Autocostruzione

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Watmentro
autocostruito Porcari Electronics

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Di
cosa si tratta
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Watmetro |
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Chi lo ha
costruito |
Claudio
pclaudio@micso.net |
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Caratteristiche particolari |
Costruito professionalmente |
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Mia
presentazione |
Claudio ha una azienda agricola e ha
questa grande passione per l'hi-fi e per tutto quello che e
elettronica , parlando delle nostre cose , gli spiegavo che
mi avrebbe fatto molto comodo uno strumento per provare la potenza
dei vari amplificatori che testavo , detto fatto , dopo circa 3
mesi mi ha fatto avere questo stupendo oggetto.
Costruito in maniera incredibile !!
sembra fatto da una azienda elettronica !! e sinceramente me
lo ha fatto pagare pochissimo , giusto il costo dei componenti !!!
quindi oltre che di persona , lo voglio ringraziare anche qui !!! |
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Wattmetro
Audio
Mod.
5.0
Fin
da quando ero giovane, allora grande smanettone del volume,
sentivo la necessità di sapere quanta potenza usavo, e da allora
ho costruito una infinità di indicatori di potenza, a lancetta,
a barra di led, con forme spesso stravaganti e variopinte e chi
più ne ha più ne metta.
Tuttavia avevano in comune tutti la stessa caratteristica: non
indicavano assolutamente nulla.
Cosi
ogni volta dopo l’entusiasmo iniziale arrivava la noia e lo
sconforto.
L’esperienza mi ha insegnato che uno strumento sobrio ed
efficace è sempre il meglio che si può avere, ho cosi intrapreso
una strada diversa fatta di indicatori più funzionali e questa
ne è l’ultima versione e forse quella definitiva.
Principio di funzionamento
Il
segnale elettrico in uscita dall’amplificatore viene convertito
in una tensione continua in modo da poter essere manipolata a
piacere.
A
questo punto si scelgono due modalità: si integra la forma
d’onda e si visualizza la relativa potenza, oppure si cattura in
tempo reale il picco di tensione piu elevato e si elabora come
fosse parte di una ipotetica onda sinusoidale visualizzandone la
relativa potenza ( (V/1.41)^2/8 ) leggendo così i picchi di
potenza piu elevati.
Non
è la realtà assoluta in quanto un segnale musicale è
estremamente vario, talvolta simile ad un’onda triangolare,
talvolta simile ad un’onda quadra, tuttavia a mio giudizio il
metodo sopra descritto è quanto di più simile alla realtà.
Se
qualcuno la pensa diversamente si potrà tarare il wattmetro in
modo diverso (in fase di progetto ho implementato anche
questo!).
La
precisione è valida per un utilizzo su banco di misura, tuttavia
l’arnese è nato per trovare posto al fianco di due calde 300B,
regolando a piacere il tempo di risposta degli indicatori,
allontanando un poco il patema da clipping.
Finalmente sapremo quanto stiamo realmente spremendo il nostro
triodo SE.
L’apparecchio non è per nulla invasivo nella catena audio, in
modo da preservare al massimo la qualità del suono.
L’alimentazione a batteria permette eventualmente di scollegarlo
dalla rete elettrica nel caso restasse ancora qualche dubbio di
interferenza con l’impianto.

L’apparecchio è alimentato in modo permanente da batterie al
piombo in modo da poter essere utilizzato in ogni luogo senza
l’ausilio di alimentazione esterna, tuttavia se in uso, si
consiglia di lasciarlo permanentemente allacciato alla rete
elettrica in modo da avere le batterie sempre cariche.
Se
non si utilizza per molto tempo conviene comunque allacciarlo
una volta al mese per almeno 24 ore onde evitare che le batterie
si danneggino a causa di una profonda autoscarica.
L’interruttore posto nel pannello posteriore permette
l’accensione e lo spegnimento della ricarica senza bisogno di
sfilare la spina.
