi sostiene la 300b, chi   la 2A3, chi pure la 6L6 o la 6550; nel corso della mia esperienza   valvolare ho potuto apprezzare mediocri monotriodo come eccellenti   push-pull ed esattamente il contrario, ma nessuna valvola (fra quelle più   note ed utilizzate) mi ha mai deluso!!  In merito allo stato di salute delle valvole, al di là del mero controllo   visivo (una valvola a cui venisse mancare il vuoto, il cui apice argentato   tende a sbiancarsi; eccessiva illuminazione dei filamenti, ecc), l'unico   controllo affidabile è quello strumentale. Fidati delle tue orecchie,   piuttosto: una valvola che tende ad esaurirsi porterà verso suoni più    cupi, confusi, lenti, meno potenti. Se una valvola dovesse smettere di   funzionare, te ne accorgeresti di certo: è altamente probabile che il   canale interessato diventerà irrimediabilmente muto.


Le valvole sono costruite per lavorare in condizioni di "stress"   elettrico: il passaggio elettronico fra elettrodi e griglie avviene    applicando tensioni e correnti che giungono a portare i vari filamenti in    condizioni di incandescenza. Tutte le valvole, sebbene apparentemente    fragili perché costituite da un bulbo sottovuoto di vetro, sono    meccanicamente ed elettricamente assai robuste, per certi aspetti anche   più dei transistor.   Rispondo anche alla tua ultima domanda: un bias sballato in maniera    eccessiva anziché in difetto, potrebbe accorciare la vita utile della    valvola.   In allegato, ti giro anche un documento sul bias di alcuni tipi di comuni   valvole finali per usi audio: ti potrai così rendere conto dei notevoli    range operativi in funzione della classe di funzionamento (A, AB, AB1).   Le valvole sono un capolavoro tecnologico, sebbene sia state ideate e   realizzate un secolo fa.   Un cordiale saluto, Cristiano 

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Domanda di Luigi :  Carissimo, ebbi modo qualche anno fa di contattarti per un suggerimento di
abbinamento migliore, ho comprato la coppia mcd 403 e mda 503 ed é una    favola cme tutto! Vorrei un tuo consiglio: ho un lettore dvd marantz ud    5005 anch'esso molto buono e l ho collegato solo con uscita digitale all    entrata del mda 503. Quello che vorrei sapere, secondo la tua esperienza,    un film codificato in dolby digital 5,1/6,1 si sente bene abbinandolo al    convertitore mda 503? Ho notato infatti che il fronte sonoro delle colonne    dolby 5,1 tende a perdere di timbrica, mentre se lo collego all entrata    digitale s-dell amplificatore sony, che gestisce tutti i formati dolby,    possibili e immaginari, la decodifica é molto esaltata . Nessun problema    invece ascoltando un comune cd audio che delicatamente restituisce unsuino   perfetto, non aggressivo e caldo. Tui ringrazio di cuore. Luigimassimo   di Roma

 

Cristiano Risponde:  Ciao Luigimassimo,  sono contento che la coppia digitale Advance ti soddisfi pienamente:   certamente non hai speso i tuoi soldi invano!  In merito a quanto mi chiedi, tempo stavolta di non esserti di grande   aiuto, semplicemente per il fatto che sono a digiuno di tutto quanto possa   roteare attorno al mondo home-cinema.  E' un settore infatti che non seguo e che non ho mai seguito, in ogni caso   io fossi in te avrei già collegato l'uscita digitale del Marantz al    MDA503.   Non aspettarti però grandi risultati: la codifica Dolby Digital dell'audio    (denominata AC3) è paragonabile infatti ad un formato mp3 e può essere    più o meno compressa, proprio come il mp3.
 

