Autocostruzione        

 

Tentativo casse in cemento di Marco

 

 

 Di cosa si tratta

Tentativo costruire diffusori in cemento

Chi lo ha costruito

Marco marco.dongu@softeco.it

Caratteristiche particolari

Una buna idea da perfezionare

Prefazione:

L'amico Marco  ci ha inviato questa storia , un tentativo andato male , ma molto molto  interessante , si può imparare qualcosa e magari migliorare.

Molto interessante  Davide S.

 

Storia di un tentativo fallito… le casse di cemento.

 

La realizzazione

 

Ormai più di un anno fa ho realizzato la mia prima coppia di diffusori, diciamo“importante”.

Prima di realizzarli ho raccolto tanto materiale ed esperienze, tra cui quella di un amico molto appassionato e bravo che mi suggerì di provare il cemento per fare le mie casse. Secondo lui una malta ben composta e alcune rocce come marmo e granito, dovevano essere materiali particolarmente adatti alle casse acustiche.

Penso che per risparmiare lavoro, criticità e peso si potrebbe fare anche solo il frontale in cemento; ne guadagnerei almeno di non dover segare per i buchi. Decido allora di provare questo materiale.

La tecnica che adotterò sarà di fare diversi pannellini separati, uno per ogni altoparlante; solo per comodità. Poi li unirò insieme o con dell’altro cemento o con un mastice specifico (lo stesso che userò probabilmente per unire i pannelli alla struttura di legno, tipo il millechiodi o cose affini), completando così il pannello frontale.

Preparo le seste o, meglio, disegno su un foglio di carta da forno la posizione degli altoparlanti e la forma dei pannelli, non dimenticando di posizionare le femmine degli spinotti per la tela protettiva.

Dopo aver fatto ciò, cerco una soluzione per proteggere gli altoparlanti: mi sembra che la pellicola trasparente per alimenti sia ottima. Avvolgo completamente gli altoparlanti come in foto:

 

 fasciatura degli altoparlanti con pellicola trasparente da cucina

 

La pellicola renderà stagno l'altoparlante, esigenza dettata dal fatto che sarà mia intenzione annegarlo dentro la malta. In questo modo il pannello che ne verrà, avrà le forme e sagome perfette per gli altoparlanti ed essi stessi risulteranno perfettamente a filo con il frontale.

Prevedendo quindi di voler immergere gli AP nella colata, bisogna tenere conto di due cose: che ci sia abbastanza spazio intorno ai contatti per saldarci i fili, che ci siano già i bulloncini o le viti o altra soluzione prevista per il fissaggio. Non credo che sarà agibile poi installare i tipici fischer da muro e dover fare buchi nel sottile panello.

In questa foto si vede che con un pezzo di nastro adesivo ho creato uno spazio sufficiente di aria intorno ai contatti. Si notano inoltre i bulloni già inseriti che annegheranno completamente nella colata.

 

 

 

particolare dei contatti

 

Successivamente procedo posizionando sulle seste gli AP fasciati.

Nella foto che segue si vede che non è necessario molto per contenere la colata di malta, bastano dei legnetti di scarto.

E’ necessario mettere un po’ di silicone sotto agli spinotti per le tele, magari fatelo qualche ora prima, non è necessario aspettare un giorno che asciughi. Preferisco il silicone perché è poi facile da togliere. Questo vale per ogni cosa che si gradisca fermare, ovviamente.

Da ricordare che le viti e i bulloni di fissaggio devono bucare la pellicola protettiva perché dovranno andare a contatto con il cemento.

Perché ho usato la carta da forno come base? Non so, forse perché è quello che ho trovato in cucina. Anche perché e’ disegnabile.

Apparentemente è abbastanza impermeabile, ma non lo è completamente.

Ci saranno degli effetti positivi e alcuni negativi molto importanti. Vedremo dopo.

 

 

 messa in posa prima della colata

 

Prima della colata due riflessioni sulla malta.

Malta è un termine generico che intende molte cose, essenzialmente una miscela di legante e di aggreganti inerti come sabbia e pietre.

Si dice “malta bastarda” quando nella miscela compaiono più leganti contemporaneamente, tipo calce e cemento insieme.

Si dice “calcestruzzo” qualora sia presente ghiaia o ghiaione. Il calcestruzzo diventa “armato” quando presente anche un telaio in ferro.

Il cemento in se stesso ha tre difetti: non è facilmente spalmabile o lavorabile, impiega molto ad indurire, si ritira parecchio durante l’asciugatura.

Per i primi due motivi si preferisce mescolare al cemento una dose di calce che oltre ad accelerare l’asciugatura e rendere più spalmabile la miscela, migliora anchee la futura tenuta all’acqua e umidità.

Per ovviare al processo di restringimento e conseguente fessurazione, si utilizza la sabbia in buona quantità, la quale attuando forte resistenza alla compressione permette anche al legante di esercitare un importante effetto avvolgente.

