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Il pre di Maurizio click sulla foto per vederlo
Questo amplificatore eroga circa 5W
per canale ed è nato leggendo un articolo dell’impareggiabile
Davide Munaretto che ha pubblicato su Elettronica Flash circa un
anno fa.


Dopo
aver realizzato con ampio successo il
preamplificatore a valvole presentato su questo sito ho
valutato la possibilità di inserire nel mio sistema anche un
piccolo amplificatore anch’esso a valvole.
Iniziare subito con un amplificatore basato su triodi DHT mi
spaventava un poco e quindi ho cercato tra i vari progetti di
single-ended disponibili.
L’idea di usare una valvola un po’ diversa dal solito mi ha
attirato moltissimo e così è partita la ricerca di tutte le
possibili informazioni sul tetrodo a fascio 6L6 di cui avevo
sentito dire un gran bene.
Una
volta presa la decisione finale ho contattato Davide Munaretto che
mi ha fornito moltissime indicazioni, tutti i trasformatori
necessari e una bellissima coppia di 6L6G Fivre d’epoca.
Lo
schema base di un canale è illustrato di seguito.

Lo schema di un canale , l'estrema
semplicita' , visto i pochi componenti lo rendono adatto anche a
persone all'inizio
Il segnale prelevato dal
preamplificatore viene iniettato nella griglia controllo
della valvola V1 che, nel progetto base, è costituito da uno dei
triodi di una 12AU7.
Con un singolo tubo 12AU7 si possono
realizzare gli stadi pilota per entrambi i canali, però il tubo
12AU7 utilizza uno zoccolo noval, mentre la valvola finale
utilizza uno zoccolo octal; sinceramente la cosa non mi piaceva
molto dal punto di vista estetico e allora ho optato per un
singolo tubo 6J5 per ogni canale.
La valvola 6J5 elettricamente è più o
meno equivalente ad uno dei triodi contenuti in una 12AU7, a parte
il fattore di amplificazione leggermente maggiore e lo zoccolo
octal. Ho visto questa valvola utilizzata in parecchie
realizzazioni d’epoca e più recentemente anche sulle possibili
varianti del triodino, sicchè ho detto perchè no? Nel mio caso ho
utilizzato due esemplari NOS Fivre reperiti in un mercatino.
La resistenza anodica R2 è stata
scelta del tipo Kiwame da 2W, mentre la resistenza di griglia R1 è
del tipo Holco a strato metallico.
Sia la resistenza R3 che il
condensatore C2 devono essere componenti di ottima qualità, in
particolare la resistenza è ad ossido di metallo Resista, in grado
di dissipare fino a 4.5W. Il condensatore di bypass è un ottimo
Elna-Silmic di raffinate caratteristiche audio.

L’alimentazione dello stadio pilota
viene filtrata localmente mediante il condensatore elettrolitico
C1 che deve essere montato il più vicino possibile allo stadio.
Nel mio caso ho utilizzato un modello Sic-Safco.
La valvola finale 6L6G viene pilotata
attraverso il condensatore C3 e la resistenza R4 di fuga a massa.
In questo caso ho optato per un
condensatore in polipropilene (più che altro per questioni di
spazio) e una resistenza Holco a strato metallico.
Nello schema base la valvola è
configurata a tetrodo con la griglia schermo collegata alla
tensione anodica per mezzo della resistenza R6 (un’ottima
Resista), ma i trasformatori di uscita MDU3.2K che mi ha fornito
Davide Munaretto hanno anche la presa per il collegamento in
ultralineare e quindi è possibile sperimentare questa ulteriore
opzione.
Nel mio caso ho montato un commutatore
di qualità (un ottimo Matsushita con contatti dorati) per passare
da una configurazione all’altra, più che altro per fare qualche
prova, in futuro può anche darsi che rimuoverò il commutatore dopo
aver deciso quale configurazione utilizzare come definitiva.
Il punto di lavoro della valvola è
stato un piccolo problema, in quanto quello scelto nel progetto di
base prevede una corrente di bias adatta più ad una valvola 6L6GC
(dissipazione massima 30W) che ad una valvola 6L6G che prevede una
dissipazione massima di 21W.
Utilizzando tutte le informazioni
presenti in rete e facendo un po’ di esperimenti ho modificato il
resistore di polarizzazione catodica R5 in modo da limitare la
corrente di bias a 60mA. Con questo valore il tubo dissipa circa
17W che rientrano pienamente nelle sue caratteristiche.
Il resistore utilizzato è del tipo
Resista antiinduttivo da 4.5W ed è bypassato da un condensatore
Elna Cerafine.
Sui condensatori di bypass se ne
dicono di tutti i “colori” io, almeno per il momento, ne ho
inserito uno di disaccoppiamento sull’alimentazione della valvola
finale. Si tratta di un generoso polipropilene Philips (sono
quegli scatolotti blu che si vedono nella foto). Magari poi dopo
prove di ascolto più approfondite li toglierò, comunque quello che
conta alla fine è cosa sente l’orecchio (de gustibus).
Descrizione
dell’alimentatore
Spesso e volentieri l’alimentatore
viene visto come un accessorio ma in un amplificatore di tipo
single-ended non può essere affidato al caso. Lo schema base del
progetto è illustrato di seguito.

