|
Comunicazione per
Marco : mandami il tuo indirizzo di posta elettronica che lo metto
nell'articolo grazie non lo trovo più.
Progetto “Curaro”
Introduzione.
Prosegue la mia attività di autocostruttore
grazie sopratutto ai colleghi che hanno sentito e visto la mia
prima realizzazione e che mi hanno incoraggiato a continuare.
Grazie inoltre all’amico Sergio che ha deciso sulla fiducia di
commissionarmi un progetto 2 vie economico ma di qualità.
Sergio avrebbe voluto delle casse
paragonabili a quelle di suo padre, ma decisamente meno costose.
Il padre di Sergio possiede un sistema costituito da casse 2 vie
Dynaudio e sistema CD + Ampli della Arcam. Ho sentito questo
impianto ed è una delizia.
|
Premetto che fare “casse” che suonino
decentemente non è poi così difficile se si ha pazienza, se si
frequenta un forum come quello di audiocostruzioni e se si
possiede un software come AFW. Certo che riflettendo tenendo i
piedi ben per terra, ci si rende conto che non è assolutamente
facile raggiungere il top.
Come fare a dare a Sergio un sistema due vie
capace di competere con Dynaudio, dotato di bassi profondi ma
controllati, voci naturali e piatti brillanti?
Prima di tutto bisogna trovare il caricamento
giusto: il reflex puro non è adatto a voci naturali e bassi
controllati, almeno per il mio gusto, la cassa chiusa non riempe
la casa di “bassi” come vorrebbe il committente, tanto più che il
woofer non sarà più grande di 17 cm.
Per fortuna mi viene incontro il software di
G.P. Matarazzo e il suo DCAAV, questo caricamento a 2 camere con 2
condotti di risonanza che dovrebbero permettermi di avere le
caratteristiche buone del reflex e della sospensione pneumatica
insieme. Grazie anche ad alcuni progetti di
ispirazione come le “Mosquito” dei signori Toribio e Punzo. |

Marco all'opera |
Gli altoparlanti
La tecnica del DCAAV consiste praticamente
nel trasferire l’energia in “eccesso” che presenta un determinato
woofer a certe frequenze verso altre frequenze, in particolare
passandola da una camera di risonanza all’altra e infine
rilasciandola nell’ambiente. Un travaso bello e buono da una vasca
all’altra, da dove il woofer presenta troppa energia (in genere
tra i 100 e i 200 Hz) a un punto intermedio e infine a dove ne
manca completamente, tipicamente molto in basso tra i 30 e i 50 Hz.
Spiegazioni precise e sulle altre caratteristiche positive del
DCAAV, come il controllo delle escursioni, le lascio fare a chi ne
sa più di me.
Il DCAAV, per essere sfruttato appieno,
richiede quindi altoparlanti con caratteristiche adatte, in
particolare un Qt superiore a 0.4 . Proseguendo la mia
esplorazione nel mondo dei prodotti nostrani, individuo il woofer
AB 170/60 PP.8 al polipropilene della Sipe. Dal mio vecchio
progetto a 3 vie ero rimasto molto favorevolmente impressionato
dai tweeter Sipe e dai mid-woofer da 17 della Ciare con il cono in
cartone, ma il mio collega e amico vorrebbe una soluzione
possibilmente monomarca; quindi vada per tutto Sipe.

Marco e Sergio
Ho ordinato in un primo tempo lo stesso
tweeter dell’altro mio progetto, il DT 25/80.8 P, un prodotto
dotato di ferrofluido: facilissimo da incrociare anche molto in
basso, ottima tenuta in potenza, ottima fattura, secondo me un
prodotto validissimo e adatto ai due vie. Purtroppo ho aspettato
quasi 2 mesi ma non è mai arrivato. Allora ho ripiegato per il DT
25/60.8 PRT , senza ferrofluido e ben più difficile da incrociare,
specialmente in un due vie. Faccio l’acquisto anche se non l’ho
mai ascoltato.
Il woofer ha un’ottimo andamento
dell’impedenza e, secondo me, questo garantirà un più facile
incrocio con il tweeter che, invece darà senz’altro qualche
problema.
Sempre il woofer, presentando un Qms e un Cms
piuttosto alti, mi da l’idea che possa essere particolarmente
“buono” anche per le frequenze più elevate. Sentiremo.
Intanto si pone il problema dell’escursione
massima che non è elevata, come la potenza: meglio per la qualità
e non tanto per la tenuta.
Il progetto
Non sono tanto afferrato sul caricamento
DCAAV, neanche tanto sul reflex a dire il vero: mi lascio così
condizionare dai progetti altrui e leggo molto volentieri le
opinioni degli altri autocostruttori ben più esperti.
Seguendo i consigli e facendo diverse
simulazioni, trovo che il nostro woofer in caricamento reflex
possa esprimere al meglio 84dB a 76 Hz e 80 dB a 56Hz, mentre in
caricamento DCAAV riesce ad esprimere addirittura 84dB a soli
30Hz. Direi proprio che questo e’ il caricamento giusto per il mio
amico.
Scelgo di estrarre il massimo delle
possibilità da questo woofer: arrivo ad un equilibrio tra le
massime dimensioni del box richieste e la minima frequenza
ottenibile con una efficienza decente.
In questo grafico si vede un estratto della
simulazione fatta con il software di G.P. Matarazzo.

