Autocostruzione        

Filtro di rete di Maurizio Daniele

 

 

 Di cosa si tratta

Filtro di rete

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Chi lo ha costruito

Maurizio Daniele  maurizio.daniele@ericsson.com

Caratteristiche particolari

Spiegato benissimo

Mia presentazione

Io continuo a ringraziare Maurizio Daniele per la cura e l'amore che ci mette per le sue opere e per  queste relazioni davvero perfette   Un articolo davvero didattico ... Grazie  da parte di tutti

 

Sistema di alimentazione con filtraggio

 

Premessa

 

Dovendo realizzare una multipresa per l’alimentazione del sistema hi-fi ho pensato di creare qualcosa di personalizzato che conciliasse diverse esigenze:

  • Interruzione generale dell’alimentazione del sistema;

  • Filtraggio della tensione di alimentazione;

  • Prese di alimentazione di buona qualità;

  • Estetica;

  • Costo contenuto.

 

Descrizione del sistema

 

Il sistema è composto fondamentalmente da quattro parti, come indicato nella figura e facilmente identificabili nello schema elettrico allegato.

  1. Ingresso rete.

  2. Interruttore principale.

  3. Filtri modulari.

  4. Prese uscita.

 

 

Ingresso rete

 

L’ingresso rete è realizzato con una classica spina da pannello a norme IEC. In questo modo è possibile utilizzare il cavo preferito, terminato con l’apposita presa volante e la spina più adeguata.

 

Nel mio caso ho utilizzato un cavo realizzato artigianalmente intrecciando due cordine unipolari di rame OFC di ottima qualità e un normale filo di rame isolato in colore giallo-verde (terra) di generosa sezione (2.5mmq).

La treccia così ottenuta è ricoperta con uno strato di schermatura recuperato da un cavo per cablaggio di sistemi di automazione.

Il tutto è poi ricoperto dalla classica calza isolante di copertura.

NOTA: Lo schermo va collegato al filo di terra (giallo-verde) solo dalla parte della spina che va alla presa a muro lasciando isolata l’altra estremità verso la presa volante IEC, ovviamente collegando invece la terra!

Non ho allegato foto del cavo in quanto sul sito sono presenti parecchie realizzazioni di questo tipo.

 

Nello schema elettrico ho riportato anche un semplice circuito che protegge la rete dai corto-circuiti e il nostro prezioso sistema Hi-fi dalle sovratensioni che si possono verificare sulla rete di alimentazione.

Il principio di funzionamento è molto semplice, il fusibile protegge contro le sovracorrenti, mentre il varistore (o se preferiamo MOV) si comporta come una resistenza variabile in funzione della tensione.

Finchè la tensione di alimentazione si mantiene al valore nominale di 230V il MOV è praticamente un circuito “aperto”, non appena la tensione supera il valore di 275V la resistenza propria del MOV si abbassa fino a provocare un corto-circuito che fa quindi saltare il fusibile di protezione.

Nella mia realizzazione pratica non ho montato questo sistema di protezione, in quanto già integrato nella presa a muro che alimenta il sistema.

 

Interruttore principale

 

Per l’interruttore principale ho fatto ricorso ad una soluzione piuttosto inconsueta, invece del classico interruttore a pannello ho utilizzato un relè ad impulsi, praticamenti quelli degli impianti domestici per accendere le luci da più punti.

Il relè utilizzato è il modello 26.01 della Finder, compatto, dotato di bobina a 220V e in grado di sopportare sui contatti una corrente di 10A. Questo componente è facilmente reperibile presso qualsiasi negozio di materiale elettrico. Per il collegamento basta fare riferimento al foglietto di istruzioni allegato nella confezione.

 

 

In questo modo sul pannello frontale si ha un pulsante di dimensioni ridotte e una maggiore comodità d’uso. Una semplice pressione sul pulsante e il circuito si chiude, un’altra pressione e il circuito si riapre.

