Autocostruzione       

Isolatore di rete Marvel FT400  di Cristiano

 

 

 Di cosa si tratta

Isolatore dalla rete con filtro

Chi lo ha costruito

Cristiano  marvel147@gmail.com  

 

AUTOCOSTRUZIONE: di Cristiano

 

Prodotto: Filtro – Isolatore di Rete mod. MARVEL FT400

Categoria: accessori e complementi

 

Nel corso della vita talvolta ritorna a fare capolino la necessità di cimentarsi in attività, hobby, sport che per vari e facilmente immaginabili motivi, col tempo si sono abbandonati; quasi, per dimostrare nuovamente a se stessi, in segno di sfida, di possedere ancora determinate prestazioni, conoscenze e/o capacità.

Nel mio caso, mi dilettavo (ed è proprio il caso di sottolineare l’etimologia del termine, da cui deriva anche il sostantivo  “dilettante”, quale io purtroppo sono) ad assemblare e/o costruire filtri ed isolatori di rete per l’alimentazione delle mie amate elettroniche hi-fi.

Grazie anche all’immensa vetrina di oggetti conosciuta ai più come e-Bay, nel corso del 2007 ho racimolato con pazienza e con spese davvero modeste tutto ciò che poteva servirmi per costruire un discreto filtro di rete per la reiezione disturbi di modo comune e differenziale, a valle del quale aggiungere dei trasformatori 1:1 di isolamento per le apparecchiature più sensibili alla qualità dell’alimentazione elettrica, come lettori CD,  unità D/A esterne e preamplificatori.

Il progetto nasce recuperando innanzitutto lo chassis interamente metallico di un buon UPS per usi industriali non più funzionante, al quale ho esclusivamente mantenuto il surdimensionato filtro LC posto a ridosso delle tre uscite IEC femmina. Sul retro ho ricavato un nuovo alloggiamento per la vaschetta IEC d’ingresso, cablata con cavi di sezione utile pari ad 8mm ad un interruttore duale retroilluminato, postovi immediatamente a fianco. Ho quindi utilizzato l’esistente foro per l’alloggiamento del solito fusibile di protezione, eliminato, per realizzare un unico punto di raccolta della massa, con connettore esterno, connettendovi anche l’intero chassis. Utilizzando adeguati mammut, ho poi connesso un filtro di rete industriale incapsulato in contenitore metallico ad alta potenza, in grado di sopportare sino a ben 40A di flusso di corrente. Si tratta di un ottimo e costoso Cogema Minipulse 822.040.1S, costituito da una classica rete d’ingresso RC-LC, seguita da un condensatore a massa per ramo e da un secondo filtro LC in uscita (0,2 mH / 0,22 μF).

Mediante un cavo autocostruito di buona sezione ed a doppio isolamento, filtrato ulteriormente da due ferriti in serie, ho collegato direttamente al filtro di rete una delle tre uscite preesistenti, scollegandola pertanto all’ulteriore filtro previsto nel progetto dell’UPS, al fine di poter alimentare direttamente un finale/integrato ad alta potenza oppure una ciabatta per la connessione di più elettroniche. Proseguendo, ho connesso a valle del filtro due eccellenti trasformatori industriali con classe di isolamento F, prodotti dalla A.Mainetti di Brescia, di potenza 200VA cadauno, acquistati entrambi usati a pochi euro. Per evidenti problemi di spazio, ho dovuto ravvicinare ed affiancare i traferri degli stessi, anziché disporli perpendicolarmente al fine di minimizzare eventuali interferenze elettromagnetiche: fortunatamente, vista sia la classe d’isolamento che l’effettivo utilizzo, non ho sinora riscontrato preoccupanti incrementi termici locali o particolari scadimenti prestazionali.

Ad ogni trasformatore ho infine connesso le rimanenti uscite dell’UPS, delle quali una soltanto ulteriormente filtrata dal gruppo LC, al fine di disporre di due distinte e diverse uscite da 200VA cadauna. Per il cablaggio, ho utilizzato in larga parte alcuni spezzoni di cavi di potenza sia Monster Cable (mod. XP)  che Vivanco, di buona qualità.

 

 

Infine, ho sostituito il plasticoso e bruttissimo frontalino con una tavoletta di pino massello da 20mm di sezione, sulla quale ho aggiunto due piccole ma pratiche maniglie metalliche per agevolare eventuali movimentazioni dell’apparecchio (piuttosto pesante), saldamente ancorate al contenitore retrostante. Completano frontalmente il tutto due piccole lampadine da 220V per il controllo di funzionamento dei due trasformatori, inserite in appositi (ed alquanto spartani) supporti plastici da pannello. A tempo debito provvederò pure alle serigrafie, per limare un poco il design decisamente artigianale della realizzazione ed aggiungendo quel pizzico di professionalità e di megalomania, con i quali ci si potrebbe idealmente ricollegare alle disquisizioni di cui in premessa.

Funziona? Beh, “ogni scarafone è bello a mamma sua”, o no?