Il Dolby Digital è un sistema di codifica appunto "lossy", ovvero con   perdita di informazioni: esso elabora segnali audio digitali PCM,   codificati a però a 48.000 Hz di frequenza di campionamento e 16 bit di   risoluzione, li trasforma analizzandoli nel dominio della frequenza, per   poi scartare una parte dei dati riducendone da un lato la risoluzione   effettiva, dall'altro innalzando il livello del rumore digitale.   La codifica viene eseguita mantenendo per quanto possibile la soglia del   rumore (detta di "quantizzazione") al di sotto del livello udibile,  utilizzando algoritmi e metodi d'analisi di tipo "psicoacustico", analoghi    a quelli adottati per gli mp3.

 

 Ora, occorre anche capire se siano e come siano compressi i tuoi film:    tanto maggiore è il fattore di compressione, quanto maggiore sarà la    probabilità che il livello di rumore introdotto per la perdita di    informazioni diventi udibile, causando sensazioni artefatte di varia    natura al suono complessivo.   Ecco perché il tuo apparato uditivo, allenato alla "buona timbrica", ti    faccia detestare certe partiture audio di film codificati con alti valori    di compressione. Probabilmente il MCD503 edulcorerà questa timbrica    artefatta, rendendola forse un poco più fruibile.   Un cordiale saluto,   Cristiano

 

 

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Domanda di Danilo  :  

Buonasera, Ho voluto scriverti perchè da tempo seguo il Vs. SITO che trovo interessante, e ho anche avuto modo di avere un consiglio da Sbisà su di un problema del mio amp. Sono un audiofilo “stagionato” ( ho 62 anni) e arrivo quindi da anni e anni di buona musica ascoltata con tanti e diversi apparecchi di tante marche a partire dagli anni 70 in poi. Sono consapevole che, fatti salvi alcuni principi tecnici, che devono essere sempre rispettati, L’alta fedeltà è e resta comunque un fattore soggettivo, dipendente a sua volta, da caratteristiche “fisiche” del soggetto che ascolta musica “riprodotta”, e ritengo quindi che la “vera” alta fedeltà è quella che si ascolta andando a “sentire e vedere” chi suona o canta ecc. ecc. Detto questo, dal momento che ai concerti non ci si può andare tutte le sere o quando si ha voglia di sentire musica, non rimane che affidarsi “appunto” agli strumenti tecnici preposti per la bisogna. Questo lungo e logorroico “cappello” mi serve per entrare nel merito del mio dubbio, del quale spero tu possa in qualche modo darmi risposta chiarificante, il mio “impianto” ha i suoi anni, i diffusori sono stati già “riconati “ diverse volte (sono delle ottime genesis3+) alle quali sono legato come le mie orecchie, ho anche delle piccole Chario syntar200 il tutto è è pilotato da un amplificatore in classe A della ACOUSTICAL , piccola ditta di Torino nata da due ingegneri ex Cabre, che rielaborando un vecchio progetto di questa ditta presentarono lo “scenario” al SIM del 1989 o giù di li. Adesso non starò a dirti le caratteristiche dell’oggetto, ma ti dirò solo che ha dei problemi, hai quali ho cercato nei mesi scorsi di porre rimedio portandolo da due riparatori specializzati di Torino, dei quali uno mi ha “sconsigliato” la riparazione per il costo eccessivo rispetto al valore intrinseco dell’apparecchio, l’altro invece ha deciso di tentare di “ottimizzare” la corrente di riposo, a suo dire troppo elevata, che era la causa ( sempre a suo dire) del surriscaldamento e del rumore eccessivo dell’ampli. l’operazione ha avuto come risultato una effettiva riduzione del calore e del rumore, a fronte però di una perdita di potenza valutata intorno ai 5-10 watt, insomma il problema era dovuto ad una corrente di riposo troppo alta che avrebbe, per così dire “cotto” soprattutto i condensatori principali, e anche i transistor che comunque restavano abbastanza efficienti. il costo è stato di 150 euro e subito devo onestamente dire mi è sembrato un buon prezzo per aver risolto il problema, ma....... dopo alcuni giorni, ascoltando dei brani di classica,specie per pianoforte notavo qualcosa di anomalo, il suono sembrava “sporco” così preso da un comprensibile “affanno” ho cominciato a porre l’orecchio vicino ai diffusori, rendendomi conto così che ciò che sembrava “suono sporco” era una distorsione a basso livello specie incentrata sulla gamma media, una specie di “sfrigolio” al termine delle note musicali. per non sembrare “fissato” ho chiamato un mio amico più giovane, anche lui “audiofilo”, per una sessione di ascolto approfondita, abbiamo fatto girare anche un disco di test che ci ha confermato che lo sfrigolio era su tutte le frequenze, per controprova ho collegato ai diffusori il mio vecchio sintoampli SONY che usavo solo come sorgente, che mi ha restituito un suono migliore dell’ampli “riparato”,. Il giorno dopo ho chiamato il tecnico e gli ho esposto il problema, al che, lui mi ha candidamente detto che aveva sentito quella “leggera distorsione” ma non l’aveva considerata grave in considerazione dell’età e delle condizioni dell’ampli. Chiuso l’argomento. A questo punto ho preso in considerazione l’idea di andare a comperarmi subito un nuovo ampli magari nel negozio ONLINE di Sbisà, cercando magari di contenere la spesa visto l’esborso precedente e le mie finanze da pensionato. Ma il mio amico mi ha suggerito un idea che all’inizio ritenevo peregrina, cioè di “rivoluzionare” il mio vecchio impianto adeguandolo alle novità tecnologiche dei nostri tempi, e per convincermi della bontà delle sue idee, se ne arrivato a casa mia con il seguente armamentario : un netbook da 10”, uno scatolino chiamato DAC della poppulse, un amplificatore mignon chiamato in gergo T-AMP con annesso alimentatore da rete modificato e alcuni cavi speciali , poi mi ha collegato, via cavo ottico il mio lettore cd denon, il netbook con un cavo usb, e il masterizzatore dvd della sony usando un cavo digitale coassiale, e il giradischi usando come pre il sintoampli di cui sopra, insomma eliminando l’ampli in classe A avevo comunque tutte le sorgenti collegate in qualche modo al T-AMP del quale, usando anche internet, mi ha spiegato per sommi capi il principio di funzionamento. Onestamente devo dire che fino a quando (dopo il setup) non ha lanciato un brano musicale, ero piuttosto scettico, anzi lo lasciato fare tutte quelle modifiche, mentre ero con la testa nel negozio di Sbisà a scegliere il nuovo ampli.