Collegamento all’amplificatore
Nel
pannello posteriore sono presenti quattro boccole contrassegnate
a coppie da un + (ingresso di fase positiva), e da un –
(ingresso di fase negativa o massa), inoltre contrassegnate da
una R (canale destro), e da una L (canale sinistro).
Le
boccole accettano indifferentemente spine a banana da 4 mm,
spine a forcella da 5 o 6 mm, filo nudo da 2 mm.
Collegare all’uscita dell’amplificatore oppure alle casse
acustiche controllando attentamente la fase dei cavi,
rispettando il verso dei due canali.
ATTENZIONE: se avete un amplificatore a ponte il terminale – o
nero non corrisponde alla massa fisica a potenziale zero, ma è
una fase di potenza al pari del + .
In
questo caso i terminali neri del wattmetro andranno collegati
alla massa fisica dell’amplificatore (al telaio), e i rossi con
i rossi dell’amplificatore.
La
potenza indicata sarà esattamente un quarto della potenza
realmente erogata.
In
alternativa è possibile collegare il wattmetro in modalità
normale ma ad un solo canale dell’amplificatore leggendo
direttamente la potenza erogata.
In
caso di errato collegamento non si avranno danni
all’amplificatore, ma il wattmetro indicherà valori falsati e
potrebbe avere danni allo stadio di ingresso ma con potenze in
misura molto elevate.

Attivare l’interruttore a levetta nel pannello frontale in
posizione ON.
La
spia verde sopra di esso indica lo stato.
Nel
caso la spia non si accendesse, significa che le batterie sono
scariche.
Accertarsi che la spina sia inserita e l’interruttore posteriore
in posizione ON.
Se
la spia rimane spenta probabilmente è bruciato il fusibile di
alimentazione.
Sostituirlo con uno di pari valore quindi riprovare.
Nel
caso il problema persista, l’apparecchio deve essere controllato
ed eventualmente riparato al più presto per evitare che una
lunga scarica delle batterie ne comprometta la durata.
Il
selettore contrassegnato da una "W" permette di selezionare le
varie portate del wattmetro.
Le
portate sono 4: 1-10-100-1000 watt fondo scala più due posizioni
OFF che permettono la disgiunzione fisica dei terminali di
ingresso.
La
potenza indicata è sempre riferita ad un carico resistivo di 8
ohm.
Se
il carico dell’amplificatore ha valore diverso la lettura andrà
corretta con la seguente formula: Watt indicati x (8 / carico
reale).
Casse utilizzate da 4 ohm, watt indicati 23.
23 x
(8 / 4) = 46 W uguale a 23 x (2) = 46 W.
Conviene mantenere in posizione OFF il commutatore di portata
quando è collegato all’impianto ma non viene utilizzato, in modo
da non caricare inutilmente lo stadio di ingresso del wattmetro
stesso.
Selezionare opportunamente la portata passando ad un livello
superiore se gli indicatori superano il valore di fondo scala
oppure se si accende la spia rossa "OVER", viceversa passare ad
un livello inferiore se gli indicatori lovorano in prossimità
dello zero in modo da leggere con una risoluzione maggiore.
La
permanenza per brevi periodi oltre il fondo scala non porta
tuttavia danni allo strumento.

dietro
Il
selettore contrassegnato da "MODE" permette di selezionare il
tipo di misura elettrica che si intende effettuare.
In
modalità "Wp" viene indicata la potenza efficace relativa ai
picchi più elevati.
In
modalità "Wrms" viene indicata la reale potenza continua
erogata, indipendentemente dalla forma d’onda relativa.
In
modalità "MASSA" viene immediatamente resettato lo strumento e
gli indicatori portati a zero.
Utilizzare questa modalità nel passaggio immediato ad una
portata inferiore o superire per non dovere attendere i normali
tempi di discesa degli strumenti.
In
un programma musicale la differenza fra potenza continua e
potenza di picco è normalmente in rapporto 1 a 5 per generi pop,
rok, ecc. talvolta la differenza è largamente maggiore
specialmente con musica classica ad esempio in un passaggio da
un assolo ad un pieno orchestrale.
