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IL CLONE DELLE ROGERS LS3/5
L'idea nasce dall'avere
ascoltato il mitico suono delle Rogers LS3/5a. Un diffusore ormai
leggendario costruito in Inghilterra su progetto della BBC, dal
1997 non più in produzione così come non sono più in produzione
gli altoparlanti della KEF di cui erano composte. Chi volesse
approfondire l'argomento il sito di riferimento è il seguente
http://www.ls35a.com/. E' da molti considerato una pietra
miliare e tuttora un riferimento, molti i tentativi, anche
commerciali di replicarlo, uno fra tutte le Harbeth HL-P3ES-2 (http://www.harbeth.co.uk/homepage/index.php)
di cui se ne parla tanto bene su uno degli ultimi numeri di
Fedeltà del Suono.
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Delle LS 3/5A in
genere se ne sente solo parlare bene, qualcuno ha però fatto
notare che sono state progettate dai tecnici dell BBC per un
utilizzo ben preciso: gli studi di registrazione mobili
(quelli per intenderci posti all'interno di autocarri adibiti
all'uso); tanto da concludere “se vivete in un camper e vi
occupate di registrazioni compratevi le LS 3/5A”. Noi non
viviamo in camper ma molto spesso la nostra passione è
relegata in locali sempre più piccoli, non ci occupiamo di
registrazioni sonore ma ricerchiamo nella riproduzione molto
più precisione e trasparenza che “colpi allo stomaco” da bassi
profondi.
La sfida allora è
stata di provare a riprodurre
dei piccoli
diffusori caratterizzati da grande equilibrio e precisione di
riproduzione, sufficientemente sensibili da potere essere
utilizzati anche con ampli valvolari.
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La
scelta degli altoparlanti.
Gli altoparlanti sono
stati scelti in funzione dell'obiettivo che mi ero posto: clonare
(si fa per dire) le Rogers LS 3/5A.
La scelta è caduta su
due altoparlanti Monacor:
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Come
Woofer/midrange il modello SPH-130, le cui caratteristiche
sono reperibili all'indirizzo
http://www.monacor.com/it/produktseite_suche.php?artid=2085&spr=IT&typ=full,
oltre alle dimensioni ed alla forma questo diffusore
consentiva di realizzare un diffusore in sospensione
pneumatica di circa 6 lt. (le LS 3/5A hanno un volume interno
di 5 lt.) e per esso è consigliato una frequenza di taglio
massima di 3500 Hz (le LS 3/5A hanno una frequenza di taglio
di 3000 Hz). Da non trascurare la buona sensibilità 89dB.
Nella scelta del
SPH-130 si è tenuto anche conto di numerose similitudini con
l'originale KEF B110, Frequenza di risonanza (fs) pressoché
identica (37/38 herz) Qes e Qts praticamente identici e Volume
equivalente (Vas) molto simili 23,6/22 litri. |

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ll filtro crossover.

Questo credo sia
l'elemento di raffinatezza di questa realizzazione, grazie
chiaramente ad Alberto Bellino che lo ha progettato.
Si tratta di un filtro
di 1° ordine tipo Butterworth con una frequenza di taglio a 3000
Hz (quella delle LS 3/5A) con una impedenza da 11 ohm (come il
modello più recente delle LS 3/5A).
Per il woofer (SPH-130)
l'elemento filtrante è rappresentato dalla induttanza di 0.54 mH,
la cella RC posta in parallelo provvede alla compensazione
dell'induttanza.
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Per il tweeter
DT-19 SU l'elemento filtrante è il condensatore da 4.7 uF, la
resistenza da 3.9 ohm e l'induttanza da 0.42 mH provvedono ad
attenuare il segnale sul tweeter per allinearlo alla minore
sensibilità del woofer ed al contempo portano l'impedenza ad
11 ohm, il tutto è by passato da un condensatore da 1 uF il
quale fa si che le frequenze molto alte non siano attenuate
essendo esse fondamentali per la ricostruzione della scena
sonora. Infine la resistenza da 18 ohm posta in parallelo sul
tweeter provvede a linearizzare la risposta di quest'ultimo. |
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La costruzione del cabinet.
Le LS 3/5A hanno un
volume interno di 5 lt., sono costruite con del multistrato di
betulla dello spessore di 12 mm ed hanno misure esterne 19*31*16
(L/H/P), sono in sospensione pneumatica.
Ci siamo avvicinati
molto, abbiamo usato multistrato da 15 mm, il volume è leggermente
superiore (6 lt.) per adattarlo alle esigenze del woofer scelto (a
questo volume corrisponde un Qtc=0,65) le dimensioni interne sono
18*30*11 (L/H/P) seguendo il rapporto (2,6/1,6/1), le dimensioni
esterne sono 21*33*14 (L/H/P).
I due altoparlanti sono
montati con distanza fra i centri acustici di 122,5 mm. che
comporta una frequenza di incrocio di circa 3000 Hz.
Il diffusore è stato
realizzato in sospensione pneumatica con all'interno materiale
fonoassorbente sulle quattro pareti interne dello spessore di
circa 2cm.