E poi invece sono rimasto come un cretino a bocca aperta (anzi a orecchie spalancate) a sentire cosa usciva dalle mie vecchie genesis. Ma come cazz.... è possibile dico io che un coso di 6 cm x 10 o giù di lì accreditato di 7 ( dico sette) watt rms + un altro scatolozzo ancora più piccolo, possano riprodurre quello che sentivano le mie stagionate orecchie? Allora il mio amico mi ha spiegato con calma il tutto, poi mi ha detto che le genesis si prestavano ottimamente a essere pilotate dal “coso” e che mi lasciava il tutto in prova per una settimana perché decidessi che fare. Francamente non vorrei che la limpidezza dei suoni, l’ampiezza dell’immagine sonora, la definizione degli strumenti ( specie quelli a corda) siano un “effetto speciale” e che poi magari più avanti saltino fuori dei “bug” usando un termine informatico, sta di fatto che adesso non riesco più a sentire musica con i miei vecchi ampli, neanche con il sintoampli che suonava meglio dello “scenario”.

Dimmi cosa ne pensi ? metto tutto in cantina? come le mie piastre di registrazione che già 4 o 5 anni fa decisi di “pensionare? Del resto fatti due conti della serva a rifarmi un impianto “a musica liquida” spenderei decisamente meno che l’acquisto anche solo di un ampli di fascia media, senza contare che comunque potrei utilizzare anche le vecchie sorgenti analogiche, girando in rete ho letto, visto, di tutto anche dei T-AMP con due ingressi, non so cosa fare, e poi quel suono diverso......

