Lo Zen e il pulsante dell’autocostruzione

di Massimo Vassallo  theknack@tiscali.it

“Questo è suonato…”

(cfr. gli amici)

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Siamo all’incollaggio: senza morsetti, colla rapida (voi però evitatela come la peste, usate invece una semplice che ci metta un giorno ad asciugare e vi lascia il tempo di smontare tutto e rimediare a eventuali imprecisioni, oppure vi potreste ritrovare a picchiare frenetici col martello di gomma alle dieci di sera nel tentativo…).

Sopra ho messo il peso dell’altra cassa, circa 25 chili, più 25 chili di sacchetti di sabbia, del mogano massello e anche il subwoofer amplificato.

 

 

Dopo l’incollaggio:

nella foto, si (intra)vedono alcuni motivi di interesse: nella cassa di destra i pannelli di antirombo adesivo, l’antirombo a pennello (OV antirombo 600, ditta Orlandi Vittorio di Rosà, Vicenza, consigliato, asciuga in poche ore e non puzza oltre il primo giorno).

E’ servito per mettere le bretelle in coppia alla cintura…voglio dire per sigillare ulteriormente gli angoli retti interni, già accuratamente chiusi con due passaggi di colla vinilica.

A metà dei divisori di legno si intravedono le bussole da 6 mm in cui avvitare gli schienali delle “99”. Devo ancora aggiungere la terza, in alto, con un inserto di legno incollato al “soffitto”, vedremo dopo. Antirombo a pennello anche per le pareti interne (alla cassa) del tubo reflex.

Nel diffusore di sinistra si vedono i tre pezzi del pannello fonoassorbente (spessore ben 3 cm), non floscio come il Sonofil, bensì il tipo che “conserva memoria della forma”, come dice chi se ne intende. Il Sonofil è stato aggiunto solo a lavoro finito e nell’arco dei due mesi del rodaggio, lo vedremo più oltre.

 

Il coniglio, Achille o la tartaruga?

-          Per il doppiofondo progettato dall’amico Pascal Tajan ho preso un sacco di sabbia del Po da 25 kg, distribuita poi in sacchetti di plastica piccoli e medi e in un paio di scatolette di cartone. Nessuna difficoltà. Ho usato tra i 10 e gli 11 chili di sabbia per cassa, ben chiusa e ben pressata nella cavità.

-          Per qualche giorno, prima, lasciate il sacco aperto vicino a un calorifero d’inverno o al sole d’estate, così la sabbia asciuga e quando la chiudete di nuovo nella plastica non rilascerà umidità. Meglio sabbia di fiume perché il sale, alla lunga, corrode.

Aggiungete 1 chilo di Fostex FE206E ai 26 chili della cassa vuota, mescolate con 11 chili di sabbia e avrete una cassa alta un metro pesante 38 chili. Ora, pensate davvero di metterla su tre piedini?

Cosa siete, esoterici anche voi?

Il rischio che crollasse tutto a terra a seguito di un tipico incidente casalingo era stupidamente  elevato, troppo. Allora ho provato con quattro piedini e mi sono posto all’ascolto della differenza. Zero al quoto, almeno per il mio udito. Però me l’avevano menata talmente con la storia dei tre piedini che facevo fatica a soprassedere.

Alla fine mi sono giustificato pensando che gli animali hanno, uomo compreso, piedi pari: quel che va bene per la Natura, va bene anche per me.

Come piedini ho usati i paracolpi trasparenti per porta di marca Wolker, fornitore Coop. Un euro e sessanta tre esemplari (ehm…mi sono rovinato, ne ho prese tre confezioni).

Pausa caffè -----------------------------------

“Ma allora cosa c’entra lo Zen del titolo?”

- Nulla! Però piace agli esoterici dell’hi-fi -

“Sei proprio ignorante, si dice “hi-end”

- Che differenza c’è? -

“Tipo tra il Chinotto e la Coca Cola”

- Cioè? -

“Nella Coca Cola ci mettono più zucchero”

- Anche più gas -

“Appunto…”

Fine della pausa caffè---------------------

- Dovevo risolvere il problema, per me serissimo, di conservare il candore della betulla. Il pallore degli altoparlanti Fostex ben si accordava a quello della betulla. Ogni tentativo su pezzi di scarto aveva ingiallito il legno, a mio parere orribilmente. Impregnante trasparente da esterni, da interni, misti di cere riscaldati col fornello da campeggio e passati a pennello, cera d’api, cera da restauro, liquido da restauro, olio paglierino, impregnante  ecologico ai sali di boro con finitura di balsamo di agrumi (esiste, giuro, 25 euro fra tutti e due, chissà se li userò mai, qualcuno li vuole comperare?), andavano tutti bene come protettivi…

però il legno ingialliva lo stesso.

