Autocostruzione

 

Maurizio Daniele e il suo ampli

Single Ended  con valvole 6L6

 

 

 Di cosa si tratta

Finale  con una valvola  di potenza singola per  ogni canale

Chi lo ha costruito

Maurizio Daniele  ( e una persona sola )

Caratteristiche particolari

Ottima costruzione

Mia presentazione

Maurizio Daniele    ci ha presentato  altri  suoi progetti  , vedi  il preamplificatore Pf3 delle Digitex , sempre  costruito con lo stesso stile.

Qui ci allega tutti i   disegni e una bella presentazione ... Ottimo

 

  Il pre di Maurizio  click  sulla foto per vederlo

 

Descrizione dell’amplificatore

 

Questo amplificatore eroga circa 5W per canale ed è nato leggendo un articolo dell’impareggiabile Davide Munaretto che ha pubblicato su Elettronica Flash circa un anno fa.

 

 

 

 

Dopo aver realizzato con ampio successo il preamplificatore a valvole presentato su questo sito ho valutato la possibilità di inserire nel mio sistema anche un piccolo amplificatore anch’esso a valvole.

Iniziare subito con un amplificatore basato su triodi DHT mi spaventava un poco e quindi ho cercato tra i vari progetti di single-ended disponibili.

 

L’idea di usare una valvola un po’ diversa dal solito mi ha attirato moltissimo e così è partita la ricerca di tutte le possibili informazioni sul tetrodo a fascio 6L6 di cui avevo sentito dire un gran bene.

Una volta presa la decisione finale ho contattato Davide Munaretto che mi ha fornito moltissime indicazioni, tutti i trasformatori necessari e una bellissima coppia di 6L6G Fivre d’epoca. 

Lo schema base di un canale è illustrato di seguito.

 

Lo schema di un canale , l'estrema semplicita' , visto i pochi componenti lo rendono adatto anche a persone all'inizio

 

Il segnale prelevato dal preamplificatore viene iniettato nella griglia controllo


della valvola V1 che, nel progetto base, è costituito da uno dei triodi di una 12AU7.

 

Con un singolo tubo 12AU7 si possono realizzare gli stadi pilota per entrambi i canali, però il tubo 12AU7 utilizza uno zoccolo noval, mentre la valvola finale utilizza uno zoccolo octal; sinceramente la cosa non mi piaceva molto dal punto di vista estetico e allora ho optato per un singolo tubo 6J5 per ogni canale.

La valvola 6J5 elettricamente è più o meno equivalente ad uno dei triodi contenuti in una 12AU7, a parte il fattore di amplificazione leggermente maggiore e lo zoccolo octal. Ho visto questa valvola utilizzata in parecchie realizzazioni d’epoca e più recentemente anche sulle possibili varianti del triodino, sicchè ho detto perchè no? Nel mio caso ho utilizzato due esemplari NOS Fivre reperiti in un mercatino.

 

La resistenza anodica R2 è stata scelta del tipo Kiwame da 2W, mentre la resistenza di griglia R1 è del tipo Holco a strato metallico.

Sia la resistenza R3 che il condensatore C2 devono essere componenti di ottima qualità, in particolare la resistenza è ad ossido di metallo Resista, in grado di dissipare fino a 4.5W. Il condensatore di bypass è un ottimo Elna-Silmic di raffinate caratteristiche audio.

 

 

L’alimentazione dello stadio pilota viene filtrata localmente mediante il condensatore elettrolitico C1 che deve essere montato il più vicino possibile allo stadio. Nel mio caso ho utilizzato un modello Sic-Safco.

 

La valvola finale 6L6G viene pilotata attraverso il condensatore C3 e la resistenza R4 di fuga a massa.

In questo caso ho optato per un condensatore in polipropilene (più che altro per questioni di spazio) e una resistenza Holco a strato metallico.

Nello schema base la valvola è configurata a tetrodo con la griglia schermo collegata alla tensione anodica per mezzo della resistenza R6 (un’ottima Resista), ma i trasformatori di uscita MDU3.2K che mi ha fornito Davide Munaretto hanno anche la presa per il collegamento in ultralineare e quindi è possibile sperimentare questa ulteriore opzione.

Nel mio caso ho montato un commutatore di qualità (un ottimo Matsushita con contatti dorati) per passare da una configurazione all’altra, più che altro per fare qualche prova, in futuro può anche darsi che rimuoverò il commutatore dopo aver deciso quale configurazione utilizzare come definitiva.

