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Ottima
introduzione all'uso dell'oscilloscopio , click sulla foto :

Introduzione:
Tutto e
iniziato con la mia voglia di scoprire e capire nuove cose ,
mi avevano detto che con l'oscilloscopio si riusciva a
misurare la potenza in uscita di un amplificatore e non solo
, controllare se l'amplificazione e buona e se i due canali
rispondono in maniera simmetrica.
Visto che ultimamente i
prezzi sono molto abbordabili , sopratutto per oscilloscopi usati
, magari trovati su ebay , mi sono deciso.
Detto
fatto , acquisto il mio oscilloscopio nuovo , un generatore di
frequenza ( vi spiegherò dopo cosa serve esattamente) e mi
reco da mio riparatore di fiducia Roberto ( persona con
tanta pazienza e che ringrazio tanto
http://www.mausound.it/ )
Come
sempre io più che a spiegarvi a voi , scrivo questa pagina
come mio promemoria personale e mi scuso per le inesattezze , anzi
se volete correggermi o ampliare questo articolo siete
i benvenuti.
Coma prima
cosa vi faccio vedere uno schizzo che ho fatto:

Il
concetto e questo ,creiamo un segnale fisso a 500 Hz ( non e
importante questo dato , va bene anche a 1000Hz o un
altra frequenza ) , lo amplifichiamo , mettiamo un
carico di resistenze per simulare i diffusori e andiamo a misurare
con il nostro oscilloscopio l'onda prodotta.
Andiamo
per ordine.
La sorgente, il generatore di frequenza:

Io ne ho
uno veramente orrendo , ma funziona , questo produce un onda di
frequenza sinusoidale oppure quadra , da pochi Hz fino a
frequenze altissime non udibili al nostro orecchio.
Con questo
strumento si può anche testare fino a dove arrivano le
nostre orecchie , normalmente a 40 anni si arriva a 16.000 Hz , i
miei figli di 7 e 11 anni riescono a percepire frequenze fino a
20.000 Hz , mia madre 70 anni ariva 1 12.000 Hz circa..
Il mio
istruttore mi ha detto che la frequenza di riferimento non e
importante , lui fa le prove a 500 Hz circa.
Penso che
si possa usare anche un cd con inciso sopra una frequenza fissa ,
ma di questo non ne sono sicuro.
Il carico d'uscita dell'amplificatore.( la
simulazione delle casse)
Per poter
misurare correttamente la potenza di uscita
dell'amplificatore , dobbiamo simulare il carico di un diffusore
ad 8 ohm oppure a 4 ohm , per fare ciò dobbiamo usare delle
resistenze.
Il
problema e che in base alla potenza dell'amplificatore possiamo
avere bisogno di resistenze molto potenti non sempre facili
da reperire.
Se abbiamo
un piccolo amplificatore da 5 watt di potenza , sarà
sufficiente una resistenza da 8 ohm e 10 watt di potenza ,
di semplice reperibilità , ma se dobbiamo misurare qualcosa
da 100 , 150 watt dobbiamo mettere una serie di resistenze.
a sinistra
possiamo vedere lo schema che ho fatto , o mettiamo una sola
resistenza da 8 ohm per esempio da 100 watt , oppure
possiamo mettere 5 resistenze in parallelo da 40 ohm
20 watt , per ottenere lo stesso effetto di quella sopra.
Oppure
anche 10 resistenze da 80 ohm e 10 watt cadauna.
Nella
figura di destra vedete una grossa resistenza singola da 50 watt ,
disponibile sul catalogo RS Components.
I puntali dell'oscilloscopio:

Il puntale
dell'oscilloscopio deve essere collegato all'uscita
dell'amplificatore , in parallelo con il carico , vedi FIG 1 in
alto , il puntale ha un beccuccio che va collegato al
positivo dell'uscita e una massa che va collegata al negativo
dell'uscita. Spero che dal disegno sopra si possa capire
qualcosa , ma vi assicuro che e piu' semplice di quello che
sembra.
IL puntale
ha una selettore con scritto X1 oppure X10 e una forma
di riduzione , vhe serve per poter misurare potenze elevate.
Andremo a vedere dopo cosa servirà questa misura.
L'oscilloscopio:
Quando si
e fatto tutto quello descritto sopra , possiamo concentrarci
sull'oscilloscopio.