Figura 1
- Simulazione del DCAAV con i parametri scelti
Riesco ad avere quasi 85 dB alla
frequenza di 30 Hz con un volume totale di circa 45 litri. Tutto
questo da un piccolo woofer da 17 cm di diametro. Se la
sensibilità media del sistema verrà stabilita a 88dB potrei quasi
certificarlo da 30 a 20000 Hz.
Successivamente scelgo il
posizionamento adatto dei componenti sul frontale, con le solite
simulazioni sulla diffrazione, stabilisco la distanza massima tra
i due altoparlanti e applico tutte quelle specifiche costruttive
che sono di buona norma.
Inizialmente avevo disegnato il
sistema da 90 dB di media con la parte bassa dello spettro sempre
ancorata a 88 ma poi, all’ascolto, quei quasi 2 dB di differenza
si sarebbero fatti sentire, eccome! Questa leggerezza o ingenuità
mi ha costretto a intervenire progettando il filtro per la seconda
volta.

Figura 2
- effetto del cambiamento del filtro e attenuazione delle medie e
alte frequenze di circa 2 dB
In questo grafico si puo’ vedere
quello che e’ stato fatto per riequilibrare il sistema
successivamente al primo ascolto (e dopo il rodaggio). La linea
tratteggiata nera rappresenta la risposta precedente al
cambiamento del filtro, la linea tratteggiata blu rappresenta la
vecchia fase realativa, anch’essa simulata prima del cambiamento.
La differenza mostra l’attenuazione ottenuta e il fortunato
miglioramento della fase relativa.
L’attenuazione della risposta ha
richiesto un profondo cambiamento del filtro. Per mantenere
coerenza delle fasi acustiche all’incrocio, ho dovuto simulare per
quasi un mese e sono riuscito a non cambiare le bobine che
rappresentano la spesa maggiore.

Figura 3
- filtro nella stesura definitiva, gli altoparlanti sono collegati
in fase
A chi volesse intraprendere la
realizzazione di questo progetto, consiglierei di sostituire
l’induttanza L1 da 1 mH con una da 1.3 mH e magari provare al
posto di C1 da 30 uF un condensatore da 15 uF: dovrebbe essere
così più semplice fare successive modifiche e le fasi acustiche
dovrebbero migliorare ancora un po’.
Le fasi acustiche (linee blu e nera)
sono già molto prossime nell’intorno dell’incrocio (a 2000/2200 Hz)
e la loro differenza rimane sempre sotto i 34° che è, secondo me,
un limite massimo oltre il quale non andare se si vuole fare un
buon progetto

Figura 4
- Incrocio e fasi acustiche

Figura 5
- risposta simulata ai terzi d'ottava ,in ambiente da 75 m/cubici
a 1 metro.
La risposta ai terzi d’ottava in
ambiente e’ molto buona.
Da notare che dai 400Hz in giù
questo grafico non e’ attendibile in quanto la versione di AFW che
ho io non simula i caricamenti DCAAV. Il grafico da tenere in
conto per le basse frequenze e’ quello presentato all’inizio,
ricavato con il software per DOS di Matarazzo.
La costruzione
La costruzione avviene utilizzando
MDF in vari spessori, ma questa volta senza ricavare gli incastri
come per il mio vecchio progetto dato che la cassa è più piccola e
meno critica.
Continuo a consigliare di acquistare
MDF di spessore non superiore ai 16 mm perché noto che la qualità
e la densità poi peggiorano.
Le casse vengono alte circa 105 cm:
sono costituite da 2 camere interne, una da 34 litri e l’altra da
14 in modo da realizzare il DCAAV. Il diametro del foro di
risonanza tra le due camere lo scelgo opportunamente perché sia
compatibile con lo spessore del pannello di inframezzo di circa 1
cm di spessore. Esso poi è irrobustito con nervature di legno
spesse 4 cm e incollate.