Per vari motivi si può capire che la malta o, ancor meglio, il calcestruzzo sono certamente in grado di sopportare notevoli pressioni, ma si deve anche sapere che non sono assolutamente adatti per resistere a trazioni o piegature.

Per ovviare a questo problema si aggiunge il ferro opportunamente distribuito ai bordi della struttura da realizzare. La fortuna vuole che malta e ferro abbiano un passo molecolare e atomico comparabili e risultino poi, dal punto di vista meccanico, come un unico materiale.

Insomma calcestruzzo e ferro insieme fanno festa.

 

A questo punto come sfruttare appieno tutto questo?

Di solito il calcestruzzo tradizionale si prepara con 1 parte di cemento, una parte e mezza di calce e 6 parti di inerte (sabbia e ghiaia in proporzione 1 a 3).

Il mio consiglio è invece di usare una miscela di 2 parti di cemento, 1 parte di calce, 5 parti di sabbia.

Si tratta quindi di una malta bastarda abbastanza grassa.

Quindi di solito si mette più calce e si aggiunge più materiale inerte.

Ma noi non dobbiamo costruire un palazzo. Stiamo invece cercando una miscela che consenta al cemento di indurirsi al meglio e nel contempo avere una consistenza il più possibile compatta e poco porosa, mantenendo quanto più le doti di elasticità meccanica.

Il miglior rapporto di cemento rispetto alla calce consente un prodotto finale più compatto e simile alla pietra.

Confesso che con il senno di poi forse sarebbe stato utile provare anche una versione con del ghiaino. Apparentemente potrebbe essere utile per evitare linee di rottura estremamente lineari e facile a formarsi. Non so, bisognerebbe sperimentare.

Quello che potrebbe servire anche è il ferro perché effettivamente il pannello che realizzeremo sarà molto fragile. Non ho trovato filo di ferro, ma solo di acciaio zincato oppure di alluminio. Inadatti. Pazienza, non è strettamente necessario.

 

Preparata la mistura e bagnata con la quantità giusta di acqua (aggiungerne un po’ per volta e mescolare tanto), si può procedere alla colata.

L’acqua e’ molto importante. Meno acqua c’e’ e piu’ robusta risulterà la malta una volta asciugata; non solo, anche più duratura e resistente agli agenti esterni.

Per non sbagliare, consiglio di iniziare a mescolare sabbia e leganti con poca acqua a formare un impasto come fosse terra bagnata; mescolando per un bel po’ di tempo deve avvenire ad un certo punto che, improvvisamente, l’impasto diventi più cremoso e lavorabile. Se non dovesse succedere allora aggiungere ancora un po’ d’acqua e riprovare daccapo a mescolare con pazienza.

 

Finalmente ecco la colata.

 

 

 colata della malta

Si accompagna l'operazione con una spatolina e si aiuta la malta a penetrare negli angoli.

 

 

 assestamento della malta intorno alla forma

 

Utilizzo al meglio l'attrezzo, anche per “massaggiare” la malta, per farla vibrare e assestare al meglio. Questa operazione è importante e consiglio di dedicarci molto tempo, almeno 15 minuti.

Si vedrà che la miscela acquista un colore e una composizione assolutamente uniforme. Se si è messa troppa acqua, si vedranno anche sabbia e cemento tendere a separarsi un po’. Nessun problema a meno che non abbiate esagerato. Per le colate successive ne terrete però conto.

Se non dovesse bastare la quantità per raggiungere il livello prefissato allora preparate pure con comodo altro impasto e aggiungetelo.

Scegliete di mettere tanta malta quanto ne serve per raggiungere lo spessore di almeno 1,5 cm. Per capirlo dovrete aver segnato una riga di tal misura sui bordi dei margini di legno. Vibrando con il manico della cazzuolina vedrete che la malta si uniformerà e livellerà da sola (sempre che il tavolo sia in piano).

 

cantiere visto dall'alto, i due tweeter a sinistra e un woofer a destra

 

Dopo circa 8 ore si può senz’altro, con delicatezza, sollevare per intero e porre altrove la struttura realizzata. Ricordiamoci che la malta solidifica completamente dopo diversi giorni (più di 20), ma consideratela pure pronta per qualche lavorazione dopo 48 ore. Io ho notato un cambiamento di colore notevole tra il 2° e il 3° giorno. Il risultato? Eccolo qua:

 

 

 

 

risultato finale

 

Varie considerazioni: noterete che il cemento va proprio a filo con la flangia dell’altoparlante; per affinare il cerchio basta picchiettare con l’unghia le frastagliature e l’avanzo che sporca la pellicola. Viene un cerchio perfetto.

Noterete anche l’effetto pelle della superficie: incredibile e inaspettato; esso è dovuto alla carta da forno che tende un po’ a raggrinzirsi nello stare all’umido. Se invece questo effetto non vi interessa, usate fogli di plastica ben tesa.

La carta da forno si riutilizza perfettamente per altre colate.

