RIFINITURA E MONTAGGIO
Anche la scelta della rifinitura superficiale del mobile, devo dire, non è cosa semplicissima. Le possibilità sono tante e seguono un po’ i gusti personali, un po’ le proprie capacità manuali. Sì perché la lucidatura del legno è decisamente un’arte, di quelle che i professionisti si fanno pagare a peso d’oro…se una tavola di legno da usare a mo’ di mensola può costare poche decine di euro, il lavoro di verniciatura e lucidatura porta il costo finale del pezzo di legno a qualche centinaio di euro…incredibile! Occorre armarsi di pazienza e valutare il tipo di finitura più semplice da realizzare, soprattutto se siamo alle prime armi. Io lo sono, quindi ho scartato a priori l’uso della gommalacca (anche perché non mi piace, su un diffusore, il legno lucido) e anche quello della cera naturale, entrambi da adottare solo se si ha una certa esperienza. E’ meglio orientarsi quindi verso prodotti già pronti (ne esistono parecchi) e di facile applicazione. Vi segnalo l’esistenza di un prodotto che si chiama “impregnante cera”: è, come dice il nome, un impregnante, va applicato a pennello e tirato con uno straccio quando è ancora umido; in questo modo la superficie sembra trattata a cera. Chiude i pori e lascia la superficie liscia e opaca nello stesso tempo. Io ho optato per una soluzione alternativa, che ha lo stesso identico risultato estetico, ed è consigliata anche da Davide in una delle sue pagine del sito: turapori più trasparente satinato spray. Il turapori va dato a pennello diluito con la nitro. Il trasparente l’ho preso sempre sintetico in versione bomboletta spray, a causa della mia avversione verso i pennelli e i peli che lasciano…me ne ritrovo sempre qualcuno appiccicato alle superfici…
Lo stucco per lavelli non è proprio semplicissimo da applicare, soprattutto a causa della sua forma “a striscia”, piatta e larga circa un centimetro, che mal si adatta agli spigoli interni del mobile. E’ consigliabile farne una pallottola e lavorarlo con i palmi della mano fino ad ottenerne un salsicciotto di meno di un centimetro di diametro.
A questo punto si passa all’esterno. La prima operazione da fare è la carteggiatura al fine di ottenere superfici perfettamente lisce ed uniformi. Per questo scopo si utilizza carta vetrata da 150 per pareggiare gli scalini più evidenti laddove si sono giuntate le tavole. Si passa poi all’applicazione del turapori a pennello, da diluire quanto basta con un po’ di nitro. Ne potrebbero servire anche 4 o 5 mani, le prime molto diluite, specialmente negli spigoli o dove si è insistito molto con la carteggiatura. Tra una mano e l’altra le superfici vanno sempre carteggiate; dopo l’ultima mano si carteggia con carta del 180, poi 240, poi 320 e infine con la carta abrasiva del 1000. Le parti impiallacciate richiedono un’attenzione maggiore, dal momento che il legno vero è delicato e occorre carteggiare con destrezza seguendo sempre le venature. Non insistere mai troppo su alcuni punti e su altri meno, perché il legno diventa più assorbente nei punti più carteggiati e quando si applica il turapori questo non si distribuisce in modo uniforme. L’ultima fase del lavoro è la verniciatura a bomboletta, nero opaco sull’MDF e trasparente satinato per le parti impiallacciate. La tecncica è la stessa: bomboletta parallela alla superficie da verniciare, distanza circa una ventina di centimetri, passate veloci senza curarsi di ricoprire tutto subito (ci si pensa alla seconda passata). Purtroppo ho verificato a mie spese che l’uso della bomboletta spray non è così facile come dicono…i problemi sono stati due: la difficoltà di mantenere la stessa identica velocità di passata e la stessa identica distanza provoca un maggior accumulo di vernice in alcune zone e solo una leggera vaporizzazione in altre, con la conseguenza di avere zone perfettamente lisce a altre più ruvide al tatto e più opache alla vista. Inoltre è sempre in agguato il pericolo di formare goccioloni e colature…Più di una volta ho dovuto attendere l’asciugatura, carteggiare e riverniciare di nuovo, con grandissimo spreco di bombolette di vernice (e di soldi…). Fortunatamente l’ultima mano è andata quasi liscia, ma avevo preso la vernice in un altro negozio, pagandola tra l’altro 1 Euro in più…Forse causa del miglior risultato è stata proprio la miglior qualità della bomboletta comprata nel secondo negozio. Quindi se avete bisogno di nomi mi sento di consigliarvi tranquillamente la vernice della Taken, al posto di quella marcata Very Well.
Assemblaggio finale:
Particolare del nodo di attacco Frontale-Base:
collegamento non è più che saldo la tavola verticale si stacca e piomba a terra. Ho visto un paio di Singer in cui il costruttore aveva rinforzato tale nodo con una staffa angolare in acciaio, ma davvero brutta a vedersi. Probabilmente il progettista non si è posto questo problema avendo lui usato materiale molto più leggero e sottile (truciolare da 10mm), nel mio caso invece occorreva una soluzione più sicura. L’idea è venuta a Doriano, che ha penato bene di incollare un listello di legno massello di abete da 3x3cm sulla base, dietro al frontale. Due bulloni passanti in ottone, di quelli che si usano per serrare tra loro i pensili delle cucine, stringono fortemente il pannello verticale al listello di legno. Tale listello è fissato alla base mediante tre viti autofilettanti, che fanno meglio presa sul massello piuttosto che sull’mdf. Le figure spero valgano più di ogni spiegazione. Nonostante questi accorgimenti il diffusore tende a oscillare pericolosamente. Non ho ancora studiato una possibile soluzione…certo è che non posso lasciare le cose come stanno: le oscillazioni, oltre ad avere effetti sicuramente non benefici sul suono, rendono tutta la struttura un po’ pericolante; sarà quindi necessario “puntellare” il diffusore in qualche modo…non appena avrò risolto il problema vi presenterà una possibile soluzione con un articoletto integrativo. Per ora me le tengo così. Particolare dei piedini di appoggio: Dato che il budget inizialmente previsto per i diffusori era già stato ampiamente superato, non mi era rimasto “margine” economico per far tornire bulloncini M6 con lo scopo di ricavarne punte filettate…Così ho adottato una soluzione temporanea che, tutto sommato, tanto male non è: ho trovato in ferramenta delle barrette filettate di vari diametri lunghe 3cm., perfette per assere avvitate nella madrevite annegata nel legno delle basi e accogliere all’estremità opposta un dado cieco di ottone. Il dado cieco, essendo semisferico, offre una superficie di appoggio tendente a zero quasi come la punta ma ad un costo nettamente minore. Facendo uso anche di un controdado, sempre in ottone per uniformità estetica, sarà possibile anche regolare in altezza tali piedini…niente male, vero? Potrebbe anche essere una soluzione definitiva…
FINITEEEEE!!!!!!
Bravissimo Danilo !!!
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