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La messa in fase
dell’impianto.
Il testo che segue vorrebbe essere un
aiuto al perfezionamento dell’installazione del nostro impianto
hi-fi.
E’ risaputo che la corrente elettrica
è la PRIMA fonte per il funzionamento delle apparecchiature
deputate alla riproduzione della musica. La suddetta corrente è
trasportata da 2 conduttori: il neutro, la fase. Poi c’è anche la
terra che in questo caso non interessa.
Ogni componente hi-fi può funzionare
in qualsiasi modo sia collegata la spina dell’alimentazione a 220
volts. A seconda di come si inserisce la spina l’apparecchio può
essere alimentato in FASE o CONTROFASE. Chiaramente i migliori
risultati si ottengono quando TUTTI gli apparecchi sono collegati
in fase, basta che uno solo sia in controfase che tutta la catena
risulterà collegata in controfase (scusate la ripetitività ma
vorrei essere chiaro).
Gli effetti deleteri che
l’alimentazione in controfase comporta sono vari: in linea di
massima possiamo dire che si ha una perdita di corposità del
suono, una minore profondità di immagine o per meglio dire un
appiattimento generale, minore focalizzazione degli strumenti e
delle voci, insomma il nostro impianto sembra “povero”…
Bene, una volta chiariti gli effetti
del virus vediamo qual è il rimedio: mettere in fase OGNI
componente della catena hi-fi.
Premesso che non sono un esperto in
elettronica, tutt’altro, conosco due procedure per realizzare tale
scopo che mi hanno dato risultati soddisfacenti. Sono entrambe
semplici, una addirittura elementare.
Condizione necessaria è che ogni
componente NON DEVE essere collegato agli altri da nessun tipo di
cavo o connettore, deve essere inserito solo il cavo di
alimentazione.
1° procedura:

Occorrente: 1 giravite cercafase
(costo € 1,50 dal ferramenta).
Collegate il cavo di alimentazione
(SOLO QUELLO), appoggiate il giravite cercafase su un punto del
telaio (ad esempio una vite) e avendo l’accortezza di non toccare
niente (apparecchio, muri e pavimento di casa, altrimenti
scarichereste tutto a terra e sarebbe tutto inutile) accendete il
cercafase poggiando un dito sulla parte metallica superiore. Fatto
ciò vedete che intensità luminosa ha la piccola lampada inserita
nel cercafase.
Ora girate la spina del cavo di
alimentazione. Ripetete la procedura e verificate l’intensità
della lampadina.
Bene l’apparecchio è in fase nella
posizione della spina in cui l’intensità luminosa della lampadina
è MINORE.
2° procedura:

Occorrente: 1 tester (costo circa €
10,00 in un negozio di elettronica).
Collegate l’apparecchio come
descritto in precedenza. Poi impostate il valore di misurazione
del tester sui millivolts. Poggiate il polo negativo sulla solita
vite del telaio e il positivo sul polo caldo (positivo) di
qualsiasi connettore rca (meglio se di uscita) presente sul
pannello posteriore (sempre senza toccare nient’altro). Leggete il
valore.
Ora girate la spina e ripetete la
procedura di misurazione. Il valore minore corrisponde alla
corretta fase dell’apparecchio.
Questa operazione deve essere
ripetuta su ogni apparecchio (ripeto che gli apparecchi non devono
essere collegati tra loro).
Spero che avrete la pazienza di mettere in fase il vostro
impianto, anche perché né trarrete benefici che vi faranno
apprezzare ancora di più il suono delle vostre elettroniche.
Un
saluto cordiale, Andrea.
babylonmusic@tiscali.it
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L'amico Pippo ci manda
questi consigli

Devo dire che ho molto apprezzato il
fatto che qualcuno abbia sollevato il problema della fase
elettrica, non fosse altro perché, almeno in quel di Palermo, fra
una certa cerchia di audiofili non si fa altro che parlare di
giramenti di spine (con conseguente giramento di altre cose).
La spiegazione data da Andrea è
abbastanza puntuale ma a mio avviso abbraccia solo una piccola
parte della problematica.
Mi spiego meglio.