Alla fine ho visto che il prodotto più neutro è la bomboletta, suggeritami dall’esperto Davide: smalto acrilico trasparente opaco spray, per la precisione.  Tre bombolette, circa 12 euro, senza impregnate o finitura.

Ma non ero ancora soddisfatto.

Così mi sono risolto a prendere il coniglio per le orecchie (Vedi disegno): ci sarà un modo per rendere la betulla ancora più bianca, in modo che quando passo lo spray al massimo torni al tono di colore precedente? C’è e l’ho trovato in Rete, a questo indirizzo: http://web.tiscali.it/restauroantico/essenze_dure_a_m.htm

Si compra in farmacia dell’acqua ossigenata a 130 volumi (se vi guardano con occhi che dicono “scemenze”, cambiate farmacia). Quella normale ne ha 10 di volumi, quindi attenzione perché questa brucia la pelle.

Mettetene la quantità che vi serve in una vaschetta di vetro per alimenti.

Indossate guanti di lattice, mascherina filtrante e occhiali protettivi, poi allungate l’acqua ossigenata con il 5% di ammoniaca (anche a occhio, va bene lo stesso). L’ammoniaca attiva il processo chimico che rende il liquido così ottenuto il decolorante per eccellenza. Passate a pennello anche grosso sulla superficie, una volta è sufficiente, su legno nuovo. I vantaggi sono che evapora in pochi minuti e i risultati della sbiancatura sono belli, molto belli da vedere. Porta via tutto, eventuale sporco compreso.

Non lasciate a bagno il pennello nel liquido!

Le setole scompaiono, si sciolgono. Perfetto per pulire i pennelli, pochi secondi di immersione e le setole tornano morbidissime e bianche, il colore preesistente svanisce nell’aria.

Poi ci sarà da carteggiare, perché il legno si rialza leggermente, ma si fa in fretta, con foglio abrasivo p800, finissimo e mano leggera.

A questo punto spruzzo  lo spray trasparente opaco, solo due passate, orizzontale e verticale. Il risultato è buono, che per il mio gusto significa non si vede. La terza e la quarta le darò solo a lavoro finito. Però è meglio aspettare per tutte a lavoro davvero finito.

L’amico falegname viene invitato all’inaugurazione e, nonostante stia a guardarsele  a lungo, si sorprende quando gli parlo dello spray: “ma pensa, non credevo che le avessi già rifinite”, un complimento dal professionista non guasta. E’ giusto dirlo, lui tace su alcune mie sviste, per gentilezza d’animo.

Dopo le varie sgrossature con la levigatrice e a mano, con carta abrasiva da 80 fino a 150 e dopo ogni passaggio significativo sulla superfice, ripassando SEMPRE accuratamente con carta p800 e sponghetta di gomma, mano molto leggera, con movimento circolare.

Presente Karate Kid, quando lucida i cofani delle auto? Lo stesso.

Se avete fatto bene, vi deve restare nella sponghetta una specie di borotalco, ancora più fine e volatile. Il risultato ultimo, una volta passate quattro “mani” dello spray  trasparente, sarà notevole per levigatezza del legno e risalto delle venature (VEDI FOTO sopra).

Tenete conto che la carta p800 chiude i pori del legno, rende superfluo lo strato protettivo di impregnante così come la finitura a vernice (almeno spero, lo vedremo nel tempo).

Aprite le finestre, ma meglio farlo all’aperto, mascherina, spray da circa 30 cm, passate lente, dal basso verso l’alto e viceversa, dopo 20 minuti,  da destra a sinistra e viceversa, occhio alla goccia, non è gorgonzola.

Supertweeter e altre amenità

 

Dopo tutto il tempo speso a confezionare un involucro accattivante per il tweeter FT17H della Fostex, penso di averlo davvero un po’ sprecato.