Dammi un consiglio grazie  Danilo

 

Cristiano Risponde:    Carissimo Danilo, il celebre T-Amp della Sonic Impact Technologies, un brutto scatolotto plastico assai economico in tutto e per tutto, dimostrò al mondo intero di saper suonare splendidamente quando associato con casse acustiche di facile pilotaggio e, soprattutto, in grado di non alterare eccessivamente la risposta in frequenza del piccolo amplificatore, specie dalle medio-alte frequenze sino al limite udibile superiore.

E’ evidente come fosse indispensabile scovare ed azzeccare l’abbinamento con i diffusori. Oggi il mercato presenta amplificazioni in classe D (o T) dai listini tipicamente hi-end, a firma di alcune fra le più blasonate griffe dell’alta fedeltà.

Anch’io, oggi, ascolto prevalentemente musica da un notebook, vista ormai l’eccezionale diffusione della musica liquida, oltre al fatto che la multimedialità propone sempre più soluzioni “aperte sul mondo” e su ogni innovazione tecnologica del settore digitale. Concordo col tuo amico sulla scelta del dac Pop Pulse Dac: se preferisci, l’alternativa sarebbe il Musical Fidelity V-Dac II, stesso prezzo, forse ancora di qualità superiore….. almeno, il sound è quello tipico, eccellente, di Musical Fidelity. La sorgente PC andrà poi ottimizzata al meglio, per raggirare la pessima qualità delle schede audio interne dei PC e notebook consumer, ma nel web si trova in tal senso ogni indicazione (usando Foobar2000, non sono poi molti i passaggi per un’ottimizzazione del sistema).

In merito al T-Amp, se ti ha colpito la sua musicalità, quella per intenderci del suo chip interno di potenza TA-2024, ti consiglierei però un’alternativa un poco più hi-fi, qualitativamente migliore nella costruzione e nelle connessioni, come ad esempio: Yulong T-Amp, Muse M15, o ancor meglio, Trends Audio TA 10.1. Fidati delle tue orecchie: se hai la grande fortuna di possedere dei sistemi d’altoparlanti ancora ben suonanti e, sinergicamente, perfetti per il piccolo T-Amp, buttati; al peggio, notebook e dac ti rimarranno anche nel caso un domani tu ti stancassi del piccolo ampli per comprarne uno più potente e di classe superiore (oppure semmai tu cambiassi diffusori). E, per un T-Amp, sapresti quanto denaro avresti “gettato dalla finestra” (si, ma dopo essertelo gustato per svariate sessioni d’ascolto).

Unico limite del chip TA.2024 è la sua scarsa potenza (vedi anche la recensione del Trends qui: http://www.tnt-audio.com/ampli/trends_ta10.html) ma se le tue casse godono di un’elevata sensibilità e non devi sonorizzare un salone di Westminster Palace, potrebbe essere il tuo karma. Ciò che hai ascoltato, non è un effetto speciale: i buoni progetti in classe D evidenziano una pulizia in gamma media di alto livello, come nel caso di questo 2magico” chip integrato TA-2024, di qualità assai elevata quando inserito in un progetto che ne sappia estrapolare ogni prerogativa.

Sinceramente, da quanto mi hai raccontato, non continuerei ad investire denaro sul tuo pur ottimo integrato: ha fatto a quanto pare il suo corso…… Un cordiale saluto, Cristiano

 

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Domanda di MP : 

Ciao Cristiano, vorrei fare alcune considerazioni.

