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AUDIOCOSTRUZIONI

“e-DITORIALE” del MESE

di Cristiano


Friedrich Nietzsche: Per chi è solo, il rumore è già una consolazione.

Ben diverso è, invece, lo stato d’animo dopo l’attento ascolto di musica liquida ad alta risoluzione attraverso gli altoparlanti delle Unison Research Malibran, pilotate con autorità da un’amplificazione a due telai Moon Evolution Series: la dinamica, la scena acustica, l’estensione di frequenza, hanno reso finalmente giustizia anche al contrabbasso e alla batteria, che a tratti sembravano realmente materializzarsi nell’ambiente d’ascolto.

Certamente l’ambiente d’ascolto professionale ha contribuito in maniera decisiva al raggiungimento di un risultato davvero emozionante; del resto erano disponibili altre amplificazioni esclusive fra gli alti di gamma di brand quali Audio Analogue, Classè Audio, McIntosh, Accuphase e Audio Research.

Se è vero che i principali parametri d’ascolto di una riproduzione musicale siano determinati in buona parte proprio dai trasduttori elettroacustici, è altrettanto evidente di come proprio i diffusori abbiano beneficiato, nel corso degli ultimi decenni, sia dell’evoluzione tecnologica sia degli approfondimenti scientifici di acustica applicata e di psicoacustica. Or bene, se il progresso informatico ed elettronico abbia sospinto la crescita qualitativa della sfera audio digitale (dai processori D/A sino alla musica liquida ad alta risoluzione lossless), inducendo il redivivo analogico al vinile a un’esaltante sfida scaturita in capolavori di artigianato meccanico di altissima precisione, di quanto hanno migliorato sino ad oggi i circuiti di amplificazione?

Non sono nemmeno lontanamente uno specialista elettronico, eppure la sensazione istintiva di semplice appassionato non protende ad annoverare reali innovazioni progettuali, esulando dalle ultime classi di amplificazione ad alto rendimento, peraltro già note ma che, forse, non hanno evidentemente ancora i “numeri” per soppiantare i più classici progetti valvolari o a stato solido in classe A o AB.

Dalle reminiscenze scolastiche e dalle letture storiche delle amplificazioni di frequenze udibili, è impossibile non rammentare almeno due straordinari geni creativi come l’inglese Williamson, colui che verso la fine degli anni '40 mise a punto la germinale circuitazione ancor oggi riferimento per tutte le amplificazioni valvolari; oppure del vulcanico Matti Otala , finlandese, a cui va il grande merito di aver scoperto e studiato negli anni '70 l’allora sconosciuta Distorsione di Intermodulazione, causata dall’uso intensivo della controreazione. Alcuni suoi progetti (Electrocompaniet, Harman Kardon) rimangono fra le migliori e ben suonanti amplificazioni allo stato solido.

Ad onor del vero esistono altri notevoli brevetti ed altrettanti progettisti illuminati, fra cui certamente: Mark Levinson e le sue amplificazioni stabilizzate in classe A; Peter Walker (Quad) che ideò la circuitazione "Current Dumping"; Nelson Pass, che brevettò il circuito Stasis, ma anche la più recente e nostrana circuitazione Inpol, di Pathos.

Saranno certamente migliorate le tecnologie di realizzazione e produzione dei componenti passivi (resistenze, condensatori) e di quelle di potenza allo stato solido (per i tubi sottovuoto, parte del know-how dell’industria europea e americana è probabilmente perduto per sempre) ma, infine, che evoluzione hanno subìto le amplificazioni negli ultimi vent’anni?

Bene, ho voluto abbinare alla musica liquida ad alta risoluzione o comunque lossless, un’amplificazione a transistor al limite del vintage: un preamplificatore Krell PAM-1 la cui costruzione, risalente al 1985, è totalmente bi-monoaurale con alimentazione separata per ognuno dei due canali (all’epoca costituì la massima espressione tecnologica della preamplificazione phono+linea secondo Dan D’Agostino); un finale di potenza Mitsubishi DA-10 DC (anno 1978): estetica mozzafiato a metà strada fra tradizione (McIntosh docet) e futurismo, per 100W/ch dichiarati su 8ohm. Orrore! Penserà lo schizzinoso di turno: un jap tutto zin zin bum bum? Risposta con domanda: mai ascoltato senza pregiudizi?

Considerata la stravagante e inedita accoppiata, non ho esitato a pilotare oltremodo una coppia di ostiche Audio Physic Tempo II Limited Edition (quelle col tweeter Scan Speak D2905/9700, al pari delle più grandi ed esclusive “Caldera”), commercializzate attorno al 1999÷2000.

