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Upgrade Cerwing Vega

di Alberto Bellino
 

 

 

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  Alberto Bellino

 

 

Prefazione:


L'amico Alberto ha eseguito un ottimo upgrade , se interessa qualcosa del genere anche a voi , contattatelo sara' ben disponibile..

 


L'articolo

 

UPGRADING LEGGERO PER DIFFUSORI CERWIN-VEGA! VF15

 

Di Alberto Bellino – Studio Elettroacustica AUDIOJAM2 – Luglio 2011

 

 

 

Ciao a tutti da Alberto. L’articolo che segue è la descrizione dei lavori eseguiti su una coppia di casse acustiche Cerwin-Vega! modello VF15, al fine di incrementarne le performance sonore ma senza stravolgerne il contenuto e l’impostazione di progetto data dalla casa madre, in pratica si tratta di vedere dove il diffusore nasconda le principali pecche e mancanze e intervenire proprio lì con un’azione mirata ma il più possibile leggera. Il diffusore doveva suonare meglio ma doveva restare assai simile all’originale in termini di impostazione sonora, estetica e tecnica.

 

Il signor Giovanni mi contattò dicendomi che i suoi diffusori suonavano piuttosto bene ma che c’era qualcosa che non andava per il verso giusto. Caricati quindi i grossi “cassoni” su una capace station-wagon e portati per qualche ora a spasso sull’autostrada che taglia in due la Pianura Padana, ecco li infine nel mio laboratorio domestico, stereo ben caldo e scheda Clio accesa da almeno una mezz’ora.

 

Osservo, ascolto, misuro e infine deduco quanto segue.

 

Questi sono veramente diffusori di scuola Americana, essi rispecchiano fedelmente le aspettative di molti clienti audiofili seduti comodamente nelle loro grandi case al di là dell’oceano Atlantico. In America normalmente le abitazioni sono più grandi rispetto a quelle europee e i gusti a stelle e strisce in termini di impianti di riproduzione sonora divergono notevolmente rispetto a quelli europei. Noi abbiamo mediamente piccoli ambienti e un palato più fine, quindi ci piacciono le casse più piccole ma caratterizzate da un livello tecnologico più elevato, magari non ci frega molto di avere i venti Hz a livello flat ma vogliamo sentire il violinista esattamente là dove era originariamente sul palco. Facciamo le casse con i woofer da tredici centimetri ma con un centimetro di escursione lineare e un cabinet sofisticato, usiamo condensatori ultraselezionati  e cavi da cento Euro al metro. Se facciamo un poco di autoanalisi ironica direi che siamo dei bei rompiballe!

 

Gli Americani invece sono generalmente gente senza troppi fronzoli, hanno case grandi e gli piace sentire la musica che spinge forte. Sanno che per fare i venti Hz flat servono woofer grandi, quindi casse da duecento litri bass reflex e woofer da 38 cm. Punto. Forse guarderanno con compassione le nostre minicasse da 5 litri netti con carico a semichiocciola esponenzial-isobarica, per loro cinque litri significa solo due galloni di birra…..

Con circa mille Euro ci si porta a casa una coppia di diffusori che fanno tremare le pareti, reggono senza problemi qualche centinaio di watt, possono sonorizzare ambienti fino a 100 metri quadrati e, dicendolo chiaramente, non suonano affatto male.

I diffusori ideali allora, spazio permettendo ? No, non direi. Queste Cerwin-Vega! a dimostrazione del prezzo di vendita paragonabile a un piccolo bookshelf di scuola europea, nascondono economie e leggerezze di realizzazione che per molti audiofili nostrani sarebbero quasi intollerabili. Ma vediamo nel dettaglio la costruzione del diffusore.

 

 

L’aspetto del diffusore è piuttosto imponente, le dimensioni sono quelle di una piccola lavatrice. La finitura del modello da me testato è semplice foglia vinilica nera. Il cabinet è semplice, niente spigoli stondati, altoparlanti non a filo del pannello ( sebbene una certa fresatura per l’incasso sia presente sul baffle frontale  ), pannello anteriore vecchio stile, ovvero leggermente incassato nelle altre quatto pareti.