E' tempo che queste cose le diciamo a tutti: i nostri impianti suonano bene, non fanno scelte di brani da riprodurre meglio o peggio,...se qualcosa si ascolta meno bene rispetto ad un'altra, è solo colpa dell'incisione. Come al solito, quando l'incisione non è buona,...non ci si fa nulla,...puoi fare tutte le modifiche che vuoi ma il risultato è sempre quello: "l'errore" è all'origine. Ripeto: gli impianti suonano piu' o meno tutti bene: è chiaro che quelli piu' costosi possono dare qualcosina in piu', te la danno, è normale. Ma quando si notano discrepanze addirittura negli stessi ascolti, tra brano e brano,...è qui è questione di incisione,...volevo dirti questo perche' c'è gente che spende fior di quattrini sperando nel miracolo, ma il miracolo non è possibile averlo! Quando alla base della riproduzione non c'è qualita', un buon sistema d'ascolto pur costoso, ti dara' fedelmente, cio' che esiste sul cd: niente di piu' niente di meno........ Spero che tu sia d'accordo con me: stiamo parlando di dettagli di ascolto, che pero' si sentono, in modo chiaro, se ascolti e hai orecchio; io penso che arrivati a un certo livello, sia facile notare brani, chiamiamoli buoni, e brani chiamiamoli, male incisi. Un cordiale saluto, Michele

 

Cristiano Risponde:  

Ciao Michele,

si, l'errore è proprio all'origine, una sorta di "peccato originale" che qualunque supporto audio si trascina, sia che si tratti di vinile, supporto magnetico, ottico, informatico. Se la qualità dell'incisione è scadente, sarà scadente anche l'ascolto domestico.

Talvolta, con impianti cosiddetti "di riferimento" contraddistinti da grande trasparenza ed introspezione del messaggio musicale, le cattive incisioni sembrano addirittura peggiorare rispetto al loro stesso ascolto con l'impianto di serie dell'automobile!!!

Del resto, una registrazione è già un compromesso, perchè il segnale viene elaborato, mixato, talvolta sovrainciso, dinamicamente compresso, per cui raramente troveremo una qualità direttamente paragonabile all'evento musicale ripreso.

Oddio, negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante; già soltanto in Italia ci sono fortunatamente dei professionisti del suono che il mondo intero ci invidia, ma spesso queste incisioni sono circoscritte a quella musica cosiddetta "colta", ascoltata da palati musicofili molto raffinati.

Mediamente il lavoro svolto in sala di registrazione è condotto in maniera certosina, forse perchè è cresciuta la qualità hardware, forse perchè si è evoluta la tecnologia e l'ingegneria del suono, forse perchè vi sono esperti di settore ancor più preparati ed appassionati, eppure capitano sovente registrazioni (spesso quelle più consumer) sparate su determinate frequenze e parecchio confuse.

Ma chi ama la Musica, ascolta di tutto e, se è un appassionato audiofilo, cerca infine di ascoltarla al meglio. Al meglio di che cosa?

Subentrano allora gli effetti di una ben nota sindrome, l'audiofilia, che comporta megalomania, protagonismo, orgoglio di possesso, ansia, maniacalità: ecco allora che seppure l'integrato Pioneer A09 sia stata una macchina eccezionalmente musicale (ma anche un Kelvin Labs the Integrated, un Rega Planar 3 + RB300, Sonus Faber Concertino..... ma la lista sarebbe molto lunga), si preferisce gettare tutto dalla classica finestra per portare a casa dei mostruosi monofonici e dei sistemi d'altoparlanti simili ad armadi, quando poi l'ambiente d'ascolto è raccolto, o arredato per viverci (e non per ascoltare solo musica). Eppoi subentra lo stadio finale della malattia: la smania della ricerca, del cambiamento a tutti i costi; per poter dire (a chi poi!): anch'io ho ascoltato e POSSEDUTO l'Audio Research, il Krell, le Wilson Audio, il New Audio Frontiers, il dCS. Già, ma infine anche questi giganti dell'hi-end risultano insoddisfacenti, perchè i bassi non si sentono o ce ne sono troppi, il velluto in gamma media è tale da ammorbidire tutto il tessuto sonoro, i piatti della batteria sono eccessivamente cristallini....... a volte siamo un poco ridicoli, o no?

