|
Lo Zen e il pulsante dell’autocostruzionedi Massimo Vassallo theknack@tiscali.it “Questo è suonato…” (cfr. gli amici) pag 2
pag 2
Siamo all’incollaggio: senza morsetti, colla rapida (voi però evitatela come la peste, usate invece una semplice che ci metta un giorno ad asciugare e vi lascia il tempo di smontare tutto e rimediare a eventuali imprecisioni, oppure vi potreste ritrovare a picchiare frenetici col martello di gomma alle dieci di sera nel tentativo…). Sopra ho messo il peso dell’altra cassa, circa 25 chili, più 25 chili di sacchetti di sabbia, del mogano massello e anche il subwoofer amplificato.
Dopo l’incollaggio: nella foto, si (intra)vedono alcuni motivi di interesse: nella cassa di destra i pannelli di antirombo adesivo, l’antirombo a pennello (OV antirombo 600, ditta Orlandi Vittorio di Rosà, Vicenza, consigliato, asciuga in poche ore e non puzza oltre il primo giorno). E’ servito per mettere le bretelle in coppia alla cintura…voglio dire per sigillare ulteriormente gli angoli retti interni, già accuratamente chiusi con due passaggi di colla vinilica. A metà dei divisori di legno si intravedono le bussole da 6 mm in cui avvitare gli schienali delle “99”. Devo ancora aggiungere la terza, in alto, con un inserto di legno incollato al “soffitto”, vedremo dopo. Antirombo a pennello anche per le pareti interne (alla cassa) del tubo reflex. Nel diffusore di sinistra si vedono i tre pezzi del pannello fonoassorbente (spessore ben 3 cm), non floscio come il Sonofil, bensì il tipo che “conserva memoria della forma”, come dice chi se ne intende. Il Sonofil è stato aggiunto solo a lavoro finito e nell’arco dei due mesi del rodaggio, lo vedremo più oltre.
Il coniglio, Achille o la tartaruga?
Aggiungete 1 chilo di Fostex FE206E ai 26 chili della cassa vuota, mescolate con 11 chili di sabbia e avrete una cassa alta un metro pesante 38 chili. Ora, pensate davvero di metterla su tre piedini? Cosa siete, esoterici anche voi?
Pausa caffè ----------------------------------- “Ma allora cosa c’entra lo Zen del titolo?” - Nulla! Però piace agli esoterici dell’hi-fi - “Sei proprio ignorante, si dice “hi-end” - Che differenza c’è? - “Tipo tra il Chinotto e la Coca Cola” - Cioè? - “Nella Coca Cola ci mettono più zucchero” - Anche più gas - “Appunto…” Fine della pausa caffè--------------------- - Dovevo risolvere il problema, per me serissimo, di conservare il candore della betulla. Il pallore degli altoparlanti Fostex ben si accordava a quello della betulla. Ogni tentativo su pezzi di scarto aveva ingiallito il legno, a mio parere orribilmente. Impregnante trasparente da esterni, da interni, misti di cere riscaldati col fornello da campeggio e passati a pennello, cera d’api, cera da restauro, liquido da restauro, olio paglierino, impregnante ecologico ai sali di boro con finitura di balsamo di agrumi (esiste, giuro, 25 euro fra tutti e due, chissà se li userò mai, qualcuno li vuole comperare?), andavano tutti bene come protettivi… però il legno ingialliva lo stesso. Alla fine ho visto che il prodotto più neutro è la bomboletta, suggeritami dall’esperto Davide: smalto acrilico trasparente opaco spray, per la precisione. Tre bombolette, circa 12 euro, senza impregnate o finitura.
Non lasciate a bagno il pennello nel liquido! Le setole scompaiono, si sciolgono. Perfetto per pulire i pennelli, pochi secondi di immersione e le setole tornano morbidissime e bianche, il colore preesistente svanisce nell’aria. Poi ci sarà da carteggiare, perché il legno si rialza leggermente, ma si fa in fretta, con foglio abrasivo p800, finissimo e mano leggera.
Dopo le varie sgrossature con la levigatrice e a mano, con carta abrasiva da 80 fino a 150 e dopo ogni passaggio significativo sulla superfice, ripassando SEMPRE accuratamente con carta p800 e sponghetta di gomma, mano molto leggera, con movimento circolare. Presente Karate Kid, quando lucida i cofani delle auto? Lo stesso. Se avete fatto bene, vi deve restare nella sponghetta una specie di borotalco, ancora più fine e volatile. Il risultato ultimo, una volta passate quattro “mani” dello spray trasparente, sarà notevole per levigatezza del legno e risalto delle venature (VEDI FOTO sopra). Tenete conto che la carta p800 chiude i pori del legno, rende superfluo lo strato protettivo di impregnante così come la finitura a vernice (almeno spero, lo vedremo nel tempo). Aprite le finestre, ma meglio farlo all’aperto, mascherina, spray da circa 30 cm, passate lente, dal basso verso l’alto e viceversa, dopo 20 minuti, da destra a sinistra e viceversa, occhio alla goccia, non è gorgonzola.