L’azionamento di relè di questo tipo comporta comunque qualche piccolo problema legato ai rimbalzi meccanici del pulsante che possono provocare chiusure e successive riaperture indesiderate dei contatti, oltre a generare fastidiosi disturbi di natura elettrica.

 

La soluzione è basata sul grosso condensatore C1 che si carica attraverso il diodo D1 e la resistenza R1. Il condensatore deve avere una capacità piuttosto grossa, intorno a 1.5uF, nel mio caso ho ottenuto questo valore mettendo in parallelo due condensatori da 820nF – 400V.

 

Il relè si aziona chiudendo il pulsante e quindi scaricando sulla bobina la tensione accumulata ai capi del condensatore C1 che deve quindi ricaricarsi impedendo l’azionamento immediato della bobina. Anche mantenendo il pulsante chiuso la caduta di tensione provocata dalla resistenza R1 è tale da impedire ulteriori azionamenti della bobina del relè.

Per poter agire nuovamente sul pulsante occorre attendere almeno mezzo secondo affinchè il condensatore C1 possa ricaricarsi.

Da notare la resistenza da 10Mohm posta in parallelo al condensatore che provvede a scaricarlo quando il dispositivo è staccato dalla rete di alimentazione.

 

L’inconveniente tipico di questi relè è che generano dei rumori che si potrebbero udire sugli apparati di riproduzione audio, ma a valle di esso ci sono i filtri! Ecco che il problema è risolto.

 

Come visibile nella foto, il circuito è montato su una basetta millefori ad esclusione del solo relè (ma solo perché non avevo una basetta millefori più grossa).

 

La presenza della tensione di alimentazione è indicata da un led blu pilotato da un semplice riduttore di tensione a reattanza capacitiva. Il condensatore C2 da 150nF in classe X2 provoca la caduta di tensione assieme alla resistenza R3.

Il diodo D2 protegge il led dai picchi inversi di tensione.

 

Sezione filtri

 

Prima di descrivere i filtri vediamo un po’ di teoria.

In una rete di alimentazione in corrente alternata si distinguono diversi tipi di disturbo. In generale si verifica sempre una combinazione di correnti di disturbo che si differenziano per le diverse direzioni di propagazione.

La figura illustrata di seguito è la rappresentazione schematica della tipica situazione in cui si opera in un ambiente domestico.

 

 

Cp sono le capacità parassite che inevitabilmente si verificano tra i fili e la terra.

 

I disturbi di modo comune sono caratterizzati da una corrente asimmetrica che si sviluppa in una sola direzione, per esempio tra fase e terra oppure tra neutro e terra.

I disturbi di modo differenziale sono invece caratterizzati da una corrente simmetrica e quindi bidirezionale che si richiude tra fase e neutro.

 

Occorrono quindi degli elementi di filtraggio per attenuare in modo efficace tutte le correnti di disturbo.

 

Tipicamente, per ragioni di costo, si ricorre ad una soluzione di filtraggio combinata in cui un unico filtro serve tutti gli utilizzatori.

Questa soluzione è più semplice ed economica ma il filtro non è efficace per i disturbi trasmessi direttamente da un utilizzatore all’altro, anche se è possibile ridurli posizionando ferriti sui cavi di interconnessione.

 

La soluzione sicuramente più efficace è quella del filtraggio distribuito, in cui si ha un filtro per ogni utilizzatore o gruppo di utilizzatori. Questa soluzione è più complessa e costosa ma apporta notevoli benefici.

 

In questo caso ho optato per tre gruppi di alimentazione distinti, ognuno con portata di 3-4A e dotato del suo filtro come segue:

 

  • Un gruppo per i finali di potenza;

  • Un gruppo per i preamplificatori;

  • Un gruppo per le sorgenti digitali;

 

Vi è inoltre un quarto gruppo di prese non filtrate.

 

In questo modo le interferenze reciproche tra i gruppi di alimentazione sono praticamente annullate. Ogni gruppo comprende due prese di alimentazione.

