Autocostruzione

Prèlude

Pre linea + phono di Alesandro F.
 

 

 

 

Di cosa si tratta

Preamplificatore



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Chi lo ha costruito

Alesandro Furlanetto  sanfur45@tiscali.it

Caratteristiche

Costruito benissimo e spiegato altrettanto bene

 

 

Il progetto

Le Prélude

Preamplificatore linea Gomes con stadio fono ibrido MM/MC

di Alessandro Furlanetto - http://yourtubes.altervista.org

 

Essendo per vocazione sono assai più autocostruttore che progettista, ho realizzato questo preamplificatore utilizzando in gran parte circuiti e soluzioni già esistenti.  Possiedo già la bellezza di tre ampli integrati a valvole, di cui due autocostruiti, che occupano a rotazione il posto buono, in salotto: il “The Voice”, SEP di 300B (vedi CHF N° 82), l’ “Ironfree”, OTL PSE di 6336A (Chissà, magari un giorno CHF lo pubblicherà..), di forte ispirazione chiappettiana, e un SE di 845 cinese, il “Music Angel”, acquistato a circa 600 Euro, un vero affare. Che volevo di più?  Beh, per godermi al meglio le mie creature mi mancava ancora una cosa: un buon preamplificatore, possibilmente definitivo (?), per pilotare e confrontare ad armi pari la parte finale dei miei integrati.  Stante il tempo libero generosamente concessomi sia dal mio nuovo principale, l’INPS, sia dalla mia fortunatamente ancor giovane consorte, che va a lavorare tutti i giorni, ho iniziato a scartabellare la mia raccolta di CHF e a navigare nelle torbide acque del web, alla ricerca di circuiti e soluzioni valide e collaudate, che ho poi modificato, integrato e interfacciato tra loro. Ho così battezzato questo preamplificatore ”Le Prélude”, tanto per cambiare, alla francese. Per la sua circuitazione piuttosto complessa e per il mio inguaribile vizietto di stipare tanta roba in poco spazio, ”Le Prélude”, mi ha complicato la vita per più di un anno. Ma i risultati sono stati brillanti, senò non ve ne parlerei mica. Scopo di questo articolo è di consentire al lettore di riprodurre, in parte o in toto, questo progetto, rinviandolo, per quanto non specificato in termini di dati tecnici e prestazioni, a quanto già detto a suo tempo e con maggior competenza dai progettisti che non ho mancato di citare.  Ovviamente ho verificato al banco di prova le prestazioni dell’apparecchio col mio buon amico Sandro Birello,  sono state confortanti, in linea con le prestazioni all’ ascolto, ma ve le risparmio, visto che l’articolo è già abbastanza lungo. Buona lettura.

 

 

 

Il “Cahier des Charges” del Le Prélude”, ossia ciò che mi ero proposto di ottenere dall’ aggeggio e che ho poi realizzato.

 

·         Stadio phono RIAA a basso rumore per MM ed MC, con commutazione dall’esterno.

·         Stadio linea valvolare All-Triod, ad alte prestazioni e bassa impedenza d’uscita.

·         Trasformatore d’alimentazione toroidale custom a basso flusso disperso

·         Raddrizzamento tensione anodica a ponte ibrido tubo / diodi Schottky, con ingresso induttivo

·         Alimentazione anodica stabilizzata a stato solido con incremento graduale della tensione (soft-start), circuitazione dual-mono dalla sezione raddrizzatrice in poi, alimentazione separata per i  canali destro/sinistro e per i circuiti RIAA / Linea.

·         Alimentazione filamenti valvole in CC stabilizzata con circuito di accensione graduale soft-start.

·         Cinque ingressi più ingresso Tape Monitor a relé, con telecomando IR

·         Potenziometro controllo volume azionabile anche con telecomando IR.

·         Commutatore Mono/Stereo per i vecchi vinili

·         Uscita a bassa impedenza, sdoppiata, per poter pilotare anche due finali insieme.

·         Uscita registrazione “Tape ” a livello costante.

·         Uscita cuffia con amplificatore dedicato e controllo volume indipendente da quello del  preamplificatore.

·         Robusta presa alimentazione “switched” per gli altri apparecchi, finale incluso.

 

·         Esecuzione su circuiti stampati. 