Errata corrage:
il proggetto delle
rogers ha avuto un discreto successo fra i tuoi affezzionati
lettori.
Purtroppo, proprio a
seguito di una lettera, mi sono accorto che lo schema del cross
over riporta un errore:
. il valore della
bobbina in serie al tweeter è di 0,42 mH (come del resto
indicato esplicitamente nell'articolo) e non di 0,54 mH come
erroneamente riportato sullo schema.
Ti allego il file
dello schema corretto, pregandoti di volerlo sostituire.
Scusami per l'incoveniente.

lo schema corretto
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Altro aggiornamento di
Giovanni
Impressioni d'ascolto
del “Clone delle Rogers LS 3/5A”
Il mio obiettivo, nel
progettare queste casse non è stato quello di replicare le rogers,
ma, più modestamente quello di provare a produrre delle casse che,
seguendo la filosofia originale delle rogers, ed utilizzando
materiale odierno di facile ed economica reperibilità, potessero
ad esse assomigliare e, se possibile, migliorarle in alcuni
aspetti.
Le impressioni che
seguono sono del tutto personali, non mi ritengo un esperto ne un
fine ascoltatore, ma solo un appassionato.
Carattere generale:
esprimono molto bene i medi ed in modo eccellente gli acuti, i
limiti in basso sono quelli tipici delle piccole casse da studio,
tuttavia fin dove è possibile arrivare, entro i limiti intrinseci
dei diffusori, i bassi vengono riprodotti in modo naturale e
preciso.
E' mia opinione che i
limiti fisici di una piccola cassa in sospensione pneumatica nel
riprodurre i bassi sono insuperabili, dimostrazione ne è il fatto
che tutti i costruttori realizzano piccole casse anche fantastiche
e di riferimento (vedi Pro AC, Sonus Faber, Xeema, e chi più ne ha
più ne metta) ma tutte in bass reflex, gli unici esempi di piccole
casse in sospensione restano le rogers e tutte quelle "copie" che
tentano di farne rinascere il fascino (vedi Spendor o Harbeth)
Generi musicali: con le
voci, il Jazz ed i piccoli gruppi non ci sono problemi, con le
grosse scene musicali trovano limiti solo quando si chiedono
volumi d'ascolto molto alti e comunque adatti a locali molto ampi.
Non dimentichiamo che le rogers vengono progettate per funzionare
all'interno di studi di registrazione mobili, cioè locali piccoli
e con l'ascoltatore quasi attaccato alle casse.
Collocazione in
ambiente: devono essere orientate verso l'ascoltatore, poste
almeno a mezzo metro dalla parete di fondo, danno il massimo in
ambienti piccoli e comunque con l'ascoltatore posto
sufficientemente vicino ai diffusori (provate a mettervi ad un
metro e mezzo dalle casse). La collocazione, comunque, non è mai
critica.
Pilotaggio: sono
parecchio più sensibili delle originali e non danno dunque
problemi di pilotaggio. Sono state provate con diverse
elettroniche:
1.
Valvole: con un
finale con le 2A3 da 3,5 watt, con un finale OTL da 10watt
2.
Stato solido:
con un Gainclone, con un Tamp, con un NAD 320
non hanno mai dato
problemi, anzi starei solo attento a collegare ampli a stato
solido particolarmente potenti.
Differenze con le
Rogers: è una valutazione troppo soggettiva, l'unica risposta
possibile è provare del resto l'investimento è contenuto ed alla
fine, male che vada, ci si ritroverà con delle piccole casse da
studio dal suono dolce e trasparente che possono sempre essere
utili.