Per le
varie regolazioni io vi metto una foto , non sapendo bene come
spiegare tutte queste cose , ma vi assicuro che con alcuni
tentativi si riesce a selezionare tutto.

Questa e
la parte bassa dell'oscilloscopio , ed e riferita ad un canale ,
gli oscilloscopi normalmente sono a doppia traccia , quindi
possiamo tranquillamente provare i due canali.
Ruotiamo i
selettori , alziamo il volume dell'ampli fino ad ottenere una
bella onda .
A questo
punto dobbiamo controllare fino a che punto l'ampli lavora senza
distorsione , per fare questo dobbiamo vedere l'onda.
Per capire se
l'ampli lavora senza distorcere , alziamo il volume fino a che
l'onda e lineare senza distorsioni, ecco un esempio di onda non
distorta e distorta.
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Onda lineare |
Onda distorta |
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Penso che sia chiaro a
tutti cosa intendo per onda lineare.
In queste foto vedete
due linee , questo e perche' ho messo entrambi i canali.
Ora andiamo a fare la
nostra misurazione , forse riuscite a capire meglio con un esempio
pratico , ho voluto misurare la potenza di questo ampli che
vedete a destra:
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Ho impostato il range
dell'oscilloscopio sui 0,5 volt che vuole dire che ogni
quadretto sul display rappresenta 0,5 volt

Prendo come riferimento
solamente la semionda superiore e misuro prima di distorcere 2,2
quadretti
vado ad eseguire questa formula:
2,2
quadretti x 0,5 volt x 10 puntale = 11
questo numero 11 diviso 1,4142 = 7,778
7,778 x 7,778 =
diviso 8 ohm = 7,5 watt RMS
questo e il calcolo da
fare , naturalmente se vogliamo provare la potenza a 4 ohm
dobbiamo mettere un carico di resistenze da 4 ohm e
dividere per 4.
Come ho scritto
all'inizio io di elettronica non so nulla e riporto quello che mi
hanno detto , se avete correzioni , consigli o altro mandatemi
tutto che sarò felice di pubblicarlo.
Davide Sbisa'
info@audiocostruzioni.com
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Dal forum del sito:
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Giaime
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Ad
una prima lettura mi sembra tutto corretto.
Sarebbe però forse da sottolineare che, prima di
intraprendere questo genere di operazioni, è bene imparare
ad usare un oscilloscopio: per esempio non hai citato la
regolazione della base dei tempi, per vedere bene l'onda
come l'hai fotografata non solo devi impostare un tempo
non troppo grande nè troppo piccolo, ma soprattutto devi
regolare il trigger orizzontale per "tenerla ferma" sullo
schermo, è dura capire se c'è clipping su un onda che va a
spasso velocissima sullo schermo.
La misura di potenza comunque secondo le vecchie norme DIN
va effettuata a 1kHz: quindi si può al limite registrare
un CD con una traccia test da 1kHz da mettere in loop.
Siccome è abbastanza poco critico il problema del balance
tra i canali, varrebbe più la pena attaccare il secondo
ingresso dell'oscilloscopio direttamente agli ingressi
dell'ampli (o alle boccole del generatore di segnale) per
confrontare in tempo reale il segnale in ingresso con
quello in uscita, per rendersi conto BENE di QUANDO
avviene il clipping. Occhio che per fare questo c'è
bisogno di saper abilitare la modalità 2 canali
dell'oscilloscopio, cosa non banale, e regolare la
sensibilità del secondo canale (e il segnale d'uscita del
generatore di segnale) per ottenere due onde della stessa
ampiezza visiva.
Se si dispone anche di generatore di segnale, come il tuo
nelle foto, si possono fare misure ulteriori: per esempio
la risposta in frequenza, misura da farsi sia a 1W che
alla piena potenza.
E' semplice, per l'estremo inferiore si fa scendere la
frequenza finchè la tensione dell'onda diventa 0.7 volte
la tensione a 1kHz. Così si ottiene il punto di -3dB
inferiore. Ad esempio nel tuo caso, hai 11V di picco
(corrispondenti a 7.8VRMS circa): quando scendi con la
frequenza e vedi che la tensione è diventata circa 7.7V
picco, ossia 5.4Vrms, quella frequenza corrispondente è
circa il punto di -3dB. Il discorso è identico per
l'estremo acuto dello spettro.
