|
Amplificatore Classe-A con Push-Pull
KT-88

PREMESSA:
Tutti noi sappiamo cosa significa
ascoltare per la prima volta il suono di un amplificatore a
valvole.
Tempo fa, dopo averne ascoltato uno a
casa di un mio amico, sono rimasto a bocca aperta. Ho così deciso
di realizzare un amplificatore finale a tubi in Classe-A che ha
portato nel mio salotto lo stesso tipo di sonorità.
Non sono certo nuovo a costruzioni
elettroniche, ma vi assicuro che un amplificatore operante in
questa classe, anche se molto semplice come filosofia, (forse è la
classe più semplice), quando si decide di realizzarlo in
modo professionale, diventa sufficientemente complicato da
scoraggiare i più.

Il rendimento in un amplificatore
Classe-A è molto basso, dal 12 al 22% e questo ne limita
sicuramente la diffusione commerciale. Nel mio caso la potenza sui
diffusori è fissata è intorno ai 18-20 Watt, tutto il resto
diventa calore! Pensate che una volta messo in opera, ho dovuto
realizzare dei fori sul ripiano della libreria sopra all’ampli
perchè altrimenti avrei rischiato che andasse a fuoco tutto!
Un’amplificatore Classe-A scalda di
più, quando non suona, ed è più efficiente, quando suona a volume
alto.
CIRCUITO ELETTRICO:
Come circuitazione, ho scelto la
classica Williamson tratta da un manuale GEC “Amplifier Circuits
of The M-O Valve Co LTD”, un push-pull ripolarizzato in Classe-A.
Ho scelto una configurazione di questo tipo perche migliora il
rendimento ed opera meno distorsione, ed è universalmente
riconosciuta come la più efficiente.
I trasformatori d’uscita sono stati
scelti con un primario di 5KOhm Anodo-Anodo, adatti per le KT-88,
e diverse prese sull’ avvolgimento secondario per potersi adattare
a diversi diffusori con impedenza da 2 ad 8 Ohm, essi prevedono
ovviamente la presa ultralineare al 43% sul primario.
|
I trasformatori d’alimentazione
invece sono stati fatti fare su mie specifiche presso una
ditta di Roma, ma tutto il resto della componentistica e’
stata acquistata presso le ditte Committeri (http://www.surplus.it/)
di Roma e la ESCO (
http://www.esco.it ) di Todi, entrambi presenti su
internet.
Sui componenti non si bada a spese
no? Le resistenze sono tutte OLCO o Allen Bradley, i
condensatori sono quasi tutti a specifiche militari della
PLESSEY i cavi di collegamento ovviamente ricoperti in teflon.
Per il resto il circuito come ho anticipato è un classico, una
6SN7 come preamplificatrice-sfasatrice, un’ altra come driver
e due KT-88 come finali…ho solo cercato di fare tutto con
molta cura!! I due stadi alimentatori sono alquanto classici
essendo composti da un ponte a diodi raddrizzatore, filtro
pigreco con L da 10H. I filamenti dei tubi sono tutti
alimentati a 6.3V in alternata senza zero centrale , i tubi
finali lavorano a 300V con una corrente di riposo fissata a
150mA per KT-88. |
 |
COSTRUZIONE:
La costruzione di un progetto del
genere inizia di solito dal reperimento delle parti più costose
che in un ampli a tubi sono i trasformatori d’uscita. La scelta è
caduta su di un modello ultralineare della SOWTER
(http://www.sowter.co.uk/), d’Ipswich, Inghilterra; nonostante il
suo alto costo risulta sicuramente fra i migliori in assoluto. Con
i trasformatori in mano ( e circa 800 euro in meno sul conto) si
può iniziare a progettare il tutto.
Ho deciso di costruire due finali
completamente indipendenti su di un unico telaio, due
trasformatori d’alimentazione due alimentatori completi separati
ecc. l’ unica cosa in comune e’ la presa 220V. Rispetto al
circuito originale ho sostituito la sezione raddrizzatrice a
Valvola con una a diodi ed ho rimosso il controllo di volume.
Il layout dell’ amplificatore l’ ho
voluto estremamente compatto quindi con un poco di pazienza ho
risolto il problema creando un contenitore inferiore a vasca in
legno nel quale trovano posto i due trasformatori di
alimentazione, le prese di uscita e la presa di alimentazione,
oltre ad uno strumentino che effettua alcune misure elettriche sul
circuito attraverso un commutatore. Questo contenitore di legno
massello è stato fatto costruire da un falegname professionista
per 100 Euro, e devo dire che sono stati soldi spesi bene perchè
il massello dona al tutto un tocco di classe non indifferente.
Sopra al contenitore di legno si posa
una lastra d’alluminio da 4mm sulla quale alloggiano il resto dei
componenti che compongono il finale, quindi zoccoli, valvole,
trasformatori d’uscita ecc.
Tutte le parti meccaniche sono fissate
alla piastra in alluminio con viti d’ottone a testa conica che
vanno a scomparsa sul piano superiore dell’ ampli.
Quando il telaio con i componenti
montati nella parte inferiore poggia sul bordo esterno del
contenitore inferiore realizza un incastro perfetto che ottimizza
al meglio gli spazi a disposizione.