giovanni.distefanoNOSPAM@gasai.it
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Il commento di Giovanni F.
Gent. Davide, ho
ascoltato di recente la coppia di cloni costruita da Givanni Di
Stefano e posso fare le seguenti considerazioni(visto e
considerato che ho posseduto diverse coppie di ls3/5a, le HARBETH
EXOTIC, le ROGERS ed anche i pregiatissini diffusori costruiti
dalla ditta Vittorio Franchi purtroppo non più in produzione):
-Questi cloni suonano maledettamente bene.(Dico maledettamente
perché non volevo credere alle mie orecchie).
> -Hanno una timbrica , a mio avviso, corretta.
-La gamma media
assomiglia drammaticamente a quella degli originali.ECCELLENTE!La
voce di Cecilia Bartoli era posta su di un cusino di velluto, con
tutte le sfumature.
-La gamma alta é definita, dolce, estesa, ECCELLENTE!
-Infine, la gamma bassa sembra addirittura più estesa rispetto
agli originali senza che con ciò possa invadere lo spettro delle
frequenze superiori, anzi volevo aggiungere che il tutto é un
insieme di coerenza e precisione.
Adesso resto in attesa di potermi costruire o acquistarli belli e fatti, i
cabinett delle suddette.
Per ora posseggo gli altoparlanti e il filtro che Giovanni (Persona
gentilissima e disponibilissima) mi ha cortesemente assemblato.
Non posso che essere felice di aver scoperto che esistesse la
possibilità di poter far resuscitare le ls3/5a, tra l'altro ad un
prezzo ridicolo, alla portata di tutti. E' stato per me come per
l'alchimista scoprire la pietra filosofale. A buon intenditor....Cordiali
saluti, Giovanni F.
g.faraon@libero.it
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Sandro le ha costruite:

Buonasera Giovanni,
ti allego una foto di uno dei due diffusori.
Considera che si tratta di una versione assolutamente provvisoria.
Ho deciso di tenerle anche se le avevo costruite per un amico che
vi era interessato: lui se le vuole se le rifarà .
Per quel che riguarda la impressioni di ascolto, sono
letteralmente sbalordito.
Evitiamo di chiamarle cloni perché sono veramente qualcosa di più:
infatti pur mantenendo un'impostazione generale della gamma media
assai vicina a quella degli originali, sono decisamente più estese
in basso (arrivano ad orecchio ad almeno 70 Hz e sarebbe assai
interessante misurarle) si pilotano anche con 4 W e suonano bene
ovunque le poggi.
Inoltre sono molto estese in gamma alta e riescono ad unire un
grande senso di rifinitura degli acuti con una dolcezza estrema,
che non va a mai a discapito del dettaglio. Non c'è che dire: quel
tweeter Monacor è assolutamente eccezionale: me lo avevano detto,
ma a verificarlo quasi non ci si crede. Ed anche il wooferotto sta
lì senza fare una piega!
E per ultimo, ma non meno importante, l'incrocio è inavvertibile e
te lo dice uno che ormai da anni ascoltava soltanto in monovia!
Il crossover di Bellino è davvero un progetto di grande
raffinatezza, compreso il vezzo di tenere alto il modulo
dell'impedenza. Ma Bellino, oltre che essere una persona dabbene e
modesta è un vero fuoriclasse.
Che dire di più?
Ti ringrazio di nuovo per aver condiviso la tua idea e mi permetto
di darti un consiglio: trovagli un nome che non sia "cloni" di
niente. Se lo meritano davvero!
Bye,
Sandro
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Anche Fabrizio le ha costruite