L'alimentazione e classica con
l'uso di una valvola raddrizzatrice
L’alta tensione erogata dal massiccio
trasformatore AT6L6TA viene raddrizzata da un rettificatore ad
onda intera (V3) che, nel progetto originale, è un tubo 5Y3. Nel
mio caso ho optato per una 5AR4 Sovtek di produzione recente visto
che ha una caduta di tensione minore anche se, a differenza della
5Y3, ha il catodo a riscaldamento indiretto.
La 5AR4 ha il grosso vantaggio di
poter utilizzare una capacità di livellamento più generosa
rispetto alla 5Y3 (60mF
massimi contro 20mF);
nel mio caso il condensatore C5 è costituito da un elettrolitico
da 47mF
(standard industriale che quanto prima cambierò con qualcosa di
meglio) parallelato da un audin-cap plus in poliestere da 10mF.
L’abbattimento del ripple residuo
viene effettuato mediante un filtro Pi-greco costituito da un
massiccio induttore da 10H (sempre fornito da Davide) seguito da
una batteria di sei condensatori elettrolitici per un totale di
quasi 2000mF.
Inizialmente avevo provato con capacità minori ma ho avuto qualche
problema di ronzio dovuto a ripple residuo e quindi ho utilizzato
più condensatori possibile in funzione dello spazio disponibile.
Gli elettrolitici utilizzati sono del
tipo veloce per alimentatori switching (sono quei sei barilotti
nella foto), questi condensatori presentano una bassa ESR e quindi
sono l’ideale per alimentatori di questo tipo.
In parallelo ai condensatori ci sono
due resistenze da 300 kohm per
la scarica veloce. Mi è stato difficile reperire resistori di
potenza di valore così alto e il valore di 300
kohm è stato ottenuto ponendo in serie due resistenze del tipo
antifiamma da 150kohm
- 2W (sono quei tubetti verdi che si vedono dietro agli
elettrolitici).
I filamenti delle valvole sono accesi
in corrente alternata utilizzando avvolgimenti diversi per valvole
pilota e per valvole finali, infatti i filamenti delle valvole
pilota devono essere riferiti alla massa di alta tensione.
In parallelo ad ogni linea di
alimentazione filamenti ho posto un condensatore da 100nF per
eliminare eventuali disturbi.
La tensione di alimentazione dei
filamenti delle valvole pilota viene utilizzata anche per
accendere un led indicatore.
Questa è la mia prima realizzazione
del tipo Point-to-point e, tutto sommato, mi sembra di essermela
cavata abbastanza bene. I collegamenti possono sembrare un po’
disordinati ma leggendo parecchio materiale ho capito che più il
cablaggio è ordinato (ovvero fili serrati a mazzetti) e più
deleteri sono gli effetti.
Mi sono concesso un circuito stampato
solo per le capacità a valle dell’induttanza, questi condensatori
sono piuttosto grossi e non mi piaceva affatto metterli a vista.
Allora ho realizzato un semplice circuito stampato che mi permette
di collegare rapidamente i condensatori in parallelo tra di loro
e, al tempo stesso di poterli fissare perpendicolari rispetto al
pannello superiore.
I condensatori oltre ad essere saldati
allo stampato e collegati con delle piste di sezione generosa,
sono fissati con silicone in modo da evitare qualsiasi vibrazione.
A sua volta il circuito stampato è
fissato al pannello per mezzo di una squadretta di alluminio.
I cablaggi sono realizzati utilizzando
filo di rame argentato (isolato con tubetto sterlingato dove
necessario) e filo in rame OFC isolato in teflon. Per
l’alimentazione dei filamenti ho usato del comunissimo filo di
rame isolato in plastica ed intrecciato.
Lo chassis si discosta un poco dalle
realizzazioni classiche ma, ho voluto e dovuto, fare qualcosa di
particolare non per strafare ma per rientrare nei parametri di
accettazione della mia consorte.
Per gli autocostruttori il WAF è un
fattore non trascurabile e, nel mio caso, il fatto di dover
inserire l’amplificatore nel mobile del soggiorno buono (ah la
mancanza di spazio….) pesa parecchio.
Insomma i trasformatori all’esterno
dello chassis proprio non piacevano alla moglie e allora ho dovuto
studiare lo chassis che vedete nelle foto; alla fine ha richiesto
più tempo il progetto del telaio che la parte elettronica vera e
propria.

