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Ormai Maurizio e un cliente
fisso di Audiocostruzioni , questa volta con un progetto veramente
impegnativo , un dac valvolare .. ecco a voi..
Introduzione
Dopo aver letto
parecchi articoli (primo fra tutti quello di Kusunoki) relativi ai
convertitori DAC di tipo non oversampling e frequentato non pochi
forum di audiocostruttori, ho deciso di avventurarmi in questa
realizzazione.
L’idea è stata
fin dall’inizio di realizzare un convertitore basato su un DAC
Philips con relativo stadio di uscita a valvole. Non volevo
re-inventare l’acqua calda ma volevo fare qualcosa in cui ci fosse
del mio.
Gli studi che ho
fatto all’inizio prevedevano uno stadio di uscita valvolare
piuttosto complesso, l’esperienza hobbistica e quella lavorativa
mi hanno però insegnato che “tutto quello che non c’è non si
rompe” e soprattutto non è sempre vero che più roba metti e
migliore è il suono.
Quando si
mettono insieme circuiti integrati, transistor e valvole,
inevitabilmente si deve combattere con problemi di vario tipo;
questo oggetto ha rispettato fedelmente la regola perché di
problemi me ne ha dati e tanti, ma io ho sempre detto e sempre
sosterrò che si impara più dagli errori che dai successi.
Normalmente i
ringraziamenti si mettono alla fine, io preferisco metterli
all’inizio.
Devo ringraziare
Fulvio Chiappetta che, nella sua infinita esperienza, mi ha
consigliato di rimanere su una configurazione valvolare semplice,
quanto aveva ragione!
Devo ringraziare
la mia consorte che ha sopportato i miei momenti di “assenza”
nelle ore passate a realizzare questo oggetto che rappresenta (per
il momento) l’apparecchio più complesso tra quelli da me
realizzati.
Allegare foto 2
Vediamo come è
strutturato questo sistema partendo dallo schema a blocchi che
segue.
1.
Stadio Ingressi
2.
Ricevitore SPDIF
3.
Stadio Reclocker
4.
DAC
5.
Stadio di uscita
6.
Alimentazione da rete
7.
Alimentatore
centralizzato
8.
Alimentatore stadio di
uscita
9.
Circuito di controllo

Ingressi
Il sistema è
dotato di due interfacce di ingresso, una di tipo ottico e una di
tipo coassiale. La selezione tra i due ingressi viene effettuata
mediante un relè controllato da un deviatore posto sul pannello
frontale.
Il connettore
ottico ideale sarebbe il modulo Toshiba TORX173 ma si può reperire
solo in USA ad un prezzo non proprio conveniente viste le spese di
spedizione. Ho dovuto quindi optare per un componente similare
reperibile al prezzo di circa 4 Euro presso la EPM di San Donà del
Piave, (negozio dotato di tanta componentistica a prezzi
interessanti).
L’ingresso
coassiale è costituito da un semplice connettore BNC, si potrebbe
utilizzare anche un connettore RCA, ma il connettore BNC ha
un’impedenza caratteristica di 75W che quindi consente di
terminare correttamente l’interfaccia ed evitare inutili
riflessioni di segnale.
Il connettore
BNC trasferisce il segnale ad un trasformatore di isolamento
Lundahl LL1572 per eliminare qualsiasi loop di massa. Il
secondario del trasformatore è terminato su una resistenza da 75W
per mantenere il corretto accoppiamento di segnale verso il
circuito di ricezione.
Il ricevitore è
incentrato su un chip Crystal CS8412 che consente di ricevere un
flusso SPDIF da cui estrarre tutti i segnali digitali richiesti da
un DAC. In questo caso il chip è stato configurato per estrarre
segnali su bus I2S.
I circuiti di
ricezione sono dotati di due stabilizzatori locali che regolano la
tensione a 5V.
Il primo
stabilizzatore viene utilizzato per alimentare la sezione di
ricezione del chip CS8412, il secondo stabilizzatore alimenta il
PLL dello stesso chip.
Ogni singolo
stabilizzatore è realizzato con un resistore di caduta e un
circuito integrato TL431, un regolatore di tipo shunt con ottime
prestazioni audio. I due regolatori sono alimentati con una linea
dedicata fornita da un apposito pre-regolatore implementato su un
alimentatore centralizzato
I segnali di
uscita del bus I2S sono resi disponibili su un connettore in modo
da poter effettuare la connessione con lo stadio reclocker
mediante doppini twistati Cat-5 ricavati da un cavo Ethernet.