Non perché non mi sia divertito, anzi. Credo anche di aver messo insieme un oggetto non brutto e ben suonante. Però sono ormai dell’opinione che, per le mie orecchie, i Fostex FE206E non hanno bisogno di tweeter di accompagnamento.

Li ho voluti fare completamente esterni e asportabili anche per questo motivo.

Mia figlia, otto anni, li ha chiamati “Frankie” (nel senso di Frankenstein).

Comunque sia, l’idea di mettere i tweeter in bocce di legno l’ho “scippata” a Enrico Ricciardi, eccellente autocostruttore, dal suo originalissimo progetto Polifemo (http://www.audiofanatic.it/Diffusori/Polifemo/Polifemo.html) , non per niente pubblicato dalla nota rivista “Costruire Hi-Fi”.

Lo scavo al tornio delle bocce di legno (così come i fori per l’altoparlante e il reflex, nonché le stondature dei bordi cassa) sono ancora opera dell’impareggiabile Davide Sbisà, titolare di codesto indispensabile sito, sicuro rifugio per le pecore nere dell’autocostruzione, salamoia per le acciughe di tutti i mari, nido per plumi e implumi, etc etc... .

Quel che resta è farina del mio sacco: tagliere, piedini posteriori, filtro a scomparsa (voi lo vedete?), l’idea del fare uscire i cavi dalla “testa” del tweeter, dove ho utilizzato delle bussole ottonate da 6 millimetri con beccuccio liscio verso l’esterno. Il cavo non sarà hi-end ma mi perdonerete (forse) se badavo più all’estetica del progetto, in questo caso: i cavi trasparenti e bicolore ci stavano benone.

Non mi sono ispirato ai libri di Giulio Verne e ai film iperrealisti degli anni Sessanta, per questa tecnologia da Capitano Nemo, proiettata in avanti quando fu inventata da Verne, fumettistica se vista oggi, con tutti i suoi particolari ottonati e tondi.

Però, dopo, queste immagini mi sono passate nella mente.

Una bussola da 6mm, senza beccuccio, è fissata sotto la palla; la vite passa il tagliere - con l’aiuto di una sede circolare scavata a fresa per inglobare la testa semitonda della vite e una guarnizione di gomma arancione molto spessa, per bottiglie - tra i due resta una guarnizione identica (si intravede, nella foto).

Ciò permette di orientare il tweeter a destra e a sinistra, eliminando l’attrito fra i legni. Sotto la “punta”, dove si trova il cappietto di cuoio, ho messo una “goccia” rotonda di gomma dura e trasparente a mò di terzo piedino (per l’assetto, non certo per le vibrazioni).

 

Queste ultime le ho prese al supermercato in confezione da 50 pezzi, circa due euro, come del resto le guarnizioni per bottiglie (50 centesimi/due dozzine). I taglieri costano meno di 6 euro euro l’uno, le bussole in parte lisce 4 euro una confezione da sei, le normali qualcosa meno.

NOTA:Prima di posizionare il tweeter nella palla, bisogna badare a scavare nel legno anche lo spazio, due corte guide, per i cavi di potenza che creano spessore aggiuntivo dove passano per agganciarsi ai contatti sul tweeter. Fatelo, oppure qualcuno oltre a me si troverà nei guai quando gli si incasterà tutto…

Non lo si vede, ma qui c’è Davide che scava al tornio la palla di legno di Ontano che ospiterà il supertweeter Fostex… è proprio un mago a far girare le … ehm....

L’ingresso di servizio

Per il pannello posteriore ho fermato Luca, che voleva spinare e preparare tutto per una solida quanto ermetica e definitiva chiusura. No. Non sapete quanto io detesti le cose “definitive” o “irrevocabili”.

Cercavo la possibilità di aprire e chiudere la schiena quando avessi voluto, in modo da apportare modifiche anche di qui ad anni a venire, e se me ne venisse l’uzzo anche di cambiare altoparlanti o di farne uno sgabuzzino… sono fatto così.

Perciò mi sono ingegnato, mettendo ancora le bussole come nel tweeter, nell’inserto di legno del doppiofondo e anche nel divisorio fra camera dell’altoparlante e camera del reflex. Infine, non piacendomi la soluzione classica a due supporti angolari interni per le viti, ho fissato al “soffitto” con la colla un solo supporto  di legno, però centrale e allineato agli altri due, bussola e vite passante.