Supertweeter e altre amenità
Dopo tutto il tempo speso a confezionare un involucro accattivante per il tweeter FT17H della Fostex, penso di averlo davvero un po’ sprecato. Non perché non mi sia divertito, anzi. Credo anche di aver messo insieme un oggetto non brutto e ben suonante. Però sono ormai dell’opinione che, per le mie orecchie, i Fostex FE206E non hanno bisogno di tweeter di accompagnamento. Li ho voluti fare completamente esterni e asportabili anche per questo motivo. Mia figlia, otto anni, li ha chiamati “Frankie” (nel senso di Frankenstein). Comunque sia, l’idea di mettere i tweeter in bocce di legno l’ho “scippata” a Enrico Ricciardi, eccellente autocostruttore, dal suo originalissimo progetto Polifemo (http://www.audiofanatic.it/Diffusori/Polifemo/Polifemo.html) , non per niente pubblicato dalla nota rivista “Costruire Hi-Fi”. Lo scavo al tornio delle bocce di legno (così come i fori per l’altoparlante e il reflex, nonché le stondature dei bordi cassa) sono ancora opera dell’impareggiabile Davide Sbisà, titolare di codesto indispensabile sito, sicuro rifugio per le pecore nere dell’autocostruzione, salamoia per le acciughe di tutti i mari, nido per plumi e implumi, etc etc... .
Ciò permette di orientare il tweeter a destra e a sinistra, eliminando l’attrito fra i legni. Sotto la “punta”, dove si trova il cappietto di cuoio, ho messo una “goccia” rotonda di gomma dura e trasparente a mò di terzo piedino (per l’assetto, non certo per le vibrazioni).
Queste ultime le ho prese al supermercato in confezione da 50 pezzi, circa due euro, come del resto le guarnizioni per bottiglie (50 centesimi/due dozzine). I taglieri costano meno di 6 euro euro l’uno, le bussole in parte lisce 4 euro una confezione da sei, le normali qualcosa meno. NOTA:Prima di posizionare il tweeter nella palla, bisogna badare a scavare nel legno anche lo spazio, due corte guide, per i cavi di potenza che creano spessore aggiuntivo dove passano per agganciarsi ai contatti sul tweeter. Fatelo, oppure qualcuno oltre a me si troverà nei guai quando gli si incasterà tutto… Non lo si vede, ma qui c’è Davide che scava al tornio la palla di legno di Ontano che ospiterà il supertweeter Fostex… è proprio un mago a far girare le … ehm....
L’ingresso di servizioPer il pannello posteriore ho fermato Luca, che voleva spinare e preparare tutto per una solida quanto ermetica e definitiva chiusura. No. Non sapete quanto io detesti le cose “definitive” o “irrevocabili”. Cercavo la possibilità di aprire e chiudere la schiena quando avessi voluto, in modo da apportare modifiche anche di qui ad anni a venire, e se me ne venisse l’uzzo anche di cambiare altoparlanti o di farne uno sgabuzzino… sono fatto così.
Il sito di David, commerciale, è interessante anche per il materiale scritto che contiene proprio sugli FE206E: www.fostexspeakers.com . Che qui sono definiti “i soli altoparlanti Fostex a reggere il confronto coi Lowther”, per quanto certo non i più costosi della casa giapponese. Ovviamente, ho dovuto usare cavi di collegamento interni più lunghi del normale, in modo da poter appoggiare di lato la schiena quando si opera all’interno. Ultima ma cruciale operazione: ho usato l’impregnante rosso fatto dal colorificio basandosi su un mio campione, fatemi contento, ditemi che è un bel colore… dai, che ci ho lavorato tanto … ho poi passato la finitura a cera, infine una spruzzata di spray trasparente opaco, forse superflua. Finito!!! Sì, col cavolo…
Presente la Legge di Murphy? “ Se una cosa può andare male, essa andrà male ” Forse ho trovato il modo di renderla più realista: “Se una cosa non può andare male, essa andrà male” (Max Vassallo) Nelle prime due settimane di ascolti dei diffusori da me proditoriamente battezzati “99”, ho avuto la virulenta tentazione di soffocare Diana Krall con le mie stesse mani. Per non parlare di Jewel, Vonda Shepard, Celine Dion, Eva Cassidy, Rachelle Ferrell e altre sue eccellenti colleghe. Le voci e in genere i toni medi, erano eccessivamente in evidenza. Il volume, in buona sostanza, era più alto delle frequenze al di sopra e al di sotto di essi. Le voci risultavano anche metalliche, come se ascoltaste qualcuno che canta attraverso una scatola di sardine vuota. Ero un attimo nervoso in quel periodo.