Il flusso di dati SPDIF è basato su una codifica bifase
differenziale con inserimento di violazioni in modo da individuare
dove ha inizio la sottotrama. Sfortunatamente questo codice ha
qualche problema, in quanto si può provare che il clock
ricostruito da un flusso è comunque affetto da jitter correlato ai
dati.
Il chip Crystal provvede comunque ad estrarre un clock abbastanza
libero da jitter, il valore di 200psec non è il massimo ma è anche
inferiore rispetto ad altri chip.
Si può provare
ad effettuare un reclocking con un segnale esterno dopo aver
ricostruito il segnale di orologio con il PLL. Grazie a questo
artificio le fluttuazioni entro un ciclo di clock del PLL sono
completamente assorbite e non trasferite alla forma d’onda
riprodotta.
L’uso del
circuito di reclocking è quindi fortemente raccomandato. Il
segnale di clock potrebbe essere utilizzato anche per rinviare il
segnale alla meccanica di trasporto mediante buffer/inverters.
Il risultato
globale è comunque quello di un suono più aperto e dettagliato con
una scena sonora ben definita.
Il circuito di
reclocker è incentrato su sei Flip-Flop contenuti entro tre
circuiti integrati 74AHC74. Ognuno dei segnali del bus I2S viene
fatto transitare su due flip-flop posti in cascata e pilotati in
sincrono da un segnale di clock generato da un oscillatore a
66MHz.
I circuiti di reclocking sono dotati di due
stabilizzatori locali che regolano la tensione a 5V.
Il primo
stabilizzatore viene utilizzato per alimentare i Flip-Flop, il
secondo stabilizzatore alimenta il circuito oscillatore.
Gli
stabilizzatori sono alimentati con una linea dedicata fornita
dall’alimentatore centralizzato.

Si utilizza il
chip TDA1541 Philips che è configurato per supportare direttamente
l'interfaccia I2S.
Dopo aver
provato una configurazione con quattro TDA1543 in parallelo e il
TDA1541 la mia scelta è caduta sul secondo, anche se
l’implementazione per tirare fuori il meglio da questo chip non è
delle più semplici.
L’ideale sarebbe
utilizzare un TDA1541S2 (double crown) ma è piuttosto difficile da
reperire, in quanto chi lo ha se lo tiene ben stretto o lo vende a
prezzi esorbitanti. Sono riuscito a trovare su internet un
TDA1541R1 che è già un poco meglio rispetto al TDA1541 base che ho
reperito presso la Digitex di Firenze.
L’implementazione del TDA1541 non è per niente difficile, in
quanto lo schema è illustrato chiaramente sul suo datasheet,
occorrono solo un mare di buoni condensatori e tre tensioni di
alimentazione (+5V, -5V, -15V) ben filtrate.
Nel mio caso le
tensioni sono fornite da tre diversi regolatori locali posti sulla
scheda stessa e montati il più vicino possibile il corrispondente
piedino del chip del convertitore.
I due regolatori
per la tensione duale +/-5V sono dei comunissimi regolatori serie,
mentre il regolatore per la –15V è un po’ più raffinato e
realizzato con un regolatore shunt TL431.
Ogni regolatore
è alimentato con una linea dedicata fornita dall’alimentatore
centralizzato.
Il DAC
utilizzato ha un’uscita in corrente e lo stadio di uscita deve
quindi provvedere a convertire la suddetta corrente in tensione e
amplificarne il livello. Per ogni canale la conversione I/V viene
effettuata con un piccolo resistore di qualità a cui è posto in
parallelo un condensatore in polipropilene.
Il segnale in
uscita da un DAC senza sovracampionamento (zero oversampling)
risulta modellato "a scalini", con un passo dopo ogni conversione:
questo perché non c'è un filtro all'interno del DAC.
Purtroppo questo
comportamento produce una considerevole variazione nella risposta
in frequenza e si parla di “filtraggio sinx/x”.
Per evitare
l’effetto sinx/x il resistore di carico è posto in serie ad un
filtro RLC che migliora la risposta in frequenza. Il filtro si è
rivelato particolarmente problematico da implementare in quanto le
induttanze in aria captano ronzio, ho dovuto quindi utilizzare
impedenze con nucleo in ferrite specificamente progettate per
l’uso in campo audio.
