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Preamplificatore
con espansore-compressore di stereofonia
(ECP)
Progettato e
costruito da Claudio Porcari,
pclaudio@micso.net
Introduzione
e recensione di Massimo Vassallo (Maramao), theknack@tiscali.it
Claudio
Porcari è un appassionato di elettronica e di musica che vive a
Fidenza, in provincia di Parma. I suoi interessi sono confluiti
nell’arco del tempo nell’audiocostruzione, di cui l’ECP (Espansore-Compressore-Preamplificatore)
è il prodotto che lui stesso presenta agli utenti del sito.
Una breve
descrizione del funzionamento: in modalità Espansore, l’ECP attua
un graduale arretramento delle voci troppo in evidenza e un
allargamento della scena acustica. In modalità Compressore, dà
corpo e centralità a voci e scena lontane e poco definite,
rendendo più godibili quei vinili, o quei cd, incisi con le voci
tutte in un canale e gli strumenti tutti nell’altro. La tecnica,
in soldoni, consiste nel sommare una porzione del canale desto sul
sinistro sfasata di 180 gradi e viceversa. Ogni registrazione
ovviamente fa storia a sè e l’intensità dell’effetto andrà
regolata ad hoc. E adesso, passo la palla al costruttore e
ideatore dell’apparecchio, che ne racconta la sofferta genesi:

Da
parecchi anni mi frullava nella mente l’idea di costruire un
preamplificatore con espansore stereo. L’idea non ha nulla di
nuovo, in quanto questo principio veniva utilizzato regolarmente
nei "compattoni" quadrifonici degli anni ’70 e ’80, principalmente
nei canali posteriori.
Un
po’ per l’abbandono della quadrifonia e un po’ per l’uso
scellerato di questa tecnica, il tutto si è perso nell’oblìo e,
francamente, penso che di quell’uso non ci sia proprio nulla da
rimpiangere. Tuttavia il principio di base era interessante e il
tarlo ha continuato a rodermi, finchè mi sono deciso. Fissai
alcuni punti fermi di partenza, rinunciando alle valvole sia per i
costi elevati sia per il rischio di lavorare random su un
circuito a centinaia di volt.
Stato
solido, quindi, e componenti discreti.
Il
primo prototipo mi lascia assolutamente insoddisfatto: il
suono è sintetico e artificiale (distorsione) e c’è un ronzio di
rete piuttosto fastidioso. Provo a rimediare, ma l’unica cosa che
ottengo è una leggera riduzione del ronzio.
Il
secondo prototipo, basato su uno schema nuovo, non ottiene
risultati molto migliori. Altre modifiche, altre frustrazioni.
Analizzando
a fondo il problema del ronzio, mi resi conto che la colpa era del
flusso disperso del trasformatore, quindi misi a punto
l’alimentazione interna a batterie con caricatore esterno.
Adesso il ronzio era definitivamente debellato, ma il suono era
ancora inascoltabile.
Misi
a punto un terzo prototipo. Controllo di espansione a zero
e via alla musica: il suono è valido, ascolto qualche brano e,
corbezzoli, questo pre va proprio molto bene! Provo ad aprire un
poco il controllo di espansione e di nuovo il mondo mi crolla
addosso. Suono deludente, come per gli altri prorotipi.
Perché il
pre va bene e l’espansore no? In fondo sono due pre "quasi"
identici.
Poi l’lluminazione:
è il "quasi" che fa la differenza.

Uno
stadio di amplificazione porta con sè una leggera rotazione di
fase. Due stadi quasi uguali, di fatto hanno rotazioni di fase
leggermente diverse, ma che sommate producono una distorsione di
intermodulazione piuttosto consistente. Come posso risolvere
questo problema? Semplice, utilizzo degli amplificatori
operazionali, il nome stesso dice che si possono fare
operazioni, in questo caso una semplice somma. Sento già il coro
di improperi dei puristi aldilà della barriera! Forse gli
integrati operazionali non saranno granchè esoterici, ma se
Accuphase nei suoi lettori cd di punta ne utilizza ben
quattro, doppi, per canale (otto operazionali sul canale destro e
otto sul canale sinistro), due penso di poterli usare anch’io. In
fondo basta impiegarli come si deve e comunque stiamo parlando di
un’elettronica da ventimila euro e, francamente, non mi risulta
che nessuno si sia mai lamentato del suono di un lettore Accuphase.


