Come tarare il  giradischi di Francesco

 

 

 

Di cosa si tratta:

Istruzioni di come tarare un giradischi

Chi lo ha scritto

Francesco Margiotta  f.margiotta@tsf.it

Prefazione:

Dobbiamo ringraziare Francesco da Prato che ci ha fatto dono di questo manualetto molto molto comodo , adatto alla comprensione di alcune tecniche per tarare al meglio il nostro giradischi.

E una delle pagine più viste del sito  con almeno ( ad oggi agosto 2006 ) 15.000  visite

Per chi non conosce Francesco, vi consiglio di visitare  questa pagina , cosi comprenderete meglio la sua filosofia...

Intanto godiamoci questo bel manuale... e come sempre se avete consigli ecc ecc  scriveteli sotto. ciao a tutti Davide S


Ciao Davide, è molto che non ci sentiamo. Ti ricordi me? Francesco a Prato?

Dopo molte difficoltà e vincendo la mia tanta pigrizia, ho messo a punto queste poche righe in allegato che potranno essere utile a chi voglia tarare il proprio giradischi.

Ti invio il file perché tu, se lo ritieni adatto e/o utile, possa pubblicarlo sul tuo sito.

Non lo so . Vedi tu.  Ciao e tanti cari saluti

Francesco  

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Da appassionato del supporto analogico, il mio obiettivo ultimo è sempre stato quello di mettere a punto il sistema giradischi/braccio/testina in maniera ottimale. In quest’ambito reputo che l’occhio umano rappresenti l’anello debole della catena, conducendo ad esiti alquanto approssimativi.

Ho acquistato spesso dime e/o altri accessori che alla fine mi facevano sentire più simile a Pinocchio, di nuovo caduto nella rete del gatto e la volpe, anziché ad un audiofilo che aveva compiuto un passo avanti verso la condizione di esatta taratura del proprio front-end.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta quando, fuorviato dalla pubblicità che ne decantava le ataviche virtù, ho acquistato un famoso disco in plastica rigida che doveva permettermi di tarare alla perfezione tutti i parametri del sistema braccio/testina: peccato però che tutta questa intergalattica precisione si basava sul grado di accuratezza con cui il mio occhio determinava il centro dell’articolazione del braccio.

ASSURDO!!!!

Stiamo parlando di oggetti che sono hanno dimensioni nell’ordine della frazione di millimetro (solco del disco e diametro dello stilo) e precisione di lavorazione del micron (cuscinetto del braccio o del piatto) e ora mi si chiede di puntare ad occhio il centro (che non vedo) dell’articolazione del braccio (che non vedo).

Mi chiedo e vi chiedo: di quale braccio si vede il centro dell’articolazione per poterlo centrare ad occhio? E se detta articolazione fosse in qualche modo visibile, la precisione del mio occhio sarebbe confrontabile col grado di lavorazione delle sue parti meccaniche in modo da effettuarne una regolazione precisa?

Basta! Non ne posso più! Siamo appassionati, mica scemi!

Mi sono, perciò, messo al lavoro per dotarmi di mezzi sufficienti ed adatti per montare finalmente bene la mia testina o che almeno mi permettessero di avere una sufficiente precisione di taratura, senza ricorrere a mezzi effimeri e senza svenarmi.

A questo scopo è indispensabile avere:

·        un foglio di carta millimetrata (meglio se del tipo stampato su cartoncino),

·        una lente d’ingrandimento,

·        tanta pazienza.

I primi due oggetti sono facilmente acquistabili in cartoleria; la pazienza……….spiacente, o si ha o non si ha. E ce ne vuole tanta!

Vorrei premettere che:

·        quanto di seguito esposto si riferisce al set-up del mio braccio SME 312 : tali operazioni sono pari pari applicabili agli altri bracci della serie 300 e, con poche modifiche, a tutti i bracci SME e quelli di altre marche con shell smontabile;

·        i principi esposti sono comunque validi ed applicabili a qualsiasi altro braccio: basta un po’ di fantasia e buona volontà;

·        ribadendo la sostanziale differenza concettuale tra le entità fisiche di forza, coppia e momento, è stato utile, nel corso dell’esposizione, inglobare spesso tra loro questi concetti per rendere l’esposizione stessa più diretta e concisa. 