Il tubo reflex finale e’ di 6 cm di
diametro, ricavato da un tubo dello scarico di plastica bianca da
8 cm e diminuito di sezione con l’ausilio di cartapesta ben
pigiata e rifinita con stucco. Anch’esso è nervato con un listello
di legno.
Per tenere più rigido l’insieme ho
aggiunto alcuni listelli interni.
L’interno e’ stato poi guarnito con
catramina e, solo nel vano superiore, ho messo anche un pannello
fonoassorbente.
Per arrotondare i bordi del
frontale, ho in realtà messo insieme i pannelli in modo da
lasciare uno scalino lungo tutto il bordo. Questo scalino e’ stato
riempito di cartapesta che, una volta asciugata, e’ stata rifinita
semplicemente con stucco da legno.
Una verniciata di cementite e via.
Ora non resta che verniciarla con un bello smalto.
Ho trovato dei piedini di tungsteno
arrotondati e inframezzati con un piccolo strato di gomma dura i
quali mi hanno lasciato ben disposto anche per futuri progetti.
L’ascolto
Ci sono volute quasi 50 ore di
rodaggio, anche se il grosso dell’assestamento e’ avvenuto entro
le prime 5 ore.
Prima di tutto: meraviglioso tweeter.
Cristallino, definitissimo, senza essere mai tagliente o
sconsiderato. Dolce, neutro… insomma tutto il bene. Credevo di
aver scoperto un gran tweeter con la versione al ferrofluido, ma
con questo qui ho capito quale è l’effetto del ferrofluido sulla
limpidezza del trasduttore. Il ferrofluido appesantisce la bobina
mobile e limita un po’ la velocità dell’altoparlante alle
altissime frequenze; d’altrocanto tiene a bada la risonanza e
consente tagli più sicuri a frequenze limite.
Con questo tweeter ho fatto molta
fatica ad ottenere un taglio decente con fasi acustiche
ragionevoli, ma la soddisfazione finale è notevole. Le campane e i
piatti sono di un realismo incredibile.
Come già detto, inizialmente io e
Sergio non siamo rimasti molto soddisfatti dei bassi, essi si
sentivano ma non corposi come ci saremmo aspettati. Abbiamo fatto
la modifica al filtro attenuando un po’ le medie e alte frequenze
e … diamine! Che differenza. Ora il suono è omogeneo, senza
eccessi a nessuna frequenza. Anche i bassi rimangono contenuti
senza pericolosi punch ma, quando richiesto, escono facendo
vibrare pareti e porte. I bassi sono meravigliosi per essere
prodotti da un sistema a 2 vie; effettivamente, come prevedevo,
non sono rimbombanti, rimangono puliti e sempre controllati,
scendono fino all’eccesso ma sempre senza fastidiose code.
Le voci poi sono molto pulite: De
Andrè, voce sempre difficile da rappresentare bene, è
naturalissimo e ben staccato dal resto degli strumenti; anche Mina
presenta una voce calda, ricca e controllata.
Abbiamo fatto qualche confronto con
le casse Dynaudio e le nostre nuove casse non sfigurano affatto.
Magari ammetto che l’equilibrio delle Dynaudio sia ancora
sorprendente, ma il controllo dei bassi è assolutamente a
vantaggio del nostro sistema. Per carità, la Dynaudio ha fatto
davvero un miracolo a realizzare un sistema così ben suonante in
un volume così piccolo (si e no 15 litri), ma il costo complessivo
lo giustifica (circa 1000 euro).
Unica considerazione che mi lascia
un po’ dubbioso, riguarda il materiale del cono. Ho risentito da
poco il mio primo sistema che ho poi regalato: un tre vie che
adotta il midwoofer Ciare HW161N in cartone. Esso ha una
limpidezza eccezionale alle alte frequenze, un suono un po’
differente da questo woofer della Sipe al polipropilene. Entrambi
suonano benissimo, direi senza colorazioni negative, ma devo anche
dire che comunque presentano 2 suoni lievemente differenti e non
so spiegarmi ne il perché, ne quale preferisca.
In ogni caso consiglio a tutti di
cimentarsi nella costruzione di questo sistema perché ne vale
davvero la pena, considerando soprattutto il prezzo complessivo
che si aggira intorno ai 300 euro, esclusa la smaltatura
finale.
marco.dongu@softeco.it
|
 |
Torna alla pagina iniziale
 |
|