La fase elettrica è in effetti una di
quelle cose che và curata, pena un certo depauperamento del suono
finale dell’impianto, ma in realtà da sola non và più di tanto ad
influenzare il suono suddetto, se mai La vera storia è un altra e
si riassume nella seguente domanda:
Come interagiscono i vari apparecchi
fra di loro al variare della fase elettrica?
Utilizziamo la metodologia indicata da
Andrea avendo cura di avvalerci di multimetro digitale (vanno
benissimo i cinesi da 10 euro) e di avere impostato il suddetto su
VAC scegliendo la sensibilità più bassa possibile (la corrente
dispersa dal telaio è per appunto di tipo alternato) e facciamo un
esempio.
Poniamo caso, non uso volutamente
valori reali ma solo valori numerici ipotetici, che l’alternata
dispersa per il tramite del telaio dell’amplificatore del nostri
impianto venga misurata su un valore uguale a +1 con la spina
girata in un senso e +3 con la spina girata nell’altro senso.
Mettiamo un pezzo di nastro isolante
rosso sul verso con valore 1 e uno di un altro colore magari
bianco sul verso di valore +3.
A questo punto dovremmo concludere che
il giusto verso della spina è quello che ci dà valore +1 ossia
quello più basso.
Bene, adesso andiamo a fare la stessa
operazione sul lettore cd, qui avremo, sempre ad esempio, con la
spina girata in un verso valore +5 e con la spina girata
nell’altro verso valore +6.
Facciamo l’operazione di prima e
quindi nastriamo di rosso il verso valore +5 e di bianco il verso
valore +6.
Se il “discorso” fase elettrica fosse
di quei fenomeni di tipo assoluto, si arriverebbe alla conclusione
che i due apparecchi ampli e cd dovrebbero essere collegati fra di
loro nella posizione che rispetta sulla ciabatta di alimentazione
la perfetta simmetria rosso – rosso, bianco – bianco.
Attenzione però che qui viene il
bello.
Se la spina dell’ampli è inserita nel
verso in cui assume il valore misurato più basso, come quella del
cd, noteremo che le due misurazioni ci danno un valore di +1 per
l’ampli e +5 per il cd, quindi la differenza di potenziale
chassis-polo caldo misurata nei i due apparecchi, e
successivamente confrontata ci darà come valore finale 4 (5-1).
Nel momento in cui colleghiamo ampli e
cd per il tramite del cavo di segnale la differenza di potenziale
si annulla per il tramite della calza che in genere fa da schermo
nei predetti cavi e, che nei casi di connessione sbilanciata o
pseudo bilanciata, si porta appresso anche il segnale audio, per
cui tanto più alto è il valore di corrente che la suddetta calza
dovrà andare ad annullare, tanto maggiore sarà il degrado che
introdurrà nel segnale stesso.
Ora, visto che abbiamo però misurato
anche altri valori, ci accorgiamo che l’ampli con la spina girata
nel verso segnata dal colore bianco (valore + alto) +3 e il cd con
la spina anch’essa inserita nel verso segnata dal colore
bianco (valore + alto) +6 ci danno una differenza di valori pari
a 3
(6-3).
Ciò vuol dire che in questa
configurazione del verso delle spine, il cavo di segnale per il
tramite della calza dovrà minimizzare la differenza fra i diversi
potenziali delle apparecchiature collegate col valore più basso,
ed anche da un punto di vista strettamente pratico (ascolto) si
otterranno in tal senso i migliori risultati.
Rimane ovviamente il fatto che la
schermatura propria dei cavi sbilanciati in ogni modo risolve la
faccenda differenza di potenziali con tutto quello che ne
consegue, oltretutto il cavo in se e per se diventa anche
ricettacolo di tutta una serie di schifezze a livello di
interferenze etc. etc.
A ciò si può rimediare per il tramite
dei dispositivi di matching come quelli proposti ad es. da Audio
Tekne o da Audionautes oppure si può provare ad autocostruirsi un
dispositivo del genere partendo magari dai famosi trasformatori
d’accoppiamento come quelli proposti da SI audio ad un prezzo
moooooooooooooooolto più ragionevole.