 

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  ·    Horizontal Tracking Angle

 

Comunemente si crede che sia sufficiente allineare il corpo della testina con l’asse dello shell per minimizzare l’errore di tangenza, assumendo implicitamente che il corpo della testina sia allineato con l’equipaggio mobile ed, in particolare, assumendo che l’asse del cantilever coincida con quello del corpo della testina. In sintesi poniamo per certo che il cantilever sia centrato rispetto all’equipaggio mobile, che a sua volta è allineato con il corpo esterno. Premesso che ciò non sempre è vero nelle testine nuove, tanto meno è vero quando la testina è usata, perché in tal caso l’usura e la deformazione della sospensione, per effetto delle forze di appoggio e di skating/antiskating, hanno modificato la posizione del cantilever rispetto all’equipaggio mobile ed al corpo della testina.

L’allineamento relativo equipaggio mobile/cantilever è cosa che sfugge a noi esseri normali e va effettuato a cura di persone specializzate dotate di strumenti adeguati. Siamo, perciò, costretti ad assumere che il cantilever sia ben posizionato rispetto all’equipaggio mobile ed ai magneti e bobine che lo costituiscono.

Concludendo, ciò che alla fine ci serve ed è veramente utile, è un oggetto che permetta l’allineamento del cantilever rispetto allo shell: ecco la mia dima.

 

 

Ho incollato un pezzo di carta millimetrata su un pezzo di legno e praticato due fori, in corrispondenza delle viti di serraggio, in modo da poterci adagiare lo shell con la testina montata.

Alle due estremità della carta millimetrata si fissano due spilli o aghi (o qualsiasi altra cosa la fantasia arrivi a suggerirvi) su cui tendere un filo, facendo attenzione che il filo sia allineato con la carta millimetrata. Aiutatevi con una lampada piuttosto forte e l’ombra proiettata dal filo e dai supporti: se le ombre dei due supporti sono allineate col reticolo della carta millimetrata, lo è anche il filo attaccato ai due supporti.

Tendete bene il filo.

Ora posizionate sulla dima lo shell, comprensiva di testina montata, in modo che sia allineato con il reticolo della carta millimetrata e, con l’ausilio della lente d’ingrandimento, controllate che il corpo della testina sia allineato con il reticolo ed il cantilever della testina col filo.

Può accadere che:

o       shell e testina non sono allineati: con piccoli movimenti spostate la testina finchè il sistema shell/testina risulti allineato col reticolo e quindi verificate la posizione del cantilever;

o       shell e testina sono allineati ma il cantilever non è in asse col filo: spostate la testina finchè il cantilever risulti allineato col filo e lo shell col reticolo, ignorando la posizione del corpo della testina.

Il lavoro è lungo e richiede molta pazienza.

L’uso della lente d’ingrandimento se da una parte ha il vantaggio di amplificare il grado di precisione dell’operazione, ha dall’altra lo svantaggio di affaticare la vista; per cui non vi intestardite nel voler finire presto l’operazione, ma prendetevi tutto il tempo necessario e concedete sufficienti soste ristoratrici ai vostri occhi.

Il risultato ripagherà ampiamente i vostri sforzi.

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·        Azimuth

In proposito ci sono due scuole di pensiero:

1.      shell integrato col braccio, che non permette la regolazione dell’azimuth;

2.      shell mobile, che permette tale regolazione.

Entrambe sono posizioni rispettabili che privilegiano alcuni parametri a fronte di altri. Personalmente preferisco uno shell che mi lasci l’opportunità di intervenire anche su questo grado di libertà della mia testina, attestata l’eccessiva tolleranza di alcuni costruttori nella costruzione dei gusci delle testine (materiali, deformabilità, consistenza, ecc. ecc.).

Coloro che possiedono bracci che ricadono nella tipologia  1)  (tipicamente Linn e Rega) possono intervenire (ma solo se devono montare testine non Linn) interponendo un piccolo pezzo di cartone pressato tra shell e testina e, dosando la forza di serraggio tra le due viti, regolare l’azimuth.

So già che in questo momento qualcuno, trasalendo sulla sedia, starà invocando l’intervento della dea Rigidità, che non esiterà a scagliare su di me il suo anatema perchè ho osato violare il sacro vincolo dell’integrità strutturale. Vorrei però spiegare che il cartone pressato è un materiale dotato di cedevolezza macroscopica, ma molto rigido a livello microscopico allorché viene ulteriormente pressato tra testina e shell (vedi più avanti il punto “Piccoli trucchi”).

