Autocostruzione

Le clone delle famose Rogers

 

 

di Giovanni D.

 

 Di cosa si tratta

Cloni di famosi diffusori

Chi lo ha costruito

Giovanni     giovanni.distefanoNOSPAM@gasai.it

Caratteristiche particolari

Due vie da scaffale

Mia presentazione

Ci voleva proprio un progetto come questo , la copia  di questi  famosissimi diffusori , che ho avuto l'occasione di ascoltare  nel mio impianto e devo dire che sono veramente notevoli, Giovanni ne ha fatto dei  ottimi cloni.

 

IL CLONE DELLE ROGERS LS3/5

 

L'idea nasce dall'avere ascoltato il mitico suono delle Rogers LS3/5a. Un diffusore ormai leggendario costruito in Inghilterra su progetto della BBC, dal 1997 non più in produzione così come non sono più in produzione gli altoparlanti della KEF di cui erano composte. Chi volesse approfondire l'argomento il sito di riferimento è il seguente http://www.ls35a.com/.  E' da molti considerato una pietra miliare e tuttora un riferimento, molti i tentativi, anche commerciali di replicarlo, uno fra tutte le Harbeth HL-P3ES-2 (http://www.harbeth.co.uk/homepage/index.php) di cui se ne parla tanto bene su uno degli ultimi numeri di Fedeltà del Suono.

 

 

Delle LS 3/5A in genere se ne sente solo parlare bene, qualcuno ha però fatto notare che sono state progettate dai tecnici dell BBC per un utilizzo ben preciso: gli studi di registrazione mobili (quelli per intenderci posti all'interno di autocarri adibiti all'uso); tanto da concludere “se vivete in un camper e vi occupate di registrazioni compratevi le LS 3/5A”. Noi non viviamo in camper ma molto spesso la nostra passione è relegata in locali sempre più piccoli, non ci occupiamo di registrazioni sonore ma ricerchiamo nella riproduzione molto più precisione e trasparenza che “colpi allo stomaco” da bassi profondi.

La sfida allora è stata di provare a riprodurre

dei piccoli diffusori caratterizzati da grande equilibrio e precisione di riproduzione, sufficientemente sensibili da potere essere utilizzati anche con ampli valvolari.

 

 

 La scelta degli altoparlanti.

 

Gli altoparlanti sono stati scelti in funzione dell'obiettivo che mi ero posto: clonare (si fa per dire) le Rogers LS 3/5A.

La scelta è caduta su due altoparlanti Monacor:

 

   Come Woofer/midrange il modello SPH-130, le cui caratteristiche sono reperibili all'indirizzo

http://www.monacor.com/it/produktseite_suche.php?artid=2085&spr=IT&typ=full, oltre alle dimensioni ed alla forma questo diffusore consentiva di realizzare un diffusore in sospensione pneumatica di circa 6 lt. (le LS 3/5A hanno un volume interno di 5 lt.) e per esso è consigliato una frequenza di taglio massima di 3500 Hz (le LS 3/5A hanno una frequenza di taglio di 3000 Hz). Da non trascurare la buona sensibilità 89dB.

Nella scelta del SPH-130 si è tenuto anche conto di numerose similitudini con l'originale KEF B110, Frequenza di risonanza (fs) pressoché identica (37/38 herz) Qes e Qts praticamente identici e Volume equivalente (Vas) molto simili 23,6/22 litri.

 

    Come tweeter il modello DT-19 SU, le cui caratteristiche sono reperibili all'indirizzo http://www.monacor.de/it/produktseite_suche.php?artid=2147&spr=DE&typ=full&spr=IT,

anche qui, oltre alle dimensioni, la capacità di riprodurre bene le frequenze altissime consentiva un buon adattamento e l'adozione di una frequenza di taglio di 3000 Hz., come indicato anche nelle caratteristiche tecniche.

 

 

ll  filtro crossover.

 

 

Questo credo sia l'elemento di raffinatezza di questa realizzazione, grazie chiaramente ad Alberto Bellino che lo ha progettato.

Si tratta di un filtro di 1° ordine tipo Butterworth con una frequenza di taglio a 3000 Hz (quella delle LS 3/5A) con una impedenza da 11 ohm (come il modello più recente delle LS 3/5A).