Procurarsi una lastra d’alluminio da
4mm e realizzare le necessarie forature, è cosa semplice, non lo è
invece la sua pulizia e lappatura.
L’ alluminio, anche se facile da lavorare, tagliare e limare,
tende, infatti, a rendere difficile la vita a chi lo ha scelto
per realizzare pannelli frontali, scale parlanti ecc, non è per
niente facile da trattare. Dopo aver compiuto vari tentativi di
lucidatura, smerigliatura che sono risultati poco soddisfacenti,
ho optato per la soluzione chimica. Io sono un perfezionista e se
le cose non sono come le immagino nei miei sogni le butto giù e le
rifaccio…
L’ alluminio si lascia “mangiare”
volentieri dalla soda caustica, quindi basta preparare una
soluzione satura d’acqua (possibilmente bollente) e tale prodotto
e immergere il pezzo d’alluminio preventivamente sgrassato con
solvente nitro nell’acido per l’aggressione che deve durare non
meno di 30 minuti.
Se
decidete di fare questo tipo di trattamento, prendete tutte le
possibili precauzioni considerando che, durante l’aggressione
chimica, si sviluppano dei gas molto nocivi per l’uomo e per
tutti gli esseri viventi e che la soda caustica corrode TUTTO
comprese le vostre mani, ed è velenosa per contatto ed
inalazione !!!
A Fine lavoro è opportuno risciacquare
la lastra in acqua fresca e pulirla dai residui dell’attacco
chimico con acqua e sapone.
Il risultato, nonostante i rischi, è
ottimo, dopo qualche giorno l’alluminio si ricopre di un sottile
strato d’ossido che impedisce una nuova ossidazione, ma è
assolutamente privo di graffi ed irregolarità.
A suggellare il tutto ho fatto dare
una mano di vernice trasparente per uso professionale che ha
“congelato” quel look cosi’bello dell’alluminio.
La costruzione di quest’amplificatore
ha richiesto molto tempo, circa 6 mesi, e tanta passione.
ACCENSIONE!:
Lo sconcerto c’e’ stato quando, a
lavoro ultimato ho verificato le correnti e le polarizzazioni e
questi erano esattamente quelli che avevo calcolato e che erano
riportati sui manuali americani dei tubi KT-88, una bella
soddisfazione! Anche la scelta dei componenti ha ovviamente
giocato un ruolo importante, l’ unico problema l’ ho avuto con una
resistenza OLCO nella sezione preamplificatrice che soffiava
paurosamente, forse per un difetto di costruzione. Dopo qualche
mese d’operatività ho aggiunto uno strumentino surplus russo
rigorosamente in tema con il colore del mobile che attraverso un
commutatore offre la possibilità di misurare la corrente di riposo
dei 4 tubi finali posta a 150mA, e di visualizzare attraverso un
LED giallo posto accanto al tubo in questione di quale tubo si sta
effettuando la misura.

COSTI:
Parlare di costi e’ sempre difficile,
bisognerebbe infatti tener conto di quanto tempo e quanti scarti
si hanno quando si intraprende un lavoro del genere. Spesso
infatti, si e’ costretti a gettar via lastre di alluminio o
materiale elettronico solo perche’dopo aver commesso un errore non
rientra nelle specifiche che ci siamo posti oppure non e’
riutilizzabile, il tempo speso poi e’ meglio non calcolarlo!
Il costo totale incluso mobile,
trasformatori componenti valvole si e’ fermato intorno ai 1700
Euro,
CONCLUSIONI:
L’ amplificatore è in funzione da
molto tempo ormai ed ho già speso una fortuna in CD, il suono
delle valvole non ha eguali si sa!
Come diffusori (per ora) sto usando
due AR14 che bene si accoppiano all’Ampli. L’ impianto è semplice,
Lettore CD SONY con Line-Out- variabile, amplificatore e casse. Il
suono dell’ Ampli lascia senza fiato per la sua trasparenza
disarmante e per l’ estrema presenza di tutti gli strumenti. La
potenza e’ piu’ che sufficiente a sonorizzare la maggior parte
delle sale e nella sua semplicita’ questo oggetto attira sempre
molta gente che sconcertata ne ammira il rossore dei filamenti
quando la luce e’ più soffusa.
Da qualche mese è in costruzione un
nuovo amplificatore integrato IBRIDO Tubi-Mosfet che mi ripropongo
di presentarvi quanto prima, devo infatti soddisfare le esigenze
dei nuovi super diffusori e del nuovo SACD.
Per ulteriori informazioni potete
contattarmi a
valter1964@tiscali.it

|
 |
Torna alla pagina iniziale
 |
|