Il mio SME 312 presenta lo shell rimovibile e la possibilità di regolare in modo fine l’azimuth della testina rispetto alla superficie del disco.

Servono:

·        foglio/pezzo di carta millimetrata,

·        uno stuzzicadenti,

·        nastro adesivo.

Togliete dal piatto il disco ed eventualmente anche il tappetino se è di tipo soffice (feltro e simili) e abbassate la testina.

Attenzione a non strisciare inavvertitamente la testina sul piatto durante le prossime operazioni.

Fissate lo stuzzicadenti alla parte superiore dello shell con il nastro adesivo.

Dopo aver misurato la larghezza del portatestina, ritagliate nella carta millimetrata una finestra di tale dimensione per potervi inserire lo shell.

A questo punto, sempre con l’aiuto della cara e della fedele lente d’ingrandimento, traguardate lo stuzzicadenti col reticolo della carta millimetrata. E il gioco è fatto.

Anche in questo caso l’uso della lente d’ingrandimento, soprattutto in abbinamento con una luce potente, può affaticare la vista, per cui non vi ostinate a voler concludere presto l’operazione. Prendetevi tutto il tempo necessario e lasciate riposare gli occhi.

 

 

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·        Vertical Tracking Angle

 

Dopo aver reinstallato il tappetino ed aver posto sul piatto il disco più doppio che avete, abbassate la testina e con l’ausilio di carta millimetrata e lente d’ingrandimento traguardate di nuovo la parte inferiore dello shell, alzando ed abbassando il braccio.

 

 

 

Non vi preoccupate se, durante l’ascolto di dischi più sottili, il braccio potrà apparire più o meno appeso. La testina si troverà meglio a tracciare in tale posizione che nella posizione opposta, qualora aveste tarato il VTA di riferimento con il disco più sottile della vostra raccolta.

Correttezza vorrebbe la ripetizione della taratura del VTA per ogni disco. Per il momento tralascio tale operazione per non ammattire, rimandandola a quando potrò disporre di un braccio con VTA facilmente regolabile (VPI, Triplanar, ET) ed approntare una tabella dei valori del VTA in funzione del diverso spessore dei dischi.

 

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·        Antiskating

 

Vi dico subito che qui non ho escogitato alcun marchingegno, ma voglio solo permettermi di dare qualche consiglio/suggerimento/avvertenza su un argomento che vedo sistematicamente sorvolato e mai affrontato in modo utile e concreto.

L’antiskating è la forza che viene applicata al braccio per contrastare la forza di skating, che tira il braccio verso il centro del disco.

Più precisamente:

l’antiskating è una coppia che viene applicata in corrispondenza del fulcro del braccio per contrastare il momento prodotto dalla forza di skating, che tira il braccio verso il centro del disco.

Durante il suo moto, sul cantilever agiscono due forze: la forza di appoggio e la forza di attrito. La prima viene assorbita dalla deformabilità verticale del sistema braccio/testina, così come avverrebbe per la seconda se la testina fosse coassiale rispetto al braccio e sempre tangenziale rispetto al solco (come avviene nei bracci tangenziali con la loro deformabilità assiale). Avviene, invece, che in tutti i bracci imperniati la forza di attrito esercita un momento (rispetto al centro dell’articolazione) per effetto dell’angolo di offset (grandezza costante e caratteristica di progetto del braccio) e dell’errore di tangenza dello stilo rispetto al solco (grandezza variabile lungo la traiettoria disegnata dalla testina). Tale forza, inoltre, varia nel corso del tracciamento del solco anche per effetto dell’accelerazione angolare, presente per la continua variazione della distanza dello stilo dal centro del disco.

Si desume quindi che la forza di skating è variabile lungo la facciata di un LP, per cui è meglio lasciar perdere i luoghi comuni o i concetti fantasiosi per cui la forza di antiskating andrebbe impostata secondo un valore pari a quello della forza d’appoggio o all’8-10% di tale forza. Sinceramente non conosco bracci (tranne il Morsiani) che prevedono un’applicazione variabile della forza di antiskating.