In questo modo ho la mia “porta”, comoda e ampia, per intervenire all’interno del diffusore (VEDI FOTO).

Secondo David Dicks,

progettista americano di casse per altoparlanti Lowther e Fostex, con il quale ho scambiato alcune e-mail chiedendo un parere a lavoro ormai ultimato… ne dovevo mettere 18, di viti, per garantirmi la chiusura ermetica… (!!!), ma sono soddisfatto così e non mi pare proprio che escano spifferi di sorta.

Il sito di David, commerciale, è interessante anche per il materiale scritto che contiene proprio sugli FE206E: www.fostexspeakers.com . Che qui sono definiti “i soli altoparlanti Fostex a reggere il confronto coi Lowther”, per quanto certo non i più costosi della casa giapponese.

Ovviamente, ho dovuto usare cavi di collegamento interni più lunghi del normale, in modo da poter appoggiare di lato la schiena quando si opera all’interno.

Ultima ma cruciale operazione: ho usato l’impregnante rosso fatto dal colorificio basandosi su un mio campione, fatemi contento, ditemi che è un bel colore… dai, che ci ho lavorato tanto … ho poi passato la finitura a cera, infine una spruzzata di spray  trasparente opaco, forse superflua.

Finito!!!

Sì, col cavolo…

Presente la Legge di Murphy?

“ Se una cosa può andare male, essa andrà male ”

Forse ho trovato il modo di renderla più realista:

“Se una cosa non può andare male, essa andrà male”

(Max Vassallo)

Nelle prime due settimane di ascolti dei diffusori da me proditoriamente battezzati “99”, ho avuto la virulenta tentazione di soffocare Diana Krall con le mie stesse mani. Per non parlare di Jewel, Vonda Shepard, Celine Dion, Eva Cassidy, Rachelle Ferrell e altre sue eccellenti colleghe. Le voci e in genere i toni medi, erano eccessivamente in evidenza. Il volume, in buona sostanza,  era più alto delle frequenze al di sopra e al di sotto di essi. Le voci risultavano anche metalliche, come se ascoltaste qualcuno che canta attraverso una scatola di sardine vuota. Ero un attimo nervoso in quel periodo.

Non so se ho reso l’idea.

E’ giusto attribuire delle responsabilità al rodaggio necessario agli altoparlanti per trovare il loro assetto sonoro. Secondo l’amico Pascal Tajan ci volevano da uno a due mesi per avere il suono definitivo e l’eliminazione graduale di quello “sardinato”.

Però io non avevo in quel momento  un carattere paziente… non l’ho mai avuto, peraltro e mai purtroppo l’avrò. Così mi sono messo all’opera per cambiare la situazione.

Ho riletto per prima cosa l’articolo di Tony Gee (http://home.hetnet.nl/~geenius/Solo206.html ), specificamente le parti sull’uso del feltro sulla calotta del magnete dell’altoparlante e del Blu-tac sulle parti metalliche del cestello (stucco per lavelli in strisce, VEDI FOTO, per 5 euro dai fornitori di materiale idraulico).


   

Ecco i tre passaggi fondamentali per ridimensionare la gamma media e ottenere un buon suono finale: ho messo due strati di feltro sul magnete (nella foto, www.audiokit.it) ritagliato circolare della sua forma e sovrapposti, fissati allo stesso con colla spray, (spruzzate sul feltro, NON sul magnete).

Questo espediente smorza il ritorno del suono che all’interno del vano rimbalza sulle pareti e sulla vasta superficie piatta e risonante del magnete, provocando da solo una buona parte dell’effetto “metallico”.

Secondo passaggio: stucco per lavelli sul cestello dell’altoparlante, sia dove si vede nella foto - cioè sui “montanti” del cestello - sia nella parte circolare sotto al magnete.

Costa 5 euro per 4 strisce in un negozio di forniture per idraulici, ed è l’equivalente a basso costo del noto Blu-Tac. Smorza le vibrazioni del cestello, anzi, le elimina proprio.

Passaggio finale: dopo qualche prova con il Sonofil (da www.audiokit.it ) sia dietro l’altoparlante, sia dietro al tubo del reflex, mi sono convinto ad aggiungere - prima un pezzo poi due - di questo ottimo assorbente acustico per ciascuna sezione della cassa (una confezione da due fogli per diffusore).