 

A questo punto subentra il problema economico, quattro filtri già assemblati non costano poco, se poi si vuole avere un’attenuazione veramente efficace occorrono filtri multistadio con costi sono ancora più elevati.

Una rapida ricerca sui cataloghi e un’attenta analisi dei datasheet di alcui tra i migliori filtri in commercio (Epcos e Schaffner) mi ha permesso di verificare che, con un po’ di buona volontà, è possibile replicarli con una spesa, tutto sommato, contenuta.

 

Ho preso come riferimento i filtri Schaffner della serie FN-2060. Questa serie ha una configurazione multistadio composta da due filtri in serie come illustrato di seguito e permette di avere elevati valori di attenuazione dei disturbi differenziali e di modo comune.

 

 

 

Ma alla fine cosa c’è dentro a questi scatolotti?

 

Fondamentalmente ci sono varie combinazioni di condensatori soppressori di disturbi in classe X (Cx) e soppressori di scariche in classe Y (Cy), induttanze compensate in corrente e una resistenza di scarica (R).

I valori dei componenti utilizzati, e soprattutto le induttanze, variano in funzione della corrente massima sopportata dal filtro.

 

I condensatori soppressori di disturbi devono soddisfare i requisiti richiesti dalla Norma EN 132400.

A questo scopo provvedono i condensatori in classe X. Si tratta di componenti con un ampio campo di valori di capacità e sono di tipo “autorigenerante”, ovvero il loro guasto per cortocircuito non porta ad una scarica elettrica pericolosa.

I condensatori di classe X sono suddivisi in due sottoclassi in base alle tensioni di picco a cui sono sottoposti oltre alla tensione di rete, per applicazioni domestiche si si usano condensatori in classe X2, corrispondenti ad una tensione di 275V.

 

 

I condensatori in classe Y provvedono invece alla protezione contro le scariche e sono caratterizzati da capacità più piccole ma con maggiore sicurezza elettrica e meccanica. La tensione di isolamento risponde alle norme VDE 0550 Parte 1 ed è pari a Ueff = 250 V per la classe Y2.

 

 

Io ho utilizzato condensatori Evox Rifa ma vanno bene anche di altre marche come Epcos, Wima, Arcotronics.

 

Attenzione: Non è possibile utilizzare condensatori normali per questa applicazione.

I condensatori per questi filtri possono essere di tipo MKP o MKT ma devono avere stampigliato sul corpo la dicitura X2 o Y2; ho trovato qualche rivenditore di componenti che spacciava per condensatori X2 normali condensatori MKT da 400V.

 

Le induttanze compensate in corrente sono costituite da due bobine avvolte in modo contrapposto su nucleo toroidale. Quelle disponibili commercialmente si presentano in forme analoghe a quella illustrata in figura.

 

 

Negli schemi elettrici possono essere rappresentate in due modi come illustrato di seguito:

 

                   

 

Quando si scelgono le induttanze è importante verificare la portata di corrente che possono sopportare. Per esempio ho trovato un’induttanza da 2.7mH in grado di sopportare 4A, si tratta del modello EPCOS B82723A2402N1.

Comunque queste bobine si possono costruire abbastanza facilmente.

 

Calcolare una bobina toroidale è abbastanza semplice.

 

  1. Noto il valore di induttanza L che si vuole ottenere si ricorre alla formula

 

 

Il parametro N2 rappresenta il quadrato del numero delle spire da avvolgere sul nucleo.

Il parametro AL  è tipicamente fornito dai costruttori di nuclei toroidali ed indica l’induttanza specifica espressa in nH (nanoHenry).

 

  1. A questo punto si sceglie il nucleo toroidale.

Per esempio ho scelto un nucleo toroidale Epcos avente diametro esterno di circa 27mm e altezza 11mm (modello B64290-L618X35) e realizzato in materiale magnetico T35; per questo modello il costruttore dichiara un valore di AL  uguale a 4200nH con una tolleranza del 20%.