Ormai
il cambio di rotta è deciso, il pre sarà a operazionali.
Scelgo gli
integrati TL072, specifici per uso audio: basso rumore, economici
e facilmente reperibili. Allestisco il primo prototipo della nuova
serie, composto da due amplificatori in fase e due identici in
controfase, con i relativi segnali sommati alle relative uscite.
Il suono
che ne esce è decisamente migliore di tutti gli altri apparecchi,
con una sensazione di artificio veramente ai minimi livelli.
Tuttavia,
sia come pre, sia come espansore, la sensazione di suono compresso
e poco dinamico è ancora evidente. Penso che il limite sia dovuto
al fatto che congiungendo le uscite di due amplificatori, fungano
comunque da zavorra l’uno per l'altro.
Studio una
soluzione alternativa, che risulterà poi essere quella definitiva:
utilizzo il primo amplificatore con uscita libera, mentre lo
sfasatore a guadagno unitario lo applico alla massa virtuale del
primo. Le prove strumentali dicono che è identico al precedente,
ma la dinamica percepita ora è decisa e vigorosa, nemmeno
lontanamente paragonabile.

Lo
schema elettrico è di una semplicità francescana. Le
resistenze da 10 khom e da 220 hom in uscita degli
amplificatori hanno la funzione di stabilizzare a un minimo carico
gli stadi e sopprimere un leggerissimo picco di risonanza
ultrasonica che inevitabilmente
si forma con
la capacità di uscita. Il potenziometro doppio da 100 khom
dello sfasatore deve essere di tipo lineare e fornisce comunque un
intervento logaritmico con circa 6 dB di effetto a metà corsa. Il
commutatore a 4 vie 3 posizioni permette di selezionare la
funzione di espansore, preamplificatore puro escludendo tutti gli
stadi superflui e il compressore. I condensatori di
ingresso da 22 nF limitano il taglio basso dello sfasatore a 360
Hz. Il relè di uscita si attiva dopo circa 5 secondi e attua
funzione di muting e antibump, tuttavia non risulta strettamente
indispensabile e volendo si puo eliminare.