 

Il punto di lavoro della valvola è stato un piccolo problema, in quanto quello scelto nel progetto di base prevede una corrente di bias adatta più ad una valvola 6L6GC (dissipazione massima 30W) che ad una valvola 6L6G che prevede una dissipazione massima di 21W.

Utilizzando tutte le informazioni presenti in rete e facendo un po’ di esperimenti ho modificato il resistore di polarizzazione catodica R5 in modo da limitare la corrente di bias a 60mA. Con questo valore il tubo dissipa circa 17W che rientrano pienamente nelle sue caratteristiche.

Il resistore utilizzato è del tipo Resista antiinduttivo da 4.5W ed è bypassato da un condensatore Elna Cerafine.

 

Sui condensatori di bypass se ne dicono di tutti i “colori” io, almeno per il momento, ne ho inserito uno di disaccoppiamento sull’alimentazione della valvola finale. Si tratta di un generoso polipropilene Philips (sono quegli scatolotti blu che si vedono nella foto). Magari poi dopo prove di ascolto più approfondite li toglierò, comunque quello che conta alla fine è cosa sente l’orecchio (de gustibus).

 

Descrizione dell’alimentatore

 

Spesso e volentieri l’alimentatore viene visto come un accessorio ma in un amplificatore di tipo single-ended non può essere affidato al caso. Lo schema base del progetto è illustrato di seguito.

 

L'alimentazione e classica  con l'uso di una valvola raddrizzatrice

 

L’alta tensione erogata dal massiccio trasformatore AT6L6TA viene raddrizzata da un rettificatore ad onda intera (V3) che, nel progetto originale, è un tubo 5Y3. Nel mio caso ho optato per una 5AR4 Sovtek di produzione recente visto che ha una caduta di tensione minore anche se, a differenza della 5Y3, ha il catodo a riscaldamento indiretto.

La 5AR4 ha il grosso vantaggio di poter utilizzare una capacità di livellamento più generosa rispetto alla 5Y3 (60mF massimi contro 20mF); nel mio caso il condensatore C5 è costituito da un elettrolitico da 47mF (standard industriale che quanto prima cambierò con qualcosa di meglio) parallelato da un audin-cap plus in poliestere da 10mF.

L’abbattimento del ripple residuo viene effettuato mediante un filtro Pi-greco costituito da un massiccio induttore da 10H (sempre fornito da Davide) seguito da una batteria di sei condensatori elettrolitici per un totale di quasi 2000mF. Inizialmente avevo provato con capacità minori ma ho avuto qualche problema di ronzio dovuto a ripple residuo e quindi ho utilizzato più condensatori possibile in funzione dello spazio disponibile.

Gli elettrolitici utilizzati sono del tipo veloce per alimentatori switching (sono quei sei barilotti nella foto), questi condensatori presentano una bassa ESR e quindi sono l’ideale per alimentatori di questo tipo.

In parallelo ai condensatori ci sono due resistenze da 300 kohm  per la scarica veloce. Mi è stato difficile reperire resistori di potenza di valore così alto e il valore di 300  kohm è stato ottenuto ponendo in serie due resistenze del tipo antifiamma da 150kohm  - 2W (sono quei tubetti verdi che si vedono dietro agli elettrolitici).

 

I filamenti delle valvole sono accesi in corrente alternata utilizzando avvolgimenti diversi per valvole pilota e per valvole finali, infatti i filamenti delle valvole pilota devono essere riferiti alla massa di alta tensione.

In parallelo ad ogni linea di alimentazione filamenti ho posto un condensatore da 100nF per eliminare eventuali disturbi.

La tensione di alimentazione dei filamenti delle valvole pilota viene utilizzata anche per accendere un led indicatore.

Costruzione

 

Questa è la mia prima realizzazione del tipo Point-to-point e, tutto sommato, mi sembra di essermela cavata abbastanza bene. I collegamenti possono sembrare un po’ disordinati ma leggendo parecchio materiale ho capito che più il cablaggio è ordinato (ovvero fili serrati a mazzetti) e più deleteri sono gli effetti.

 

Mi sono concesso un circuito stampato solo per le capacità a valle dell’induttanza, questi condensatori sono piuttosto grossi e non mi piaceva affatto metterli a vista. Allora ho realizzato un semplice circuito stampato che mi permette di collegare rapidamente i condensatori in parallelo tra di loro e, al tempo stesso di poterli fissare perpendicolari rispetto al pannello superiore.

