Autocostruzione

 

Insulto Finale di Flavio

e tante altre cose

 

 

 Di cosa si tratta

Finale super economico a valvole

Chi lo ha costruito

Flavio f_pillan@peruzzoindustries.com>

 

Ciao Davide, non so se l'indirizzo mail è quello corretto per l'invio di un breve articolo, comunque, se arriva, vedi tu se ritieni interessante pubblicarlo.


Si tratta dell'ennesima realizzazione dell'ormai famoso "insulto finale" di TNT: è la mia prima apparecchiatura a valvole e ti assicuro che, prima di cimentarmi nella costruzione, non avevo la benché minima idea di come funzionasse un tubo a vuoto.  Mi innamorai dei finali a valvole molti anni fa, quando sfogliando una vecchia rivista, non più edita ormai (SuperStereo), lessi di una "sfida" tra un vecchio Mc Intosh a valvole e un, allora recentissimo, integratoì nipponico; ovviamente, caratteristiche tecniche a parte, il valvolare vinceva qualsiasi prova d'ascolto.

 


Da allora ho sempre "soppresso" l'idea di un amplificatore a valvole, naturalmente per i proibitivi costi (per le mie tasche naturalmente), fino a che non ho deciso di capire il motivo di queste cifre esorbitanti. Hoì iniziato quindi a documentarmi sul funzionamento di questi famigerati tubi e sulla componentistica che permette di farli suonare. Grazie ad internet (grazie anche ad Audiocostruzioni e a TNT) ho appreso quel minimo di nozioni di elettronica che mi hanno permesso di interpretare uno schema e di capire quali erano i costi vivi di questi apparecchi.

 

Ho sempre pensato che il costo maggiore fossero le valvole, mai mi sarebbe passato per la testa quanto invece contano i Trasformatori d'uscita e i condensatori dove passa il segnale, nonché la cura con cui vengono effettuate saldature e cablaggio. A questo punto mi sono nuovamente scoraggiato: ma allora, con i miei budget posso scordarmi un ampli a valvole, anche se autocostruito! 
Qualche mese dopo sono entrato in possesso dell'elettronica di una vecchia radio Philips a valvole (nuova, ricambio di un mobile radio/phono) e, per curiosità ho collegato l'ingresso Aux ad un canale del mio lettore CD (un Denon DCD 980) e l'uscita ad uno dei miei diffusori autocostruiti (ti allego la foto poi). A parte un considerevole ronzio di fondo, il suono era molto bello e "carico", decisamente più "vivo" del mio affezionato NAD 3240 (che considero comunque un ottimo prodotto).

Le valvole  PCL86

Così ho pensato: se con un'elettronica così semplice, economica e poco curata, in termini di schermatura, sento meglio del mio attuale ampli, perché non provare a realizzare qualcosa di simile? Cerca e ricerca in internet e finalmente trovo lo schema ed i dettagli per la costruzione dell' "insulto finale". Così sono partito alla ricerca dei componenti più "difficili": le PCL86 e i TU.

 

Le prime le ho trovate nuove da un riparatore, di marca pressoché ignota (Neutron), mentre i TU li ho recuperati (in una piazzola ecologica) da due vecchi televisori Rex che utilizzavano tali valvole nella sezione audio. Condensatori e resistenze li ho invece acquistati nuovi. Non mi sono "sprecato" in quanto non avevo idea di come potesse suonare questo "coso".  Per lo chassis non ho avuto grossi problemi: per la maggior parte ho utilizzato legno da scarti di lavorazione di falegnameria e per la realizzazione ... beh, sono stato un falegname, intarsiatore per la precisione.

 

La filosofia di questo apparecchio è stata quindi il recupero: fianchetti e frontale riciclati da sfridi di piani per cucina, piano in laminato nero da scaffale di un vecchio armadio, coperchio dell'alimentatore da un tubo di alluminio per cappe da cucina, coperchi trasformatori da confezione di un orologio, piedini semisferici da vecchie "uova" per rammendare i calzini, pulsante per l'interruttore da un paletto rotto per tende, interruttore da vecchio computer fulminato, TA e vaschetta IEC (con filtro LC) sottratti a registratori di cassa rottamati (sempre da piazzola ecologica) e come induttanza per il pigreco ho utilizzato un reattore per neon.
 