 

Una cosa che colpisce immediatamente l’occhio esperto di chi lavora con i diffusori è la cura nella protezione, sia meccanica che elettrica fornita dalla casa madre : in termini meccanici, i diffusori hanno una griglia di protezione metallica inamovibile per tweeter e midrange e anche una tela di protezione per tutto il frontale, in termini elettrici i diffusori dispongono di un fusibile da 5 A sull’ingresso e di un PTC sul ramo di filtro dedicato al tweeter. Evidentemente in Cerwin-Vega! non vogliono avere grane con clienti che fanno fuori i coni alla prima rotazione esagerata della manopola del volume. Poi si sa, in America la tutela dei diritti dei consumatori è cosa seria e le leggi vigenti in materia “pestano giù duro” nei confronti di eventuali leggerezze fattive del costruttore.

 

Il telaio che sorregge la tela acustica di protezione del frontale è realizzato in plastica dallo spessore molto esiguo, per cui attenti a manovrarlo con delicatezza, la tela è buona qualità e abbastanza efficace in termini di trasparenza sonora.

 

 

Il cabinet è realizzato in impasto truciolare da 18-19 mm circa, uno spessore esiguo rispetto alla volumetria interna, ma ciò che sorprende è la grana grossolana dell’impasto del legno, un chiaro segno dell’economicità della realizzazione. All’interno sono presenti tre minuscoli setti di  irrobustimento, un accorgimento a mio avviso insufficiente per aumentare in maniera dignitosa la rigidezza delle pareti, anche perché non vi è nulla che unisce rigidamente le pareti tra loro parallele. Vi sono anche dei piccoli triangoli di legno montati in maniera orribile sugli angoli interni delle pareti.

 

Il fissaggio degli altoparlanti sul pannello frontale è forse l’aspetto più tragico con cui mi sono imbattuto lavorando con questi diffusori. Non vi sono madreviti nel legno e la tenuta è affidata a piccole viti autofilettanti, le quali fanno presa in circa 15mm di legno conglomerato “macinato grosso” al massimo per uno o due smontaggi e facendo bene attenzione a non forzare appena più del dovuto. Chi possiede queste casse farebbe bene a prevedere immediatamente l’adozione di madreviti metalliche ( si chiamano T-NUT ) se vuole “smanettare” appena con i diffusori. Nel mio caso ben due viti di un midrange hanno iniziato a girare a vuoto al primo smontaggio-rimontaggio, per cui ho dovuto utilizzare viti dal diametro molto maggiorato su entrambi i diffusori.

 

L’interno del cabinet è fasciato da un sottile foglio di cascami di tessuto pressati, un materiale inusitatamente buono per quanto riguarda la costanza dell’assorbimento sonoro ma per mio conto un po’ troppo sottile per essere efficace, visto le dimensioni del cabinet e il diametro del woofer.

 

 

 

Il filtro crossover è montato su di una basetta direttamente sulla morsettiera posteriore. La componentistica  impiegata è chiaramente indice dell’economia prevista per la realizzazione : bobine con filo di diametro molto piccolo, condensatori elettrolitici anche in serie a midrange e tweeter, lay-out circuitale abbastanza casuale e alcuni componenti montati dal di sotto, sul lato piste e fissati in maniera approssimativa ( le saldature delle resistenze erano ricavate su piazzole di rame “grattate” col cutter e fatte “alla bisogna”).

 

Il cablaggio interno è realizzato con cavo di qualità sufficiente ma di sezione veramente esigua, almeno per quanto riguarda le richieste energetiche del grosso woofer e rappresenta a mio avviso una strozzatura in termini di dinamica ottenibile in bassa frequenza.

 

 

Gli altoparlanti utilizzati sono un woofer da 15 pollici, cono in cellulosa e sospensione esterna in vistoso foam rosso, cestello in alluminio di buona foggia ma senza alcuna finitura, un midrange da 5 pollici in carta, con piccola ogiva direttamente attaccata al cono invece che sul polo centrale, cestello in lamiera e magnete di piccole dimensioni, tweeter in cupola metallica con leggero caricamento a tromba fornito dalla flangia frontale e rifasatore meccanico sulla cupola.

 

All’ascolto i diffusori evidenziano una buona dinamica generale, una notevole efficienza e una estesa risposta in frequenza, ma una certa preminenza del midrange in alcuni passaggi e una performance del tweeter non troppo convincente nella riproduzione del “ride” della batteria e nei passaggi più fini.