Oltretutto, oserei dire finalmente,
gli autocostruttori di cavi di segnale possono finalmente
sbizzarrirsi con le varie di tipologie di costruzione
preoccupandosi di quello che poi sarà il migliore risultato in
termini assoluti e non mediato dalla caratteristica intrinseca
della singola realizzazione a risolvere nei modi migliori quanto
abbiamo discusso fino ad ora.
Magari qualche cavo di segnale
frettolosamente messo da parte, verrà “riesumato” e si dimostrerà
migliore più di quanto avessimo sospettato.
Edgar edgarnew@mybox.it
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Francesco ci manda questo
avvertimento da non sottovalutare
Ciao, Davide.
Mi sono imbattuto nel sito Autocostruzioni e l'ho ritenuto molto
interessante.
Sono anch'io un appassionato di musica e tutto ciò che gira
intorno, autocostruzione compresa.
Sono anche un appassionato di elettronica ed elettricista
installatore e, a tal riguardo, leggendo "La messa in fase
di Andrea", mi sono un pò preoccupato e da quì lo spunto di
scriverti:
questa mia non vuole essere una critica, me ne guarderei bene, ma
vuole solo essere un chiarimento.
Veniamo al dunque: Andrea spiega come mettere in fase l'impianto
Hi-Fi partendo dalla rete di alimentazione che, specifico, è
a "corrente alternata" ad una frequenza di 50 Hz. Ebbene,
innanzitutto vorrei chiarire che se poggiando un cercafase
sul telaio di un apparecchio elettrico e si dovesse
accendere la lampada a scarica voltaica (è così che si chiama la
lampadina del cercafase), raccomando di non toccare assolutamente
il telaio, di togliere la spina e portare immediatamente
l'apparecchio in assistenza poichè c'è rischio di scosse
elettriche per dispersione (indipendentemente da come
suona).
La lampada del cercafase stà appunto ad indicare un passaggio di
corrente attraverso il nostro corpo che, poichè è limitata
da una resistenza a pochi micro ampere, non avvertiamo.
Oltre al pericolo vorrei precisare che la tensione di
alimentazione in alternata che entra nell'apparecchio
incontra uno stadio di alimentazione che, oltre ad abbassare
la tensione, la trasforma in corrente continua. Ciò vuol
dire che in qualsiasi modo inseriamo la spina nella presa, non ci
sarà mai nessuna differenza ne tantomeno una guadagno di
corposità del suono, ne una maggiore profondità di immagine
o maggiore focalizzazione degli strumenti e delle voci
(queste differenze sono caratteriste dello stadio finale e
dei diiffusori).
L'unica cosa che si può fare con la tensione di alimentazione è
pulirla magari con un condizionatore di rete.
Quanto riguarda invece alla misura effettuata col multimetro
digitale, quella che si rileva non è altro che l'uscita del
preamplificatore "(meglio se di uscita)" ai capi del
connettore RCA che, come si sa, la massa è a
contatto col telaio.
Spero di essere stato utile e chiaro nella spiegazione che ho
sentito il dovere di dare visto il pericolo di scosse.
Ripeto, non critico nessuno, e mi scuso per il prolungarsi
della mail.
Ciao Davide. francesco
francis.software@libero.it
e questo e quello che gli ho risposto:
Ottimo Francesco mi fa piacere la tua mail , le discussioni sono
belle ed interessanti ..
Io allego volentieri i tuoi avvertimenti e consigli nella
paginetta.... Va detto che questo e un sito "libero" tutti
noi ci divertiamo con sperimentazioni personali e
"insindacabili" e lo spirito del sito e io pubblico sia i
consigli che le critiche , sopratutto se serie e sensate
come le tue ...
Penso che tutti noi siamo consapevoli che alcune procedure
hanno un grado di pericolosità abbastanza elevato e che
bisogna usare molta cautela..
Ti invito a inviarci qualche tua esperienza personale ,
qualche consiglio e donarci un pochino della tua
esperienza.
Ciaoo davide
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E Andrea mi scrive
questo:
Caro Davide e cari appassionati,
Come ho specificato nell'articolo non sono un esperto di
elettronica ed elettricità.
