EDITORIALI

Giancarlo " Super Costrutore di Bologna "

 

 

PRESENTAZIONE

 

Giancarlo e un ottimo costruttore , evoluto , può costruire dai diffusori all'aereoplano .. e in pensione e se avete qualche idea da sviluppare , modifiche da eseguire  , potete tranquillamente fare riferimento a lui .

Fatevi sotto:
giancarlobolelli@gmail.com 
Cell. 393 1949399

UNO DEI TANTI PROGETTI DI GIANCARLO

 

 

Mi chiamo Giancarlo e sono nato a Bologna nel 1963.

Lavoro in maniera professionale legno e materiali compositi, producendo con soddisfazione cabinet  per hifi, misura e progetto di terzi: se avete un’idea e la volete realizzare contattatemi e sarò felice di aiutarvi con il vostro progetto.

 

Per hobby e per lavoro ho sempre costruito cose di vario genere : allestimenti fieristici, espositori,  componenti aeronautici in materiale composito, etc.. Il mio confronto con l’elettronica è sempre stato pragmatico (ciò che basta per far funzionare ciò che serve). Non sono un audiofilo tipico, ma ho  le orecchie per capire come suona un impianto e durante il lockdown mi è venuto in mente di costruirmene uno da zero e ora ve lo presento :

 

Consentitemi una piccola premessa, negli anni ‘80 a scuola le valvole non ce le insegnavano, solo un accenno e una spiegazione sul genere “sono robe tipo transistor, ma scaldano e sono molto più grandi”: saltato quindi a piè pari l’argomento (tanto non le usava più nessuno)! ma io me le ricordo queste strane lampadine poco luminose, avevano un fascino magico e da bambino le intravvedevo dalla griglia del televisore Philco che i miei genitori avevano comprato a rate appena sposati; ma se le valvole erano dietro la griglia doveva esserci un buon motivo, forse quanto belle erano anche  pericolose? Lo erano allora e in altro modo lo sono anche adesso, ora vi spiego perché:  i circuiti single ended  in rete appaiono  di una semplicità disarmante,  sembrano così facili da realizzare da far presagire le insidie  che nascondono, se è vero che la fortuna aiuta gli audaci  è vero anche che la curiosità ucciderà il gatto, bene  vi assicuro che per i tubi termoionici vale  il secondo proverbio, ma veniamo al punto: senza alcuna esperienza  specifica mi sono lanciato nell’acquisto di un kit valvolare low cost.

 

A chi come me si approccia  all’elettronica di base mi permetto di dare un consiglio: se è la prima volta, a meno che non siate seguiti amorevolmente da uno di quelli nati con l’oscilloscopio in mano non fate come me, é rischiosissimo e non per i 300 volts dell’alimentazione alla molla in una scatola di metallo, inoltre una brutta fumata e gettare via tutto dopo un pò di rammarico non è la cosa peggiore che vi può succedere; il rischio peggiore è che  alla fine l’orpello  suoni, ma suoni male poiché, a meno che come già detto un santone competente vi dia un’assistenza “pediatrica”  nessuno vi avrà spiegato fino ad allora la differenza che fanno le masse collegate a stella o a bus è quasi certo che nessuno vi abbia avvertito che se un filo passa nel posto sbagliato ronzerà tutto come un citofono  rotto, nessuno e in nessun forum vi avrà detto (oppure lo avrà fatto , ma non lo avete ascoltato) che per cinque resistenze e quattro condensatori che vi sono nel canale di un circuito single ended esistono un quantitativo indefinito di errori che portano a un invalidante malfunzionamento dell’oggetto in questione; sorvolo quindi sulle fasi di assemblaggio  del valvolare che ha rischiato più volte di vedere il fondo del bidone del rusco. La faccio corta,  alla fine ci ho tirato fuori i piedi, ma tanto mi è costata la faccenda in termini di sbattimento che ho deciso senza alcun dubbio che il prossimo ampli lo compro già fatto da Davide Sbisà.

Con i diffusori invece è andato quasi tutto liscio, mi permetto una parola  a chi si approccia nell’autocostruzione: il progetto deve essere di granitica affidabilità, evitare quindi invenzioni strane o realizzazioni fantasiose, meglio un banale reflex calcolato con un banale software che una tromba in teoria superperformante o un labirinto sbagliato, evitate componenti costosissimi a meno che non abbiate le competenze per capirne  bene le caratteristiche.