Che dire? Gran bel suono, tridimensionale, credibile, ottima immagine e focalizzazione dei vari piani sonori, buona estensione in frequenza e articolazione del basso (pur senza la pretesa di toccare gli abissi di un Threshold), sono stati un inaspettato biglietto da visita per un ascolto privo di sbavature, acciacchi e rughe di vecchiaia.

Con un siffatto sistema stereofonico, eterogeneo nelle marche, nella tecnologia e nel periodo produttivo ferma restando l’amplificazione vintage, ritengo si possa tranquillamente convivere con soddisfazione anche a lungo termine.

Se il preamplificatore abbia costituito un punto di riferimento nel periodo di commercializzazione e presumibilmente si possa ancora oggi considerare un componente di notevole affidabilità sonica, ho preteso andare oltre appoggiandomi ad altri due finali di potenza con almeno più di vent’anni di onorata carriera sulle spalle.

La mia scelta, poteva essere altrimenti, è ricaduta dunque sui monofonici Albarry M408II (stato solido, 40W/ch su 8 ohm) e sul valvolare ibrido Audio Research Classic 30 (30W/ch su 8 ohm), lasciando del tutto invariato il resto della catena audio assemblata per l’occasione.

Il risultato? Nuovamente del tutto appagante, ritengo anche per un palato raffinato e avvezzo a sistemi di grande caratura, con timbriche leggermente differenti e del tutto riconducibili alle peculiarità prestazionali delle due amplificazioni di potenza.

Alcune domande sorgono dunque spontanee:

· Possibile che l’audiofilo, seppure soddisfatto della sua catena di riproduzione, arrivi ad un certo punto a sentire il bisogno di dover sostituire “necessariamente” la propria amplificazione, ottenendo risultati qualche volta peggiori nonostante il nuovo acquisto sia (sulla carta) più prestigioso e costoso?

· Proponendo i primi due esempi che mi sovvengono di getto, siamo tutti assolutamente convinti che un attuale Audio Research Reference 5 sia in tutto e per tutto superiore a un vetusto SP10 o SP11 (od anche che un Reference 75 sovrasti nettamente il Classic 30 o che qualunque bookshelf dal listino a cinque cifre spazzi via una BBC LS3/5a)?

· Possibile che anche oggi le più esclusive e potenti amplificazioni non riescano ancora a fregare l’orecchio (e il cervello) umano che, imperterrito, si accorge comunque dell’artificiosità del suono riprodotto?

· E allora perché, costantemente, la versione MKII suona sempre meglio (magari un poco, ma la differenza c’è sempre, stando alla recensione di turno!) della prima release e addirittura il nuovo progetto surclassi il suo diretto predecessore, salvo poi ammettere (a denti stretti e dopo anni di omertà e disonestà intellettuale) che, si è vero, però il tal vetusto prodotto suona ancora così maledettamente bene? Suggestione perché il diretto confronto non è possibile?

Se sul Krell non avevo dubbi di sorta, il Mitsubishi mi ha davvero sorpreso! Ed io che pensavo al “classico” suono asettico e pungente in puro stile “jap”! Che pirla: ma i Pioneer M21, A09, C7 o M6 non sono forse stati fra le cose più deliziose da me stesso mai apprezzate e chissà quant’altro del Sol Levante che ora dimentico?

Già, ma i Pioneer….. sono i Pioneer! Vuoi mettere Mitsubishi che costruisce pure le automobili (perché Yamaha realizza le due ruote da MotoGP e al contempo notevoli strumenti musicali, ed elettroniche audio di grande piglio musicale)?

Vuoi mettere Mitsubishi con Mark Levinson?

Ma dai…….

Intanto però, buona musica continua a fruire dalle mie Audio Physic.

Il rumore non è per niente una consolazione, nemmeno certe eccessive alterazioni dei principali parametri acustici, che un orecchio piuttosto allenato non riesce proprio a tollerare (di quest’aspetto, ne sono certo).

Meditate, ascoltandovi magari l’ultima fatica degli inossidabili Depeche Mode e l’esordio discografico a lungometraggio dei delicati Daughter (di questi, qualcuno sta già cercando pure i primi due EP…..).

 

Cristiano N.– luglio 2013

(free reviewer per contatti: http://www.audiocostruzioni.com/p_u/amici/cristiano-mn/cristiano-mn.htm)

 

 

 

 


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