 

·         Impiego ove possibile di circuiti ausiliari commerciali, economici, adattati alle esigenze specifiche.  Ciò è valso sia  per il telecomando IR cinese del selettore ingressi e del potenziometro volume sia per l’ampli delle cuffie a Hexfet.

·         High W.A.F.: per questioni estetiche e di ingombro (o per puro masochismo!!), ho voluto alloggiare il tutto in  un contenitore flat di dimensioni 44x29x9 cm con frontale in Al spesso 10mm

Il Circuito:

 

1)       Selettore ingressi: fa uso di un dispositivo commerciale efficiente ed economico che si trova facilmente su Internet e che ho fatto arrivare da Hong Kong, si chiama Lite MV-06 : io l‘ ho acquistato presso la DIY CLUB.CO.HK. Il prezzo è di 35,00 US$, che, con spese di spedizione air-mail e la dogana, salgono a 47,32 Euro, scusate se è troppo!

 

Nel pacco troverete:

 

·       Un ricco telecomando a IR per il controllo di 5 ingressi, potenziometro volume,  Muting e Mono/Stereo.

 

·       Una scheda alimentabile a 12V (CA o CC), con rettificatore a ponte seguito da alimentatore stabilizzato da 5VCC,  ricevitore IR, logiche di controllo, cinque uscite che vanno a pilotare la  scheda ingressi a relè descritta successivamente, uscita per 5 diodi LED corrispondenti agli ingressi azionati, diodo ricevitore IR, selettore ingressi rotativo n x 360°. Di default, all’atto dell’accensione, il selettore si setta sull’ingresso 2 che io ho dedicato al CD.  Il potenziometro logaritmico, di buona qualità e adeguatamente motorizzato, è da 100kOhm, ha quattro sezioni anche se noi ne utilizzeremo solo due. Se doveste alimentare l’accrocchio in alternata è bene aumentare alquanto le capacità di filtro, magari schiaffandoci un bel 6800uF/10V subito dopo il ponte, altrimenti le bobine dei relè potrebbero indurre ronzio sugli ingressi. Ho utilizzato i suddetti 5V stabilizzati per pilotare tutti i numerosi microrelè di cui è equipaggiato il “Le Prélude”, inclusi quelli relativi alla commutazione MM/MC: il filtraggio, pur non essendo risultato critico, era però importante. Per finire, inserendo le due resistenze opzionali da 10 Ohm (R17 ed R18 sullo stampato, cosa che ho fatto mediante un interruttorino esterno a slitta che le collega entrambe a massa), quando si passa da  un ingresso all’altro, il volume si silenzia, il potenziometro scende a zero e poi si resetta sul valore precedente. La cosa secondo me è un’inutile perdita di tempo. Ma, se vi piace stupire gli amici, c’è anche questa possibilità.

·       Una scheda ingressi con 6 microrelé che sul momento mi ha fatto disperare, ma che sono poi riuscito a modificare ed adattare all’uopo. Mi spiego: originariamente i primi tre relé servono a commutare verso la rispettiva sezione del potenziometro i segnali Stereo L e R provenienti dai primi tre ingressi ( nel nostro caso Phono/CD/Radio), mentre gli ulteriori tre relé sono impiegati per portare i segnali L+/R+ (ingr. 4) L+/R- (ingr.5) LL/RR (ingr.6) ad un eventuale impianto multichannel, del quale personalmente non poteva fregarmi di meno.  Alla fine ho escogitato una maniera semplicissima per avere 5 ingressi comandati dal selettore rotativo, più un ingresso Tape Monitor, che si inserisce invece con un tasto dal pannello frontale.  In  Fig. 3 trovate lo schema elettrico modificato, nella Fig.4 le modifiche pratiche apportate alla scheda: in tutto quattro ponticelli di filo e un’interruzione su una pista, indicata dalla crocetta GIALLA. Quando nel punto indicato sulla foto con TM ( positivo bobina Rele RL6 sullo schema) si fanno arrivare +5V dal tasto “Tape Monitor” sul pannello frontale,  RL6  inserisce in linea solo il segnale proveniente dal registratore.  Ho anche aggiunto un uscita Tape Out a livello costante, conettendola alla relativa presa RCA mediante due resistenze di disaccoppiamento da 10kOhm, che si vedono nella foto. Non ho inserito uno stadio buffer, dato l’uso limitato che faccio del registratore.