Qui sotto si può vedere la qualità e la compattezza della malta. Secondo me buona, ma migliorabile: si può appunto notare che la sezione presenta tre stratificazioni, con la sabbia in evidenza nei pressi delle 2 superfici del pannellino. Questo indica che ho messo un po’ troppa acqua.

Bisogna però togliere l’altoparlante, togliere la pellicola di plastica e reinserire lo stesso dopo che, magari, si è completato e ricomposto tutto il pannello frontale.

 

 

 particolare del risultato

 

Teoricamente l’AP si dovrebbe togliere con facilità, basta svitare i bulloncini… picchiettare un po’… Macché.

Ho commesso degli errori.  Errori che mi costringeranno a rompere le realizzazioni per recuperare gli altoparlanti.

 

Errori e consigli

Non sottovalutare per nessuna ragione il potere di grip o ancoraggio che è capace di esercitare il cemento.  In poche parole nel mio caso è successo che pochissima malta, magari anche perché un po’ troppo liquida, sia riuscita a passare lievemente sotto l’altoparlante, ancorandolo. Per poter liberare poi l’AP dalla stretta ho provato a picchiettare il cemento, con un ferro tutto intorno al bordo, per eliminare quel millimetro di muratura che era in eccesso. Essendo molto duro ho dovuto picchiettare forte finché non ho rotto tutti i pannellini, tranne uno che tengo per ricordo.

Questo mi suggerisce una prima importante indicazione: mettete un sottilissimo filo di silicone a contatto tra la flangia dell’AP, quando appoggiata al tavolo, e la carta da forno, in modo da impedire al cemento liquido di passarci sotto e di imprigionare l’AP.

 

Altri consigli.

 

Aumentare lo spessore del pannello. Un centimetro e mezzo è il limite di sufficienza. Esso è in grado di sostenere il peso di magneti importanti e di essere montato con tranquillità, ma non di reggere colpi tosti. Non voglio dire che di solito le nostre casse sono oggetto di calci, ma potrebbe capitare. Giudico 2 cm uno spessore di assoluta tranquillità. Credo anche che non sarei proprio riuscito a romperli i pannellini se avessi avuto questo spessore. Ritengo per cui inutile l’uso di armature in fil di ferro. Non spaventatevi per il peso, non è assolutamente esagerato o sproporzionato nei confronti del legno.

 

Cambiare la soluzione da me adottata delle viti e dadi in ottone. Nonostante i pochi giorni passati dentro la malta, li ho trovati corrosi. Effetto chimico dell’asciugamento rafforzato dalla calce. Probabilmente la soluzione più furba sarebbe stata incollare con del silicone in corrispondenza dei buchi nelle flange, delle spine di legno e di dimensione opportuna. Le spine annegate nel cemento sarebbero poi state bucate con le classiche viti da legno che usiamo quando avvitiamo i nostri AP al pannello frontale. Forse ci sono soluzioni più indicate.

 

Non trascurare l’effetto corrosivo della calce. Minimamente riesce a superare la permeabilità della carta da forno e rovinare scolorendolo il tavolo che c’è sotto. Tenerne conto.

 

Non usate assolutamente cementi a pronta presa. Sono inutilizzabili anche se li mettete in frigo (non è uno scherzo, è una tecnica per avere più tempo operativo a disposizione).

Non comprate cementi cinesi, non fattevelo manco passare per la mente. I cementi cinesi sono tutti quelli che trovate in scatole da scaffale da 1 o 5 chili, anche nei supermercati. L’unico cemento degno di menzione è quello italiano. Ne esistono di varia natura. Prendetene uno normale della Italcementi o altra nota marca, anche se in sacchi da 10 chili. Tanto non costa molto, solo qualche euro. Costa di più la sabbia di fiume.

Il cemento cinese è robaccia, poco più che argilla, probabilmente solo loppa di altoforno priva di silicati e di ossidi. Non tiene una mazza, serve solo a riempire qualche buco in giardino.

 

Non mi viene altro in mente se non che si potrebbero provare variazioni sul tema della malta. Credo ad esempio che renderla calcestruzzo, senza alterare le proporzioni tra i leganti, sarebbe stata una soluzione altrettanto interessante. Forse acusticamente è più indicata la mia scelta, chissà.

Posso solo dirvi che la mia mistura suonava come vetro, indicazione di un ottima rigidità. Comunque traetene voi le conclusioni.

Penso di avervi detto tutto. Ora aspetto che qualche ardimentoso voglia proseguire da dove ho mollato io. Un po’ come facevano gli esploratori del passato alla conquista del polo nord: da dove falliva uno ripartiva l’altro.

Io per questioni di tempo ho dovuto poi rifare tutto in legno.

 

Ciao e buon lavoro!     marco.dongu@softeco.it

 

Altri progetti di Marco presenti sul sito:

www.audiocostruzioni.com/a_d/diffusori/tre-vie-ariosa-marco/ariosa.htm

www.audiocostruzioni.com/a_d/diffusori/due-vie-marco-sipe/due-vie.htm

 

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