Sul retro, appoggiato all’interno della schiena, ho incastrato un materiale assorbente più rigido ed economico, da tre centimetri, con “memoria della forma”.

Il suono risultava da subito più equilibrato e armonico. Questo circa due mesi fa.

Con altri due mesi di attenzioni musicali di naturale messa a punto e rodaggio, le cose adesso, nella seconda metà di aprile dell’Anno Domini 2004, vanno molto bene.

Ci vuole orecchio

Sono d’accordo con Roberto, quando nel suo articolo sulle casse autocostruite col celebre monovia Fostex 103 dice: - "... maledettamente direttivo, vi farà passare delle mezzore alla ricerca del punto migliore.... ma alla fine vi ripagherà!"

Ora, un aiuto a fissare il “punto G” del godimento, pardon, dell’ascolto corretto ci è regalato dal sito www.tnt-audio.com , tramite il disegno di seguito riprodotto, che rende tutto semplice.

Avendo un locale abbastanza grande per restare con le casse a circa 1 metro sia dalla parete di fondo sia dagli angoli che da quella laterale (il centro del cono Fostex fa da punto di riferimento). In caso contrario, suggerisco che riduciate le distanze in modo proporzionale. Non è difficile, un po’ lento magari; il disegno è perfettamente autoesplicativo.

-                               Il punto di forza delle “99”, posizionate secondo lo schema più sopra, è che è inutile chiudere gli occhi per percepire la profondità della scena sonora. Gli strumenti si stagliano nitidi, sospesi in aria, da queste casse esce un palco ampio, alto, profondo e quindi perfettamente tridimensionale. Non avevo mai provato un’esperienza simile, così emozionante,  così vicina al vero.

-                               Altra caratteristica positiva è la precisione dela musica riprodotta, dovuta principalmente alla cura nella costruzione della cassa, che da una parte assorbe e dall’altra elimina le vibrazioni non già presenti nel suono, restituendo una musica pulita, piena e godibile a ogni volume.

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-       L’esito migliore per queste due caratteristiche  l’ho avuto ascoltando le “99”,  in questi giorni in cui sto chiudendo l’articolo, pilotate da un ampli integrato sui 30 chili di peso seppure in alluminio anodizzato (2400 euro di listino).

-       Il progettista della nota azienda che lo costruisce era presente all’ascolto a casa mia e ha commentato “Non mi intendo di largabanda, me ne hanno detto tutto il male possibile… ma i suoi sono una piacevole sorpresa”. Detto da un autentico esperto, è un complimento che vale tanto oro quanto pesa. Il solo, per il momento, di cui voglio tenere conto.

-       Non riferisco di ascolti con dischi “speciali”, dove la parola stia per “dischi prova”, per il semplice motivo che non passo le mie giornate ascoltando dischi prova ma dischi “che mi piacciono” e mi immagino che voi facciate lo stesso.

-       Buone incisioni, dunque, ma soprattutto buona musica.

-                               Nell’assolo di batteria di Tullio De Piscopo all’interno del brano rivisitato di Scott Joplin Stop time rag in B major, cd Classic in jazz, Azzurra Music, si percepisce fisicamente il "giro" delle bacchette sulle percussioni, lo spostamento in profondità oltre che in larghezza, una grande emozione. Le “99” aumentano un po’le dimensioni degli strumenti all’interno della scena sonora, porto a esempio sia il brano citato, sia i brani barocchi di viola da gamba, circa 1600, sul cd colonna sonora del film francese Tutte le mattine del mondo. Un “effetto speciale” di cui non conosco le origini, tutto sommato gradevole.

-                               Per esempio ascoltando Have you heard, brano live strumentale del Pat Metheny Group dal cd The road to you, si percepisce non solo il palco ma anche la vastità dello spazio intorno (i bassi si inabissano in questo brano e il tintinnio dei piatti è magico). La ricchezza di dettagli nell’ambiente sonoro è addirittura devastante.

-                               Confesso che i concerti “live” sono la mia passione, per fortuna pare siano apprezzati anche dalle “99”.