Io agisco in questo modo:

  1. imposto un valore di massima che mi permetta di avere una scena sonora centrata lungo l’intera durata della facciata di un disco;

  2. imposto il controllo di mode del mio pre in modo da ascoltare uno solo dei due canali;

  3. ascolto alcuni dischi che reputo di riferimento e regolo l’antiskating al valore minimo che non mi faccia udire distorsioni;

  4. ripeto la prova ascoltando con l’altro canale;

  5. riporto il controllo di mode sulla sua posizione normale (Stereo) e riascolto i predetti dischi per controllo affinando, se necessario, la regolazione dell’antiskating con piccoli interventi.

Purtroppo non esistono valori da consigliare, ma posso dire che in bracci lunghi il valore finale di antiskating è tendenzialmente più basso rispetto all’analogo corto; così come avviene col mio SME 312 (lunghezza 12”) rispetto a quanto necessario sull’analogo SME 309 (lunghezza 9”), confermando che ad errore di tangenza minore corrispondono valori di antiskating minori.

Un’osservazione che è anche un invito a riflettere.

Leggo da più parti che alcuni costruttori non installano sui loro bracci alcun dispositivo per la gestione della forza di antiskating perché sarebbe inutile con testine che adottano alti valori della forza di appoggio o sofisticati tagli del diamante, che abbassano la pressione sulle pareti del solco e, quindi, l’attrito; oppure che sarebbe trascurabile l’azione della forza di skating/antiskating  in presenza di testine poco cedevoli.

Concludo l’argomento invitando a fare attenzione perché:

·        dato un braccio imperniato, la forza, che da luogo alla coppia di skating, è direttamente proporzionale alla forza di appoggio mediante il coefficiente di attrito solco/stilo, per cui a valori crescenti della forza di tracciamento corrispondono valori altrettanto crescenti della coppia di skating;

·        la forza, che da luogo alla coppia di skating, è correlata alla forza di attrito e non alla pressione (forza diviso area di contatto) per cui, a parità di forza d’appoggio, la forza di skating rimane costante indipendentemente dall’area di contatto (vedi tipo di taglio o profilo) del diamante col solco, cosa che, invece, influenza sicuramente l’usura del disco.

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 ·        Piccoli trucchi

 

o       Se sentite che il vostro sistema suona insistentemente acidulo e stridente in gamma alta, provate a sostituire le diffuse viti in alluminio, con cui abitualmente viene montata la testina sullo shell, con altre in ottone. Ne uscirà un suono molto smooth, che potrà non piacere agli amanti della vividezza e dello scintillio, ma che è sicuramente più neutrale ed accurato.

 

 

o       Talora può essere utile interporre un pezzo di carta tra testina e shell allo scopo di spezzare la continuità strutturale e le risonanze che si trasmettono. Tale accorgimento ha avuto risultati alquanto alterni, rivelandosi tendenzialmente più utile quando applicato a shell piuttosto leggeri.

 

o       Non ho mai apprezzato i vari premidischi/spianadischi/pressadischi di diverse centinaia di grammi che vanno a sollecitare, a mio parere oltre il dovuto, il cuscinetto reggispinta del piatto, senza voler considerare le varie implicazioni di carattere energetico che un tale dispositivo innesca (picchiettate sulla superficie di un disco con e senza il peso e sentite la differenza); per cui ho pensato di costruirmi un oggetto che, senza sollecitare il cuscinetto del mio giradischi, riuscisse a smorzare/dissipare le vibrazioni del vinile durante la lettura. Ho acquistato in un negozio di bricolage un pezzo di legno, ivi reperibile nelle più strane fatture, sulla cui faccia inferiore, a contatto col disco, ho incollato un pezzo di sorbothane (ma è indicato qualsiasi tipo di materiale smorzante tipo gomma, feltro e affini).

 

 

Un consiglio, valido in assoluto quando si iniziano le operazioni di taratura di un giradischi analogico e che vale ancor di più quando si maneggiano oggetti così piccoli come testina, shell e dima e si fa uso della lente d’ingrandimento, soprattutto insieme con una forte sorgente di luce (sempre raccomandabile per siffatte operazioni): tra un’operazione e l’altra, lasciate riposare gli occhi. Si stancano facilmente ed è meglio impiegare un po’ più di tempo, anziché essere successivamente costretti a ripetere di nuovo qualche procedimento    Francesco    f.margiotta@tsf.it

 

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