Autocostruzione        

Ampli ibrido Valvole - Gainclone di Giorgio

 

 

 Di cosa si tratta

Ampli ibrido

Chi lo ha costruito

Giorgio  same65@hotmail.it

Caratteristiche particolari

Costruito benissimo

 

Integrato ibrido valvole-gainclone

 

L’amplificatore che ho deciso di realizzare è costituito da uno stadio di ingresso a guadagno unitario a valvole seguito da un chip LM3875T in configurazione non invertente che realizza lo stadio di potenza. Il modello a cui mi sono ispirato è un’apparecchio commerciale, prodotto dalla Vacuum State Electronics, denominato JLTi e recensito in maniera lusinghiera su TNT-audio alla pagina www.tnt-audio.com/ampli/jlti.html.

L’amplificatore che ho realizzato si differenzia dal JLTi in alcuni aspetti:

 

1) Stadio di ingresso

Il JLTi utilizza un buffer ibrido (superlinear catode follower, loro brevetto) realizzato con due sezioni di una ECC88 e un BJT, questo dovrebbe garantire una bassissima distorsione anche con una tensione di bias molto bassa (penso che usino una alimentazione duale ±35V).

 

 

Io ho preferito utilizzare un classico catode follower con bootstrap, utilizzando una sola 6922 per entrambi i canali. Per avere una bassa  distorsione ho dovuto usare una tensione di bias maggiore, circa 250V. Il circuito che ho usato è il seguente:

 

 

I risultati della simulazione con Microcap, considerando un segnale di ingresso di ampiezza 1V e frequenza 1kHz, forniscono una bassissima distorsione, quasi esclusivamente di 2° armonica:

 

 

Il risultato, certamente un po’ ottimistico, mostra una seconda armonica pari a circa lo 0,0013 %!

(NB: in questa simulazione ho considerato un carico applicato al buffer di 22 k, in pratica l’impedenza di ingresso dello stadio successivo).

La risposta in frequenza del buffer (simulata) è la seguente:

 

 

2) Alimentatore dello stadio di ingresso

Per la tensione di bias ho utilizzato un raddrizzatore a doppia semionda a stato solido, seguito da un semplice filtro a pigreco resistivo; per il dimensionamento mi sono avvalso del validissimo programma freeware PSU Designer.

Per quanto riguarda la parte dei filamenti ho utilizzato una alimentazione stabilizzata con regolatore integrato LM317, il circuito utilizzato in pratica è stato preso pari pari dal datasheet della ON Semiconductor.

 

 

Le tensioni ai secondari del trasformatore sono rispettivamente 200+200V 100 mA e 9,45V 3A, quest’ultimo valore è stato ottenuto mettendo in serie due secondari: 6,3+3,15 V.

Il TA usato è un Novarria TA12, D1 e D2 sono diodi ultrarapidi MUR4100E, i diodi del ponte filamenti sono BYV25-100, D3 e D4 sono 1N4007.

 

3) Stadio finale

 

E’ sostanzialmente identico a quello del JLTi, configurazione invertente con rete di reazione a T in modo da ottenere un elevato guadagno senza impiegare resistenze di feedback di valore enorme. In ingresso è presente un filtro passa basso formato da R15 e C3 allo scopo di ridurre la “brillantezza“ tipica del Gaincard originale, legata a problemi di slew-rate; inoltre la presenza di C3 accorcia il percorso di feedback per le altissime frequenze (il valore di C3 può essere ottimizzato con prove di ascolto).

 

 

 In uscita ho posto una resistenza da 0,25 ohm (4 da 1ohm 1W in parallelo) necessaria per compensare la capacità dei diffusori e dei cavi di potenza, che l’integrato LM3875 non gradisce molto (in alcuni casi R17 può anche essere omessa).

 

 

4) Alimentatore stadio finale

Ho impiegato una circuitazione classica per il gainclone, implementata da CarlosFM, in configurazione dual-mono, con un alimentatore e un trasformatore per canale. Come TA ho utilizzato due toroidali da 120 VA, 25+25V. I diodi sono MUR860.

 

 

Per i due alimentatori (buffer e finali) ho utilizzato due linee separate con ciascuna un proprio interruttore di accensione e un proprio fusibile (0,5 A buffer; 2,5 A finali). E’ necessario accendere prima il buffer e dopo circa 1 min i finali per evitare crepitii che possono danneggiare le casse (nel JLTi originale le valvole sono sempre accese).

 

 

 

5) Telaio

L’integrato è a due telai, uno per l’alimentazione e l’altro per l’amplificazione, uniti da un cavo a 10 conduttori schermato e collegato all’ampli con un connettore multipolare.

Entrambi i telai anno la base in mdf da 10mm, l’alimentatore ha i pannelli laterali in frassino da 20mm e il coperchio in alluminio nero opportunamente forato. L’amplificatore ha le fiancate in frassino da 20mm, il pannello frontale e posteriore in alluminio da 3mm e il coperchio in plexiglass annerito da 5mm.

 

 

 

6) Componentistica

Niente di particolarmente “esoterico”. Potenziometro Alps blu da 100k logaritmico, selettore ingressi Palazzo blindato. Il tubo è una 6922 EH.

Condensatori: gli elettrolitici usati sono Panasonic FC (quelli vicini ai pin dell’integrato), Elna, Philips, spesso bypassati da dei Wima MKS. I condensatori di ingresso sono carta e olio russi NOS, quelli di accoppiamento Solen MKP. Per il cablaggio di segnale ho utilizzato un cavetto Tasker in ofc schermato, per quello di potenza due spezzoni in argento puro.

I circuiti stampati sono stati disegnati con FidoCad e riportati sulle basette con la tecnica della fotoincisione.

 

Inizialmente ho potuto osservare una estrema silenziosità che non mi sarei aspettato, con il volume al massimo bisogna avvicinare l’orecchio al tweeter per percepire un leggero fruscio. Il suono è molto dettagliato, con una buona ricostruzione scenica ed un’ottima separazione tra i canali, forse un po’ leggero in basso (ma forse è un problema dei miei diffusori). La gamma media è notevole. Al di là dei gusti personali l’impressione è quella di avere di fronte un’amplificazione di classe. Non ho misurato la potenza di uscita ma penso si attesti sui 30-35 W.

La spesa totale per la realizzazione non è stata quantificata, comunque penso non superi i 250 euro.

 

 

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