Autocostruzione

 

Progetto Curaro due vie con componenti Sipe di Marco

 

 

 Di cosa si tratta

Diffusori a due vie

Chi lo ha costruito

Marco  marco.dongu@softeco.it

Mia presentazione

Progetto studiato veramente bene e spiegato altrettanto bene , complimenti.

 

Comunicazione per Marco : mandami il tuo indirizzo di posta elettronica che lo metto nell'articolo grazie non lo trovo più.

 

 Progetto “Curaro”

Introduzione.

Prosegue la mia attività di autocostruttore grazie sopratutto ai colleghi che hanno sentito e visto la mia prima realizzazione e che mi hanno incoraggiato a continuare. Grazie inoltre all’amico Sergio che ha deciso sulla fiducia di commissionarmi un progetto 2 vie economico ma di qualità.

Sergio avrebbe voluto delle casse paragonabili a quelle di suo padre, ma decisamente meno costose. Il padre di Sergio possiede un sistema costituito da casse 2 vie Dynaudio e sistema CD + Ampli della Arcam. Ho sentito questo impianto ed è una delizia.

Premetto  che  fare “casse” che suonino decentemente non è poi così difficile se si ha pazienza, se si frequenta un forum come quello di audiocostruzioni e se si possiede un software come AFW. Certo che riflettendo tenendo i piedi ben per terra, ci si rende conto che non è assolutamente facile raggiungere il top.

Come fare a dare a Sergio un sistema due vie capace di competere con Dynaudio, dotato di bassi profondi ma controllati, voci naturali e piatti brillanti?

Prima di tutto bisogna trovare il caricamento giusto: il reflex puro non è adatto a voci naturali e bassi controllati, almeno per il mio gusto, la cassa chiusa non riempe la casa di “bassi” come vorrebbe il committente, tanto più che il woofer non sarà più grande di 17 cm.

Per fortuna mi viene incontro il software di G.P. Matarazzo e il suo DCAAV, questo caricamento a 2 camere con 2 condotti di risonanza che dovrebbero permettermi di avere le caratteristiche buone del reflex e della sospensione pneumatica insieme. Grazie anche ad alcuni progetti di ispirazione come le “Mosquito” dei signori Toribio e Punzo.

Marco all'opera

Gli altoparlanti

La tecnica del DCAAV consiste praticamente nel trasferire l’energia in “eccesso” che presenta un determinato woofer a certe frequenze verso altre frequenze, in particolare passandola da una camera di risonanza all’altra e infine rilasciandola nell’ambiente. Un travaso bello e buono da una vasca all’altra, da dove il woofer presenta troppa energia (in genere tra i 100 e i 200 Hz) a un punto intermedio e infine a dove ne manca completamente, tipicamente molto in basso tra i 30 e i 50 Hz. Spiegazioni precise e sulle altre caratteristiche positive del DCAAV, come il controllo delle escursioni, le lascio fare a chi ne sa più di me.

Il DCAAV, per essere sfruttato appieno, richiede quindi altoparlanti con caratteristiche adatte, in particolare un Qt superiore a 0.4 . Proseguendo la mia esplorazione nel mondo dei prodotti nostrani, individuo il woofer  AB 170/60 PP.8 al polipropilene della Sipe. Dal mio vecchio progetto a 3 vie ero rimasto molto favorevolmente impressionato dai tweeter Sipe e dai mid-woofer da 17 della Ciare con il cono in cartone, ma il mio collega e amico vorrebbe una soluzione possibilmente monomarca; quindi vada per tutto Sipe.

 

Marco e Sergio

 

Ho ordinato in un primo tempo lo stesso tweeter dell’altro mio progetto, il DT 25/80.8 P, un prodotto dotato di ferrofluido: facilissimo da incrociare anche molto in basso, ottima tenuta in potenza, ottima fattura, secondo me un prodotto validissimo e adatto ai due vie. Purtroppo ho aspettato quasi 2 mesi ma non è mai arrivato. Allora ho ripiegato per il DT 25/60.8 PRT , senza ferrofluido e ben più difficile da incrociare, specialmente in un due vie. Faccio l’acquisto anche se non l’ho mai ascoltato.

Il woofer ha un’ottimo andamento dell’impedenza e, secondo me, questo garantirà un più facile incrocio con il tweeter che, invece darà senz’altro qualche problema.

Sempre il woofer, presentando un Qms e un Cms piuttosto alti, mi da l’idea che possa essere particolarmente “buono” anche per le frequenze più elevate. Sentiremo.