Per il momento, su alcune elettroniche sono scomparse quelle fastidiose interferenze generate dall’uso degli interruttori domestici, mentre è percettibile un migliore silenzio interstrumentale su tutta la gamma udibile (attenzione, come al solito si tratta di sfumature, percettibili  e con attenzione ma pur sempre sfumature, non certo di sconvolgimenti da pellegrinaggio in Terrasanta, neh!).

Non parlerò dei miglioramenti sonori introdotti da questa realizzazione, non sarebbe concettualmente e professionalmente corretto: senz’altro, in zone raggiunte da una rete elettrica fortemente inquinata da interferenze, tali prodotti funzionano veramente.

Nel mio caso specifico, questo Marvel FT400 (così ho battezzato il progetto) si fa sentire particolarmente con tutte quelle elettroniche adibite al trattamento dei più piccoli e delicati segnali musicali: fra queste, ne hanno avvertitamene giovato sia i preamplificatori valvolari (il Rose RV23S ed il Beard CA35) che le unità di conversione D/A esterne (Lector Digicode, Audio Alchemy DDE v1.0, oltre allo stadio analogico valvolare Musical Fidelity X10D).

Spero che questa realizzazione possa stuzzicare l’interesse e l’inventiva di qualche autocostruttore. Una sola ma importantissima raccomandazione: attenzione a tutti i neofiti ed a tutti coloro a digiuno di elettrotecnica, perché trafficare senza cognizioni di causa con tensioni alternate a 220V, potrebbe significare (e comportare) folgorazioni, spesso fonti d’infortuni gravi quando non nefasti.  

Occhio pertanto alla propria sicurezza ed a quella degli altri così come cita con grande lungimiranza, nel contesto degli ambienti di lavoro, un comma dell’art. 5 del Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n°626.

Buoni ascolti e sensazioni,

Cristiano

e-mail: marvel147@gmail.com  

MSN:syrah@hotmail.it

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Domanda di ENRICO



Ciao,
sul sito del dinamico Sbisà ho letto della tua recente fatica. Complimenti per l'articolo e la realizzazione.
Vengo al mio problema: mamma Enel (perlomeno in casa mia) fornisce una tensione variabile tra i 196 (valre minimo) ed i 210 volt.
Aggiungo che il tv (lcd) è soggetto a disturbi che provengono dal funzionamento degli interruttori.
Ho provato ad utilizzare un Pure AV (PF30) ma il problema non è scomparso.
Sai dirmi qualcosa circa gli stabilizzatori/condizionatori di qui si parla tanto in
rete? Hai idea di dove trovarne di adatti per risolvere il mio problema (sono contrario a robe cinesi..) senza che incidano troppo pesantemente sulle mie esangui tasche?
A tuo parere siffatti prodotti potrebbero essere utili? Grazie per la pazienza.
Cordiali saluti.
Enrico



Risposta di CRISTIANO


Ciao Enrico,
ti ringrazio per il contatto e per i complimenti, sempre graditi (ed ancor più le critiche, quando costruttive).
Il tuo problema non va preso sottogamba: pensa che alcune elettroniche (ad esempio un mio pre valvolare Rose RV 23S) cessano di funzionare per l'intervento di determinate protezioni al di sotto di una certa soglia d'alimentazione.
Sicuramente, così come hai potuto appurare tu, un "semplice" filtro (il tuo PureAV) od un isolatore di rete (trasformatore 1:1) non risolvono affatto il problema perchè, semplicemente, non intervengono sull'ampiezza dell'onda o, quando intervengono (come ad esempio un trasfo 1:1), lo fanno entro ristretti scostamenti rispetto alla tensione in uscita dal secondo avvolgimento.
La soluzione potrebbe essere quella di adottare un vero e proprio condizionatore/stabilizzatore di rete, un'apparecchiatura progettata appunto per stabilizzare la tensione.
Pur rammentandoti di non essere specializzato in elettronica e/o elettrotecnica (sono un chimico), posso però indicarti l'adozione, tutto sommato economica, di un variac (grossi autotrasformatori in grado di accettare ingressi variabili da 160 a 250 Vac) che lo stesso Sbisà vende nel suo negozio. Esistono chiaramente soluzioni molto più raffinate e performanti (mi vengono in mente alcune soluzioni Nightingale), ma i costi lievitano di conseguenza.

Funzionano? Per esperienza diretta, non ho difficoltà alcuna a rispondere: si, funzionano, purché dimensionati per sopportare abbondantemente l’assorbimento complessivo del sistema a valle, ad essi collegato (il mio Rose RV23S non ha smesso di porsi in stand-by senza preavviso). La risposta potrà sembrare lapalissiana al tecnico professionista o all’autocostruttore evoluto, ma è volutamente diretta a chi non abbia adeguate conoscenze e ricerchi una risposta immediata e diretta.
Invito pubblicamente l’intervento autorevole di un tecnico specializzato sulla materia, affinché tale problema (che coinvolge senz’altro un numero affatto esiguo di audiofili) possa essere sviscerato in maniera esaustiva
Cordialità,
Cristiano

 

 

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