Come si può vedere in foto, ho realizzato due telai: alimentazione separata dal finale e collegata a quest'ultimo da cavi in rame intrecciati e schermati con calza di rame argentato (più per estetica che per utilità); i cavi possono essere sconnessi tramite dei mammut a "spinotto" fissati nell'alimentatore. L'alimentatore è predisposto e dimensionato per un eventuale secondo finale (i miei diffusori sono predisposti per il bi-wiring). Le classiche spie di accensione a led colorato mi sembravano che stonassero
con il look dei telai, così ho optato per una lampadina chiara (che ho sottovoltato per ottenere la stessa gradazione di luce delle valvole) montata all'interno dell'alimentatore e irradiante all'esterno del pannello tramite uno spezzone di fibra ottica (ovviamente recuperata da una decorazione natalizia). L'interruttore posto dietro i trasformatori è quello della retroazione: senza è meglio! Come suddetto, al posto della resistenza prevista dal progetto, per il filtro pigreco dell'alimentazione anodica, ho utilizzato una bobina (il
reattore da neon).

 

L'alimentatore


Il progetto prevedeva l'opzione di utilizzare le PCL86 come pentodo (circa 4W rms) o come triodo (circa 2W rms); io ho seguito lo schema a triodo (consigliato anche da altri esecutori del progetto). L'alimentazione filamenti è in corrente alternata, qualora ci fossero stati disturbi avrei sempre fatto in tempo a raddrizzarla. Le connessioni interne sono rigorosamente in aria e, per i tratti più lunghi, ho utilizzato cavi in argento (non ci crederete: recuperati da orecchini fuori moda di mia moglie). Non l'ho battezzato con il nome originale, mi sembrava brutto mettere in salotto un apparecchio con serigrafato "insulto finale". Mi sono ispirato quindi alla denominazione "tecnica" usata da mia moglie per le elettroniche
valvolari: sale e pepe (i classici contenitori delle oliere), in inglese "salt'n'pepper".

 

salt'n'pepper completo con l'alimentatore


Ma veniamo al dunque, come suona questo Salt & Pepper? Premetto che i miei diffusori sono dei 2 vie + 1 (carico di 4 ohm con woofer e mid-woofer in parallelo), non particolarmente sensibili o efficienti, molto neutrali nella riproduzione. Con il NAD si prestavano molto alla musica rock risultando molto lineari e puliti anche a volumi elevati. Un po' nascoste invece le voci, i fiati ed il piano, nella musica classica e Jazz/soul.
Senza troppe speranze collego il nuovo nato ai due monoliti, consapevole che 2 Watt scarsi non possono certo far muovere le membrane come i 40 Watt in Power-envelope del NAD.

 

 Collego gli ingressi all'uscita variabile del Denon e premo il pulsante di accensione del piccolo valvolare: le valvole si illuminano (buon segno); dopo qualche minuto, appoggio l'orecchio ai tweeter: silenzio totale (buon segno: schermatura e alimentazione ben fatti). Inserisco il mio CD test di riferimento: "Unplugged" di E. Clapton, programmo "Old Love" (grande chitarra e buoni pezzi di piano) e ... Play. Rimango letteralmente scosso dall'applauso iniziale (è un live), a differenza del NAD, non è comprensibile la provenienza e i fischi della gente sembrano così reali che mia moglie apre la porta credendo si tratti di mia figlia che gioca in giardino. Inizia la chitarra e realmente non credo alle mie orecchie, si sente davvero bene e la sensazione di "chiusura" che percepivo con la precedente amplificazione, è scomparsa, le voci e gli strumenti non sembrano affatto provenire dai diffusori. I bassi, nonostante la potenza limitata, ci sono e sono sufficientemente profondi, ma ciò che spicca è la realtà con cui sono riprodotte le frequenze medio-alte. La potenza nel complesso è più che sufficiente per il mio salotto (4 x 4 m).Insomma, per una spesa di circa una trentina di Euro, la soddisfazione è davvero elevata. A Natale regalerò alla mia creatura un paio di valvole Telefunken ed un paio di TU Novarria, il progetto se lo merita. Per chi volesse cimentarsi, sul sito di Elettronica Novarria c'è il kit completo (in versione integrata con regolazione del volume) a 92 Euro, se non ricordo male. Se ci fosse stato quando ho iniziato i lavori, penso che lo avrei acquistato.


Due righe sui diffusori in foto: i componenti sono Perleess (mid-woofer e woofer da 160 mm e tweeter in seta da 28 mm), il cross-over è un mio progetto (definito con software e "rifinito" a orecchio); il mobile è costituito da pannelli di truciolare da 40 mm (frontale) e da mdf da 30 mm (posteriore e laterali), impiallacciati in noce nazionale (laterali, frontale e posteriore) e radica di pioppo (calotta superiore e base). Due camere (22 litri per il woofer e 16 litri il midwoofer) accordate in reflex (con scarico sotto la base, per la camera inferiore, e posteriormente, per quella superiore). Come piedini ho utilizzato 4 grani appuntiti avvitati su nottolini filettati incassati nella base; regolando l'altezza dal pavimento è possibile rettificare la frequenza di accordo del reflex del woofer. Nel complesso ciascun diffusore pesa 45 kg.

 

 

Hit Counter Torna alla pagina iniziale