 

Alle misure acustiche viene evidenziata una leggera enfasi nella gamma 1-3KHz ma una risposta tutto sommato piuttosto regolare nell’intervallo 200Hz-20KHz segno che nonostante le numerose scelte dettate dal contenimento del prezzo, il progetto del diffusore è valido e vi sono ampi margini di miglioramento.

 

Adesso passiamo a descrivere i vari interventi effettuati per migliorare le prestazioni sonore dei diffusori.

 

Premetto che le marginali modifiche alla rete di crossover che vedremo in dettaglio tra poco sono state fatte al fine di venire incontro alle richieste specifiche del signor Giovanni, scelte che comunque , seppur mirate a un miglioramento in termini soggettivi, hanno portato a un significativo ed oggettivo miglioramento globale del suono del diffusore.

 

Per prima cosa ho provveduto a rinforzare la struttura del cabinet laddove i moti di vibrazione si facevano sentire maggiormente, ovvero i fianchi. Ho provveduto a inserire una tramezza adeguatamente forata al fine di unire rigidamente i due fianchi e spezzare un poco le onde stazionarie all’interno del cabinet.

 

 

La tramezza ha dimensioni 390x160mm ed è forata con una fresa a tazza da 50mm di diametro. Essa è stata appoggiata sui piccoli travetti di rinforzo laterali originariamente presenti nel cabinet e il tutto viene poi abbondantemente incollato assieme.

 

 

 

 

Poi ho posto due pannelli di assorbente acustico del tipo poliuretano espanso bugnato da 4 cm di spessore sui fianchi direttamente investiti dalla radiazione posteriore del woofer. Il pannello originale inferiore, il quale copre anche una parte dei fianchi,  è stato staccato, ripiegato in tre parti e posto sul fondo del diffusore, in maniera da ottenere un pannello di una certa massa, spessore ed efficacia di assorbimento. Operare con l’assorbente acustico non è sempre facile, bisogna eseguire parecchie prove e misurazioni, una quantità insufficiente di assorbente determina una timbrica troppo asciutta del basso e medio-basso, vice versa una eccessiva quantità di assorbente o una sua collocazione in punti sbagliati determina una perdita eccessiva di assorbimento e una timbrica povera e spenta. Per cui vale assolutamente la pena spendere un po’ di tempo nel scegliere con cura quantità, tipologia e posizionamento dei pannelli di assorbente all’interno del box.

 

 

Il filtro crossover è stato smontato dalla vaschetta. E’ stata sostituita la bobina di filtro del woofer con un elemento di pari valore induttivo e resistivo ma dal diametro del filo di 1,0 mm e con nucleo in aria anziché su pacchetto di lamierini. Visto le dimensioni ben maggiori della nuova bobina, la basetta originale è stata allungata mediante una seconda basetta rigidamente avvitata sulla prima.

 

 

 Il Lay-out circuitale è stato completamente rivisto, ora non vi sono più componenti montati su lato piste, la resistenza della cella di Zobel del woofer è stata sostituita con un componente anti-induttivo. I condensatori in serie al tweeter sono stati sostituiti con componenti in poliestere e polipropilene metallizzato e la resistenza di attenuazione bypassata con un ulteriore elemento da 1 uF in poliestere. Anche la posizione del PTC di protezione è stata modificata e ora si trova direttamente a contatto del tweeter. Tutti i componenti di filtro sono stati fissati con colla per impedire che eventuali vibrazioni meccaniche possano divenire elettriche. La nuova disposizione dei componenti e le accresciute dimensioni hanno comportato che il filtro venga ora posto avvitato direttamente sulla schiena del diffusore e staccato dall’originale locazione sulla vaschetta portacontatti.

 

 

N.B : per dovere di cronaca vi informo che NON riporto lo schema elettrico del filtro perché non ho una “manleva” scritta da parte della casa madre che mi autorizzi a pubblicarlo  senza rischiare di imbattermi in problemi legali .

