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NOTE –
PARTICOLARI COSTRUTTIVI
Nella
predisposizione dei vari componenti e dei circuiti stampati
nel mobile ho tenuto più distanti possibili i punti percorsi
dalla tensione alternata da quelli percorsi dal segnale di
ingresso, il cavetto schermato (RG58) non compie il percorso
più breve ma distante da eventuali fonti di disturbi, così la
sezione pre si trova in posizione diametralmente opposta al
trasformatore di alimentazione, anche i T.U. sono distanti da
quest’ultimo e relativi campi magnetici.
Produrre i
cinque circuiti stampati ha richiesto un certo impegno, con il
senno di poi si risparmia tempo e fatica ordinando le basette,
anche se la spesa sarà maggiore e comunque gli stampati dei
circuiti di alimentazione non sono compatibili con quello da
me utilizzato, si potrebbe provare un montaggio “in aria” ma
credo sia alquanto arduo.
I filamenti
dei triodi sono alimentati in corrente continua (non ho
accluso lo schema poiché semplice), utilizzando dei ponti da
1200V 35A e 10.000 microF di capacità, i ponti non sono
visibili perchè montati nella faccia inferiore della basetta
con la parte metallica a contatto della superficie del
contenitore per consentire una minima dissipazione.
Una ventola a
12VCC nella parte posteriore del mobile provvede ad immettere
aria all’interno dello stesso, credo però sia meglio prevedere
un percorso per il flusso d’aria poiché le temperature salgono
parecchio, specialmente nei mesi estivi.
Per far
funzionare le valvole finali connesse a triodo occorre
lasciare aperte le prese intermedie dei trasformatori di
uscita e collegare le griglie con una resistenza da 100 ohm
2watt sull’anodo. E’ necessario pertanto un quadruplo
deviatore, ho utilizzato in alternativa un relé a quattro
scambi comandato da un’apposita manopola.
Le manopole
visibili in foto corrispondono da sinistra: 1 - selezione
degli ingressi, effettuata con deviatore multiplo con rinvio
meccanico (prelevato da vecchio ampli); 2 – volume
(consiglierei un componente di qualità decente, poiché quello
che ho utilizzato, di fattura economica, non risulta
adeguato); 3 – commutazione fra modalità triodo/pentodo e
potenza high/low (ottenuta collegando la presa a 230V sul
primario del trasformatore di alimentazione invece di quella a
220V), nel modo “low” si ottengono delle tensioni sui
secondari leggermente inferiori consentendo una minore
dissipazione totale.
Questo
progetto consente di realizzare un’amplificatore davvero
soggettivo e personalizzato, basti pensare che è possibile
utilizzare almeno 3 tipi di tubi finali sulla stessa topologia
e diversi modelli di trasformatori di uscita anche fra quelli
che costano, da soli, quanto tutto il kit. Per i principianti
o per chi volesse contenere la spesa in assoluto consiglierei
comunque di acquistare i componenti del KIT e procedere con
gli eventuali up-grade.
Consiglio
agli appassionati che volessero realizzare questo
amplificatore di procurarsi l’articolo del KIT LX1113 (e
LX1114 alimentazione) pubblicato su N.E. n° 163, nonché
l’articolo sulle modifiche pubblicato sul n° 13 di C.H.F..
Altro
accorgimento è quello di selezionare i componenti passivi ed
utilizzare quelli di valore quasi identico.
Tengo a
sottolineare che, a parte alcune iniziative nelle sezioni di
alimentazione, le modifiche al circuito amplificatore non sono
state ideate dal sottoscritto.
Per la
costruzione, il montaggio e il collaudo dell’apparecchio sono
occorsi circa 6 mesi e, pur essendo scettico, ho potuto
appurare che occorre un rodaggio per i tubi di circa 100 ore.
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