E’ importante la
qualità dei componenti utilizzati, in questo caso resistenze a
strato metallico Holco, condensatori in polipropilene WIMA e
Sprague, e induttanze Panasonic per applicazioni B.F.
Il segnale
fornito dallo stadio di conversione a resistore è di livello
piuttosto basso e deve essere amplificato con uno stadio che abbia
i seguenti requisiti:
Ø
Bassa impedenza di uscita;
Ø
Bassa distorsione;
Ø
Alta linearità.
Questo stadio
può essere implementato in vari modi, se si utilizzano valvole ci
sono due possibilità di configurazione, Single Ended o SRPP.
Ho provato tutte
le configurazioni, passando anche per una configurazione SE con
generatore di corrente costante come carico anodico ma, alla fine,
la soluzione SRPP si è rivelata la più gradevole di tutte (almeno
per i miei gusti personali).
La
configurazione è stata implementata con due valvole 6922 JAN
Philips alimentate a 210V.
Il guadagno di
questo stadio risulta essere intorno a 23dB con un’impedenza di
uscita di 1,95kW.
In uscita allo
stadio di guadagno sono posti i contatti normalmente chiusi di un
relè, in modo da mantenere le linee collegate a massa durante la
fase di accensione e per un tempo determinato da un timer posto
sulla scheda di controllo.
Il circuito di
muting può essere omesso ma le prove effettuate hanno dimostrato
che durante la fase di riscaldamento la valvola genera dei
transitori che sarebbe meglio non estendere agli stadi di
amplificazione, soprattutto se a stato solido.

La tensione di
rete viene prelevata da una spina standard IEC protetta con
fusibile. Il cavo di collegamento interno è schermato con un
anello di ferrite allo scopo di sopprimere eventuali disturbi RF
provenienti dall’esterno.
Per ottenere
tutte le tensioni necessarie al funzionamento del sistema sono
stati utilizzati tre trasformatori. E’ rigorosamente necessario
utilizzare almeno due trasformatori separati, uno per la parte
digitale e uno per la parte analogica, in questo caso ne sono
stati utilizzati tre per questioni di ingombro in altezza, in
attesa di riuscire a reperire un trasformatore toroidale
realizzato ad hoc.
L’alimentatore
centralizzato comprende quattro diversi alimentatori dedicati alla
parte di ricezione e al DAC.
Gli alimentatori
della parte di ricezione sono incentrati su due circuiti di
rettifica e livellamento alimentati dagli avvolgimenti secondari
di un trasformatore toroidale da 50VA (30VA sono sufficienti, ho
utilizzato quello che ho trovato in un mercatino).
Le tensioni sono
raddrizzate mediante due ponti realizzati con quattro diodi
schottky dotati di condensatori antidisturbo. Le tensioni vengono
quindi livellate e filtrate da eventuali residui di alternata con
filtri pi-greco RC.
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Maurizio Daniele e il
suo finale
SE con valvole 6L6 da 5
watt |
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L’alimentazione per il reclocker non è stabilizzata in quanto
questa operazione viene svolta dai regolatori locali presenti
sulla scheda del reclocker stesso, invece l’alimentazione dei
circuiti di ricezione è stabilizzata per limitare la
dissipazione sui regolatori shunt locali.
Gli
alimentatori per il DAC utilizzano il secondo trasformatore,
in questo caso del tipo a lamierini a cristalli orientati
(fatto costruire su mie specifiche da Novarria) con tre
avvolgimenti secondari e potenza di 20VA.
Si ha un
primo alimentatore duale formato da un ponte di diodi schottky
dotati di condensatori di soppressione a cui segue un filtro
pi-greco RC. Si ottiene così una tensione non stabilizzata con
cui alimentare i regolatori locali per l’alimentazione
digitale del DAC. |
Il secondo
alimentatore è invece più raffinato in quanto deve alimentare la
sezione analogica del DAC.
La tensione
alternata viene raddrizzata mediante un ponte di diodi schottky
dotati di condensatori di soppressione a cui segue un filtro
pi-greco. La regolazione viene effettuata mediante un MOSFET
pilotato da una tensione di riferimento generata da un diodo zener
polarizzato con un generatore di corrente costante.

Questo blocco
fornisce l’alta tensione necessaria ad alimentare lo stadio di
uscita valvole e la tensione di alimentazione per i filamenti
delle valvole stesse.
Per questo
blocco si utilizza un terzo trasformatore a cristalli orientati da
20VA (anche questo costruito su mie specifiche da Novarria) dotato
di un avvolgimento di alta tensione e di uno a bassa tensione.