 

Per le prime torri che ho costruito ho copiato un progettino in rete utilizzando un economico full range Visaton BG20 recensito positivamente da uno youtuber russo che lo paragonava al molto più costoso B200 8”, peccato che al BG 20 manchino 4 db di efficienza e forse è per questo

che se pur all’aspetto sono molto simili quando dai su al volume la differenza si sente e non poco,  ho incastonato inoltre  nella parte alta laterale dei diffusori due Dyton AMT mini a nastro per dare vivacità agli alti. Risultato: una cassa senza lode né infamia, ma tutto sommato un pò piatta per i miei gusti. Con i componenti che ho trovato in negozio ho realizzato poi il classico crossover che consiglia  Visaton sui suoi diffusori  e le cose sono migliorate, ma non ero entusiasta, osservando il volume del risuonatore centrale il mio antico demone tamarro con un passato da stereo della macchina (lo so i puristi rabbrividiranno) ha pensato  che in quello spazio sarebbe stato bene un ignorante woofer da portiera in polipropilene  su 4 ohm, ho assecondato il mio  demone acquistando  una coppia di Audison un pò meno ignoranti del previsto e non propriamente economici. Aveva prevalso l’istinto sul mero calcolo, sarebbe stato forse meglio un approccio più ortodosso? L’animo tamarro aveva ragione, il suono delle torri  aveva preso finalmente vita anche per merito del Luxman vintage che nel frattempo avevo acquistato per la disperazione del ronzio inesorabile del valvolare.

Ero riuscito quindi a raddrizzare con successo i miei primi diffusori autocostruiti di una certa importanza, ma non ero ancora appagato : non erano le high end con il suono cristallino che  volevo io. Prendo di petto quindi  il progetto iniziale di valvolare in classe A con uno sputo di watt  e casse ad alta efficienza. Con le BG20 avevo verificato a mie spese che scendere a compromessi in certi casi non è premiante. Ci ho riprovato quindi con dei diffusori più blasonati: due imponenti Visaton Solo 100 eseguite nelle misure come da progetto, ma per non temere  mi venisse in seguito la voglia di un twetter  ho comprato  invece dei prescritti B200 8”Visaton, due speaker con caratteristiche simili ma con una curva degli alti più spiccata, i Dyton PS220 8”pagandoli quello che costavano.

 

Anche per i componenti del filtro dedicato ho cercato in rete materiali di qualità con le esatte specifiche, unica licenza rispetto all’originale la possibilità di attenuare o escludere il filtro passa basso tramite alcuni switch e una griglia di resistenze .

Nel frattempo un amico compassionevole mi aveva risolto uno dei problemi del valvolare ( massa dei potenziometri sbagliata) e anche se il mio piccolo amplificatore da un canale ronzava come uno sciame di calabroni, dall’altro generava un suono molto nitido: a questo punto mi sono rianimato, ho ricollegato tutte le masse singolarmente con un cavo di abbondante sezione in un unico punto centrale e  poi isolato lo chassis dal negativo del canale che ronzava interrompendo così la spira che  generava il difetto e per la prima volta ho ascoltato uscire dai miei diffusori il suono cristallino che stavo cercando, i 7 watt delle EL 34 sui 96 db dei PS220 dallo studio sono sufficienti a far tremare le biro nel portapenne della cucina e i bassi lunghi e spanciati del pianoforte e del violoncello erano proprio  quelli che stavo cercando, ma  c’era ancora da lavorare. Non si può chiedere ad un solo speaker da 8 pollici di fare tutto e farlo bene, quindi mentre i bassi più profondi esaltati dal grande volume dei box soddisfacevano i miei gusti, il suono della gran cassa ,cioè  il tipico tump tump da discoteca non arrivava nello stomaco come avrei voluto, mi mancava ancora di inserire i filtri passivi all’interno del box  insieme ai due “tappeti” scorrevoli che regolano la risonanza nella parte bassa, inoltre la Visaton consiglia di riempire quasi interamente i box con un nuvola di fonoassorbente, ma a me non piaceva questa soluzione, pensavo che il rivestimento interno in depron sarebbe stato sufficiente ad evitare un rimbombo eccessivo.

