Autocostruzione        

Preamplificatore Espansore di Claudio

 

 

 Di cosa si tratta

Preamplificatore Espansore

Chi lo ha costruito

Claudio  pclaudio@micso.net  

Caratteristiche particolari

Costruito davvero bene

Mia presentazione

Ringrazio Massimo che conosciamo per le sue 99  che ci ha inviato  questo articolo e ringrazio Claudio perche'  come sempre ha costruito un piccolo capolavoro !!! ( Basta che digitate la sua mail nel motore di ricerca interno al sito e vedete quello che ha fatto !! )

 

Preamplificatore con espansore-compressore di stereofonia

(ECP)

 

Progettato e costruito da Claudio Porcari, pclaudio@micso.net

 

Introduzione e recensione di Massimo Vassallo (Maramao), theknack@tiscali.it

 

Claudio Porcari è un appassionato di elettronica e di musica che vive a Fidenza, in provincia di Parma. I suoi interessi sono confluiti nell’arco del tempo nell’audiocostruzione, di cui l’ECP (Espansore-Compressore-Preamplificatore) è il prodotto che lui stesso presenta agli utenti del sito.

Una breve descrizione del funzionamento: in modalità Espansore, l’ECP attua un graduale arretramento delle voci troppo in evidenza e un allargamento della scena acustica. In modalità Compressore, dà corpo e centralità a voci e scena lontane e poco definite, rendendo più godibili quei vinili, o quei cd, incisi con le voci tutte in un canale e gli strumenti tutti nell’altro. La tecnica, in soldoni, consiste nel sommare una porzione del canale desto sul sinistro sfasata di 180 gradi e viceversa. Ogni registrazione ovviamente fa storia a sè e l’intensità dell’effetto andrà regolata ad hoc. E adesso, passo la palla al costruttore e ideatore dell’apparecchio, che ne racconta la sofferta genesi:

 

 

 

       Da parecchi anni mi frullava nella mente l’idea di costruire un preamplificatore con espansore stereo. L’idea non ha nulla di nuovo, in quanto questo principio veniva utilizzato regolarmente nei "compattoni" quadrifonici degli anni ’70 e ’80, principalmente nei canali posteriori.

       Un po’ per l’abbandono della quadrifonia e un po’ per l’uso scellerato di questa tecnica, il tutto si è perso nell’oblìo e, francamente, penso che di quell’uso non ci sia proprio nulla da rimpiangere. Tuttavia il principio di base era interessante e il tarlo ha continuato a rodermi, finchè mi sono deciso. Fissai alcuni punti fermi di partenza, rinunciando alle valvole sia per i costi elevati sia per il rischio di lavorare random su un circuito a centinaia di volt.

Stato solido, quindi, e componenti discreti.

 

       Il primo prototipo mi lascia assolutamente insoddisfatto: il suono è sintetico e artificiale (distorsione) e c’è un ronzio di rete piuttosto fastidioso. Provo a rimediare, ma l’unica cosa che ottengo è una leggera riduzione del ronzio.

       Il secondo prototipo, basato su uno schema nuovo,  non ottiene risultati molto migliori. Altre modifiche, altre frustrazioni.

Analizzando a fondo il problema del ronzio, mi resi conto che la colpa era del flusso disperso del trasformatore, quindi misi a punto l’alimentazione interna a batterie con caricatore esterno. Adesso il ronzio era definitivamente debellato, ma il suono era ancora inascoltabile.

       Misi a punto un terzo prototipo. Controllo di espansione a zero e via alla musica: il suono è valido, ascolto qualche brano e, corbezzoli, questo pre va proprio molto bene! Provo ad aprire un poco il controllo di espansione e di nuovo il mondo mi crolla addosso. Suono deludente, come per gli altri prorotipi.

Perché il pre va bene e l’espansore no? In fondo sono due pre "quasi" identici.

Poi l’lluminazione: è il "quasi" che fa la differenza.