La mia vuole essere solamente una sommaria spiegazione di quanto
ho effettuato sul mio impianto ed altri di amici, ottenendo i
risultati che ho elencato.
La mia intenzione è quella di poter migliorare la qualità
dell'impianto (insieme ai vari cavi ed altre soluzioni) anche con
spese irrisorie (provare non costa niente).
Per quanto riguarda la possibilità di prendere "la scossa", credo
che la stessa sia inesistente, in quanto ho effettuato queste
operazioni decine di volte e comunque vanno effettuate ad
apparecchio spento!
La mia proposta è molto semplice ed eseguibile da tutti.
Sono certo che esistano metodi ben più raffinati e precisi ma ,sta
di fatto, dopo aver effettuato le operazioni che esamino
nell'articolo, la "messa in fase" è stata verificata da una terza
persona (non chiedetemi come perchè non saprei spiegarvelo)
ottenendo risultati soddisfacenti.
Comunque considerate le visite ricevute sono ben contento di aver
aiutato qualcuno ad aggiungere un altro tassello alla parete della
realtà che si crea davanti ai nostri orecchi ed occhi ogni volta
che accendiamo il nostro
impianto.
Il bello di questo sito è che ognuno può "parlare" in libertà,
descrivendo le proprie impressioni sui risultati ottenuti. Ognuno
è liberissimo di utilizzare i metodi che ritiene più opportuni, io
ho utilizzato quello dell'articolo.
Saluti cordiali a tutti, Andrea.
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Christian mi scrive questo :
Salve sono uno studente di ingegneria,
mi diverto anche io a costruire e ci tengo ad ascoltare della
buona musica. Da poco ho scoperto questo bel sito (molto
interessante).
Vorrei esprimere qualche opinione a riguardo dell'alimentazione
nelle elettroniche letta nell'articolo "La messa in Fase di
Andrea". Farò una breve analisi solo dal punto di vista del
segnale elettrico di alimentazione e non del segnale audio:
ELETTRONICHE CON ALIMENTAZIONE 2P (Fase - Neutro)
1- Il verificarsi di una tensione sinusoidale sullo chassis
dell'apparato è alquanto normale dato che potrebbero esserci delle
delle
forti radiazioni elettromagnetiche che si autoinducono sulle
superfici metalliche dovute sia a Trasformatori di stadi di
alimentazione lineari e sia a eventuali stadi di alimentazione
Switching (sconsigliati in ambito audio).
2- E' altrettanto vero che se le elettroniche dispongono di
interruttore unipolare di alimentazione "La messa in fase" può
tornare utile per non creare il fenomeno spiegato al punto 1 ad
apparecchio spento.
consiglio:
andate a vedere il link su questo sito "Come montare vaschetta IEC
senza tagliare nulla" e noterete come da un'alimentazione 2p si
passa ad una 2p+t
ELETTRONICHE CON ALIMENTAZIONE 2P+T (Fase - Neutro + Terra)
1- Il problema non si pone in quanto tali elettroniche
(solitamente di fascia più alta) dispongono solitamente del
cosiddetto filtro EMI che incorpora nel suo semplice ma "dimensionalmente
complesso" circuito un percorso di segnale riferito a TERRA.
Naturalmente l'impianto di massa a terra deve essere efficiente.
2- Se proprio volessimo fare i pedanti dovremo metterci a
calcolare il filtro EMI in base al cavo di alimentazione o ancora
di più in base alla rete domestica e considerarla una linea a
parametri distribuiti... Cosa da folli per un impianto HI-FI o
Hi-End. Tanto varrebbe preoccuparsi un pò di più dello stadio di
alimentazione vero e proprio, del collegamento delle masse
(Stella/BUS), della compatibilità elettromagnetica e quindi delle
distanze tra i componenti, etc.
Spero che queste opinioni abbiano chiarito qualcosa... o forse
annebbiato le IDEE :-)
Saluti. Christian
Come sempre
se volete comunicarmi le vostre esperienze mi
farebbe molto piacere , mandatemele a
info@audiocostruzioni.com ,
verranno pubblicate in questa pagina grazieeee
Davide
Avete commenti , chiarimenti ,
richieste particolari , scrivete sul
forum del
sito vi verra' risposto
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