 

Fig. 3

Fig 4

 

·         Ovviamente, in serie all’ingresso Phono, va inserito il relativo circuito preamplificatore RIAA. Come ho detto, ho previsto un unico ingresso phono, commutabile a relé tra MM ed MC .

·       Le masse delle prese RCA devono essere sempre ben isolate dal telaio: uno sfrido di metallo rimasto nel foro, una saldatura sbavata o una calza di cavo schermato spettinata sono sempre in agguato! Conseguenze? Ronzio incurabile, nel migliore dei casi: senò motorboating, pernacchie, ultrasuoni, sega circolare, mitragliera da 20mm, depressione e talora suicidio dell’autocostruttore. All’occhio!

·       Le connessioni in ingresso ed in uscita del preamplificatore phono, come pure quella - abbastanza lunga - tra schedina relé ingressi e la scheda controllo volume, andranno sempre effettuate con ottimo cavetto schermato, con la calza  collegata a massa  solo dalla parte della sorgente del segnale e con un conduttore di collegamento separato tra le masse delle schede.

·       La scheda relé è vicinissima agli ingressi RCA, quindi gli ingressi dello stampato(CD/Radio/Aux1/Aux2 e Tape) si collegheranno alle prese RCA con brevi spezzoni di filo non schermato. Le pagliette delle masse delle prese RCA saranno collegate in un bus a pettine e portate alla massa della scheda relé ingressi.

·       In Fig.5 trovate uno schemino pratico per i collegamenti necessari. Prego, non c’è di che!  Gli stampati sono dotati di connettori a pettine, io ho preferito eliminarli e saldare direttamente i cavi.

 

 

 

Il pre phono RIAA MM/MC :

Ha all’ingresso un’eccellente sezione ibrida, presentata per il suo pre Hit’r (CHF N°58)  da Diego Nardi e da lui giustamente ripresa anche per circuiti successivi. Avevo già realizzato e sperimentato a suo tempo l’ Hit’r, va molto bene e cavallo vincente non si cambia.  Tra le caratteristiche principali del circuito originario:

Ingresso MC per le testine a bobina mobile a bassa impedenza, con tensione di uscita compresa tra 0,1 ed 1 mV RMS a 5 cm/s, Impedenza di ingresso 4kOhm ( sì, 4kOhm, non è un errore di battitura!!!!), guadagno 67dB a 1 kHz.

Ingresso MM per tutti gli altri tipi (magnete mobile, ferro mobile, o bobina mobile ad alta uscita), con tensione di uscita pari o superiore a 2 mV RMS a 5 cm/s. Impedenza di ingresso 47kOhm, guadagno 41 dB a 1kHz.

 

  Fig. 6

 

Sul catodo della ECC88 le due resistenze R5 ed R6 da 56 Ohm (Fig.6) sono parallelate per avere il massimo del guadagno. E’ opportuno che il guadagno dei transistor BC547 impiegati nei due canali sia uguale: costano poco, quindi compratevene una  una decina e selezionateli col provatransistor del tester. Io ho adottato un sistema di commutazione dell’ ingresso MM/MC a microrelé, integrato sullo stampato e comandabile dall’esterno con un piccolo commutatore posto sul pannello posteriore che funziona benissimo, a patto che si filtri molto bene la tensione che alimenta le bobine dei relé. Entrambe le valvole vanno debitamente fornite di schermo. Rispetto all Hit’r, per evitare di incasinarmi la vita dovendo utilizzare gli alimentatori già esistenti, ho dovuto modificare lo stadio successivo con una rete di equalizzazione e compensazione RIAA meno complessa e non-splitted, utilizzando una sola sezione di un’ ECC83 per canale.  Le differenze con l’originale non sono risultate drammatiche. I componenti R/C, soprattutto quelli della rete RIAA,  vanno pazientemente  selezionati con un buon tester, le resistenze sono a strato metallico da 0,25W se non diversamente specificato, C3 è al Tantalio, C8 è un buon polipropilene, C10 è bene sia di ottima qualità.  L’alimentazione è a 260V stabilizzati, separata sia da quella del rispettivo pre di linea, sia dal pre Phono/RIAA dell’altro canale. La massa del preamplificatore, posta su una faccia  dello stampato è collegata al telaio attraverso C11 da 10nF, ma  ai fini del ronzio residuo può risultare migliore  un collegamento diretto al telaio, ovviamente verso il punto verso il quale convergono tutte le masse degli stampati e quella della rete,  bisogna provare. Il rumore è comunque più che accettabile sia in MM sia in MC, praticamente inaudibile a livelli di ascolto anche elevati. Niente inneschi, hum, autoscillazioni, motorboating.  Buonissima l’accettazione e buona la sensibilità: ho provato con soddisfazione la mia vecchia Ortofon MC10, una vecchissima ADC26, una Grado Gold (che però raccoglie ronzio perchè ho scoperto che le testine Grado, gente….NON sono schermate!!) ed una Stanton 681EEE :  uso attualmente una MM Goldring 2500, braccio Rega RB300 seminuovo (..grazie, Nardi!) ricablato Van den Hull e un Thorens TD125MKII da me modificato (CHF N°109). Per inciso, il filamento della  ECC88 del pre phono è alimentato in parallelo all’ ECC83 a 12,7V CC attraverso un’ acconcia resistenza di caduta: ciò solo perché, inizialmente, l’alimentatore era nato a 12,6VCC per un promettente pre phono/linea cinese pronto all’uso con 4x ECC83. Quel pre, se pur molto bello,  si è rivelato una vera fetenzia, per cui ho cambiato radicalmente strada, chi fa da sé..