Il problema, appunto, è quando si vuole ascoltare uno o più strumenti in maniera realistica: più ci si affina nell'ascolto (soprattutto di musica DAL VIVO), più il nostro cervello, dunque la nostra accuratezza sensoriale, diviene esigente e capace di discernere un suono reale da quello artificialmente alterato.

Spesso, nei miei ascolti "critici", amo far riprodurre alcuni passaggi chitarristici di cui sono stato personalmente l'esecutore, incisi in presa diretta con strumentazione professionale di buona qualità, in digitale. La mia Godin ACS-SA Nylon lo permette: ha un'uscita 13-pin synth access che consente la connesione con campionatori/sintetizzatori o convertitori che utilizzano tale tecnologia.

Difficilmente, molto difficilmente, e pur ascoltando UN solo strumento musicale, la mia percezione è stata ingannata dal sistema stereofonico: sono troppi i parametri, intrinsechi o esterni o indotti, che concorrono ad una buona riproduzione. Anche il cavo a 13 pin, se di pessima qualità, potrebbe già di suo introdurre alterazioni nel segnale ancora "vergine" proveniente dal pick-up della chitarra!

Infine, a casa propria, la musica va gustata come meglio si aspira ad ascoltare; ognuno di noi ha il proprio gusto personale, la sua etica musicale.

La Musica è, comunque, momento di ristoro dell'animo e dell'anima, di arricchimento interiore ed artistico, di sublime percezione di sensazioni, anche momento ludico e di riposo.

A me, personalmente, non interessa che tale risultato si ottenga SOLO con le valvole, l'usb, i segnali analogici o la classe D: cerco di accettare il miglior compromesso possibile ed ottenibile fra le mie quattro mura, poco importa se sia McIntosh o Dared a darmelo.

La riproduzione musicale domestica è, comunque, un compromesso.

Spetta a noi decidere quando è il momento di fermarsi e di non ascoltare più l'impianto.

E, in tal senso, alcune grandi penne del settore ci hanno più o meno tutti aiutati a divenire "consumatori evoluti".

Come sempre, ottimi ascolti,

Cristiano

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Domanda di Marco :  Salve  vorrei un consiglio.   vorrei cambiare diffusori, ho un impianto hi-fi con ampli integrato onkyo   (A9211) (circa 9 - 10 anni fa ) che eroga 45w rms a 8 ohm, diffusori    tannoy  mercury m2, sorgenti : un lettore cd(teac a meccanismo centrale) e un    tuner   Problema .Avendo cambiato casa e arredamento (la casa nn è mia) devo   posizionare i diffusori in un mobile, essendo questi bass reflex    accordati  posteriomente, danno molti problemi sulle basse frequenze in quanto    risuona  anche la libreria.   Cosa consigliate ?? un paio di diffusori bass reflex accordati anteriori,  oppure un paio di diffusori dedicati bookself, o un paio di diffusori    attivi ??   (che abbiano possibilità di equalizzare/attenuare le basse freq )    l'ambiente   misura circa 6.5mt x 3.50 . i diffusori sono posizionati su un mobile    basso, a  circa 35 cm dal pavimento .  Tipo di musica rock, pop, leggera.   si accetta ogni tipo di consiglio,   Grazie saluti Marco

 

Cristiano Risponde:    Ciao Marco, credo che il tuo caso sia di quelli con.... poche speranze! Un tale   posizionamento non potrà mai purtroppo ricreare un soundstage virtuale    credibile, comunque sul piano prettamente timbrico è possibile ottenere    buoni risultati, proprio con una siluzione da te prospettata:

1) casse attive;
2) casse tradizionali a sospensione pneumatica.
 

