COME RISISTEMARE UN VECCHIO GIRADISCHI:

PASSO DOPO PASSO, IL CASO DEL LENCO L75

Di Diego Sali    diechirico@yahoo.it

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Figura 1 - Il giradischi Lenco L75 con la base originale.

 

Il giradischi di cui ci occuperemo è un vecchio Lenco L75 che ha un’età approssimativa di 25 anni (ma forse più). La mia intenzione è stata, ed è tuttora, quella di rimetterlo a nuovo per potermi godere una vecchia collezione di 78 giri, essendo in possesso della testina Shure M92E con relativo stilo N78S.

Quando entrai in possesso di questo giradischi, circa un anno fa, mi venne recapitato con la base originale di legno (in verità truciolato impiallacciato noce) frantumata e il mio primo intervento è stato quello di restaurarla, per quanto possibile, con l’ausilio di tasselli di MDF, di pino e di un bel po’ di colla vinilica. Una volta terminato questo primissimo intervento ho deciso di effettuare delle piccole ma sostanziali modifiche ancor prima di far suonare il piatto: ho quindi ricablato internamente il giradischi sostituendo il cavo di segnale originale con uno con una schermatura più efficace e l’ho fatto terminare con due spinotti RCA da pannello molto massicci; di seguito ho eliminato il cavo di alimentazione originale sostituendolo con uno quadripolare schermato che terminasse con una vaschetta IEC, dotata di filtro di rete, nel pannello posteriore; infine ho ricablato con un nuovo cavo la messa a terra e inserito delle viti che fungessero da punte metalliche per accoppiare il giradischi al suo tavolino. Queste prime modifiche possono essere osservate nelle foto precedenti e in quella successiva. Nella foto superiore si noti il fazzoletto nel pozzetto del braccio che l’unica funzione di prevenire l’ingresso di polvere che potrebbe compromettere un fluido movimento del piatto e il blocco dei collegamenti (il rettangolo rosso) dal quale sono stati già dissaldati tutti i cavi per asportare il braccio.

 

 

Tuttavia in questo stato il giradischi NON è utilizzabile per ascoltare decentemente musica: il braccio risulta palesemente sbilanciato lateralmente e presenta una curiosa tendenza a tornare sempre nella posizione di riposo (una sorta di antiskating naturale… ;-) ).

NOTA: La parte posteriore del braccio, che tiene il contrappeso grande, è accoppiata flessibilmente al resto del braccio (NON E’ ROTTA). Funge da assorbitore dinamico di vibrazioni, un ingegnoso dispositivo meccanico pionieristico di J.P. Den Hartog (anni 20) (informazione reperita in rete).

Gli interventi che intendo eseguire ora sono i seguenti:

1.      Riparazione e nuovo set-up del braccio;

2.      Rimozione del cavo di alimentazione originale e dei cavi di segnale;

3.      Costruzione di una nuova base: progetto e realizzazione;

4.      Manutenzione del piatto.

1. RIPARAZIONE E NUOVO SET-UP DEL BRACCIO

Come prima cosa allora è necessario smontare il braccio per dargli una bella e sana pulita: infatti poichè la parte superiore dell'albero del braccio è aperta, i cuscinetti, o bronzine, (piccoli cubi di gomma dotati di un inserto a V per permettere l’appoggio delle lame) e le lame della canna avranno un deposito di circa 25 anni di polvere. Così, anche se i blocchetti del cuscinetto sono intatti (cosa alquanto improbabile, vista la loro età), probabilmente vale la pena pulirli a fondo (pulendo per bene anche le lame della canna del braccio). Per smontare il braccio si deve inanzitutto rimuovere lo shell, i contrappesi e l’antiskating. Poi si deve rimuovere il piatto, sfilandolo con molta cura: per farlo si deve solo rimuovere la vite di blocco dal canotto di ottone accessibile dalla parte inferiore della base del piatto. Bisogna agire molto delicatamente quando si sfila o si reinserisce il piatto. Non perdere la sfera d'acciaio alloggiata nella parte inferiore del canotto! Pulire il tutto e oliare le parti per bene.

Per raggiungere i cuscinetti, si deve rimuovere e smontare completamente il braccio. In primo luogo, si devono rimuovere i cavi dal blocco di collegamento (situato nella parte superiore della base, accessibile una volta sfilato il piatto) con un saldatore. Prima di effettuare questa operazione fare una foto o un disegno chiaro per ricordarsi come sono fatti i collegamenti. Allo stesso tempo, rimuovere inoltre il filo di messa a terra dalla rondella all'estremità inferiore dell'albero del braccio. Sulla base c’è un collare cromato che circonda il foro attraverso cui l'albero del braccio passa, che ha due viti di arresto che tiene l'albero del braccio fisso nella posizione verticale (questa è la registrazione del VTA). Se avete accesso ad attrezzi adatti, è una buona idea aggiungere un foro al collare e bloccare l'alberino del braccio con tre viti di arresto. Rimuovere le due viti dal collare cromato e sfilare il braccio dalla base. Avrete allora fra le mani il braccio con i fili di segnale e quello di terra (di colore giallo) che escono dall’alberino verticale.