 

Continuavo a compiacermi della bassa vibrazione avvolgente e pervasiva generata dal mio brano di prova dei Dire Straits, ma notavo con preoccupazione che nonostante il grosso divano imbottito sulla parete del punto di ascolto i Daft Punk avrebbero inaccettabilmente rimbombato per tutta la stanza. Era necessario tagliare le code ai bassi! Stai a vedere che il tappeto sul risuonatore e la lana dentro alle casse servono a qualcosa! Applicati quindi tali accorgimenti code dei bassi un pò più corte  ed eliminato l’antipatico rimbombo. Tutto ok quindi? mhm… manca il tump tump,

dentro di me un’entità adolescente con gli zoccoli bianchi  traforati e l’autoradio estraibile sotto braccio esigeva il tump tump simile a quello delle Pioneer che aveva 40 anni orsono nel pianale

a groviera della sua 127C. Che fare quindi? Un subwoofer accordato tradizionale con un diametro troppo ampio del cono avrebbe gonfiato eccessivamente i bassi già profondi delle Solo, meglio certamente  un sealed  stipato di lana, e come altoparlante  qualcosa di asciutto, veloce e tagliato più alto di un sub tradizionale.

Comincio a navigare in rete, cercando un 165 mm rigido e sordo al segnale, mi viene in aiuto e bay con un Rockwood  con membrana in alluminio, la coppia non costa molto ,

 

poco più di 60 euro trasporto incluso  ma nessun grafico disponibile della risposta in frequenza, solo un’indicazione 30–5000 hz.

Accetto il rischio e arrivano quindi in pochi giorni dalla Germania.

Il Luxman ha uscite separate per 2 coppie di casse, per provare i sub collego in serie due induttanze di ignoto valore e li monto su dei box riciclati, do segnale, alzo il volume e.. dire  

BRUTTO  non è sufficiente, dire MALE non basta, per darvi un’idea del suono, immaginate un  nano epilettico che picchia a casaccio  su un fustino del Dixan. C’è qualcosa che tocca : il segnale è troppo ampio, anche se le specifiche lo danno da 30 a 5000 hz, così non funziona.

Un pò sconfortato lo abbandono fino al giorno seguente, non può suonare cosi male , sto sbagliando qualcosa, lasciamo perdere le specifiche e ripartiamo  da zero: ho bisogno di un taglio di frequenza specifico molto stretto, e mi viene mal di testa nel pensare un filtro passivo, meglio forse un ampli dedicato, un piatto Monacor o qualcosa del genere, ma ho poca fiducia nel buon esito della realizzazione e il Monacor costicchia, l’alternativa economica sono dei “mattoncini” cinesi in classe D, ma  non mi convincono e poi sono tutti mono e io ho due altoparlanti, e preferirei non metterli in serie . Questa volta mi salva Ali express con un piatto a 2 canali  ad un prezzo inferiore alla metà del Monacor, sulle recensioni scrivono che è potente, ma che la piastra è un colabrodo, sono ancora scoraggiato dal suono degli speacker e voglio spendere il minimo indispensabile perché non sono affatto convinto del risultato finale.

Lo ordino e arriva in anticipo e tutto sommato all’aspetto non è così brutto, ma sì, effettivamente fa aria da ogni elemento della piastra, ma non è un vero problema, ricaverò la sede da uno scatolato solidale al coperchio e passerò i cavi attraverso un foro. Lo provo, si accende, funziona tutto tranne lo spegnimento in assenza di segnale, poco male: avrei comunque messo un interruttore a monte in un punto accessibile. Se volevo un prodotto senza difetti compravo il Monacor al triplo del prezzo su Amazon.