Per il woofer (SPH-130) l'elemento filtrante è rappresentato dalla induttanza di 0.54 mH, la cella RC posta in parallelo provvede alla compensazione dell'induttanza.

 

 

Per il tweeter DT-19 SU l'elemento filtrante è il condensatore da 4.7 uF, la resistenza da 3.9 ohm e l'induttanza da 0.42 mH provvedono ad attenuare il segnale sul tweeter per allinearlo alla minore sensibilità del woofer ed al contempo portano l'impedenza ad 11 ohm, il tutto è by passato da un condensatore da 1 uF il quale fa si che le frequenze molto alte non siano attenuate essendo esse fondamentali per la ricostruzione della scena sonora. Infine la resistenza da 18 ohm posta in parallelo sul tweeter provvede a linearizzare la risposta di quest'ultimo.

 

La costruzione del cabinet.

 

Le LS 3/5A hanno un volume interno di 5 lt., sono costruite con del multistrato di betulla dello spessore di 12 mm ed hanno misure esterne 19*31*16 (L/H/P), sono in sospensione pneumatica.

Ci siamo avvicinati molto, abbiamo usato multistrato da 15 mm, il volume è leggermente superiore (6 lt.) per adattarlo alle esigenze del woofer scelto (a questo volume corrisponde un Qtc=0,65) le dimensioni interne sono 18*30*11 (L/H/P) seguendo il rapporto (2,6/1,6/1), le dimensioni esterne sono 21*33*14 (L/H/P).

I due altoparlanti sono montati con distanza fra i centri acustici di 122,5 mm. che comporta una frequenza di incrocio di circa 3000 Hz.

Il diffusore è stato realizzato in sospensione pneumatica con all'interno materiale fonoassorbente sulle quattro pareti interne dello spessore di circa  2cm. 

                                                                                                                                               

 

 

Errata corrage:

 

Caro Davide,

il proggetto delle rogers ha avuto un discreto successo fra i tuoi affezzionati lettori.

Purtroppo, proprio a seguito di una lettera, mi sono accorto che lo schema del cross over riporta un errore:

. il valore della bobbina in serie al tweeter è di 0,42 mH (come del resto indicato esplicitamente nell'articolo) e non di 0,54 mH come erroneamente riportato sullo schema.

Ti allego il file dello schema corretto, pregandoti di volerlo sostituire.

Scusami per l'incoveniente.

Giovanni Di Stefano

 

lo schema corretto

 

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Altro aggiornamento di  Giovanni

 

Impressioni d'ascolto del “Clone delle Rogers LS 3/5A”

 

Il mio obiettivo, nel progettare queste casse non è stato quello di replicare le rogers, ma, più modestamente quello di provare a produrre delle casse che, seguendo la filosofia originale delle rogers, ed utilizzando materiale odierno di facile ed economica reperibilità, potessero ad esse assomigliare e, se possibile, migliorarle in alcuni aspetti.

 

Le impressioni che seguono sono del tutto personali, non mi ritengo un esperto ne un fine ascoltatore, ma solo un appassionato.

 

Carattere generale: esprimono molto bene i medi ed in modo eccellente gli acuti, i limiti in basso sono quelli tipici delle piccole casse da studio, tuttavia fin dove è possibile arrivare, entro i limiti intrinseci dei diffusori, i bassi vengono riprodotti in modo naturale e preciso.

E' mia opinione che i limiti fisici di una piccola cassa in sospensione pneumatica nel riprodurre i bassi sono insuperabili, dimostrazione ne è il fatto che tutti i costruttori realizzano piccole casse anche fantastiche e di riferimento (vedi Pro AC, Sonus Faber, Xeema, e chi più ne ha più ne metta) ma tutte in bass reflex, gli unici esempi di piccole casse in sospensione restano le rogers e tutte quelle "copie" che tentano di farne rinascere il fascino (vedi Spendor o Harbeth)

 

Generi musicali: con le voci, il Jazz ed i piccoli gruppi non ci sono problemi, con le grosse scene musicali trovano limiti solo quando si chiedono volumi d'ascolto molto alti e comunque adatti a locali molto ampi. Non dimentichiamo che le rogers vengono progettate per funzionare all'interno di studi di registrazione mobili, cioè locali piccoli e con l'ascoltatore quasi attaccato alle casse.