 

Il cablaggio è stato completamente sostituito. Per il woofer è stato adottato un cavo VAN DEN HUL da 3 mm di diametro ( 9 AWG ) e con il polo freddo e caldo intrecciati tra loro, al fine di renderlo virtualmente anti induttivo. Per il midrange e tweeter è stato scelto un ottimo cavo OFC della G&BL, da 2 mm di diametro ( 12 AWG ). Tutti e tre i cavi hanno uguale lunghezza per non sbilanciare elettricamente il circuito bidirezionale. Terminali fast-on in rame stagnato completano la dotazione. Anche il cavo che va dalla vaschetta portacontatti al filtro è stato sostituito, maggiorato e implementato in qualità.

Ho inoltre sostituito il materiale assorbente posto nel piccolo cilindro di cartone in funzione di volume di carico e separatore del midrange. In origine esso era riempito di Dacron ma ho constatato che i cascami di tessuto sciolti avevano un effetto marcato sull’intelligibilità della voce, per cui visto che ne avevo ancora una piccola quantità proveniente da uno smontaggio di una vecchio diffusore, ho deciso di utilizzarlo, la quantità utilizzata è comunque simile all’originale in Dacron.

 

 

 

Rimontato il tutto e verificato la funzionalità delle modifiche introdotte, dopo qualche ora di rodaggio ho provveduto a una serie di misure acustiche  e a una breve prova di ascolto.

 

La risposta appare ora molto regolare, in ambiente è evidente l’esuberanza del basso ( ci sono i 20Hz allo stesso livello dei 20KHz ) e i limiti del mio piccolo ambiente di ascolto ( 18mq circa ) ma la prestazione sonora è stata lo stesso ottima per un livello di ascolto non esuberante.

 

 

La risposta MLS è di gran pregio, i tagli introdotti dal filtro crossover sono invisibili a video ( e virtualmente inudibili ) la fase minima è sempre vicina allo zero, il diffusore mostra una buona performance anche per quanto riguarda alla risposta a 15 gradi orizzontali, segno che il tweeter lavora con dovizia. E’ comunque visibile il limite superiore di questa unità a cupola metallica, limite dovuto anche dalla presenza dell’ostruzione data dal rifasatore acustico, che, se da un lato regolarizza l’emissione dall’altro provoca un’occlusione meccanica la quale inficia l’emissione della gamma altissima.

 

 

 

La misura della distorsione di seconda e terza armonica mostra valori contenuti anche per un livello intorno ai 95 dB SPL mentre la ETC ( energy time curve ) mostra come in circa 5 millisecondi si smorzi l’impulso primario e come le code risalgano in livello per via di un grande woofer non facile da frenare e di un largo box che non è proprio il massimo in  termini di rigidità e smorzamento.

L’impedenza elettrica assume valori tranquillizzanti e non impedisce l’impiego di amplificatori anche difficili. Semmai quello che non deve mancare al finale di potenza  è la corrente, altrimenti il generoso woofer da 15 pollici se ne va a spasso per conto suo…..perciò non fate il grossolano errore di pensare che, visto l’alta efficienza, si può anche utilizzare il solito striminzito monotriodo…

 

 

 

 

 

Il suono ora ha preso corpo e spessore. Il woofer pare respirare molto più a fondo rispetto a prima e la possanza dell’emissione è veramente notevole. La scena è buona ma non buonissima a causa dell’elevata larghezza del pannello frontale, il microcontrasto è veramente ottimo e il tweeter ora riesce ad essere definito e dettagliato ma non aspro. Diciamo che ora il diffusore suona decisamente meglio e pare di una classe superiore. Riesce ad unire dinamica e efficienza con una buona raffinatezza generale. Il cambiamento c’è stato ed è molto, molto evidente anche con un upgrading tutto sommato piuttosto contenuto.

Personalmente mi pongo questa domanda. Se il diffusore fosse costruito in partenza in questa maniera, esso probabilmente costerebbe un prezzo superiore di solo 50-100 dollari ma le prestazioni sonore lo potrebbero collocare ad un livello decisamente superiore… perché non pensarci seriamente per un futuro restyling ?

 

Buoni ascolti da Alberto.

 

STUDIO ELETTROACUSTICA AUDIOJAM2
di Bellino Alberto
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Da Alberto,  un ringraziamento speciale a Davide Sbisà per lo spazio a me fornito su questo sito.


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Tanti lavori di Alberto:

 

http://www.audiocostruzioni.com/a_d/diffusori/i-manuali-di-alberto.htm


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