 

Il pre Linea:

 

Il circuito base si deve al progettista portoghese José Gomes che lo presentò nel lontano 1981 sulla rimpianta rivista “L’Audiophile” nell’ambito del suo progetto di un push-pull di 211. Questa versione del circuito (Fig.8) è in buona sostanza quella “improved”, presentata da Fulvio Chiappetta nel suo epocale progetto Krypton come pilota delle 300B e poi come pre Hi-End per auto (CHF N° 85-86-87-90-91 ). Utilizza due E88CC(ECC88/6922) per canale, un tubo per le valvole basse (V1a+V1b) ed uno per le alte (V2a+V2b), per evitare  d.d.p. tra catodi e filamento nella stessa valvola. Non voglio dilungarmi ripetendo a papagallo le esaurienti spiegazioni su questo eccellente circuito già fornite dall’ amico Chiappetta, per cui vi rimando alla lettura dei suoi articoli, evidentemente molto accattivanti!  Il potenziometro in ingresso è, ovviamente quello motorizzato della scheda hongkonghese. L’alimentazione anodica a 200 V è stabilizzata, così come l’alimentazione dei filamenti a 6,3V, con due alimentatori separati, uno per le valvole alte ed uno per le basse. Due relé a due vie, un relé per canale, permettono di inserire o disinserire da un deviatore a slitta sul pannello posteriore gli elettrolitici da 47uF in parallelo alle resistenze catodiche da 1kOhm delle valvole basse, eliminando in pratica la controreazione locale variando il guadagno del premplificatore di circa 5dB.  Non è il caso di risparmiare nè sulla qualità di questi elettrolitici, che dovrà essere ottima, nè, men che meno, su quella del condensatore di accoppiamento, da 2,2uF al polipropilene. Tutte le resistenze sono a strato metallico da 1/4W salvo diversa indicazione sullo schema. Una volta che avete montato, alimentato e collaudato il circuito (Fig.7) si tratta di accoppiare al meglio i quattro tubi di cui disponete. Per fare questo chiamate ciascun tubo A,B,C,D e marcatelo con un pennarello. Poi tracciate una tabella tipo quella che si vede nella foto (Fig.9), con tutte le possibili permutazioni tra le quattro valvole, il fattoriale di 4, cioe 4x3x2= 24 possibili combinazioni. Poi prendete un voltmetro digitale e misurate la tensione sul lato caldo del condensatore da 2,2uF dell’uno e dell’altro canale, e cominciate a fare il gioco dei due bussolotti, registrando le lensioni misurate in tutti i 24 casi per entrambi i canali, dando un minutino di tempo ogni volta perchè le valvole si scaldino e stabilizzino un po’. La combinazione migliore sarà quella con la quale otterrete tensioni più vicine possibile tra il canale destro e sinistro. Io ho ottenuto la migliore combinazione con 63,2 V sul canale sinistro e 66,4 V sul destro, un 5% di differenza, mentre una disposizione randomica aveva portato a toccare differenze del 15%. Segnatevi sullo stampato dove vanno A.B.C,D, per non fare poi casino,  ed in questa maniera avrete minimizzato le differenze di guadagno dovute alle valvole. Se volete, verificate la cosa misurando con l’oscilloscopio il guadagno del circuito tra la combinazione migliore e la peggiore.