A questo punto dubbi e incertezze vanno messi da parte faccio il box con il legno e l’impiallicciatura avanzata dalle casse e dopo averlo riempito di lana chiudo il tappo posteriore con una guarnizione e 18  generose auto perforanti 5x40. Do corrente e segnale, regolo al minimo la frequenza e alzo il volume accettando una eventuale cacofonia ma i piccoli Rockwood contro ogni aspettativa si comportano da veri guerrieri, pilotati con vigore dal classe D che notoriamente non brilla per armonia, ma ha un ottimo fattore di smorzamento fanno egregiamente il loro mestiere sulle frequenze richieste: i Daft non sono più impastati, ma anche Michael Jackson e gli Aerosmith  suonano  contenti, e con il pomello del volume  posso decidere quale delle mie identità accontentare, quella del signore  attempato che se la tira con le valvole o quella del diciottenne maraglio che vuole i bassi che gli spettinano il ciuffo, poiché  nella sua auto percezione  i capelli non li ha ancora persi.

Ho finito il progetto e sono soddisfatto del risultato, le quattro coppie di diffusori multi amplificati
lavorano su canali separati con un segnale split dal pre agli altoparlanti, è possibile cambiare
colore al suono agendo esclusivamente sui potenziometri del volume dei vari elementi che hanno caratteristiche diverse, escludendo a scelta ora questo ora quell’altoparlante equalizzando il suono senza far passare il segnale in componenti elettronici passivi o attivi, sub a parte, il risultato è quello di un sistema in grado di essere gestito per somma di frequenze “pulite” evitando di toccare i pomelli bass e treeble del Luxman.
Trattandosi di un esperimento ho cercato di contenere i costi dei componenti, ai fini dell’esperienza il kit del valvolare, le BG 20 e l’ampli del sub mi hanno consentito di sperimentare a cuor leggero con un budget limitato, ma col senno di poi avendo come obiettivo il mero risultato tecnico, investirei senza alcun dubbio in un già funzionante valvolare in classe A , magari usato, di buona fattura e di certa qualità , il “plate” del sub vale i soldi che costa, visto l’impegno complessivo nella realizzazione opterei senza dubbio sul Monacor Sam 200 D, evitando di risparmiare un centinaio di euro in virtù non tanto della qualità del suono, ma per la maggiore affidabilità e possibilità di sostituzione o riparazione a fronte di un eventuale malfunzionamento, lascerei inalterata senza dubbio la configurazione degli speaker Rockwood che assolvono perfettamente alla funzione di compensare il “buco” nei medio bassi delle Solo.
Esagerata la qualità sonora dei Dyton PS220 8” e premiante la scelta dei box da 100 litri
sicuramente ingombranti ma a mio parere impagabili per l’ascolto di alcune registrazioni strumentali raffinate. Lascerei invece la coppia di full range BG 20 , valgono sicuramente i soldi che costano, ma sono troppo flat per i miei gusti, buoni però per un paio di monitor da studio. Onestissimo il Luxman vintage 50 + 50 con le 2 uscite indipendenti.
Come sorgente per attingo musica liquida da Spotyfye, un DAC per il momento senza lode né infamia legge anche la mia libreria di file FLAC da un hard disk da un terabyte.
Per ascoltare l’impianto perchè siete interessati alla realizzazione di un progetto come questo o simile e abitate a distanze raggiungibili, potete venirmi a trovare a Bologna.
Posso fornire chassis su misura per ampli valvolari oppure “vestire” chassis rovinati o bruttini realizzando cover in legni pregiati e/o fibra di carbonio. Oltre alla lucidatura a poro aperto che vedete realizzata nelle foto, ho anche modo di realizzare laccature bicomponenti e wrappatura con vinile e altri tipi di materiale.

Se volete che realizzi per voi box su misura e su vostro progetto o riparazioni potete contattarmi al telefono, la mail sarà invece fondamentale per le quote e le specifiche tecniche dettagliate.


giancarlobolelli@gmail.com 
Cell. 393 1949399


Buona musica a tutti.
In allegato i link dei prodotti citati:


https://www.youtube.com/watch?v=SwAEX2AcCJk&t=72s 
https://www.visaton.de/en/products/fullrange-systems/solo-100
https://www.daytonaudio.com/product/1169/amt-mini-8-air-motion-transformer-tweeter-8-ohm
https://www.daytonaudio.com/product/83/ps220-8-8-point-source-full-range-neo-driver
https://www.rgsound.it/ap-6-5_audison-id-22123.html
https://www.ebay.it/itm/262905790733
https://www.visaton.de/en/products/drivers/fullrange-systems/bg-20-8-ohm

 

 

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