- Sting ha registrato "...all this time" in Italia, dal vivo nel suo maniero "Il Pelagio", in Toscana, fra pochi intimi e musicisti, una sorta di piccolo club. I brani Fields of gold  e Moon over Bourbon Street non ammettono sbagli da parte di un impianto hi-fi. Mi pare che anche qui, tra bassi insoliti e sassofoni iperrealisti, le nostre amiche se la cavino egregiamente

-                               - La voce di Rachelle Ferrell esce potente nei bassi e virtuosa sulle note alte dall’incisione in studio di You send me, capolavoro di Sam Cooke, disco Blue Note, gli strumenti vanno e vengono di intensità che è un piacere, il particolare della voce che esce dal muro in progressione quasi geometrica merita il paragone con un sorso di chinotto gelido quando fa caldo, ma caldo…altro che fungo peyote...

-       Ringrazio Franco, l’esperto recensore di dischi jazz su www.audiocostruzioni.com , che mi ha convinto con la sua opinione  appassionata ad acquistare un cd di Rachelle, una signora che con la voce fa, per davvero, ciò che vuole.

-       Infine, il brano che ho più “usato” per sentire le variazioni nel suono risultanti dalle modifiche nell’arco dei mesi, includo le prove con diversi cavi di potenza, naturalmente, è Big Foot di Diana Krall. Sette minuti di jazz non cantato. Estremamente piacevole da ascoltare, simpatico, energetico, con più di un cambio di ritmo, dal sound davvero equilibrato. Adesso suona come volevo io, spero anche come voleva lei…ah, se non fossi sposato…;-)

Cambiamo genere.

 

- Esiste un violino che si chiama “Il Cremonese” , lo ha costruito Antonio Stradivari nel 1715. Da allora ha fatto il giro del mondo per tornare all’origine nella sua città natale. Oggi è conservato nel museo dedicato al suo creatore. Ogni tanto, qualcuno lo suona. E ci fu una volta in cui lo suonò Salvatore Accardo. Accadde nel 1993. Artefice della registrazione l’editore Giulio Cesare Ricci, della casa discografica “cult” Fonè. Accompagnato da Laura Manzini al piano, Accardo suonò un omaggio a Fritz Kreisler. Sedici brani, 59 minuti di musica. Lo acquistai per caso alcuni anni fa visitando il museo.

La qualità dell’incisione è talmente strabiliante che si ode lo strofinìo dell’archetto fin sull’ultimo filo della corda prima di alzarsi dal violino al termine del pezzo. Le “99” riproducono tutto deliziosamente.

Il suono scompare nel silenzio della stanza… senza-alcuna-discontinuità-col-silenzio. Per la cronaca, la registrazione venne eseguita utilizzando microfoni a valvole Neumann U47 e M49 (significa che sono stati costruiti nel 1947 e nel 1949!) e preamplificatori microfonici Nagra. Non ho la minima idea di come funzioni un microfono a valvole, ma se questo è il risultato…ben vengano.

Sia detto per inciso, il disco lo trovate al sito www.fone.it, insieme a un catalogo di circa 100 incisioni, qualcuna anche jazz. Il punto è che non capisco come ordinare i cd. Se qualcuno c’è arrivato, per piacere, che mi illumini.

L’Inverno, dalle Quattro stagioni e il Concerto n.4 Op. 4 “La Stravaganza” sono tra i miei brani preferiti di Antonio Vivaldi, che del resto è anche il mio compositore preferito. Non sopporto di sentirli male suonati o mal riprodotti, quindi ritengo siano un test valido per la mia vanità di autocostruttore in erba. Li ascolto qui in “versione” Lorin Maazel anni Ottanta il primo e I Musici l’altro, incisione del 1963. Trovo che le “99” riproducano bene sia l’ariosità impalpabile del secondo brano sia la potenza ipercontrollata del primo.

Ho provato  ad ascoltare musica per orchestra. Purtroppo non conosco a sufficienza questo tipo di composizioni e quindi la resa di un’orchestra a pieno organico  o la sua disposizione sul palco per fare confronti con un cd.

Diciamo solo che Dance of the Tumblers di Rimsky Korsakov è come una signora molto esigente e aggressiva che pare voler riempire di sè l’aria che ha intorno e tutto quanto vi respira all’interno… intenzione che le “99” non assecondano, lasciandola scalpitare nel suo corretto spazio e tempo. Però, onestamente, credo si possa fare di meglio con altre casse.

Riassumendo: i diffusori “99” sono belli da guardare e da toccare, creano un eccellente palcoscenico tridimensionale, non fanno il caffè e non servono in tavola però ci potete ascoltare tutta la musica del mondo senza stancarvi e vedrete che il tempo, sì, il tempo scorrerà più veloce in loro compagnia.