Quindi con un semplice calcolo si ricava il numero di spire necessario ad ottenere il valore desiderato

 

 

Per avere un’induttanza di 2.5mH, corrispondente a 2500000nH, con i valori indicati si ha

 

N = √ (2500000/4200)  con buona approssimazione possiamo dire N = 25

 

Quindi la nostra bobina andrà realizzata con due avvolgimenti da 25 spire di rame smaltato cadauno. 

Il diametro del filo di rame deve essere opportunamente scelto in funzione della corrente che lo deve attraversare, comunque un filo da 0.6 – 0.8mm è sufficiente per il nostro scopo.

Il nucleo deve essere diviso in due parti, nella figura riportata come esempio, il primo avvolgimento è stato fatto partendo dall’interno. Il secondo avvolgimento è realizzato con lo stesso metodo ma iniziando dall’altro lato.

In questo modo le due bobine risultano uguali ma contrapposte in fase.

 

 

A questo punto è importante parlare della corrente di dispersione.

 

Durante il funzionamento delle apparecchiature elettriche si ha sempre, per quanto minima, una piccola corrente di dispersione che deve rientrare nei parametri definiti dalle norme di sicurezza nazionali.

La corrente di dispersione è causata dalle capacità parassite e dai condensatori inseriti nell’apparecchio, collegati tra i conduttori percorsi da corrente ed il potenziale di terra.

 

Vista la presenza di condensatori collegati a terra, e di fili di cablaggio i filtri presentano quindi una corrente di dispersione che dipende:

  • dalla somma dalle capacità parassite e dalle capacità tra i conduttori percorsi da corrente e lo chassis;

  • dalla tensione d’esercizio;

  • dalla frequenza;

  • dalle resistenze di scarica.

La corrente di dispersione di un filtro di rete, come quelli qui realizzati, si riferisce alla corrente che può scorrere tra ciascun conduttore percorso da corrente ed il potenziale di terra.

La corrente di dispersione per questi tipi di filtri è di circa 0.4mA ciascuno, pienamente nei limiti imposti dalle normative, per un totale di 1.2mA, quindi del tutto insufficiente a far intervenire l’interruttore differenziale salvavita che, secondo la legge, deve essere posto a protezione degli impianti elettrici domestici (tarato a 30mA).

 

Assemblaggio dei filtri

 

Ho optato per un montaggio su una basetta millefori da 100x160mm, i collegamenti tra i componenti sono realizzati utilizzando i loro reofori. Nella documentazione allegata sono presenti le tracce per realizzare due diversi tipi di PCB per un singolo filtro: il tipo 1 fa riferimento all’uso di bobine autocostruite, il tipo 2 fa riferimento alle bobine commerciali qui indicate.

 

Come visibile nella foto ho utilizzato sia bobine commerciali che bobine autocostruite. Le bobine commerciali hanno dei terminali che permettono la saldatura diretta su circuito stampato, le bobine autocostruite sono invece fissate alla basetta mediante fascette in modo da non stressare troppo i fili degli avvolgimenti che sono prolungati fino ai punti di saldatura sottostanti.

Le bobine sono montate contrapposte per evitare accoppiamenti, dalla foto sottostante risulta abbastanza evidente per le bobine commerciali ma non per quelle autocostruite, ho quindi inserito la foto di una realizzazione commerciale per rendere meglio l’idea

 

 

 

Una volta completato l’assemblaggio i filtri sono stati schermati mediante “scatoline” di rame separate. Sul corpo di ogni scatola è collegato il polo comune dei condensatori Y2 e la terra in un unico punto.

I collegamenti di ingresso ed uscita sono realizzati con filo in rame OFC argentato di generosa sezione.

 Come evidenziato nello schema elettrico e nella figura che segue il collegamento generale della terra è di tipo “a stella”.

 

 

La terra dell’impianto elettrico è collegata in un unico punto del telaio (PE) e da qui poi si dipartono i collegamenti verso i vari filtri e quindi alle prese di uscita.

E` una piccola complicazione che comporta però i suoi vantaggi: le correnti di perdita di ogni singolo gruppo di alimentazione si richiudono in un unico punto senza interessare gli altri circuiti di alimentazione.