 

 

 

       Uno stadio di amplificazione porta con sè una leggera rotazione di fase. Due stadi quasi uguali, di fatto hanno rotazioni di fase leggermente diverse, ma che sommate producono una distorsione di intermodulazione piuttosto consistente. Come posso risolvere questo problema? Semplice, utilizzo degli amplificatori operazionali, il nome stesso dice che si possono fare operazioni, in questo caso una semplice somma. Sento già il coro di improperi dei puristi aldilà della barriera! Forse gli integrati operazionali non saranno granchè esoterici, ma se Accuphase nei suoi lettori cd di punta ne utilizza ben quattro, doppi, per canale (otto operazionali sul canale destro e otto sul canale sinistro), due penso di poterli usare anch’io. In fondo basta impiegarli come si deve e comunque stiamo parlando di un’elettronica da ventimila euro e, francamente, non mi risulta che nessuno si sia mai lamentato del suono di un lettore Accuphase.

 

 

 

 

       Ormai il cambio di rotta è deciso, il pre sarà a operazionali.

Scelgo gli integrati TL072, specifici per uso audio: basso rumore, economici e facilmente reperibili. Allestisco il primo prototipo della nuova serie, composto da due amplificatori in fase e due identici in controfase, con i relativi segnali sommati alle relative uscite.

Il  suono che ne esce è decisamente migliore di tutti gli altri apparecchi, con una sensazione di artificio veramente ai minimi livelli.

Tuttavia, sia come pre, sia come espansore, la sensazione di suono compresso e poco dinamico è ancora evidente. Penso che il limite sia dovuto al fatto che congiungendo le uscite di due amplificatori, fungano comunque da zavorra l’uno per l'altro.

Studio una soluzione alternativa, che risulterà poi essere quella definitiva: utilizzo il primo amplificatore con uscita libera, mentre lo sfasatore a guadagno unitario lo applico alla massa virtuale del primo. Le prove strumentali dicono che è identico al precedente, ma la dinamica percepita ora è decisa e vigorosa, nemmeno lontanamente paragonabile.

 

 

 

       Lo schema elettrico è di una semplicità francescana. Le resistenze da 10 khom e da 220 hom in uscita degli amplificatori hanno la funzione di stabilizzare a un minimo carico gli stadi e sopprimere un leggerissimo picco di risonanza ultrasonica che inevitabilmente

si forma con la capacità di uscita. Il potenziometro doppio da 100 khom dello sfasatore deve essere di tipo lineare e fornisce comunque un intervento logaritmico con circa 6 dB di effetto a metà corsa. Il commutatore a 4 vie 3 posizioni permette di selezionare la funzione di espansore, preamplificatore puro escludendo tutti gli stadi superflui e il compressore. I condensatori di ingresso da 22 nF limitano il taglio basso dello sfasatore a 360 Hz. Il relè di uscita si attiva dopo circa 5 secondi e attua funzione di muting e antibump, tuttavia non risulta strettamente indispensabile e volendo si puo eliminare.

 

Lo schema elettrico

 

La componentistica è di qualità, ma nulla di esoterico, le resistenze sono tutte a strato metallico bassa tolleranza e i condensatori percorsi dal segnale tutti in poliestere.

Chi possiede un amplificatore integrato, volendo, può eliminare il potenziometro di volume e sostituirlo con quattro resistenze come indicato sullo schema, in modo da poterlo utilizzare come stadio da inserire tra cd e amplificatore mantenendo lo stesso livello di uscita del cd.

Il trasformatore di alimentazione e relativo circuito di ricarica sono assemblati in un mobile esterno per i problemi di ronzio prima accennati.

Il prototipo, mediante un commutatore nel retro, può funzionare sia a guadagno unitario, escludendo il potenziometro di volume, sia come pre, in modo da valutare le due modalità.

L’alimentazione è duale -12/+12 volt nominali che saranno -13,8/+13,8 con

batterie completamente cariche. Il mio prototipo con batterie da 1,3Ah ha un autonomia di circa 30 ore di funzionamento senza alimentazione esterna che di fatto raddoppiano se si elimina il relè.

Il pre ha una tensione d'uscita massima di 7 Vrms e un guadagno di 12 dB.

La risposta in frequenza si estende da 5 Hz a 200 Khz.

L'impedenza d'uscita è di 220 hom, non particolarmente bassa, tuttavia pilota senza problemi anche l'amplificatore piu ostico.

