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Ciao Davide,
da tempo seguo il tuo sito ed il
mondo dell’autocostruzione in genere, come prima cosa ringrazio te
e tutti coloro che concorrono alla raccolta di informazioni,
progetti e idee per il fai da te, il famigerato DIY. Se non fosse
per tutto ciò probabilmente non mi sarei deciso a tentare
“l’impresa” di cui vado a raccontare.
Le foto della costruzione:

Avendo attinto a piene mani dal tuo
come da altri portali mi sono detto che come minimo avrei dovuto
riassumere la mia esperienza in un po’ di note e relative foto
mettendo tutto a disposizione di chiunque in futuro volesse
cimentarsi nella costruzione di un paio di diffusori come questi.

la fresatura degli scassi per
altoparlanti
Ma veniamo alle casse: si tratta di
un clone delle celeberrime ProAc 2.5, penso uno dei diffusori più
replicati. Mi sono imbattuto nella presentazione presente su
questo sito
www.audiocostruzioni.com, quando da tempo girovagato in
internet alla ricerca di un progetto per un buon diffusore non
troppo complicato da realizzare.

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Per
l’acquisto dei materiali mi sono rivolto ad Audioxcel il sito
spagnolo
www.audioxecel.com , acquistando il kit classico, quello con
il tweeter D2010/8513-00 ed il woofer 18W/8535-00, con l’opzione
“notch filter” per il crossover. I cavi per il cablaggio interno
Van Den Hull (CS – 122 HYBRID per il woofer, The ROYAL JADE
HYBRID per il tweeter) le punte ed altra minuteria sono stati
acquistati presso Digitex Firenze.
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Il box è
stato realizzato con MDF di 25 e 19 mm come da indicazioni
presenti sul sito
www.geocities.com/diyproac25/index.htm. La profondità è
stata portata a 220 mm (misure interne) in modo da poter
ricavare un doppio fondo per l’alloggiamento del filtro
crossover, mantenendo lo stesso litraggio senza dover variare le
dimensioni del frontale. Le tavole sono state assiemate con viti
(provvisorie) e colla vinilica tipo Vinavil.
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Completato
l’assemblaggio del mobile escluso il buffle frontale, ho steso 4
– 5 mani di vernice a base bituminosa non diluita sulle pareti
interne, il tutto fino a raggiungere uno spessore di 4 – 5 mm,
vedi foto 1 e 2.
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Le
fresature del buffle sono state effettuate utilizzando una fresa
a tuffo montata su un’apposita slitta autocostruita, foto 3.
Visto che con il compasso in dotazione alla fresa non consentiva
di effettuare fori di piccolo diametro, su geniale intuizione
del mio amico Massimo ho approntato questo utile accessorio,
vedi foto 4.
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Riguardo la
fresatura del tweeter volevo segnalare che la quota bordo buffle/centro
foro, così come riportata nello sketch dimensionale presente sul
sito
www.geocities.com/diyproac25/index.htm è sbagliata. Leggendo
le note di realizzazione sempre li riportate la distanza deve
essere di 84mm e non di 74,38mm “Tweeter
positioned 50mm from top of cabinet and off set 35mm from side
edge (Note: CAD drawing mistake should read 84mm from side of
cabinet not 74mm)”.
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Una volta
montato anche il frontale, le viti precedentemente usate per
tenere assieme le tavole durante l’incollaggio sono state
rimosse e sostituite con spine di legno. Ringrazio Claudio
Certini della Digitex Firenze per la dritta, le viti avrebbero
finito per allentarsi iniziando a vibrare, con conseguenze
facilmente immaginabili.
Per questa ho usato dei fogli di
ciliegio americano spessi 1 mm e larghi una trentina di
centimetri, così non ho dovuto fare giunte. Ho montato il tutto
usando adesivo a contatto di tipo Bostik secondo la procedura
riportata qui nel sito, fondamentale l’uso del ferro da stiro per
evitare sorprese con le bolle…..