 

 Fig. 8

Fig. 7

Fig. 9

 

·         Io trovo comodo sbrogliare i miei stampati col programma di disegno di Excel, poi li stampo su fogli di acetato e li passo al bromografo. Potrete trovare maggiori dettagli in merito sul mio sito http://yourtubes.altervista.org.  Quanto ai  circuiti phono e linea sx e dx di cui sopra, essi  sono disposti su di un unico stampato a doppia faccia di dimensioni al vivo 197 x 141 mm (Figg. 10/11). Sul lato componenti vi sono le piste di collegamento tra i componenti stessi, sull’ altra solo i collegamenti di massa e le piste di connessione ai filamenti delle valvole.

·         La massa dalla scheda ingressi a microrelè  va collegata con uno spezzoncino di filo solo al punto indicato con “MASSA INGRESSI” (Fig.11). 

·         Posso dire una cosa? Secondo me il cablaggio in aria va benissimo per realizzare circuiti sperimentali e prototipi, ma è costituzionalmente ballerino, soggetto a vibrazioni, microfonicità, influenze reciproche imprevedibili tra i componenti, è molto difficilmente replicabile, è costruito su basette e strip di cartonaccio bakelizzato con ancoraggi in latta nickelata, e per essere ben fatto richiede abilità realizzative ormai perdute, … certo è bellissimo, se vi piace di più, accomodatevi!! In ogni caso, nelle Figg. 10/11 trovate il layout degli stampati in scala ridotta: le dimensioni al vivo, cioè della parte ramata effettivamente incisa, sono 197 x 141 mm,. Solo alle lettrici più carine sarò lieto di inviare per email i layout su Excel in scala 1:1: che mi scrivano pure!

·         Figg. 10/11: Circuito pre phono MM/MC e linea bifaccia, componenti montati sul lato rame, la faccia opposta serve per le connessioni di massa e per l’alimentazione dei filamenti delle valvole . Dim. 197 x 141 mm

·         Figg.14/15: Circuito alimentatori filamenti e ampli cuffia: (monofaccia, lato rame, componenti sulla faccia opposta)  dim.: 159 x 100 mm

·         Fig.16/17: Circuito alimentatori anodici: (monofaccia, lato rame, componenti sulla faccia opposta) dim.: 154 x 91 mm

 

Fig. 10

Fig. 11

Fig. 14

Fig. 15

Fig. 16

Fig. 17

 

L’alimentazione:

Cominciamo dal trasformatore, toroidale per ridurre il flusso disperso che, in stadi ad alto guadagno, può diventare un fattore critico inducendo ronzio praticamente ineliminabile. Ovviamente il TA è custom (Grazie alla CEE di Marco Magrini, La Spezia) stanti i requisiti particolari: Prim.: 230V Secondari: 360V-0,07A / 28V-0,5A / 6,3V-1,5A / 6,3V-1,5A / 6,3V-2A/ 15,0-1,5AV. Ah, sono stato costretto ad aggiungere un piccolo trasformatore da  6,3V/2A per il filamento della EZ81: sarà l’Alzheimer..ma mi ero dimenticato di richiederlo sul toroidale! Per alimentare i filamenti delle valvole di segnale delle valvole servono tre alimentatori stabilizzati, realizzati secondo gli schemi (Fig.12), ricavati dal data sheet dell’ LM317:

 

·         uno a 6,3V per le ECC88 alte del Gomes, i cui filamenti vanno sollevati da massa mediante un partitore resistivo, 

·         uno per le ECC88 basse del Gomes , che invece hanno la presa centrale dei filamenti collegata a massa

·         uno a 12,6V per l’ECC83 del pre phono, tensione questa che  che alimenta anche il filamento a 6,3V dell’ECC88 tramite una resistenza di caduta. Il negativo dell’alimentatore va a massa.

 

·         Il quarto alimentatore stabilizzato da 30V serve per l’amplificatorino a MOSFET dedicato alle cuffie.