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Luca ci parla delle Rogers ls3/5
Lasciate il vostro feedback click sotto
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ENGLISH VERSION
Thanks
Mr. Giovanni and Ludovico

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Il commento di Luigi
Due ore spese
bene
Potenza della rete delle reti e della buona, vecchia
passione audiofila… Curiosando, come di consueto, sui siti di alta
fedeltà, una notizia cattura la mia attenzione: un appassionato
autocostruttore ha realizzato una “copia” del mio amore segreto,
della mia inossidabile seduzione, il monitor BBC!
Un istante eterno di indecisione. E… se gli scrivessi?
Leggo dei commenti lusinghieri, magari me ne realizza una coppia.
Proviamo.
Mi risponde una persona cordialissima e gentile,
prodiga di utili consigli e disponibile a farmi ascoltare il suo
gioiello… Abita dalle mie parti, sono fortunato!
Vado a trovarlo. Dal vivo è come nelle mail.
Disponibile oltremodo, di quelle persone che possono, chissà,
anche diventare ottimi amici. E’ il buon Giovanni Di Stefano,
assicuratore nei ritagli di tempo, appassionato e competente
cultore della nobile arte (l’alta fedeltà, cosa avevate capito?)
quando si fa sul serio.
L’impianto che ascoltiamo è una vecchia mia conoscenza: lettura
philips, ampli basato sulla fenice 20, autocostruito dal mio
mentore, ovviamente, e… la sua creazione, le casse reginette della
serata.
Si comincia, non prima di una piacevole chiacchierata sulla nostra
passione. Le note del piano di Giovanni Allevi riempiono la stanza
di una delicata magia. La faccenda si fa subito interessantissima:
la prima impressione è che suonano bene, suonano proprio bene… Una
bella cassa, indubbiamente. Un prodotto certamente hi-end,
realizzato con passione, e con attenzione.
Il medio è sicuramente vicino a quello che ascolto tutti i giorni,
l’acuto rifinito, delicato. selettivo quanto basta. Il basso è,
invece, un po’ diverso: sicuramente presente e più generoso, ma un
poco meno preciso all’apparenza, più “arrotondato”, pur senza
essere “gommoso”. Ma siamo in uno studio, non in un ambiente
d’ascolto… Credo che con un buon paio di stand andrebbe tutto a
posto.
E’ una cassa di bocca buona, la nostra, come la sua
“progenitrice”. Quando l’incisione è scadente, si rifiuta di
ingentilirla. Coerenza, correttezza e neutralità timbrica non
fanno difetto.
Lo scopo prefissato mi sembra, in definitiva, pienamente
raggiunto. Realizzare, cioè, un oggetto che ricordasse la
filosofia progettuale della inossidabile “scatola di scarpe” ma,
al tempo stesso, aggiungesse qualcosa di nuovo, espressione della
ricerca e della sensibilità musicale del suo autore.
La cosa che mi ha più colpito è proprio questa: la capacità di
mantenere la fedeltà al progetto ispiratore e, al tempo stesso, la
voglia di aggiungere qualcosa di nuovo, qualcosa che guardasse un
pochino avanti. La voglia di realizzare un prodotto un pochino
meno critico nell’interfacciamento e nella capacità di
destreggiarsi con quei generi musicali meno graditi all’originale.
Sono d’accordo che chi ha detto che, forse, non è giusto definire
“clone” queste casse. meritano un loro nome, e un loro spazio.
Così come, sono sicuro, anche il buon Giovanni saprà farsi un nome
nel mondo dell’autocostruzione in Italia. Certo, lui esegue questi
lavori per sola passione, ma al pensiero che un oggetto così
gradevole può essere acquistato con un budget ancora a tre cifre…
ma di questo è meglio che parliate con
l’autore!
elleddì
luigidag@starnet.it
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