 

Collocazione in ambiente: devono essere orientate verso l'ascoltatore, poste almeno a mezzo metro dalla parete di fondo, danno il massimo in ambienti piccoli e comunque con l'ascoltatore posto sufficientemente vicino ai diffusori (provate a mettervi ad un metro e mezzo dalle casse). La collocazione, comunque,  non è mai critica.

 

Pilotaggio: sono parecchio più sensibili delle originali e non danno dunque problemi di pilotaggio. Sono state provate con diverse elettroniche:

1.    Valvole: con un finale con le 2A3 da 3,5 watt, con un finale OTL da 10watt

2.    Stato solido: con un Gainclone, con un Tamp, con un NAD 320

non hanno mai dato problemi, anzi starei solo attento a collegare ampli a stato solido particolarmente potenti.

 

Differenze con le Rogers: è una valutazione troppo soggettiva, l'unica risposta possibile è provare del resto l'investimento è  contenuto ed alla fine, male che vada, ci si ritroverà con delle piccole casse da studio dal suono dolce e trasparente che possono sempre essere utili.

 

giovanni.distefanoNOSPAM@gasai.it

 

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Il commento di Giovanni F.

Gent. Davide, ho ascoltato di recente la coppia di cloni costruita da Givanni Di Stefano e posso fare le seguenti considerazioni(visto e considerato che ho posseduto diverse coppie di ls3/5a, le HARBETH EXOTIC, le ROGERS ed anche i pregiatissini diffusori costruiti dalla ditta Vittorio Franchi purtroppo non più in produzione):
-Questi cloni suonano maledettamente bene.(Dico maledettamente perché non volevo credere alle mie orecchie).
> -Hanno una timbrica , a mio avviso, corretta.

 -La gamma media assomiglia drammaticamente a quella degli originali.ECCELLENTE!La voce di Cecilia Bartoli era posta su di un cusino di velluto, con tutte le sfumature.
 -La gamma alta é definita, dolce, estesa, ECCELLENTE!
-Infine, la gamma bassa sembra addirittura più estesa rispetto agli originali senza che con ciò possa invadere lo spettro delle frequenze superiori, anzi volevo aggiungere che il tutto é un insieme di coerenza e precisione.
 Adesso resto in attesa di potermi costruire o acquistarli belli e fatti, i cabinett delle suddette.
 Per ora posseggo gli altoparlanti e il filtro che Giovanni (Persona gentilissima e disponibilissima) mi ha cortesemente assemblato. Non posso che essere felice di aver scoperto che esistesse la possibilità di poter far resuscitare le ls3/5a, tra l'altro ad un prezzo ridicolo, alla portata di tutti. E' stato per me come per l'alchimista scoprire la pietra filosofale. A buon intenditor....Cordiali saluti, Giovanni F.

g.faraon@libero.it

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Sandro le ha costruite:

 

 

Buonasera Giovanni,
ti allego una foto di uno dei due diffusori.
Considera che si tratta di una versione assolutamente provvisoria.
Ho deciso di tenerle anche se le avevo costruite per un amico che vi era interessato: lui se le vuole se le rifarà .
Per quel che riguarda la impressioni di ascolto, sono letteralmente sbalordito.
Evitiamo di chiamarle cloni perché sono veramente qualcosa di più: infatti pur mantenendo un'impostazione generale della gamma media assai vicina a quella degli originali, sono decisamente più estese in basso (arrivano ad orecchio ad almeno 70 Hz e sarebbe assai interessante misurarle) si pilotano anche con 4 W e suonano bene ovunque le poggi.
Inoltre sono molto estese in gamma alta e riescono ad unire un grande senso di rifinitura degli acuti con una dolcezza estrema, che non va a mai a discapito del dettaglio. Non c'è che dire: quel tweeter Monacor è assolutamente eccezionale: me lo avevano detto, ma a verificarlo quasi non ci si crede. Ed anche il wooferotto sta lì senza fare una piega!
E per ultimo, ma non meno importante, l'incrocio è inavvertibile e te lo dice uno che ormai da anni ascoltava soltanto in monovia!
Il crossover di Bellino è davvero un progetto di grande raffinatezza, compreso il vezzo di tenere alto il modulo dell'impedenza. Ma Bellino, oltre che essere una persona dabbene e modesta è un vero fuoriclasse.
Che dire di più?
Ti ringrazio di nuovo per aver condiviso la tua idea e mi permetto di darti un consiglio: trovagli un nome che non sia "cloni" di niente. Se lo meritano davvero!
Bye,
Sandro 