E' interessante notare che in molti ampli col trasfo
d'uscita (molti valvolari quindi), verso l'estremo
inferiore, prima che la tensione sia diventata 0.7V quella
di "riferimento" di 1kHz, l'onda inizia a distorcere, tipo
quella che hai fotografato tu. E' un segnale della
saturazione dei trasformatori d'uscita, tipico dei single
ended (e uno dei motivi per cui non faccio single ended).
In tal caso l'estremo di frequenza inferiore andrebbe
preso con l'onda ancora pulita, appena prima che inizi a
distorcere.
_________________
saluti
termoionici
Giaime Ugliano
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Davide
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Giaime
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Figurati Davide. Vedrò di essere un
pochino più chiaro.
Per il cd test, penso che questa pagina sia abbastanza
esauriente:
http://www.psy.unipd.it/~grassi/cdtest.html
La storia delle due traccie. Beh, dunque. Imposti
l'oscilloscopio nello stesso modo nel quale l'hai messo
per far vedere le due traccie, come si vedono nelle foto.
Però uno dei due puntali dell'oscilloscopio lo metti
all'ingresso dell'amplificatore. Questo può essere
difficile senza smontare l'amplificatore, a meno che tu
non stia prelevando il segnale dal generatore di segnale
(in tal caso basta attaccarsi alle boccole di quest'ultimo).
Basta che metti il puntale sul pin centrale dell'RCA
d'ingresso, e la massa sulla massa dell'RCA.
A questo punto regoli la sensibilità degli ingressi dei
canali dell'oscilloscopio in modo da vedere bene le due
traccie: usi quella dell'ingresso come "riferimento" di
segnale puro. Ti serve per un confronto diretto, appena
vedi che i picchi dell'onda non sono più come quelli del
segnale d'ingresso, ma un po' schiacciati, sei già in
saturazione dell'amplificatore.
Il discorso della risposta in frequenza, non è molto
difficile: basta che ripeti lo stesso test della potenza
d'uscita, solo che non fai suonare 1kHz, ma regolando il
generatore di segnale lo porti giù, verso frequenze più
basse, fintantochè la tensione che leggi (è giusto come la
leggi tu, attraverso la conta dei quadratini) è diminuita
di un fattore 0.7. A quella precisa frequenza per la quale
l'uscita dell'ampli è andata SOTTO il valore della
tensione a 1kHz moltiplicata 0.7, corrisponde il punto di
-3dB in basso.
Sai quando scrivono "Frequency Response: 20Hz - 20kHz
under full output" ebbene questi due valori sono i punti
di -3dB, il primo in basso, il secondo in alto. Cosa vuol
dire? Che se a 1kHz l'ampli ti dava 10V, tu scendi con la
frequenza (con la manopola del generatore di segnale)
finchè non hai 10 * 0.7 = 7V. Quella è la prima frequenza.
Poi sali sali sali con la frequenza finchè non ripassi da
1kHz e vai ancora su, su su su finchè la tensione non è
calata di nuovo al valore che avevi a 1kHz moltiplicato
0.7, ossia 7V nel nostro esempio. A quella frequenza
corrisponde il punto di -3dB superiore.
Occhio che il fattore 0.7 vale per i VOLT dell'uscita, non
per i WATT, per i quali il numerino è diverso (è circa
0.5). Vale ovviamente indifferentemente per il valore di
picco (quello che leggi sul picco dell'onda sullo schermo
dell'oscilloscopio) e anche quello RMS (ossia il picco
diviso per radice di 2).
Nota che avrai dei punti di -3dB DIVERSI a seconda della
potenza che fai erogare all'amplificatore: puoi fare la
lettura della risposta in frequenza a qualsiasi livello
d'uscita (ossia manopola del volume). Di solito si fa una
misura a 1W (ossia si imposta l'ampli in modo che eroghi
1W a 1kHz) e anche alla piena potenza (ossia subito prima
che distorca, sempre a 1kHz).
Spero di essere stato chiaro, in ogni caso sono qui per
ulteriori chiarimenti.
saluti
termoionici
Giaime Ugliano
http://giaime.altervista.org/ |
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Il commento di Enzo:
Qualche
cosa per spiegare la differenza tra resisenza puramente omica ed
una omica + induttiva(o capacitiva) penso che sarebbe troppo
lungo e tecnico e tedioso (e forse io non sono capace di farlo
in modo brevissimo,sono più bravi gli insegnanti di
professione).
