Pagine Utili

 

Pippo  ci parla delle connessioni bilanciate Bilanciatori e altro

 1° parte

 

 

L'amico Pippo   ci  ha mandato  questo interessante  articolo , una cosa utile  che ci aiuta a capire qualcosa di piu' sulle connessioni XLR e lancia le basi per la costruzione di un bilanciatore.

 

 

Vi ricordo che Pippo ha una sua  sezione sul sito  dove puo'  rispondere ai vostri piccoli quesiti.

L'amico Risponde

Bilanciatori – “Cavi adattati” etc. etc.

Prima puntata

 

Premessa

A molti, me compreso è capitato di ascoltare un apparecchio (es. lettore cd) dotato di uscite sbilanciate e bilanciate suonare in modo completamente diverso, secondo il tipo di connessione utilizzata.

In alcuni casi fra bilanciato e sbilanciato s’è notata una differenza tale da far sì di credere di trovarsi ad ascoltare addirittura due apparecchi diversi.

In ogni caso, la costante, posto che tanto la sorgente, quanto l’amplificatore siano dotati di connessioni bilanciate “serie” è che questo tipo di collegamento è mooooooolto più performante rispetto uno di tipo sbilanciato o pseudobilanciato.

Chi volesse fare un serio approfondimento dell’argomento, è invitato caldamente ad andare a leggersi i numeri di Dicembre e Gennaio di Audioreview denominati Il Bilanciatore che sicuramente renderanno giustizia a tutte le domande che possono essere poste sull’argomento.

 

Post premessa

Devo sinceramente dire che negli ultimi due anni da appassionato utilizzatore, pian piano mi sono trasformato in appassionato sperimentatore.

I motivi di tale metamorfosi credo si celino dietro la cronica mancanza di denaro che fatalmente affligge chi come me “campa” di solo lavoro ma che nonostante tutto non si accontenta della sola sbobba di cui molti si nutrono, ma che contemporaneamente crede fermamente che il senso della vita stia anche nel credere in qualcosa di bello ed immutabile come la musica.

Ora, rimettete in tasca i fazzoletti che avete preso dopo aver letto quanto prima e parliamo di cose terra terra.

La premessa a tutto quello che segue nasce dalla constatazione diretta che in un impianto stereo al di là di tutto quello che si può dire in merito all’interfacciamento ampli-diffusori, alle cosiddette sinergie tra i vari componenti etc. un ruolo essenziale viene svolto dalle connessioni a livello di segnale.

Posto che a questo punto qualcuno mi abbia già tacciato di plagio d’invenzione dell’acqua calda, credo sia quanto meno opportuno fare una constatazione di fatto, di cui già s’è parlato a proposito della fase elettrica, ovvero che le differenze di potenziali tra ingressi di un apparecchio (es. cd) ed un altro (es. pre, oppure ampli integrato) sono sicuramente deleterie, in quanto la differenza di potenziale elettrico tra uscita ed ingresso vengono in pratica risolte a livello dei cavi di segnale.

La conseguenza di tutto ciò implica il fatto che i cavi oltre a condurre segnale, servono anche per risolvere a livello dello schermo la differenza di potenziale ma anche (e qui introduco quanto poi diremo a proposito dei cavi “adattatori”) devono sopperire alle differenze d’impedenza tra segnale in uscita (cd player es.) e segnale in ingresso (es. integrato).

A parte la solita tiritera sulla fase elettrica, cui bisogna dare la giusta importanza, ad onta di quello che sostiene qualche arguto buontempone, le soluzioni che si propongono non volendo spendere necessariamente molti soldi sono due, costruirsi un circuito di bilanciamento o costruirsi un “cavo adattato”.

Come ho già detto in premessa, chi  volesse conoscere meglio i presupposti di tutto ciò può leggersi i numeri di Dicembre e Gennaio di Audiorewiev contenenti gli ultraesaustivi articoli dell’Ing. Fulvio Chiappetta sull’argomento.

 

La connessione bilanciata in sintesi

 

La differenza sostanziale fra una connessione sbilanciata (es il classico cavo costituito da “polo caldo” e massa, che in genere funge anche da schermo), ed una bilanciata consiste nel fatto che in tale tipo di connessione il segnale viene trasmesso su due conduttori ma con polarità opposta rispetto un terzo terminale che nel caso specifico ha anche funzione di massa.

Nella connessione bilanciata i segnali di interferenza (disturbo)  influenzano, sarebbe meglio dire “viaggiano” su ognuna delle due linee del collegamento bilanciato nella medesima misura e, quindi, il suddetto disturbo all’uscita della linea è presente sui due capi con la stessa fase (verso della corrente), ma nello stesso tempo il segnale (pulito) viaggia sui medesimi fili seppure con polarità opposta.

Per far sì che il sistema discerna il suono pulito dal sistema disturbato, ovviamente occorre che sia dotato d’un sistema di ricezione che rimetta la cose a posto (scusate il linguaggio terra terra ma è quello che mi ha fatto capire subito di cosa stiamo parlando).

Tale sistema viene realizzato negli apparecchi multimiliardari della solita famiglia MLCJJRCLAXE’ECHIPPIUNEHAPIUNEMETTEBUTTANDOUNABARCADISOLDI, tramite un cosiddetto amplificatore differenziale, che quando và bene è un vero circuito che sdoppia il segnale nel modo in cui è descritto sopra, quando và male è il solito operazionale calibrato ad hoc con tutte le conseguenze del caso.

In ambedue le circostanze viene quanto meno aggiunto qualcosa che si somma all’originale col legittimo dubbio che in tutto questo bel maremagnum buona parte del messaggio sonoro originale si vada a far benedire.