I condensatori oltre ad essere saldati allo stampato e collegati con delle piste di sezione generosa, sono fissati con silicone in modo da evitare qualsiasi vibrazione.

A sua volta il circuito stampato è fissato al pannello per mezzo di una squadretta di alluminio.

 

I cablaggi sono realizzati utilizzando filo di rame argentato (isolato con tubetto sterlingato dove necessario) e filo in rame OFC isolato in teflon. Per l’alimentazione dei filamenti ho usato del comunissimo filo di rame isolato in plastica ed intrecciato.

 

Lo chassis si discosta un poco dalle realizzazioni classiche ma, ho voluto e dovuto, fare qualcosa di particolare non per strafare ma per rientrare nei parametri di accettazione della mia consorte.

Per gli autocostruttori il WAF è un fattore non trascurabile e, nel mio caso, il fatto di dover inserire l’amplificatore nel mobile del soggiorno buono (ah la mancanza di spazio….) pesa parecchio.

Insomma i trasformatori all’esterno dello chassis proprio non piacevano alla moglie e allora ho dovuto studiare lo chassis che vedete nelle foto; alla fine ha richiesto più tempo il progetto del telaio che la parte elettronica vera e propria.

 

 

Il pannello posteriore

 

I due canali di amplificazione sono posizionati nella parte sinistra dello chassis e l’alimentatore sul lato destro.

Lo chassis ha una particolare struttura a gradino, necessaria per “nascondere” alla vista i trasformatori che, diversamente dal solito, non sono posizionati sul pannello superiore ma su quello inferiore. Il pannello inferiore è realizzato in due sezioni; la prima sezione è un tutt’uno con il pannello posteriore e svolge le funzioni di supporto dei trasformatori, la seconda sezione invece funziona solamente come copertura della parte elettronica.

 

Questo sdoppiamento del pannello inferiore agevola le operazioni di assemblaggio e di manutenzione della parte elettronica.

 

La parte superiore dello chassis è organizzata su due livelli, il primo livello è costituito da un pannello che ospita tutta l’elettronica attiva del sistema, quindi le valvole montate a vista e i relativi componenti passivi cablati nella parte sottostante. Altro componente montato a vista è l’induttore di filtro che viene migliorato con una calotta protettiva e i lamierini verniciati in nero; il montaggio è parzialmente incassato.

Il secondo livello dello chassis non svolge alcuna funzione di supporto ma chiude il vano di alloggiamento dei trasformatori con un pannello di alluminio da 2mm verniciato in nero.

 

La cornice in legno è realizzata in due strati di listelli di mogano da 10mm. Internamente si ha un telaio di supporto internamente rivestito con fogli di rame da 0,2mm per realizzare un’adeguata schermatura. Il rame viene quindi collegato a massa in un unico punto e poi protetto contro l’ossidazione con dello spray antiarco.

Esternamente i listelli sono stati trattati con vernici varie e lucidati a cera.

 

 

Maurizio ha optato per la copertura dei trasformatori  con il cabinet

 

Il supporto trasformatori svolge un ruolo molto importante in quanto sorregge interamente il peso dei trasformatori (quasi 12kg). L’assieme è costituito principalmente da un pannello di fondo realizzato in MDF da 10mm di spessore. A questo pannello è accoppiato il pannello posteriore realizzato in MDF da 6mm di spessore.

Questi pannelli sono stati trattati con vernice turapori e verniciati con diverse mani di vernice nera e finiti con una vernice spray che ricrea l’effetto dell’alluminio anodizzato (costa cara ma ne vale la pena, solo al tatto si riconosce che non è alluminio).

Il pannello di fondo svolge semplici funzioni di copertura ed è separato dal supporto trasformatori per questioni di praticità. E’ realizzato in alluminio da 3mm spazzolato e verniciato in nero anodizzato.

 

Il supporto elettronica alloggia tutte le parti elettroniche del sistema. E’ realizzato in MDF da 6mm con un laminato di alluminio da 0,5mm per la schermatura nella parte interna.

Anche in questo caso il materiale è stato trattato con vernice turapori e poi verniciato con la solita vernice spray nera anodizzata.

 

Voglio ringraziare Davide Munaretto per i preziosi consigli e la pazienza con cui mi ha supportato in questa realizzazione.

 

Per ulteriori dettagli ed informazioni potete contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica.

 

Maurizio.daniele@marconi.com   

 

 

La vista da sotto e la buona pulizia.

 

Avete commenti , chiarimenti ,  richieste particolari , scrivete sul forum del sito  vi verra' risposto 

 

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