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AUTOCOSTRUZIONE:
di Cristiano
Prodotto: Filtro – Isolatore di
Rete mod. MARVEL FT400
Categoria: accessori e complementi
Nel corso della vita talvolta
ritorna a fare capolino la necessità di cimentarsi in attività,
hobby, sport che per vari e facilmente immaginabili motivi, col
tempo si sono abbandonati; quasi, per dimostrare nuovamente a se
stessi, in segno di sfida, di possedere ancora determinate
prestazioni, conoscenze e/o capacità.
Nel mio caso, mi dilettavo (ed è
proprio il caso di sottolineare l’etimologia del termine, da cui
deriva anche il sostantivo “dilettante”, quale io purtroppo sono)
ad assemblare e/o costruire filtri ed isolatori di rete per
l’alimentazione delle mie amate elettroniche hi-fi.
Grazie anche all’immensa vetrina di
oggetti conosciuta ai più come e-Bay, nel corso del 2007 ho
racimolato con pazienza e con spese davvero modeste tutto ciò che
poteva servirmi per costruire un discreto filtro di rete per la
reiezione disturbi di modo comune e differenziale, a valle del
quale aggiungere dei trasformatori 1:1 di isolamento per le
apparecchiature più sensibili alla qualità dell’alimentazione
elettrica, come lettori CD, unità D/A esterne e preamplificatori.
Il progetto nasce recuperando
innanzitutto lo chassis interamente metallico di un buon UPS per
usi industriali non più funzionante, al quale ho esclusivamente
mantenuto il surdimensionato filtro LC posto a ridosso delle tre
uscite IEC femmina. Sul retro ho ricavato un nuovo alloggiamento
per la vaschetta IEC d’ingresso, cablata con cavi di sezione utile
pari ad 8mm ad un interruttore duale retroilluminato, postovi
immediatamente a fianco. Ho quindi utilizzato l’esistente foro per
l’alloggiamento del solito fusibile di protezione, eliminato, per
realizzare un unico punto di raccolta della massa, con connettore
esterno, connettendovi anche l’intero chassis. Utilizzando
adeguati mammut, ho poi connesso un filtro di rete industriale
incapsulato in contenitore metallico ad alta potenza, in grado di
sopportare sino a ben 40A di flusso di corrente. Si tratta di un
ottimo e costoso Cogema Minipulse 822.040.1S, costituito da una
classica rete d’ingresso RC-LC, seguita da un condensatore a massa
per ramo e da un secondo filtro LC in uscita (0,2 mH / 0,22
μF).
Mediante un cavo autocostruito di
buona sezione ed a doppio isolamento, filtrato ulteriormente da
due ferriti in serie, ho collegato direttamente al filtro di rete
una delle tre uscite preesistenti, scollegandola pertanto
all’ulteriore filtro previsto nel progetto dell’UPS, al fine di
poter alimentare direttamente un finale/integrato ad alta potenza
oppure una ciabatta per la connessione di più elettroniche.
Proseguendo, ho connesso a valle del filtro due eccellenti
trasformatori industriali con classe di isolamento F, prodotti
dalla A.Mainetti di Brescia, di potenza 200VA cadauno, acquistati
entrambi usati a pochi euro. Per evidenti problemi di spazio, ho
dovuto ravvicinare ed affiancare i traferri degli stessi, anziché
disporli perpendicolarmente al fine di minimizzare eventuali
interferenze elettromagnetiche: fortunatamente, vista sia la
classe d’isolamento che l’effettivo utilizzo, non ho sinora
riscontrato preoccupanti incrementi termici locali o particolari
scadimenti prestazionali.
Ad ogni trasformatore ho infine
connesso le rimanenti uscite dell’UPS, delle quali una soltanto
ulteriormente filtrata dal gruppo LC, al fine di disporre di due
distinte e diverse uscite da 200VA cadauna. Per il cablaggio, ho
utilizzato in larga parte alcuni spezzoni di cavi di potenza sia
Monster Cable (mod. XP) che Vivanco, di buona qualità.

Infine, ho sostituito il plasticoso
e bruttissimo frontalino con una tavoletta di pino massello da
20mm di sezione, sulla quale ho aggiunto due piccole ma pratiche
maniglie metalliche per agevolare eventuali movimentazioni
dell’apparecchio (piuttosto pesante), saldamente ancorate al
contenitore retrostante. Completano frontalmente il tutto due
piccole lampadine da 220V per il controllo di funzionamento dei
due trasformatori, inserite in appositi (ed alquanto spartani)
supporti plastici da pannello. A tempo debito provvederò pure alle
serigrafie, per limare un poco il design decisamente artigianale
della realizzazione ed aggiungendo quel pizzico di professionalità
e di megalomania, con i quali ci si potrebbe idealmente
ricollegare alle disquisizioni di cui in premessa.
Funziona? Beh, “ogni scarafone è
bello a mamma sua”, o no?