Io mi
limiterei di ricordare che per la misura in oggetto occorre
fare uso di resitenze ANTIINDUTTIVE , altrimente si corre
il rischio
di rilevare valori non reali.
Pupoi
sempre far ricorso a siti internet tipo WiKipedia, ecc. ecc
-vedi x esempio l'allegato-
L'impedenza
(Z) , si misura in ohm, come la resistenza pura, ma a
differenza di quest'ultima il suo valore effettivo nel circuito
varia con il variare della frequenza della corrente che lo
attraversa (aumenta la z con l'aumento della frequenza); ne
consegue che la d.d.p. rilevabile ai capi di un resistore non
antiinduttivo sarà più elevata a 1000 Hz rispetto ad una misura
eseguita a 100Hz, con conseguente calcolo della potenza più
elevato del reale.(vedi legge di ohm)
Questo è il
motivo per cui gli altoparlanti tendono a mandare in tilt gli
ampli alle basse frequenze , come tu sai la impedenza di
alcununi scende sotto i 2 ohm intorno ai 30 Hz ,quasi un
corto-circuito per i finali;
se non
ricordo male le mitiche AR6 , impedenza nominale a 1000 Hz: 8 hom ,con
segnali bassi intorno ai 30 Hz scendevano a 1,6 hom per cui per
pilotarle dovetti cercare un ampli che le sopportasse.
Cordialmente saluto : Enzo Roberto F. (Franchin) da TO
HOBBY_1@ALICE.IT
Come da consiglio di Enzo ecco
l'articolo di WiKipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale
L'impedenza è la grandezza
fisica che rappresenta il rapporto tra un
fasore della
tensione e un fasore della
corrente. Se i fasori sono definiti su bipoli diversi (o su
porte diverse di un n-porta) viene solitamente chiamata
transimpedenza. Comunemente è indicata con Z ed,
essendo il rapporto di due fasori, è un
numero complesso. Il termine fu coniato da
Oliver Heaviside nel luglio del
1886.
In termini classici si può dire
che l'impedenza esprime la "resistenza" che un bipolo
oppone al passaggio di una
corrente elettrica alternata e si misura in
ohm.
Il concetto di impedenza generalizza la
Legge di Ohm estendendola ai circuiti funzionanti in regime
sinusolidale (comunemente detto corrente alternata).
In regime di corrente continua
rappresenta la
resistenza elettrica. Essa tiene conto dei fenomeni di
consumo di
energia elettrica e dei fenomeni di accumulo di
energia elettromagnetica. L'impedenza è descritta
matematicamente da un numero complesso, la cui
parte reale rappresenta il fenomeno dissipativo e
corrisponde alla resistenza, R, nella schematizzazione
con elementi in serie; la
parte immaginaria, detta
reattanza, X, è associata ai fenomeni energetici di
accumulo. Per un bipolo passivo la resistenza è un
numero sempre positivo, la reattanza può essere positiva o
negativa: nel primo caso prevale l'accumulo di energia magnetica
(impedenza induttiva), nel secondo quello di energia
elettrostatica (impedenza capacitiva). Esistono circuiti,
ovviamente non passivi, in grado di cambiare segno sia alla
parte reale che alla parte immaginaria di una qualsiasi
impedenza passiva. Questi componenti (che possono essere
schematizzati come
doppio bipolo) sono comunemente detti NIC da
negative impedance converter.
Riassumendo si ha, indicando con
V ed I i numeri complessi che rappresentano i
fasori di tensione e corrente:
-
-
impedenza
INDUTTIVA
-
impedenza
CAPACITIVA
-
è il modulo dell'impedenza e corrisponde al rapporto dei
valori efficaci di tensione e corrente;
-
il suo argomento ed è l'angolo
formato dai
vettori rappresentativi della tensione e della corrente.
In
notazione polare, o esponenziale, l'impedenza si rappresenta
come
-
L'inverso dell'impedenza è detta
ammettenza:
-
Impedenza in serie e
parallelo
[modifica]
Se poniamo
N impedenze in serie abbiamo:
-
In
parallelo:
-
Impedenza
caratteristica del vuoto
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L'impedenza
caratteristica del vuoto,
è una costante universale definita come:
-
-
dove
Nelle unità
del
Sistema Internazionale si ha:
-
-
La
propagazione di un'onda
elettromagnetica nel vuoto avviene con impedenza pari a
questa costante.
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