Primo caso: ADAM A3X (listino circa 420 euro) oppure ADAM A5X (listino  euro 650 circa)   Secondo caso: una coppia di casse appositamente progettate per impiego a    muro; senza spendere follie, valuta le Tanget Evo 4L
 

 (http://www.audiocostruzioni.com/r_s/diffusori/diffusori/Tangent%20E4L/Tangent%20E4L.htm).

 

 Il suono dei diffusori Tangent è vellutato, controllato, mai sarato sulle   alte o mieloso sulle basse frequenze.   Queste casse hanno oltremodo un discreto sviluppo in altezza, in modo da    innalzare la quota del tweeter verso l'altezza della testa di una persona    quando seduta (magari su una poltrona bassa).   Per il momento, darei queste prime indicazioni di massima.  Ottimi ascolti,  Cristiano

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Domanda di  Alberto :  Mi chiamo Alberto ti scrivo da Torino, sono un appassionato di stereofonia e da molto tempo seguo il tuo fantastico sito, ti faccio i miei più sinceri complimenti per la dedizione e passione con cui curi i vari argomenti, per gli spazi che riservi ai tuoi clienti/amici e per la sincerità che ho riscontrato nelle tue recensioni e discussioni che affronti nel tuo sito.
Vorrei se possibile condividere con te alcune mie riflessioni /dubbi.
Io come molti altri come me siamo alla costante ricerca della riproduzione perfetta ( dove per riproduzione si intende udire il suono riprodotto dalla nostra catena di componenti la più reale possibile all'originale, cioè suonata da una orchestra dal vivo) provando, sostituendo, costruendo, elettroniche, diffusori, cavi, leggiamo recensioni ascoltiamo nei vari negozi impianti, ci spariamo centinaia di chilometri per assistere ad eventi per poi tornare a casa a volte con più dubbi di quando siamo partiti, per poi dover fare i conti con la parte più dolorosa quella dei capitali che servirebbero per ottenere certi livelli che forse ci soddisfarebberero.
Si perchè per permettersi certe elettroniche ci vogliono capitali da conti svizzeri e in momenti come questi il solo avere certe passioni mi sembra un insulto a chi non ha da che mangiare quotidianamente.
Comunque senza scendere in discussioni infinite, mi sono sempre domandato e ribalto a te la domanda, ma i supporti ( CD- VINILI ) in per sè quanto sono fedeli all'originale?
Chi ci dice che una sala di incisione sappia riportare sul supporto tutto e niente di più e nello stesso modo ciò che le nostre orecchie avrebbero udito?
Se non sbaglio anche le sale di incisioni sono composte da macchine, cavi, microfoni, che a sua volta potrebbero modificare il suono.
Del resto è capitato a tutti di avere un cd-vinile che suoni da schifo, e quelli che ci pare siano perfetti chi ci dice che riproducano ciò che realmente si è suonato?
Detto questo se così fosse cosa serve questa nostra ricerca.
Forse cerchiamo ciò che più ci aggrada, ciò che soddisfa di più le nostre orecchie senza sapere se quello che ascoltiamo sia realmente ciò che si è suonato.
Spero di essere stato abbastanza chiaro, a volte mi incaglio in poemi e forse non rendono bene l'idea di ciò che voglio dire.
Purtroppo io ho il vizio di essere sempre alla ricerca di verità assolute inconfutabili e questo che comunque un mondo di soggettività perchè ciò che piace ame può non piacere ad un'altro il sapere che l'origine CD-VINILE sia almeno il massimo di ciò che la tecnologia oggi ci possa offrire in fatto di fedeltà riprodotta.
Che poi a pensarci bene una volta che sappiamo che il nostro supporto è perfetto come facciamo facciamo a sapere se la nostra catena lo riproduce perfettamente? ecco perchè l'audiofilo non avrà mai pace.
Sicuramente il discorso è molto vario e ci vorrebbe un romanzo per poterlo affrontare tutto tenedo conto delle mille sfumature possibili.
Certamente mi farebbe piacere un tuo giudizio su questo mio pensiero.