Come tutte le cose belle, che finiscono “prima”.

   Ma quanto mi costi?

E siamo arrivati in porto, alle cose che non premono solo agli esoterici.

Meditate, gente, meditate…

Costruire queste casse è costato  800 euro.

Ma voi potete spenderne 500.

Vi dico subito cosa risparmiare:

- 120 euro di manodopera del falegname se vi arrangiate da soli. Prezzo “amichevole”, per 8 ore di lavoro.

- 70 euro di legname facendo il mobile in Mdf anziché in multistrato di betulla, con taglio gratuito al Brico, nonchè incollando solo, anzichè facendo anche spinare le parti.

- Circa 80 euro che spendete per i tweeter Fostex, nuovi su E-Bay tedesca, io li ho comprati usati in Italia per 40 euro più 10 di spese postali. 

Se decidete di non includerli nel progetto, non vi servono più nemmeno le “celebri” palle di Ontano, 16 euro la coppia, i taglierini in faggio, 11 euro e i filtri, 20 euro. Come detto, mi sono convinto che non c’è necessità dei tweeter, comunque  è divertente costruirli. Li ho concepiti esterni e del tutto indipendenti, quindi li potreste prendere e collegare ad altre casse, vedete voi.

-         Mi piace il multistrato di betulla da 24mm e non sono abile nel Fai da te, per queste ragioni ho speso 800 euro invece di 500. Inoltre, operando un professionista, le probabilità che mi vedessi costretto a portare ogni cosa in discarica sono scese  dal 50% al 5%.

Oltre agli 800 euro ne ho spesi (parecchi) altri per errori e per vari esperimenti, fatti con materiali i più diversi, la maggior parte dei quali ho poi necessariamente accantonato in corso d’opera.

Non rimpiango nulla, mi sono fatto un’esperienza sul campo.

Come disse il contadino.

 

“La lista della spesa”

 

Altoparlanti largabanda Fostex FE206E, nuovi, euro 230+20 spese postali

Da http://www.klingtgut-lsv.de   , sito tedesco, li trovate alla voce chassis che significa altoparlanti. Ci sono altri siti, sempre tedeschi, che hanno prezzi inferiori (trovati dopo, ovviamente), nell’ordine dei 20/30 euro. Il vantaggio è che non dovete pagare tasse di importazione come invece acquistando negli Stati Uniti.

Fostex supertweeter FT17H, usati, euro 40 + 10 spese postali

Filtro per tweeter, fatto fare, 2 pezzi, euro 20

Cavi di potenza JB&L in rame Ofc, da 25mm, trasparenti e bicolori, metri 8, circa 16 euro

Multistrato di betulla da 24mm, incollaggio fenolico, 1 foglio, euro 130

Compenso falegname, euro 120

Antirombo in fogli (6 pezzi, 40x50cm), tipo Vibragel, marca Gelson: euro 42

Antirombo a pennello (il tipo che asciuga subito), 1 latta da 750, euro 3,50

Morsetti dorati passanti per biwiring, pezzi 8, euro 20

Bocce in legno di Ontano, due pezzi, euro 16

Taglieri in faggio listellare, due pezzi, euro 11

Sonofil assorbente acustico, due confezioni, 9 euro circa + spese postali

Feltro, panno nero daun metro quadrato, euro 9

Impregnante rosso, 1 latta da 0,750l, fatto “su misura”, euro 13

Finitura a cera, euro 12

Spray smalto acrilico opaco trasparente, 3 bombolette, euro 12

Pennelli, euro 10

Carta vetrata varia e sponghetta di gomma, euro 15

Viteria, guarnizioni  ingomma, boccole, euro 5

Sabbia, kg 25, euro 3

Blu-Tac (stucco per lavelli), 1 pezzo da cinque strisce, euro 5

Piedini (paracolpi Wolker, alla Coop), 9 pezzi, 3 conf., euro 6 circa

Acqua ossigenata a 130 volumi + ammoniaca, euro 10 circa

Tubo di plastica arancione per reflex, euro 2,50

Totale: euro 805                    theknack@tiscali.it


 Cosa dire  , sicuramente  il piu' completo articolo del sito , io ringrazio tantissimo massimo  per questo capolavoro..