Ho riletto per prima cosa l’articolo di Tony Gee (http://home.hetnet.nl/~geenius/Solo206.html ), specificamente le parti sull’uso del feltro sulla calotta del magnete dell’altoparlante e del Blu-tac sulle parti metalliche del cestello (stucco per lavelli in strisce, VEDI FOTO, per 5 euro dai fornitori di materiale idraulico).
Ecco i tre passaggi fondamentali per ridimensionare la gamma media e ottenere un buon suono finale: ho messo due strati di feltro sul magnete (nella foto, www.audiokit.it) ritagliato circolare della sua forma e sovrapposti, fissati allo stesso con colla spray, (spruzzate sul feltro, NON sul magnete). Questo espediente smorza il ritorno del suono che all’interno del vano rimbalza sulle pareti e sulla vasta superficie piatta e risonante del magnete, provocando da solo una buona parte dell’effetto “metallico”. Secondo passaggio: stucco per lavelli sul cestello dell’altoparlante, sia dove si vede nella foto - cioè sui “montanti” del cestello - sia nella parte circolare sotto al magnete. Costa 5 euro per 4 strisce in un negozio di forniture per idraulici, ed è l’equivalente a basso costo del noto Blu-Tac. Smorza le vibrazioni del cestello, anzi, le elimina proprio. Passaggio finale: dopo qualche prova con il Sonofil (da www.audiokit.it ) sia dietro l’altoparlante, sia dietro al tubo del reflex, mi sono convinto ad aggiungere - prima un pezzo poi due - di questo ottimo assorbente acustico per ciascuna sezione della cassa (una confezione da due fogli per diffusore). Sul retro, appoggiato all’interno della schiena, ho incastrato un materiale assorbente più rigido ed economico, da tre centimetri, con “memoria della forma”. Il suono risultava da subito più equilibrato e armonico. Questo circa due mesi fa. Con altri due mesi di attenzioni musicali di naturale messa a punto e rodaggio, le cose adesso, nella seconda metà di aprile dell’Anno Domini 2004, vanno molto bene.
Ci vuole orecchioSono d’accordo con Roberto, quando nel suo articolo sulle casse autocostruite col celebre monovia Fostex 103 dice: - "... maledettamente direttivo, vi farà passare delle mezzore alla ricerca del punto migliore.... ma alla fine vi ripagherà!" Ora, un aiuto a fissare il “punto G” del godimento, pardon, dell’ascolto corretto ci è regalato dal sito www.tnt-audio.com , tramite il disegno di seguito riprodotto, che rende tutto semplice. Avendo un locale abbastanza grande per restare con le casse a circa 1 metro sia dalla parete di fondo sia dagli angoli che da quella laterale (il centro del cono Fostex fa da punto di riferimento). In caso contrario, suggerisco che riduciate le distanze in modo proporzionale. Non è difficile, un po’ lento magari; il disegno è perfettamente autoesplicativo.
- Il punto di forza delle “99”, posizionate secondo lo schema più sopra, è che è inutile chiudere gli occhi per percepire la profondità della scena sonora. Gli strumenti si stagliano nitidi, sospesi in aria, da queste casse esce un palco ampio, alto, profondo e quindi perfettamente tridimensionale. Non avevo mai provato un’esperienza simile, così emozionante, così vicina al vero. - Altra caratteristica positiva è la precisione dela musica riprodotta, dovuta principalmente alla cura nella costruzione della cassa, che da una parte assorbe e dall’altra elimina le vibrazioni non già presenti nel suono, restituendo una musica pulita, piena e godibile a ogni volume. -
- Non riferisco di ascolti con dischi “speciali”, dove la parola stia per “dischi prova”, per il semplice motivo che non passo le mie giornate ascoltando dischi prova ma dischi “che mi piacciono” e mi immagino che voi facciate lo stesso. - Buone incisioni, dunque, ma soprattutto buona musica. - Nell’assolo di batteria di Tullio De Piscopo all’interno del brano rivisitato di Scott Joplin Stop time rag in B major, cd Classic in jazz, Azzurra Music, si percepisce fisicamente il "giro" delle bacchette sulle percussioni, lo spostamento in profondità oltre che in larghezza, una grande emozione. Le “99” aumentano un po’le dimensioni degli strumenti all’interno della scena sonora, porto a esempio sia il brano citato, sia i brani barocchi di viola da gamba, circa 1600, sul cd colonna sonora del film francese Tutte le mattine del mondo. Un “effetto speciale” di