Questo è uno dei motivi per cui molti audiofili davanti a certi apparecchi, anche alcuni di quelli che fanno parte della casta dei prodotti suddetti, hanno spesso trovato meglio suonanti le connessioni sbilanciate rispetto quelle bilanciate, che se mal progettate risultano assolutamente deleterie.

Tuttavia il buon senso ci porta inevitabilmente a concludere che il trasferimento di segnale bilanciato sia intrinsecamente migliore di quello sbilanciato (in tale gruppo si intendono incluse anche le categorie intermedie (tipo “stelle”, semibilanciati, doppi schermi etc. etc.)

La soluzione tecnicamente migliore ed anche la più conveniente è quella di dotarsi di un aggeggio che nelle due puntate a lui dedicate su Audioreview di Dicembre e Gennaio è stato definito BILANCIATORE.

 

IL BILANCIATORE

 

 

Per tutti quelli che ne masticano d’elettronica, a questo punto potremmo anche non aggiungere più nulla, in quanto la voluta genericità con cui ho trattato l’argomento trae origine solo dalla voglia di spingere gli audiofili meno evoluti in questioni puramente scientifiche a cimentarsi nella realizzazione d’un oggetto che realmente rivoluziona il suono della catena audio e che fa strabuzzare gli occhi nel far constatare a tutti come la ricerca di costosissimi cavi con “effetto equalizzatore” non solo sia inutile ma addirittura dannosa

Ora posto che in ultrasintesi il concetto del bilanciatore sia quello di mettere in serie fra uscita di una sorgente (es cd, ma l’esempio vale anche nel caso di connessioni pre out – ampli finale in) ed ingresso di un amplificatore integrato o preamplificatore un trasformatore d’accoppiamento, riassumo le caratteristiche che deve avere il suddetto trasformatore (i dati sono forniti sempre gentilmente dall’Ing. Chiappetta).

 

Rapporto di trasformazione                                1:1

Induttanza del primario                                      > 30 H

Resistenza serie del primario                             circa 100 ohm

Induttanza di dispersione                                   < 7,5 mH

Frequenza di risonanza in assenza di carico      > 50 kHz

Capacità parassita tra gli avvolgimenti              <  nf

Tipo di nucleo                                                     toroidale o a “C” in Mumetal

Massima tensione accettata a 30 Hz                   > V eff.

 

Volendo fare la sintesi della sintesi della sintesi di quanto contenuto negli articoli della suddetta rivista posso dire in pratica che il bilanciatore è un dispositivo che consente di ottenere simultaneamente i seguenti obbiettivi:

  • Opera un isolamento galvanico

  • Riequilibra l'impedenza di uscita del circuito a monte.

  • Incrementa il c.d. rapporto S/N (segnale/rumore)

Volendo oltretutto fare la sintesi della sintesi della sintesi di quanto contenuto negli articoli della suddetta rivista posso dire in pratica che il bilanciatore è un dispositivo che consente di ottenere simultaneamente i seguenti obbiettivi:

  • Opera un isolamento galvanico

  • Riequilibra l'impedenza di uscita del circuito a monte.

  • Incrementa il c.d. rapporto S/N (segnale/rumore)

  • Riduce la "distorsione".

Esistono trasformatori specificamente pensati per cd, per connessioni pre-finale,  ed anche per stadi phono, inoltre sono previsti alcuni particolari trasformatori d’accoppiamento anche per le apparecchiature a valvole (per info WWW.SIAUDIO.IT)

Giusto per avere un’idea visiva di cosa stiamo parlando aggiungo qui sotto l’immagine presa dal sito AUDIONAUTES d’un prodotto, ovvero l’MT 5 che svolge le funzioni di cui sopra

 

 

Chi volesse può anche rivolgersi ad uno dei produttori del cosiddetto Gotha dell’high-end, ovverosia Audio Tekne che produce e commercializza delle “matching machines” con costi decisamente da Audio Tekne (vedi www.audiokit.it).

La costruzione di un bilanciatore non comporta un eccessivo esborso di soldini, anche se non è un prodotto di quelli a “costo zero” o quasi.

Il materiale da procurarsi è il seguente:

·        2 trasformatori d’accoppiamento (uno per canale);

·        4 prese RCA da pannello;

·        2 prese cannon femmina da pannello;

·        2 prese cannon maschio da pannello;

·        un complesso vite + due dadi per costruirsi un presa “ground”

·        un contenitore  (eventualmente anche uno dei tanti made in Sbisà)

Lo schema da utilizzare è quello inserito ad inizio pagina   molto semplice da realizzare, anche se nella prossima puntata vi mostrerò passo passo la realizzazione di un bilanciatore “made in Pippo”.

Vale la pena ricordare fra l’altro che molti apparecchi per audio di utilizzo professionale, come es. alcuni mixer, usano il sistema di accoppiamento a trasformatori per godere dei vantaggi di cui prima.

In moltissime realizzazioni ed implementazioni di tipo tweek vengono fra l’altro applicati questi dispositivi, fra di essi, a puro titolo d’esempio le modifiche per cdp di Roberto della Curti, ma anche alcuni kit della DOCET lasciano aperta la possibilità di posporre ai circuiti d’uscita d’alcuni apparecchi (es. i dac proposti in kit) proprio un accoppiamento a trasformatori utilizzato come bilanciatore.

Nella seconda puntata mostrerò la realizzazione ultrapratica d’un kit.

 

Vai a pag 2      Vai a pag 3

 

 

 

 

    Avete commenti , chiarimenti ,  richieste particolari , scrivete sul forum del sito  vi verra' risposto 

 

Hit Counter

Torna alla pagina iniziale