Queste differenze che possono fare insorgere qualche dubbio sul
funzionemento del wattmetro sono in realtà assolutamente
regolari.
Il
selettore contrassegnato "TIME" permette di scegliere il tempo
di risposta degli indicatori.
Le
portate sono 6: 0,5-1-2-5-10-20 espresse in secondi.
In
modalità "Wrms" indicano il tempo di integrazione del segnale
elettrico.
In
modalità "Wp" indicano il tempo di discesa dello strumento di
6dB ovvero ad un quarto della potenza.
Selezionare il tempo piu rapido ( 0,5 s) per misure al banco,
mentre per un uso "musicale" scegliere il tempo in modo da
effettuare una agevole lettura degli strumenti o in base ai
propri gusti personali.
Questo indicatore si accende quando lo stadio di ingresso è
prossimo alla saturazione e quindi il valore indicato non è
corretto.
Non
si accenderà mai in modalità "Wp" o comunque con gli indicatori
già ampiamente fuori scala.
In
modalità "Wrms" è invece frequente l’accensione data la grande
disparità fra la potenza continua (quella indicata) e quella dei
picchi (comunque campionati dallo strumento).
In
caso di accensione della spia passare ad una portata superiore
dello strumento tenendo conto che una leggera accensione non
comporta comunque un errore apprezzabile dei valori indicati.
Il
selettore a levetta contrassegnato con "DUAL e DIFF" permette di
verificare il bilanciamento dei due canali.
In
modalità "DUAL" gli strumenti indicano la potenza relativa ad
ogni canale in modo indipendente.
In
modalità "DIFF" viene indicato lo sbilanciamento di potenza fra
i canali.
Lo
strumento con potenza inferiore scenderà sotto lo zero, mentre
lo strumento con potenza maggiore indicherà la differenza
relativa al canale con maggiore potenza.
Questa funzione risulta utile per controllare il bilanciamento
dei potenziometri di volume e in amplificatori con controlli
separati per regolere al meglio i due potenziometri.
Per
questa funzione è consiglata la modalità "Wrms" a 5 secondi che
offre un buon compromesso fra tempi di risposta e precisione.
La
modalità "Wp" non è consigliata in quanto la natura stereofonica
del segnale porta ad improvvisi e temporanei cambiamenti di
livello tra i canali quindi difficilmente valutabili.

la
vista dentro
Gli
amplificatori dotati di trasformatore di uscita, ovvero quasi
tutti i valvolari (sono esclusi gli OTL) e anche qualche stato
solido (ad esempio McINTOSH) non devono mai funzionare senza un
adeguato carico sulle uscite poiché in questa condizione gli
stadi di amplificazione arrivano ben presto in regime di
saturazione generando quindi sul trasformatore un onda quadrata
con tensioni in gioco estremamente elevate, che non potendo
fluire sul carico, si scaricano per riflessione sui cirquiti
finali e indirettamente su tutto l’amplificatore.
Questa condizione è verificabile ad orecchio, perché
l’amplificatore produce degli schiocchi d’alta tensione simili
ad un accenditore per il fornello di casa.
Normalmente la scarica avviene fra le lamine delle valvole di
potenza ma non è detto che qualche condensatore o i
trasformatori stessi ne vengano compromessi.
Questo apparecchio NON è un carico adeguato per l’amplificatore
quindi non si può utilizzare come tale.
Potenza massima misurabile 1000 W
Risoluzione massima 0,01 W
Tensione massima di ingresso 150 Veff
Impedenza di ingresso > 50 Kohm
Base
dei tempi di misura 0,5 – 20 s
Precisione dopo taratura 2 %
Frequenza operativa DC – 100 kHz
Autonomia con batteria 5 GG
Tensione di alimentazione 220 Vac +/- 10 %
Dimensioni 340 x 150 x 240 mm
Il
principio che ho utilizzato in questo schema prevede solo il
minimo indispensabile per un corretto funzionamento,
implementando a dovere solo cio che realmente serve ed
eliminando tutto ciò che è marginale o ininfluente
Partendo dagli ingressi toviamo un commutatore che seleziona il
partitore resistivo per le varie portate,uniformando la tensione
di entrata con quella di lavoro dello stadio raddrizzatore (
1,41 V ).