 

Con la semplice aggiunta del transistor 2N907 la tensione, all’atto dell’accensione, sale gradualmente (soft-start) evitando di stressare le valvole e prolungandone la vita. Le tensioni vanno regolate sotto carico mediante i trimmer multigiri, avendo l’accortezza di iniziare il lavoro coi trimmer settati per l tensione minima. Passiamo all’alimentatore anodico, anch’esso stabilizzato.  La tensione di 360 V al secondario viene raddizzata dal ponte formato dalla EZ81 per il ramo positivo e dai due diodi Schotty UF4700, circuito suggerito su CHF da Fulvio Chiappetta. La resistenza di caduta in serie all’impedenza è stata aggiunta per ridurre la tensione, risultata eccessiva, all’ingresso  degli stadi stabilizzatori successivi. Da qui in poi l’alimentazione diviene Dual-Mono, nel senso che ciascuno stadio (Linea DX – Linea SX – Phono DX – Phono SX) ha un’alimentazione stabilizzata indipendente. L’ingresso, rispettoso degli ultimi orientamenti dei cultori Hi-End, è induttivo e l’ induttanza da 2x30H (non 10H come ho indicato nello schema!)/100Ohm/50mA max è fornita da Nuova Elettronica con la sigla TA30: è assolutamente silenziosa, costa poco, è doppia e di ingombro contenuto. La stabilizzazione, visto l’assorbimento praticamente costante dei circuiti audio, oltre a garantire l’invariabilità delle  tensioni anodiche e il loro incremento graduale all’atto dell’accensione, serve, soprattutto per gli stadi phono,  ad isolare i circuiti stessi dai disturbi di rete e a garantire un’adeguata separazione tra i canali.  La circuitazione è derivata dall’alimentatore anodico dell’ eccellente e sempreverde GY50 di Bartolomeo Aloia. I transistor impiegati costano quattro palanche, ed è meglio è dotarli di un’alettina di raffreddamento, mentre gli Zener, da 1W, debbono essere accuratamente selezionati in modo da avere, indipendentemente dal valore assoluto, identiche tensioni nei due canali. Mi spiego: che al circuito phono o linea arrivino rispettivamente 260V o 200V esatti  ci frega poco o niente: è però opportuno che entrambi i circuiti dei due canali ricevano la stessa tensione. Stante il fatto che gli Zener, che determinano le tensioni di uscita non brillano certamente per precisione, è opportuno prendene un po’ da 1 W con la stessa tensione nominale  e selezionarli: basta collegare loro in serie una resistenza da circa 100kOhm, applicare una tensione in CC ovviamente superiore a quella di Zener e misurare con un tester digitale la tensione ai capi del diodo, o di due o più diodi collegati in serie: quando ne avrete trovati due che danno la stessa tensione, vicina a quella richiesta, potrete inserirli nel circuito. L’uscita “To upper heater” nello schema va collegata ai filamenti delle ECC88/6922 superiori per sollevarli da massa ed evitare un eccesso di tensione tra filamenti e catodi.

Amplificatore cuffie:

Non uso nè spesso nè particolarmente volentieri le cuffie, anche se esigenze familiari o di buon vicinato talvolta lo richiedono. Di solito le cuffie, specie negli apparati autocostruiti, sono semplicemente collegate in parallelo agli altoparlanti mediante un partitore resistivo ed un commutatore che esclude gli altoparlanti stessi. Ovviamente, questo commutatore, durante il funzionamento normale, risulta in serie agli altoparlanti stessi e la sua inevitabile resistenza di contatto rende ancora più inutili i cavi di potenza in argento e pelo di bradipo coi quali vi siete dissanguati. Inoltre bisogna mantenere acceso tutto l’ ambaradam dei finali, che scaldano e consumano corrente per niente. Per quanto sopra, pur avendo escluso la complicazione e l’ingombro di un amplificatore dedicato a valvole, ho deciso di provare l’amplificatorino per cuffie  a hexfet LX 1144 in classe AB presentato a suo tempo da Nuova Elettronica su N°167. Va benone, non crea problemi, costa poco (31,5 Euro), è fedele, silenzioso, poco ingombrante, ed è anche affidabile, avendo l’accortezza di ridurre, in fase di taratura, la corrente assorbita a vuoto da 20mA a 16mA per canale ed il valore delle resistenze R8 ed R22 da 18kOhm a 12kOhm. Ciò eviterà che gli hexfet si surriscaldino pericolosamente: meglio dotarli anche di piccoli dissipatori. Potete risparmiarvi di montare sia gli elettrolitici C6/C18 sia i ponticelli J1/J2 che bypassano con gli elettrolitici le resistenze di Source C4/C18 del primo FET aumentando il guadagno a 30dB: 12dB sono più che sufficienti ai nostri scopi.  L’ alimentatore stabilizzato da 30V/1A soft-start l’ ho inserito sullo stampato che ospita gli alimentatori dei filamenti. L’impedenza di uscita è di 32 Ohm.