Lo schema elettrico
La
componentistica è di qualità, ma nulla di esoterico, le resistenze
sono tutte a strato metallico bassa tolleranza e i condensatori
percorsi dal segnale tutti in poliestere.
Chi possiede
un amplificatore integrato, volendo, può eliminare il
potenziometro di volume e sostituirlo con quattro resistenze come
indicato sullo schema, in modo da poterlo utilizzare come stadio
da inserire tra cd e amplificatore mantenendo lo stesso livello di
uscita del cd.
Il
trasformatore di alimentazione e relativo circuito di ricarica
sono assemblati in un mobile esterno per i problemi di ronzio
prima accennati.
Il
prototipo, mediante un commutatore nel retro, può funzionare sia a
guadagno unitario, escludendo il potenziometro di volume, sia come
pre, in modo da valutare le due modalità.
L’alimentazione è duale -12/+12 volt nominali che saranno
-13,8/+13,8 con
batterie
completamente cariche. Il mio prototipo con batterie da 1,3Ah ha
un autonomia di circa 30 ore di funzionamento senza alimentazione
esterna che di fatto raddoppiano se si elimina il relè.
Il pre ha
una tensione d'uscita massima di 7 Vrms e un guadagno
di 12 dB.
La
risposta in frequenza si estende da 5 Hz a 200 Khz.
L'impedenza
d'uscita è di 220 hom, non particolarmente bassa, tuttavia
pilota senza problemi anche l'amplificatore piu ostico.
Ringrazio l’amico Massimo di Salsomaggiore (costruttore dei
diffusori “99”) per la recensione sonora, la stesura di questo
articolo e l’infinita disponibilità che mi ha concesso.
le 99 costruite da Massimo
La recensione di
Massimo Vassallo
Devo
dire di essere stato abbastanza fortunato. Se non avessi la mia
sala d’ascolto in una mansarda dalle dimensioni piuttosto strane,
nell’arco del tempo non avrei sperimentato diversi sistemi di
correzione del suono, da quelli statici a quelli elettronici, alla
ricerca di una soluzione ai problemi di equalizzazione in
ambiente. Fortunato, quindi, a recensire un apparecchio come l’ECP
anche perché non ho preconcetti in materia.
Partiamo
dalla sezione Preampificatore dell’apparecchio di Claudio:
l’ho collegato alla sezione finale del Nad 3020 e anche al finale
Nad 912 (30 watt). Sorgenti: Marantz cd-63 mkII Kis, Teac
cd-p1260, giradischi Marantz Superscope.
ll
suono prodotto dall’Ecp in questa modalità, utilizzando cd e
vinili volutamente differenti fra loro come tipologia musicale e
qualità di incisione, è rimasto singolarmente costante e coerente.
Questo, dal mio punto di vista, non era necessariamente un buon
inizio. Sul principio ho percepito questa caratteristica come
piattezza del suono e carenza di “fibra”, poi mi sono reso conto
che, semplicemente, il pre non introduceva le colorazioni cui
l’uso alternato di un pre e di un integrato valvolare mi hanno
abituato. Stavo invece ascoltando qualcosa di prossimo alla
neutralità. Ma non mi entusiasmava ancora.
Ero
già contento del suono del mio subwoofer autocostruito (modulo
Monacor SAM-2 da 250 watt, woofer Fostex FW 305 da 12”), ma
alzando un po’ il volume mi sono accorto che le basse frequenze
adesso erano più asciutte, meglio ricostruite; il pizzico sulla
singola corda del basso elettrico restava lì, in aria, più
distinto e “realistico”. Fatto non oppugnabile e decisivo, un
colpo a segno per il Pre di Porcari. L’effetto non l’ho percepito
con le mie 99, torri autocostruite (monovia con ap Fostex FE 206
da 8”), perché hanno già accentuate caratteristiche di direttività
e precisione del suono.
Passiamo alla sezione Espansore-Compressore dell’ECP.
Per
queste prove è bastato connettere i plugs e muovere il selettore
sul retro per passare dal pre all’Espansore-Compressore. Semplice
e pratico, un altro punto segnato. Qui ho impiegato
l’amplificatore a valvole Spark 600 (Push-pull, 35 watt) e
l’accoppiata pre valvolare Vincent LS-1/Nad 912.
Il
controllo di Espansione del suono dell’ECP non influisce
molto, come si è detto per il pre, sul suono stesso; l’effetto in
sé risulta efficace e funzionale; la notevole gradualità di
escursione del potenziometro impedisce “strappi” improvvisi ad
apparecchio acceso.
I cd più
commerciali sono spesso incisi con livelli di segnale
eccessivi, affinché il suono sia ben percebile tramite tipi di
media e in situazioni d’ascolto comuni, come p.e. cuffiette e
altoparlantini, in auto, in discoteca. A questo scopo, l’incisione
è anche più “compatta”, distribuita su un fronte sonoro mancante
di profondità, per ottenere più pressione che
ricostruzione. L’effetto Espansione darà, quindi, un po’ di
respiro all’ascoltatore evoluto (e alla sua musica),
ampliando altezza e larghezza della scena sonora, nonché
incrementandone la profondità.
Viceversa, il basso livello del segnale inciso in non pochi vinili
trae forza dal controllo di Compressione, che dà corpo e
centralità alla musica. Le voci che sono troppo lontane e un
sound stage poco definito e presente diventano così più
godibili.
Se
dovessi muovere una critica, sarebbe relativa alla qualità,
migliorabile, di alcuni componenti meccanici. Ma devo ricordare
che quello provato è un prototipo, non l’apparecchio nelle sua
veste definitiva. In conclusione, l’ECP è un bel progetto e
potrebbe rivelarsi utile a molti.
Audiocostruzioni e punto vendita di :
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