Per il momento, su alcune
elettroniche sono scomparse quelle fastidiose interferenze
generate dall’uso degli interruttori domestici, mentre è
percettibile un migliore silenzio interstrumentale su tutta la
gamma udibile (attenzione, come al solito si tratta di sfumature,
percettibili e con attenzione ma pur sempre sfumature, non certo
di sconvolgimenti da pellegrinaggio in Terrasanta, neh!).
Non parlerò dei miglioramenti sonori
introdotti da questa realizzazione, non sarebbe concettualmente e
professionalmente corretto: senz’altro, in zone raggiunte da una
rete elettrica fortemente inquinata da interferenze, tali prodotti
funzionano veramente.
Nel mio caso specifico, questo
Marvel FT400 (così ho battezzato il progetto) si fa sentire
particolarmente con tutte quelle elettroniche adibite al
trattamento dei più piccoli e delicati segnali musicali: fra
queste, ne hanno avvertitamene giovato sia i preamplificatori
valvolari (il Rose RV23S ed il Beard CA35) che le unità di
conversione D/A esterne (Lector Digicode, Audio Alchemy DDE v1.0,
oltre allo stadio analogico valvolare Musical Fidelity X10D).
Spero che questa realizzazione possa
stuzzicare l’interesse e l’inventiva di qualche autocostruttore.
Una sola ma importantissima raccomandazione: attenzione a tutti i
neofiti ed a tutti coloro a digiuno di elettrotecnica, perché
trafficare senza cognizioni di causa con tensioni alternate a
220V, potrebbe significare (e comportare) folgorazioni, spesso
fonti d’infortuni gravi quando non nefasti.
Occhio pertanto alla propria
sicurezza ed a quella degli altri così come cita con grande
lungimiranza, nel contesto degli ambienti di lavoro, un comma
dell’art. 5 del Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n°626.
Buoni ascolti e sensazioni,
Cristiano
e-mail:
marvel147@gmail.com
MSN:syrah@hotmail.it
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Domanda di ENRICO
Ciao,
sul sito del dinamico Sbisà ho letto della tua recente fatica.
Complimenti per l'articolo e la realizzazione.
Vengo al mio problema: mamma Enel (perlomeno in casa mia) fornisce
una tensione variabile tra i 196 (valre minimo) ed i 210 volt.
Aggiungo che il tv (lcd) è soggetto a disturbi che provengono dal
funzionamento degli interruttori.
Ho provato ad utilizzare un Pure AV (PF30) ma il problema non è
scomparso.
Sai dirmi qualcosa circa gli stabilizzatori/condizionatori di qui
si parla tanto in
rete? Hai idea di dove trovarne di adatti per risolvere il mio
problema (sono contrario a robe cinesi..) senza che incidano
troppo pesantemente sulle mie esangui tasche?
A tuo parere siffatti prodotti potrebbero essere utili? Grazie per
la pazienza.
Cordiali saluti.
Enrico
Risposta di CRISTIANO
Ciao Enrico,
ti ringrazio per il contatto e per i complimenti, sempre graditi
(ed ancor più le critiche, quando costruttive).
Il tuo problema non va preso sottogamba: pensa che alcune
elettroniche (ad esempio un mio pre valvolare Rose RV 23S) cessano
di funzionare per l'intervento di determinate protezioni al di
sotto di una certa soglia d'alimentazione.
Sicuramente, così come hai potuto appurare tu, un "semplice"
filtro (il tuo PureAV) od un isolatore di rete (trasformatore 1:1)
non risolvono affatto il problema perchè, semplicemente, non
intervengono sull'ampiezza dell'onda o, quando intervengono (come
ad esempio un trasfo 1:1), lo fanno entro ristretti scostamenti
rispetto alla tensione in uscita dal secondo avvolgimento.
La soluzione potrebbe essere quella di adottare un vero e proprio
condizionatore/stabilizzatore di rete, un'apparecchiatura
progettata appunto per stabilizzare la tensione.
Pur rammentandoti di non essere specializzato in elettronica e/o
elettrotecnica (sono un chimico), posso però indicarti l'adozione,
tutto sommato economica, di un variac (grossi autotrasformatori in
grado di accettare ingressi variabili da 160 a 250 Vac) che lo
stesso Sbisà vende nel suo negozio. Esistono chiaramente soluzioni
molto più raffinate e performanti (mi vengono in mente alcune
soluzioni Nightingale), ma i costi lievitano di conseguenza.
Funzionano? Per esperienza diretta, non ho difficoltà alcuna a
rispondere: si, funzionano, purché dimensionati per sopportare
abbondantemente l’assorbimento complessivo del sistema a valle, ad
essi collegato (il mio Rose RV23S non ha smesso di porsi in
stand-by senza preavviso). La risposta potrà sembrare lapalissiana
al tecnico professionista o all’autocostruttore evoluto, ma è
volutamente diretta a chi non abbia adeguate conoscenze e ricerchi
una risposta immediata e diretta.
Invito pubblicamente l’intervento autorevole di un tecnico
specializzato sulla materia, affinché tale problema (che coinvolge
senz’altro un numero affatto esiguo di audiofili) possa essere
sviscerato in maniera esaustiva
Cordialità,
Cristiano
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