Layout e montaggio:

Stante l’esiguità dello spazio a disposizione, il problema è stato quello di sistemare i componenti coerentemente con la loro funzione, ad evitare interferenze reciproche e malfunzionamenti. L’uso di un TA toroidale è fondamentale per evitare rumore da flusso disperso negli stadi ad alto guadagno. Il fatto che tutti i circuiti di amplificazione siano raccolti in un’unica scheda a circuito stampato ha consentito collegamenti molto brevi. La massa è a stella, nel senso che la  massa di ciascuno stampato è stata collegata ad un unico punto sul telaio, sul quale converge anche la massa di rete e lo schermo del TA. Gli ingressi ad alto guadagno sono stati posizionati per quanto possibile lontani dal TA, i comandi sono sul pannello anteriore di alluminio (il cui centimetro di spessore è stata una scelta infelice, in quanto le bussole di fissaggio di potenziometri, commutatori, portaLED e presa cuffia sono risultati troppo corte…così ho dovuto fresare all’interno del pannello l’area circostante ciascun foro per oltre 3 o 4 mm, il che ha reso un mio eventuale incontro con San Pietro vieppiù improbabile…). Allora, i tre robusti interruttori a pulsante a due vie, una delle quali utilizzate per azionare il relativo LED spia, servono 1) per l’accensione del pre e servizi, 2) per l’inserimento del Tape Monitor 3) per parallelare i due canali in caso di sorgenti Mono.  Il commutatore rotativo permette la selezione dei 5 ingressi, a cui corrisponde l’accensione del rispettivo LED. Nella finestrella rettangolare superiore sono alloggiati il sensore IR del telecomando ed un LED lampeggiante (collegato con un ponte di Graetz in parallelo all’alimentazione CC del potenziometro di volume) che si accende quando azionate il volume dal telecomando, Infine ci sono la manopola del volume principale, la manopola del volume delle cuffie, la presa stereo per la cuffia.  Posteriormente, le prese RCA dei 6 ingressi (5+1 Tape Monitor), la boccola di massa per il giradischi, l’uscita per la registrazione e due uscite parallelate per pilotare uno o due amplificatori di potenza. Tre piccoli interruttori a slitta permettono di 1) inserire i condensatori di bypass sui catodi delle E88CC del pre linea.2) Commutare l’ ingresso phono tra MM ed MC 3) Inserire od escludere gli automatismi all’atto della commutazione degli ingressi o dell’azionamento del volume tramite telecomando. Abbiamo poi la vaschetta per la presa rete, un uscita CA sotto interruttore per le altre utenze ed un fusibile sul primario del TA. Il cambio tensioni non viene utilizzato. Gli LM317 degli alimentatori dei filamenti devono essere applicati su una superficie radiante. Il TA dedicato al filamento della raddrizzatrice e la doppia impedenza di filtro sono sistemati su una basetta a circuito stampato sul fianco sinistro. I rimanenti stampati sono fissati con colonnette su un controtelaio in alluminio da 2 mm che copre l’intera superficie del contenitore, ed  è a sua volta fissato mediante una ventina di viti autofilettanti da 3mm, disposte a distanze regolari, al pannello inferiore del contenitore attraverso rondelle isolanti in Forex spesse 5 mm e costruite ad hoc. Ciò rende il contenitore piu “sordo” ed evita che il pannello inferiore sia sforacchiato da inestetiche forature. Con ciò io ho finito, qualcuno dirà che era ora: se non vi basta, contattatemi pure presso la redazione di CHF o accedendo al mio sito: http://yourtubes.altervista.org.

 

 

 



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