Intanto si pone il problema dell’escursione massima che non è elevata, come la potenza: meglio per la qualità e non tanto per la tenuta.

Il progetto 

Non sono tanto afferrato sul caricamento DCAAV, neanche tanto sul reflex a dire il vero: mi lascio così condizionare dai progetti altrui e leggo molto volentieri le opinioni degli altri autocostruttori ben più esperti.

Seguendo i consigli e facendo diverse simulazioni, trovo che il nostro woofer in caricamento reflex possa esprimere al meglio 84dB a 76 Hz e 80 dB a 56Hz, mentre in caricamento DCAAV riesce ad esprimere addirittura 84dB a soli 30Hz. Direi proprio che questo e’ il caricamento giusto per il mio amico.

Scelgo di estrarre il massimo delle possibilità da questo woofer: arrivo ad un equilibrio tra le massime dimensioni del box richieste e la minima frequenza ottenibile con una efficienza decente.         

In questo grafico si vede un estratto della simulazione fatta con il software di G.P. Matarazzo.                                                                                                             

 

Figura 1 - Simulazione del DCAAV con i parametri scelti

                       

Riesco ad avere quasi 85 dB alla frequenza di 30 Hz con un volume totale di circa 45 litri. Tutto questo da un piccolo woofer da 17 cm di diametro. Se la sensibilità media del sistema verrà stabilita a 88dB potrei quasi certificarlo da 30 a 20000 Hz.

Successivamente scelgo il posizionamento adatto dei componenti sul frontale, con le solite simulazioni sulla diffrazione, stabilisco la distanza massima tra i due altoparlanti e applico tutte quelle specifiche costruttive che sono di buona norma.

Inizialmente avevo disegnato il sistema da 90 dB di media con la parte bassa dello spettro sempre ancorata a 88 ma poi, all’ascolto, quei quasi 2 dB di differenza si sarebbero fatti sentire, eccome! Questa leggerezza o ingenuità mi ha costretto a intervenire progettando il filtro per la seconda volta.

 

 

Figura 2 - effetto del cambiamento del filtro e attenuazione delle medie e alte frequenze di circa 2 dB

 

In questo grafico si puo’ vedere quello che e’ stato fatto per riequilibrare il sistema successivamente al primo ascolto (e dopo il rodaggio). La linea tratteggiata nera rappresenta la risposta precedente al cambiamento del filtro, la linea tratteggiata blu rappresenta la vecchia fase realativa, anch’essa simulata prima del cambiamento. La differenza mostra l’attenuazione ottenuta e il fortunato miglioramento della fase relativa.

L’attenuazione della risposta ha richiesto un profondo cambiamento del filtro. Per mantenere coerenza delle fasi acustiche all’incrocio, ho dovuto simulare per quasi un mese e sono riuscito a non cambiare le bobine che rappresentano la spesa maggiore.

 

 

Figura 3 - filtro nella stesura definitiva, gli altoparlanti sono collegati in fase

A chi  volesse intraprendere la realizzazione di questo progetto, consiglierei di sostituire l’induttanza L1 da 1 mH con una da 1.3 mH e magari provare al posto di C1 da 30 uF un condensatore da 15 uF: dovrebbe essere così più semplice fare successive modifiche e le fasi acustiche dovrebbero migliorare ancora un po’.

Le fasi acustiche (linee blu e nera) sono già molto prossime nell’intorno dell’incrocio (a 2000/2200 Hz) e la loro differenza rimane sempre sotto i  34° che è, secondo me, un limite massimo oltre il quale non andare se si vuole fare un buon progetto

 

 

Figura 4 - Incrocio e fasi acustiche

 

 

Figura 5 - risposta simulata ai terzi d'ottava ,in ambiente da 75 m/cubici a 1 metro.

 

La risposta ai terzi d’ottava in ambiente e’ molto buona.

Da notare che dai 400Hz in giù questo grafico non e’ attendibile in quanto la versione di AFW che ho io non simula i caricamenti DCAAV. Il grafico da tenere in conto per le basse frequenze e’ quello presentato all’inizio, ricavato con il software per DOS di Matarazzo.

 

La costruzione

La costruzione avviene utilizzando MDF in vari spessori, ma questa volta senza ricavare gli incastri come per il mio vecchio progetto dato che la cassa è più piccola e meno critica.

Continuo a consigliare di acquistare MDF di spessore non superiore ai 16 mm perché noto che la qualità e la densità poi peggiorano.