cui non conosco le origini, tutto sommato gradevole. - Per esempio ascoltando Have you heard, brano live strumentale del Pat Metheny Group dal cd The road to you, si percepisce non solo il palco ma anche la vastità dello spazio intorno (i bassi si inabissano in questo brano e il tintinnio dei piatti è magico). La ricchezza di dettagli nell’ambiente sonoro è addirittura devastante. - Confesso che i concerti “live” sono la mia passione, per fortuna pare siano apprezzati anche dalle “99”. - Sting ha registrato "...all this time" in Italia, dal vivo nel suo maniero "Il Pelagio", in Toscana, fra pochi intimi e musicisti, una sorta di piccolo club. I brani Fields of gold e Moon over Bourbon Street non ammettono sbagli da parte di un impianto hi-fi. Mi pare che anche qui, tra bassi insoliti e sassofoni iperrealisti, le nostre amiche se la cavino egregiamente
- Infine, il brano che ho più “usato” per sentire le variazioni nel suono risultanti dalle modifiche nell’arco dei mesi, includo le prove con diversi cavi di potenza, naturalmente, è Big Foot di Diana Krall. Sette minuti di jazz non cantato. Estremamente piacevole da ascoltare, simpatico, energetico, con più di un cambio di ritmo, dal sound davvero equilibrato. Adesso suona come volevo io, spero anche come voleva lei…ah, se non fossi sposato…;-) Cambiamo genere.
- Esiste un violino che si chiama “Il Cremonese” , lo ha costruito Antonio Stradivari nel 1715. Da allora ha fatto il giro del mondo per tornare all’origine nella sua città natale. Oggi è conservato nel museo dedicato al suo creatore. Ogni tanto, qualcuno lo suona. E ci fu una volta in cui lo suonò Salvatore Accardo. Accadde nel 1993. Artefice della registrazione l’editore Giulio Cesare Ricci, della casa discografica “cult” Fonè. Accompagnato da Laura Manzini al piano, Accardo suonò un omaggio a Fritz Kreisler. Sedici brani, 59 minuti di musica. Lo acquistai per caso alcuni anni fa visitando il museo. La qualità dell’incisione è talmente strabiliante che si ode lo strofinìo dell’archetto fin sull’ultimo filo della corda prima di alzarsi dal violino al termine del pezzo. Le “99” riproducono tutto deliziosamente. Il suono scompare nel silenzio della stanza… senza-alcuna-discontinuità-col-silenzio. Per la cronaca, la registrazione venne eseguita utilizzando microfoni a valvole Neumann U47 e M49 (significa che sono stati costruiti nel 1947 e nel 1949!) e preamplificatori microfonici Nagra. Non ho la minima idea di come funzioni un microfono a valvole, ma se questo è il risultato…ben vengano. Sia detto per inciso, il disco lo trovate al sito www.fone.it, insieme a un catalogo di circa 100 incisioni, qualcuna anche jazz. Il punto è che non capisco come ordinare i cd. Se qualcuno c’è arrivato, per piacere, che mi illumini. L’Inverno, dalle Quattro stagioni e il Concerto n.4 Op. 4 “La Stravaganza” sono tra i miei brani preferiti di Antonio Vivaldi, che del resto è anche il mio compositore preferito. Non sopporto di sentirli male suonati o mal riprodotti, quindi ritengo siano un test valido per la mia vanità di autocostruttore in erba. Li ascolto qui in “versione” Lorin Maazel anni Ottanta il primo e I Musici l’altro, incisione del 1963. Trovo che le “99” riproducano bene sia l’ariosità impalpabile del secondo brano sia la potenza ipercontrollata del primo. Ho provato ad ascoltare musica per orchestra. Purtroppo non conosco a sufficienza questo tipo di composizioni e quindi la resa di un’orchestra a pieno organico o la sua disposizione sul palco per fare confronti con un cd. Diciamo solo che Dance of the Tumblers di Rimsky Korsakov è come una signora molto esigente e aggressiva che pare voler riempire di sè l’aria che ha intorno e tutto quanto vi respira all’interno… intenzione che le “99” non assecondano, lasciandola scalpitare nel suo corretto spazio e tempo. Però, onestamente, credo si possa fare di meglio con altre casse. Riassumendo: i diffusori “99” sono belli da guardare e da toccare, creano un eccellente palcoscenico tridimensionale, non fanno il caffè e non servono in tavola però ci potete ascoltare tutta la musica del mondo senza stancarvi e vedrete che il tempo, sì, il tempo scorrerà più veloce in loro compagnia. Come tutte le cose belle, che finiscono “prima”.
|