 

       Ringrazio l’amico Massimo di Salsomaggiore (costruttore dei diffusori “99”) per la recensione sonora, la stesura di questo articolo e l’infinita disponibilità che mi ha concesso.

 

le 99 costruite da Massimo

 

La recensione di Massimo Vassallo

 

       Devo dire di essere stato abbastanza fortunato. Se non avessi la mia sala d’ascolto in una mansarda dalle dimensioni piuttosto strane, nell’arco del tempo non avrei sperimentato diversi sistemi di correzione del suono, da quelli statici a quelli elettronici, alla ricerca di una soluzione ai problemi di equalizzazione in ambiente. Fortunato, quindi, a recensire un apparecchio come l’ECP anche perché non ho preconcetti in materia.

Partiamo dalla sezione Preampificatore dell’apparecchio di Claudio: l’ho collegato alla sezione finale del Nad 3020 e anche al finale Nad 912 (30 watt). Sorgenti: Marantz cd-63 mkII Kis, Teac cd-p1260, giradischi Marantz Superscope.

       ll suono prodotto dall’Ecp in questa modalità, utilizzando cd e vinili volutamente differenti fra loro come tipologia musicale e qualità di incisione, è rimasto singolarmente costante e coerente. Questo, dal mio punto di vista, non era necessariamente un buon inizio. Sul principio ho percepito questa caratteristica come piattezza del suono e carenza di “fibra”, poi mi sono reso conto che, semplicemente, il pre non introduceva le colorazioni cui l’uso alternato di un pre e di un integrato valvolare mi hanno abituato. Stavo invece ascoltando qualcosa di prossimo alla neutralità. Ma non mi entusiasmava ancora.

       Ero già contento del suono del mio subwoofer autocostruito (modulo Monacor SAM-2 da 250 watt, woofer Fostex FW 305 da 12”), ma alzando un po’ il volume mi sono accorto che le basse frequenze adesso erano più asciutte, meglio ricostruite; il pizzico sulla singola corda del basso elettrico restava lì, in aria, più distinto e “realistico”. Fatto non oppugnabile e decisivo, un colpo a segno per il Pre di Porcari. L’effetto non l’ho percepito con le mie 99, torri autocostruite (monovia con ap Fostex FE 206 da 8”), perché hanno già accentuate caratteristiche di direttività e precisione del suono.

       Passiamo alla sezione Espansore-Compressore dell’ECP.

       Per queste prove è bastato connettere i plugs e muovere il selettore sul retro per passare dal pre all’Espansore-Compressore. Semplice e pratico, un altro punto segnato. Qui ho impiegato l’amplificatore a valvole Spark 600 (Push-pull, 35 watt) e l’accoppiata pre valvolare Vincent LS-1/Nad 912.

       Il controllo di Espansione del suono dell’ECP non influisce molto, come si è detto per il pre, sul suono stesso; l’effetto in sé risulta efficace e funzionale; la notevole gradualità di escursione del potenziometro impedisce “strappi” improvvisi ad apparecchio acceso.

I cd più commerciali sono spesso incisi con livelli di segnale eccessivi, affinché il suono sia ben percebile tramite tipi di media e in situazioni d’ascolto comuni, come p.e. cuffiette e altoparlantini, in auto, in discoteca. A questo scopo, l’incisione è anche più “compatta”, distribuita su un fronte sonoro mancante di profondità, per ottenere più pressione che ricostruzione. L’effetto Espansione darà, quindi, un po’ di respiro all’ascoltatore evoluto (e alla sua musica), ampliando altezza e larghezza  della scena sonora, nonché incrementandone la profondità.

       Viceversa, il basso livello del segnale inciso in non pochi vinili trae forza dal controllo di Compressione, che dà corpo e centralità alla musica. Le voci che sono troppo lontane e un sound stage poco definito e presente diventano così più godibili.

       Se dovessi muovere una critica, sarebbe relativa alla qualità, migliorabile, di alcuni componenti meccanici. Ma devo ricordare che quello provato è un prototipo, non l’apparecchio nelle sua veste definitiva. In conclusione, l’ECP è un bel progetto e potrebbe rivelarsi utile a molti.

 

 

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