Le casse vengono alte circa 105 cm: sono costituite da 2 camere interne, una da 34 litri e l’altra da 14 in modo da realizzare il DCAAV. Il diametro del foro di risonanza tra le due camere lo scelgo opportunamente perché sia compatibile con lo spessore del pannello di inframezzo di circa 1 cm di spessore. Esso poi è irrobustito con nervature di legno spesse 4 cm e incollate.

 

 

Il tubo reflex finale e’ di 6 cm di diametro, ricavato da un tubo dello scarico di plastica bianca da 8 cm e diminuito di sezione con l’ausilio di cartapesta ben pigiata e rifinita con stucco. Anch’esso è nervato con un listello di legno.

Per tenere più rigido l’insieme ho aggiunto alcuni listelli interni.

L’interno e’ stato poi guarnito con catramina e, solo nel vano superiore, ho messo anche un pannello fonoassorbente.

Per arrotondare i bordi del frontale, ho in realtà messo insieme i pannelli in modo da lasciare uno scalino lungo tutto il bordo. Questo scalino e’ stato riempito di cartapesta che, una volta asciugata, e’ stata rifinita semplicemente con stucco da legno.

Una verniciata di cementite e via. Ora non resta che verniciarla con un bello smalto.

Ho trovato dei piedini di tungsteno arrotondati e inframezzati con un piccolo strato di gomma dura i quali mi hanno lasciato ben disposto anche per futuri progetti.

 

L’ascolto

Ci sono volute quasi 50 ore di rodaggio, anche se il grosso dell’assestamento e’ avvenuto entro le prime 5 ore.

Prima di tutto: meraviglioso tweeter. Cristallino, definitissimo, senza essere mai tagliente o sconsiderato. Dolce, neutro… insomma tutto il bene. Credevo di aver scoperto un gran tweeter con la versione al ferrofluido, ma con questo qui ho capito quale è l’effetto del ferrofluido sulla limpidezza del trasduttore. Il ferrofluido appesantisce la bobina mobile e limita un po’ la velocità dell’altoparlante alle altissime frequenze; d’altrocanto tiene a bada la risonanza e consente tagli più sicuri a frequenze limite.

Con questo tweeter ho fatto molta fatica ad ottenere un taglio decente con fasi acustiche ragionevoli, ma la soddisfazione finale è notevole. Le campane e i piatti sono di un realismo incredibile.

Come già detto, inizialmente io e Sergio non siamo rimasti molto soddisfatti dei bassi, essi si sentivano ma non corposi come ci saremmo aspettati. Abbiamo fatto la modifica al filtro attenuando un po’ le medie e alte frequenze e … diamine! Che differenza. Ora il suono è omogeneo, senza eccessi a nessuna frequenza. Anche i bassi rimangono contenuti senza pericolosi punch ma, quando richiesto, escono facendo vibrare pareti e porte. I bassi sono meravigliosi per essere prodotti da un sistema a 2 vie; effettivamente, come prevedevo, non sono rimbombanti, rimangono puliti e sempre controllati, scendono fino all’eccesso ma sempre senza fastidiose code.

Le voci poi sono molto pulite: De Andrè, voce sempre difficile da rappresentare bene, è naturalissimo e ben staccato dal resto degli strumenti; anche Mina presenta una voce calda, ricca  e controllata.

Abbiamo fatto qualche confronto con le casse Dynaudio e le nostre nuove casse non sfigurano affatto. Magari ammetto che l’equilibrio delle Dynaudio sia ancora sorprendente, ma il controllo dei bassi è assolutamente a vantaggio del nostro sistema. Per carità, la Dynaudio ha fatto davvero un miracolo a realizzare un sistema così ben suonante in un volume così piccolo (si e no 15 litri), ma il costo complessivo lo giustifica (circa 1000 euro).

Unica considerazione che mi lascia un po’ dubbioso, riguarda il materiale del cono. Ho risentito da poco il mio primo sistema che ho poi regalato: un tre vie che adotta il midwoofer  Ciare HW161N in cartone. Esso ha una limpidezza eccezionale alle alte frequenze, un suono un po’ differente da questo woofer della Sipe al polipropilene. Entrambi suonano benissimo, direi senza colorazioni negative, ma devo anche dire che comunque presentano 2 suoni lievemente differenti e non so spiegarmi ne il perché, ne quale preferisca.

In ogni caso consiglio a tutti di cimentarsi nella costruzione di questo sistema perché ne vale davvero la pena, considerando soprattutto il prezzo complessivo che si aggira intorno ai 300 euro, esclusa la smaltatura finale.

 

marco.dongu@softeco.it

 

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