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Con un
paio di trincetti, tamponi abrasivi vari, e tanta pazienza ho poi
rifilato bordi e fresature, foto 8 e 9.
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Per le
basi, ottenute unendo insieme due fogli di MDF da 15mm, ho fatto
prima il fondo con 3 – 4 mani di cementite, scartando via via
con carta abrasiva sempre più fina, poi ho finito il tutto con 3
mani di smalto nero satinato. Cementite e smalto sono stati
stesi usando un piccolo rullo in gomma piuma.
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La basetta
per il crossover è stata realizzata con il metodo dei “fogli
blu” avendo preventivamente realizzato il layout delle piste su
CAD. Le piste sono poi state argentate usando l’apposita pasta
per argenteria Argentil gentilmente fornitami dall’amico Mauro,
foto 10,11 e 12.

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Una volta
completato il montaggio degli altoparlanti, foto13, con il
crossover montato esternamente, sono iniziati i primi test di
ascolto, foto14.
La prima versione del filtro
comprendeva anche il bipolo risonante o notch filter collegato in
parallelo al woofer per linearizzarne la risposta intorno ai 2000
Hz. Dopo una cinquantina di ore di rodaggio ho provato ad
escluderlo ed in gamma media è stato un altro mondo. Ho poi
aggiunto la resistenza in serie alla capacità da 7,0 uF come
indicato nello schema pubblicato sul sito
www.geocities.com/diyproac25/index.htm. A mio parere credo che
questo sia il miglior compromesso.
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Rivisto il
circuito crossover un modo definitivo, ho realizzato una seconda
basetta apportando le modifiche necessarie alla nuova
circuiteria. Ho montato i componenti bloccando tutto con colla a
caldo ed infine ho verniciato le piste con vernice spray
trasparente, per evitare che con l’andar del tempo si
ossidassero.
Il bloccaggio dei componenti è un
particolare da non trascurare, visti i benefici in termini di
definizione e trasparenza.

Uno dei due tweeter arrivati con la
spedizione di Audioxcel aveva la cupola leggermente fuori centro,
nonostante i miei dubbi il rivenditore mi aveva assicurato che non
ci sarebbero stati problemi riguardo le prestazioni sonore del
driver. Alla prova dei fatti mi sono ritrovato la cassa di dx che
in alcune circostanze gracchiava; dopo varie prove fra cui scambio
filtri, scambio canali ampli, scambio canali sorgente ecc. sono
giunto alla conclusione che il componente era difettoso. Ho
riacquistato una nuova coppia di trasduttori presso Digitex
Firenze e li ho sostituiti, non ci sono stati più problemi. Devo
dire che riguardo Audioexel mi sarei aspettato maggior serietà.

Tirando le somme posso dire che con
circa un migliaio di euro di spesa, molte ore di lavoro (tutti i
fine settimana dal Novembre 2005 all’Aprile 2006, e qualcosina in
più….) e tanta pazienza, mi sono ritrovato una coppia di
validissimi diffusori.
Devo ancora trovare una sistemazione
in ambiente definitiva e trattare la stanza adeguatamente (tube
traps etc), ma come si dice il buongiorno si vede dal mattino:
- suono molto presente, olografico
con alcune incisioni
- fatica di ascolto assente
- microdettaglio
- gamma bassa profonda e ben
controllata
Ora ho capito a cosa si riferivamo
molti autocostruttori nei vari forum quando parlavano di
“Tecnicolor Sound”………
In ultimo una riga di ringraziamento
per Francesco, che con me ha speso molti dei suoi fine settimana
in questa cosa, e per Massimo che con le sue “felici” intuizioni
spesso mi a tirato fuori dagli impicci.
Se qualcuno volesse sapere qualcosa
in più il mio indirizzo e_mail è
crm.12@virgilio.it
Ciao a tutti.
Claudio

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