La tensione
alternata viene applicata ad un alimentatore in cui, a monte e a
valle del rettificatore, è posto un filtro CRC atto ad eliminare
ogni possibile rumore e a simulare l’impedenza anodica di un
rettificatore valvolare a doppia semionda per ricrearne il
comportamento sonico.
Il
raddrizzatore-livellatore è realizzato con diodi veloci e un
condensatore a bassa perdita.
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La
regolazione a 210V viene effettuata separatamente per i due
canali mediante due MOSFET pilotati da un’unica tensione di
riferimento.
La tensione
di riferimento viene generata mediante diodi zener collegati
in serie e alimentati da un generatore di corrente costante.
Ogni diodo zener è bypassato da un condensatore per ridurre la
tensione di rumore.
La tensione
di riferimento viene quindi applicata ai gate dei mosfet
mediante filtri CRC che abbattono ulteriormente il rumore. |
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Preampli Digitex PF3
di Maurizo |
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Anche i
filamenti sono alimentati in corrente continua mediante uno
stabilizzatore realizzato con lo stesso criterio visto sopra ma
con un transistor come elemento regolatore, anziché un mosfet.
Nella
configurazione SRPP i catodi dei due triodi contenuti all’interno
dello stesso tubo si trovano a lavorare con tensioni molto diverse
tra di loro; al fine di evitare situazioni pericolose, il positivo
di alimentazione dei filamenti è riferito ad una tensione di 60V.
Il riferimento è
creato a partire dall’alta tensione di alimentazione anodica
mediante diodi zener.
Dulcis in fundo
questo circuito comprende tutti i comandi e gli indicatori di
funzionamento dell’apparato ed è alimentato con la tensione dei
filamenti delle valvole.
Agendo sul
deviatore di accensione si fornisce la tensione di alimentazione
di rete a tutti i trasformatori e quindi si attivano tutti gli
alimentatori.
All’accensione
viene fatto partire un timer che tiene in cortocircuito le uscite
audio per un tempo di circa 30 secondi e fa lampeggiare il led blu
di accensione. Scaduto il tempo di attesa si attiva il relè di
bypass e il led si accende a luce fissa.
Sullo stesso
circuito è presente il comando che permette di selezionare
l’ingresso coassiale SPDIF o l’ingresso ottico TOSlink e di
indicare la scelta mediante un led.
Completa il
circuito il led indicatore dello stato di aggancio del ricevitore
digitale.
Costi
e reperibilità componenti
Il costo è
fortemente variabile in quanto dipende dall’implementazione dello
stadio di uscita e dal prezzo a cui si riescono a reperire il DAC
e il ricevitore SPDIF.
Comunque nel mio
caso siamo intorno a 300 – 350 Euro, considerando che ho
utilizzato circuiti stampati realizzati da me.
Il materiale
utilizzato arriva da diversi fornitori. Buona parte dei componenti
più comuni possono essere reperiti nei normali negozi di
componenti elettronici, per altri componenti ecco la lista:
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Resistenze a strato metallico: Audiokit
-
Condensatori in polipropilene: Audiokit, Vintage Hi-Fi
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Circuiti integrati e induttanze: RS-Components, EPM
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DAC e
ricevitore SPDIF: Digitex
-
Valvole: Audiokit, Vintage Hi-fi
-
Trasformatori: Novarria, RS-Components
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Modulo
ottico: EPM
-
Prove
di ascolto
Il DAC è stato
provato con vari lettori utilizzati come semplici meccaniche di
lettura e confrontato con i relativi convertitori implementati sui
medesimi.
Ho utilizzato la
meccanica di lettura Philips del mio personal computer, il lettore
DVD Yamaha DVDS550 che da poco è entrato a far parte del mio
sistema AV e un lettore CD Technics (DAC Matsushita MN6471)
Che a suo tempo
avevo modificato nello stadio di uscita.
So benissimo di
non aver utilizzato sistemi di riferimento assoluto, cosa che mi
riprometto di fare appena possibile.
Come già citato
nell’introduzione non volevo re-inventare l’acqua calda, e so
benissimo che sul mercato esistono sistemi analoghi in grado di
ridicolizzare la mia realizzazione (ci vuol pochissimo), ma i
risultati delle prove sono stati incoraggianti e credo comunque di
aver realizzato qualcosa in grado di migliorare la resa di un
lettore CD di fascia medio-bassa.
Gli Schemi




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