L'asse verticale gira su due cuscinetti a sfera (uno superiore e uno inferiore). Rimuovere i due dadi posti alla parte inferiore dell'albero, visibili una volta smontato il braccio dalla base. Attenzione: il dado superiore è la sede del cuscinetto a sfera inferiore, mentre il dado inferiore è il blocco per il dado precedente. Ora si dovrebbero poter separare la parte principale dell'albero del braccio, quella più pesante di metallo pieno, e la parte superiore (quella che contiene l’alloggiamento del braccio). C’è una vite dietro il braccio che tiene la parte interna della parte superiore. Una volta rimossa questa vite (e la relativa rondella a forma di U (con l’aiuto di pinzette)), la parte interna dell'alloggiamento della canna del braccio (che è in realtà un pezzo di plastica nel quale sono incastrati i cuscinetti, che solitamente sono di gomma, sui quali poggiano le lame della canna del braccio) si dovrebbe sfilare spingendolo delicatamente. Fare massima attenzione ai cavetti!

NOTA: La capacità dei cavi originali (all'interno del braccio) è circa 90 pF (valore tabulato trovato in rete).

Il braccio a questo punto dovrebbe risultare completamente smontato nei seguenti pezzi (omettendo viti, dadi, rondelle e cuscinetti): la canna del braccio con i cavetti integri, il cilindro di metallo pesante (albero verticale) cavo all’interno, l’alberino verticale metallico (cavo, per far passare i cavetti) che ha superiormente una parte in plastica nera nella quale alloggiano i cuscinetti di gomma sui quali poggierà la canna del braccio, parte superiore dell’albero verticale che copre i cuscinetti di gomma.

Figura 2 - I cuscinetti a sfera del Lenco L75 (foto inviatami da Enrico Breda).

Personalmente, smontato il braccio ho avuto le seguenti cattive notizie:

1.      Uno dei due cuscinetti a sfera risulta privo di una sferetta (diametro circa 2 mm)  e questo è probabilmente ciò che causava il ritorno del braccio.

2.      I cuscinetti di gomma (un disegno dei quali potete vedere nella foto qui sotto) sono completamente deteriorati e questa è probabilmente la causa dello sbilanciamento laterale del braccio osservato orginariamente. I cuscinetti sono da cambiare, ma dove reperirli? E’ possibile fabbricarne di nuovi, magari in ottone o bronzo? Sono graditi tutti i vostri aiuti…

La sfera mancante è stata sostituita nel cuscinetto con una similare e sembra che la sostituzione non comprometta la piena efficienza del cuscinetto a sfera. A questo punto è possibile cominciare a rimontare il braccio, iniziando dall’albero verticale. Questa è probabilmente la parte più delicata e

più difficile del ri-assemblaggio. L’obiettivo è stringere i cuscinetti a sfera dell’albero verticale senza che ne risulti nessun gioco o che risulti un qualche impedimento al movimento del braccio intorno all’asse verticale. Quindi con una buona dose di pazienza vengono inseriti i cuscinetti e stretti i dadi in fondo all’albero verticale, in modo che non ci sia nessun gioco verticale. Bisogna fare molta attenzione nel trovare il compromesso ottimale tra una stretta troppo forte, che fa “grattare” i cuscinetti, e una troppo debole, che causa il gioco verticale. Il primo dado NON deve essere di conseguenza stretto a morte, ma deve rimanere sufficientemente morbido. A questo punto si può avvitare il secondo dado che blocca del tutto quello superiore (fra i due deve essere inserita la rondella sulla quale andrà collegata la massa del braccio).

Anche questa operazione risulta molto difficile perché nello stringere il dado inferiore si muove inevitabilmente anche quello superiore. Perciò, ancora pazienza e sangue freddo. E’ comunque indispensabile l’uso di due chiavi inglesi da usarsi contemporaneamente. Per far sì che il movimento sia il più pulito possibile ho utilizzato un apposito spray siliconico CRC lubrificante. Probabilmente saranno necessarie parecchie ripetizioni, e la prova finale del buon (si spera…) esito dell’operazione sarà quando si registrerà l’antiskating.

Figura 3 - L'albero verticale del braccio.

2. Rimozione del cavo di alimentazione e dei cavi di segnale

La modifica “elettrica” è abbastanza semplice ma, spero, molto efficace.