Gli
alti valori resistivi si rendono necessari per evitare che una
errata commutazione di gamma porti alla "cottura" di un
partitore ( es. misura di 1000 W in portata 1 W fondo scala).
Inoltre rendono ininfluente la corrente assorbita
dall’amplificatore (pochi microamper).
In
virtù dell’alta impedenza di ingresso è anche possibile
utilizzare il wattmetro per rilevare la tensione di uscita di
altre elettroniche quali ad esempio CD e preamplificatori
applicando la formula inversa V = SQR( W x 8 ).
Gli
ingressi negativi sono accoppiati a massa tramite resistenze da
100 ohm il che consente di mantenere la separazione delle masse
anche nell’uso di amplificatori mono evitando eventuali loop di
corrente.
La
stessa massa elettrica del circuito l’ho mantenuta isolata dal
telaio sempre per lo stesso motivo, evitando così che
l’eventuale contatto del mobile con altre elettroniche generi
ritorni di corrente indesiderati.
Al
mobile è collegata solo la "terra" di alimentazione per ovvi
motivi di sicurezza elettrica.
Queste due resistenze andranno collegate in modo da poter essere
facilmente sostituite perché avranno anche funzione di
"fusibile" in caso di errati collegamenti con l’amplificatore.
Seguono due zener per limitare eventuali sovratensioni al
circuito.
Lo
stadio successivo prevede il raddizzatore basato su due
operazionali con diodi sulla rete di reazione per le consuete
compensazioni di tensione dei diodi stessi.
IC1/b configurato come invertitore rende disponibile in forma
positiva la semionda negativa.
Teoricamente nella rete di reazione sarebbe sufficiente un solo
diodo, ma in questo modo l'operazionale lavora in regime di semi
commutazione disturbando gli stadi successivi.
Questi operazionali lavorano come elementi stressati in quanto
provvedono alla carica istantanea dei condensatori di
campionamento con picchi di corrente ampiamente superiori al
loro valore di targa.
Tuttavia nella mia lunga esperienza non mi è mai capitato di
doverne sostituire alcuno ma preferisco comunque montarli su
zoccolo perché non si sa mai……
Non
è prevista nessuna compensazione di offet sugi operazionali,
ininfluente con guadagni base a questi livelli.
Avanzando troviamo uno zener e un led con funzione di indicatore
di tensione massima d’uscita degli operazionali e quindi di
saturazione imminente.
Troviamo poi il banco di condensatori con funzione di
integrazione d’onda o di carica di picco in base a come è
disposto il commutatore di modalità.
Questi condensatori devono essere selezionati a coppie per avere
lo stesso tempo di risposta dei due canali.
I
condensatori elettrolitici hanno normalmente tolleranze +/- 20%,
potremmo avere quindi capacità notevolmente diverse se scelti a
caso nel mucchio.
Non
importa che un 100 micro sia realmente 100, va benissimo anche
se è 97 o 116 purchè i due condensatori abbiano capacità
identica.
L’operazionale IC2 adatta l’alta resistenza di scarica dei
condensatori alla piu bassa resisrenza dei milliamperometri e al
tempo stesso porta la tensione di uscita a 8 V.
Questa tecnica serve a dare protezione assoluta agli strumenti (
componenti piuttosto costosi e delicati ).
In
caso di saturazione, evento piuttosto frequente specialmente
nelle portate 1 e 10 W, ma anche per una eventuale "fumata"
degli integrati,la tensione massima che avremo in uscita sarà
quella di alimentazione, quindi 12 V, solo il 50 % in più della
tensione di lavoro.