 

Ovviamente la basetta è montata ben distanziata dal pannello di fondo, per avere un’elevata sicurezza ed evitare qualsiasi rischio sono stati utilizzati distanziatori da 20mm.

 

Prese di uscita

 

Le prese di uscita utilizzate sono del tipo Vimar serie 8000, semplici, affidabili e a buon mercato. Per il montaggio sul pannello dello chassis ho utilizzato i normali supporti per scatole da incasso, opportunamente lavorati in modo da ridurre l’ingombro e adattarli al pannello posteriore dello chassis. I supporti sono fissati all’interno mediante viti e dadi.

 

Il supporto VIMAR 8000 originale

 

Come ben visibile dalla foto, all’esterno i supporti non sono visibili in quanto ogni presa ha una sua feritoia dedicata (un gran lavoro di trapano e di lima!!).

 

 

Ad ogni presa è collegato un cordone di alimentazione realizzato con cavo PAE CY3150. Si tratta di un cavo abbastanza economico, ma di buona qualità, realizzato con conduttori in rame OFC di sezione 1.5mmq per fase e neutro, due conduttori da 0.75mmq per la terra e doppio schermo costituito da foglio di alluminio e da calza di rame purissimo.

Lo schermo deve essere collegato a terra solo sul lato della spina verso il filtro.

 

 

Realizzazione dello chassis

 

Lo chassis è interamente di metallo rifinito con una cornice esterna in legno.

Una struttura di solo legno non è adeguata in quanto occorre un’efficace schermatura.

 

La struttura principale che ho realizzato è costituita da pezzi recuperati da un contenitore Hi-Fi 2000 della serie “Galaxy” maggiorato (altezza 80mm) e riadattato a cui ho aggiunto fianchi e frontale in mogano per migliorare l’estetica ed allinearla a quella delle altre elettroniche che fanno parte del mio sistema.

I pannelli di legno sono stati trattati con diverse mani di vernice turapori alla nitro, quindi due mani di colorante acrilico applicato a tampone per ravvivare le venature del legno. Infine lucidatura a cera neutra.

 

Elenco componenti

 

SK1:   Spina IEC da pannello, eventualmente con portafusibile integrato

F1:     Fusibile 5x20 da 10A

MOV:  Varistore 275V (tipo EPCOS B72205S251K101, catalogo Distrelec 730052)

S1:     Pulsante normalmente aperto

RL1:    Relè ad impulsi tipo Finder 26.01

 

D1, D2:         diodo 1N4007

R1:              resistenza 100kohm – 1/2W

R2:              ressitenza 10Mohm – 1/2W

R3:              resistenza 470ohm – 1W

R4 – R6:       resistenza 1Mohm – 1W

 

C1:                                  Condensatore 1.5uF – 400V (oppure due condensatori 680nF – 400V in parallelo)

 

C2:                                  Condensatore 150nF classe X2  (es. Evox Rifa PHE 820, catalogo Distrelec 821888)

 

C3, C4, C7, C8, C11, C12:    Condensatore 220nF classe X2

(es. Evox Rifa PHE 840, catalogo Distrelec 821281)

 

C5, C6, C9, C10, C13, C14: Condensatore 4.7nF classe Y2  (es. Evox Rifa PME271Y, catalogo Distrelec 820234)

        

 

L1 – L6:                  2x2.5mH, 25 spire x 2, da avvolgere su nucleo toroidale R25/10 (tipo EPCOS B64290-L618X35, catalogo Distrelec 332373).

Oppure Bobina doppia compensata in corrente, 2x2.7mH – 4A, tipo EPCOS B82723A2402N1, catalogo Distrelec 351176

 

Varie:                     basette millefori, contenitore metallico, fili di cablaggio vari, prese di alimentazione rete

 

Lo schema:

 

 

      

 

Cosa dire  Grazie Maurizio  da parte di tutti !!

 

 

 

 

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