In primo luogo ho eliminato del tutto il cavo di alimentazione originale che partiva dal motore e terminava in una presa elettrica comune. Il cavo era un comune cavo e due poli, di piccola sezione e senza schermo. Allora ho ricablato internamente il tutto: dal motore ho fatto partire un cavo quadripolare schermato CEAM di buona sezione (usato in configurazione star, come suggerisce TNT, www.tnt-audio.com) che termina in una vaschetta IEC che ha un filtro di rete interno, indispensabile a causa dell’inquinamento elettrico. A questo punto ho realizzato un cavo di alimentazione ancora con lo stesso cavo e lo stesso principio e il gioco è fatto.

In secondo luogo ho pensato di sostituire i cavi di segnale originali, induriti col tempo. Dapprima ho ricablato internamente il piatto con un altro cavo di segnale con una buona calza di schermo, ma poi ho effettuato una modifica ancor più radicale: i cavetti del braccio terminano DIRETTAMENTE sui due connettori RCA dorati posti sul pannello posteriore del cabinet. In questo modo si eliminano cavi e saldature intermedie, ed è possibile provare diversi cavi di segnale.

1.      Costruzione di una nuova base: Progetto e realizzazione

Prima di cominciare è necessario uno studio dettagliato della vecchia base, in particolare per la sagoma del piano superiore. L’obiettivo è riuscire a fare una dima di montaggio per poter copiare la sagoma sul nuovo piano superiore, che sarà di 19mm, come si può osservare dal progetto.

Figura 4 - La vecchia base in truciolato impiallacciato. Si notino gli interventi di restauro effettuati.

La nuova base, secondo il mio progetto, deve risultare più pesante di quella originale e deve montare un fondo di almeno 1 cm. Ricordo che la base originale è completamente aperta nella parte inferiore. Inoltre intendo utilizzare diversi accorgimenti per renderla il più sorda possibile.

Figura 5 - Il progetto per la realizzazione della nuova base in legno.

Il progetto prevede la realizzazione della base completamente in MDF, con parti da 10mm (in grigio nella figura) e parti da 19 mm (in celeste nella figura), incastrare ed incollate a dovere. Una volta assemblato il tutto, tranne il fondo che intendo bloccare solo con 4 viti per futuri interventi, intendo incollare internamente su tutto il cabinet dei fogli di alluminio per schermare tutto, in particolare il motore. Lo schermo sarà poi collegato a terra. Sopra l’alluminio depositerò abbondanti mani di antirombo per rendere sordo tutto il case. Stessa sorte toccherà al fondo che, ripeto, non verrà incollato ma solo avvitato. Il giradischi alla fine poggerà su 3 punte metalliche o su 3 piedini, a seconda dell’effetto che avranno sulla riproduzione sonora.

Ovviamente a terra verrà collegato anche il telaio del piatto e quello del braccio. Tutti i fili di massa saranno collegati tra loro tramite appositi occhielli, per poterne staccare qualcuno se si verificasse qualche indesiderato loop di massa.

Il primo passo per la realizzazione è quello di incollare le parti da 19mm su quelle da 10mm per la parte anteriore e per i due fianchi. La parte posteriore prima di essere incollata va preparata per le forature. Sulla parte posteriore da 10mm vanno fatti due scassi: il primo per la vaschetta IEC e il secondo per lo sportellino che ospiterà i connettori RCA. Lo sportellino verrà poi lavorato e fresato a parte (nelle figure successive vengono mostrate la parte esterna, a sinistra, e quella interna con la fresatura ad hoc, a destra, dello sportellino in questione).

Una volta fatti gli scassi anche sul pezzo da 19mm si può procedere all’incollaggio.

Ora è possibile cominciare a lavorare sul piano superiore. Una volta disegnata la dima, si ricopia la sagoma sul piano di MDF, riportando con estrema cura i centri dei quattro fori da effettuare.

Figura 7 - La tavola di MDF da 19mm con la dima appoggiata.

Prima di tagliare il piano è opportuno fare i quattro fori necessari. Come si può notare è necessario fare un foro da 25mm  con una fresatura concentrica da 38mm. Io ho effettuato con una punta a tazza da 38mm un solco di 2 mm di profondità. Dopodichè ho effettuato il foro centrale da 25mm. Il tutto con un trapano a colonna, che permette di controllare la profondità del foro. Il risultato si può osservare nella foto sucessiva.

A questo punto ho eseguito la fresatura a mano, con uno scalpellino ed ho verificato che l’occhiello di metallo entrasse a perfezione nella sua sede.

A questo punto è possibile sagomare con il seghetto alternativo il piano e, una volta finito, si può controllare che l’operazione sia venuta bene.

Ora si può procedere all’incollaggio di tutti i pezzi.

 

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