Gli
strumenti che utilizzo sono dei voltmetri industriali da 96 mm
100 Vdc classe 1,5 % a cui ho eliminato la rete resistiva
interna.
La
scala graduata l’ho tracciata con l’ausilio del CAD qindi
stampata su carta e successivamente incollata al pannello
originale.
Lo
stadio di alimantazione è quanto di più essenziale si può
immaginare.
Ad
una prima analisi, il trasformatore da 9 V può sembrare
inadeguato per la ricarica delle batterie, ed in effetti è così,
almeno in teoria.
In
realtà in un sistema dove l’assorbimento di corrente è molto
basso, come in questo caso, ed è prevista una ricarica
permanente delle batterie, e quindi con tutto il tempo per
poterla fare, il trasformatore in oggetto è ideale.
La
tensione di carica viene mantenuta a 13,5 V , valore corretto e
conservativo per le batterie, senza stressanti picchi di
corrente sul ponte di carica ( alias nessun disturbo all’eletronica
alimentata e alle elettroniche vicine ), e nel caso le batterie
fossero completamente scariche ha uno swing di corrente
sufficiente a rendere immediatamente disponibile l’apparecchio,
il tutto senza nessun sistema di regolazione!
Il
ripple sull’alimentazione è di pochi millivolt e le batterie
sono sufficienti per circa 5 giorni di accensione, così se si
dimentica il wattmetro acceso senza alimentazione non si ritrova
il giorno dopo già scarico.
L’assorbimento dell’intero sistema è di 17 mA di cui 5 li
assorbe il solo led di accensione.

lo
schema
Ad
apparato finito si regoleranno i trimmer per una lettura
corretta nel seguente modo:
Predisporre l’apparato in modalità Wrms, Time 0,5 scondi, W 1
f.s., DUAL
Collegare un voltmetro DC tra i test point di uscita e massa
elettrica
Applicare ad entrambi ingressi una tensione sinusoidale a bassa
distorsione di 2,83 V
Regolare i trimmer VR1 di entrambi i canali in modo da leggere
sul voltmetro 8 V
Regolare i trimmer VR6 degli strumenti per portare gli stessi
esattamente a fondo scala (1 watt)
Commutare in modalità "Wp" e regolare i trimmer VR5 sempre per
un watt fondo scala
Verificare che commutando in modalità "DIFF" gli indici si
portino esattamente sullo zero,
in
caso contrario uno dei due canali non è perfettamente tarato,
ripetere la taratura.
A
questo punto tutti questi trimmer NON dovranno piu essere
ritoccati.
Ripristinare la modalità "Wrms" e tarare gli altri trimmer
secondo la tabella seguente:
10
W 8,94 V in ingresso tarare VR2
100
W 28,28 V in ingresso tarare VR3
1000
W 89,44 V in ingresso tarare VR4
Ogni
volta controllare l’uniformità dei due canali commutando
temporaneamente in "DIFF".
La
taratura è terminata e il wattmetro è pronto per essere
utilizzato.
Per
consigli e chiarimenti mi potete contattare alla casella
pclaudio@micso.net e con
un po’ di pazienza troverò il tempo di rispondere a tutte le
vostre richieste.
Un
ringraziamento è di dovere agli amici della Italcom Elettronica
di Fidenza per la disponibilità, i consigli sempre
professionali, e la fornitura di materiale.
Premesso che non posso stilare una lista dettagliata per ogni
singolo componente in quanto li ho aqquistati in piccoli lotti
successivi, i costi sono i seguenti:
2
voltmetri industriali standard 96 mm 100V fondo scala
euro 76
commutatori, interruttori, manopole, boccole serrafilo,
ecc. 35
trasformatore, particolari di alimentazione,
ecc. 25
componenti elettronici, piastra millefori e minuterie
relative 30
2
batterie sigillate al piombo 12V
1,3Ah 25
mobile metallico L 340 x H 120 x P 240
mm 40
pclaudio@micso.net
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