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Anche Fabrizio le ha costruite

 

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Luca ci parla delle Rogers ls3/5   Lasciate il vostro feedback  click sotto

 

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ENGLISH VERSION

Thanks Mr. Giovanni and Ludovico

 

 

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Il commento di Luigi

 

Due ore spese bene

            Potenza della rete delle reti e della buona, vecchia passione audiofila… Curiosando, come di consueto, sui siti di alta fedeltà, una notizia cattura la mia attenzione: un appassionato autocostruttore ha realizzato una “copia” del mio amore segreto, della mia inossidabile seduzione, il monitor BBC!

            Un istante eterno di indecisione. E… se gli scrivessi? Leggo dei commenti lusinghieri, magari me ne realizza una coppia. Proviamo.

            Mi risponde una persona cordialissima e gentile, prodiga di utili consigli e disponibile a farmi ascoltare il suo gioiello… Abita dalle mie parti, sono fortunato!

            Vado a trovarlo. Dal vivo è come nelle mail. Disponibile oltremodo, di quelle persone che possono, chissà, anche diventare ottimi amici. E’ il buon Giovanni Di Stefano, assicuratore nei ritagli di tempo, appassionato e competente cultore della nobile arte (l’alta fedeltà, cosa avevate capito?) quando si fa sul serio.

L’impianto che ascoltiamo è una vecchia mia conoscenza: lettura philips, ampli basato sulla fenice 20, autocostruito dal mio mentore, ovviamente, e… la sua creazione, le casse reginette della serata.

Si comincia, non prima di una piacevole chiacchierata sulla nostra passione. Le note del piano di Giovanni Allevi riempiono la stanza di una delicata magia. La faccenda si fa subito interessantissima: la prima impressione è che suonano bene, suonano proprio bene… Una bella cassa, indubbiamente. Un prodotto certamente hi-end, realizzato con passione, e con attenzione.

Il medio è sicuramente vicino a quello che ascolto tutti i giorni, l’acuto rifinito, delicato. selettivo quanto basta. Il basso è, invece, un po’ diverso: sicuramente presente e più generoso, ma un poco meno preciso all’apparenza, più “arrotondato”, pur senza essere “gommoso”. Ma siamo in uno studio, non in un ambiente d’ascolto… Credo che con un buon paio di stand andrebbe tutto a posto.

E’ una cassa di bocca buona, la nostra, come la sua “progenitrice”. Quando l’incisione è scadente, si rifiuta di ingentilirla. Coerenza, correttezza e neutralità timbrica non fanno difetto.

Lo scopo prefissato mi sembra, in definitiva,  pienamente raggiunto. Realizzare, cioè, un oggetto che ricordasse la filosofia progettuale della inossidabile “scatola di scarpe” ma, al tempo stesso, aggiungesse qualcosa di nuovo, espressione della ricerca e della sensibilità musicale del suo autore.

La cosa che mi ha più colpito è proprio questa: la capacità di mantenere la fedeltà al progetto ispiratore e, al tempo stesso, la voglia di aggiungere qualcosa di nuovo, qualcosa che guardasse un pochino avanti. La voglia di realizzare un prodotto un pochino meno critico nell’interfacciamento e nella capacità di destreggiarsi con quei generi musicali meno graditi all’originale.

Sono d’accordo che chi ha detto che, forse, non è giusto definire “clone” queste casse. meritano un loro nome, e un loro spazio. Così come, sono sicuro, anche il buon Giovanni saprà farsi un nome nel mondo dell’autocostruzione in Italia. Certo, lui esegue questi lavori per sola passione, ma al pensiero che un oggetto così gradevole può essere acquistato con un budget ancora a tre cifre… ma di questo è meglio che parliate con l’autore!                                                     

                                              

                                                                                              elleddì    luigidag@starnet.it

 

 

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