Il pannello posteriore
I due canali di amplificazione sono
posizionati nella parte sinistra dello chassis e l’alimentatore
sul lato destro.
Lo chassis ha una particolare
struttura a gradino, necessaria per “nascondere” alla vista i
trasformatori che, diversamente dal solito, non sono posizionati
sul pannello superiore ma su quello inferiore. Il pannello
inferiore è realizzato in due sezioni; la prima sezione è un tutt’uno
con il pannello posteriore e svolge le funzioni di supporto dei
trasformatori, la seconda sezione invece funziona solamente come
copertura della parte elettronica.
Questo sdoppiamento del pannello
inferiore agevola le operazioni di assemblaggio e di manutenzione
della parte elettronica.
La parte superiore dello chassis è
organizzata su due livelli, il primo livello è costituito da un
pannello che ospita tutta l’elettronica attiva del sistema, quindi
le valvole montate a vista e i relativi componenti passivi cablati
nella parte sottostante. Altro componente montato a vista è
l’induttore di filtro che viene migliorato con una calotta
protettiva e i lamierini verniciati in nero; il montaggio è
parzialmente incassato.
Il secondo livello dello chassis non
svolge alcuna funzione di supporto ma chiude il vano di
alloggiamento dei trasformatori con un pannello di alluminio da
2mm verniciato in nero.
La cornice in legno è realizzata in
due strati di listelli di mogano da 10mm. Internamente si ha un
telaio di supporto internamente rivestito con fogli di rame da
0,2mm per realizzare un’adeguata schermatura. Il rame viene quindi
collegato a massa in un unico punto e poi protetto contro
l’ossidazione con dello spray antiarco.
Esternamente i listelli sono stati
trattati con vernici varie e lucidati a cera.

Maurizio ha optato per la copertura
dei trasformatori con il cabinet
Il supporto
trasformatori svolge un ruolo molto importante in quanto
sorregge interamente il peso dei trasformatori (quasi 12kg).
L’assieme è costituito principalmente da un pannello di fondo
realizzato in MDF da 10mm di spessore. A questo pannello è
accoppiato il pannello posteriore realizzato in MDF da 6mm di
spessore.
Questi pannelli sono stati trattati
con vernice turapori e verniciati con diverse mani di vernice nera
e finiti con una vernice spray che ricrea l’effetto dell’alluminio
anodizzato (costa cara ma ne vale la pena, solo al tatto si
riconosce che non è alluminio).
Il pannello di fondo svolge semplici
funzioni di copertura ed è separato dal supporto trasformatori per
questioni di praticità. E’ realizzato in alluminio da 3mm
spazzolato e verniciato in nero anodizzato.
Il supporto elettronica alloggia tutte
le parti elettroniche del sistema. E’ realizzato in MDF da 6mm con
un laminato di alluminio da 0,5mm per la schermatura nella parte
interna.
Anche in questo caso il materiale è
stato trattato con vernice turapori e poi verniciato con la solita
vernice spray nera anodizzata.
Voglio ringraziare Davide Munaretto
per i preziosi consigli e la pazienza con cui mi ha supportato in
questa realizzazione.
Per ulteriori dettagli ed informazioni
potete contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica.
Maurizio.daniele@marconi.com

La vista da sotto e la buona pulizia.
Avete commenti , chiarimenti ,
richieste particolari , scrivete sul
forum del
sito vi verra' risposto
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