rinnovandoti i miei complimenti per il tuo sito e nella speranza di poti venire atrovare nel tuo negozio casomai per comprare qualche pezzo ti porgo i miei saluti

Alberto

 

Cristiano Risponde:    Ciao Alberto,

da buon ascoltatore ed appassionato di musica quale tu sei, in fondo conosci anche tu la risposta ai tuoi quesiti (dubbi comuni a molti audiofili e musicofili che sono anche consumatori evoluti), che già affiora fra le tue stesse righe.

La registrazione musicale, sia analogica che digitale, è già un compromesso in partenza: microfoni per la ripresa musicale, cavi di collegamento, mixer, multitraccia (o dei sequencer multitraccia software), conditi da processori di segnale quali riverberi, compressori, equalizzatori. Persino la struttura di una sala di registrazione incide sulla qualità fonica finale: il suo isolamento, il trattamento acustico, sono elementi molto importanti.

Ovviamente poi è l’intervento dell’uomo a decretare in buona parte il risultato di una registrazione: il fonico di regia, il tecnico per le riprese e il sapiente uso dei microfoni, ecc.

E’ praticamente impossibile immortalare in una registrazione master, l’immanenza dinamica di una grande orchestra sinfonica nei momenti di fortissimo o, esattamente all’opposto, equilibrare tali spunti dinamici con i momenti di pianissimo e, addirittura, fotografarne la perfetta disposizione scenica rispettandone le dimensioni.

In un comune ambiente d’ascolto (diciamo 25-30mq), hai mai avuto esperienza di un impianto domestico in grado di ricomporre la suddetta orchestra (composta da decine di musicisti) in maniera reale in tale ambiente? E’ impossibile persino materialmente ricreare un simile evento!!

Dunque, l’ascolto di musica riprodotta è un compromesso a partire dal suo supporto. Si aggiungono poi le limitazioni ambientali e quelle (ahinoi) hardware.

Se appartieni alla schiera degli audiofili che ricercano nella catena audio il viatico per la riproposizione dell’evento musicale il più vicino possibile alla realtà (che non è solo grazia e cesello, ricostruzione scenica e ricchezza armonica, ma anche estensione in frequenza, dinamica e tenuta in potenza) dovrai prevedere ulteriori compromessi: grandi diffusori o diffusori da supporto? Triodi di potenza o mostri a stato solido? Analogico, digitale, musica liquida ad alta risoluzione?

Il segreto di un’appagante esperienza d’ascolto scaturisce dalla presa di coscienza, dunque dalla consapevolezza di tali limiti.

Individua, se puoi, ciò che più ti ha colpito nelle tue esperienze d’ascolto: un pre, un finale, una coppia di diffusori. Costosi? Cerca con pazienza fra l’usato; poi crea tutto il resto attorno. Cambia sempre un solo componente per volta e adegua il tuo orecchio alla nuova timbrica complessiva, prima di effettuare un altro cambio. E così via.

Tieni sempre presente che, almeno un buon 50% della qualità complessiva della catena audio è dato dall’ambiente d’ascolto: in una stanza acusticamente ben trattata, potrebbe suonare assai bene anche un impianto ben assemblato e pure di basso costo.

Personalmente, mi accontento della mia catena audio (in passato ha suonato anche meglio di adesso): se veramente voglio ascoltare al meglio, o imbraccio una delle mie chitarre oppure vado ad ascoltare della musica dal vivo; chissà perché, a casa mi drogo di rock e dintorni, dal vivo ascolto quasi sempre jazz…..

Ottimi ascolti

Cristiano

 

 

 

Potete tranquillamente scrivere a Crisrtiano   marvel147@gmail.com

   per i vostri quesiti , tenendo presente che lui lo fa per passione , quindi senza nessun obbligo , verranno  riportate i queste pagine.

 

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