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SISTEMI DI CARICO PER ALTOPARLANTI –
Di Alberto Bellino - 2004
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APPLICAZIONE PRATICA N°7
Applicazione della routine di calcolo riguardante il capitolo
“Bass reflex ” (pag. 32-50 ):
Continuiamo con la trattazione
dei famosissimi sistemi bass-reflex.
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il libro di Alberto |
Dopo aver visto un progetto di
diffusore bass reflex a semplice apertura e di due a condotto,
vediamo ora la progettazione del bass reflex con radiatore
passivo.
Vorrei ricordarvi che il diaframma
passivo svolge la stessa identica funzione del condotto, per cui i
due sistemi, pur con alcune differenze, sono equiparabili.
A pagina 41 del mio testo, trovate
una spiegazione, credo abbastanza esauriente del principio di
funzionamento dei sistemi reflex con radiatore passivo. Prima
della realizzazione di qualsiasi progetto, vi consiglio di leggere
a fondo le informazioni contenute nel fascicolo.
Passiamo al progetto di un sistema
acustico caricato con reflex passivo.
Abbiamo bisogno di un diffusore
snello, da porre nel nostro ambiente di ascolto senza dare troppo
nell’occhio, quindi si preferirà una sezione frontale abbastanza
stretta e uno sviluppo in profondità maggiore per ottenere la
adeguata volumetria, un box da pavimento di dimensioni tutto
sommato contenute.
Poniamo il caso che ci piacerebbe
ottenere una gamma bassa abbastanza corposa ma soprattutto veloce
e priva di code e rigonfiamenti.
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Possiamo quindi utilizzare più
trasduttori di diametro contenuto. Per esempio, utilizzando
quattro piccoli coni da 5” (100mm), adatti potrebbero essere i
Monacor SP-100/4, otteniamo la stessa superficie radiante di
un woofer da 8” (210 mm) ma con una massa mobile più contenuta
e un fattore motore molto alto ( il BxL si quadruplica ),
quindi maggiore velocità di esecuzione, possibilità di incroci
con il tweeter molto più agevoli e un box di dimensioni più
contenute. La contropartita sarà una gamma bassa certamente
meno profonda ma, accordando adeguatamente i piccoli woofer,
sarà possibile realizzare un diffusore certamente non troppo
carente sotto questo aspetto. Inoltre, sarà possibile fare
lavorare i quattro woofer contemporaneamente in bassa
frequenza per dare spessore al suono e, onde evitare di avere
una gamma media troppo in evidenza rispetto alla gamma bassa,
si potrà utilizzare solo una coppia di woofer in tale gamma.
In questo modo è come se si realizzasse un classico diffusore
tower a tre vie con un woofer da 8” ed un midrange da 5” ( 13
cm ).
Per la scelta del radiatore
passivo, è sempre valida la regola, riportata anche a pag. 41
del testo, di scegliere un’unità di diametro pari al diametro
del woofer o di una misura maggiore. Nel nostro caso, andrà
bene una radiatore da 8” o 10”. Siccome i woofer utilizzati
sono molto piccoli e con una escursione ottima per la loro
taglia ma modesta in termini assoluti, sceglieremo un modello
da 8” (210 mm ). La Monacor non ha in listino tale prodotto,
per cui andremo ad attingere nel catalogo della Ciare, la
quale offre il modello HP200, perfetto per il nostro scopo.
Visto che la sezione frontale è
ridotta, posizioneremo il radiatore passivo a lato del box.
Eccovi l’aspetto che dovrebbe avere il diffusore terminato : |
Come abbiamo detto, esso monta un
quartetto di woofer Monacor SP-100/4. Fare convivere correttamente
quattro woofer da quattro ohm assieme all’amplificatore significa
porli in serie, per una impedenza complessiva di 16 ohm sulle
basse frequenze. A frequenze medie, due woofer vengono bypassati
da un condensatore da 100uF e terminano di emettere, per cui
l’impedenza passa ad otto ohm. Un ottimo tweeter a cupola morbida
completa il diffusore.
La scelta di utilizzare un’impedenza
di sedici ohm per la via bassa era stata impiegata con successo su
di un diffusore italiano di qualche anno fa, l’ESB Recita e,
ripresa recentemente dal progettista Diego Nardi per il suo
progetto Goliamet Glas’t ( la grande voce ), realizzato e pensato
per funzionare bene anche con amplificatori valvolari monotriodo.
Vediamo insieme le caratteristiche
dei piccoli woofer Monacor. La membrana è in carta e la
sospensione in gomma per una massa mobile piuttosto elevata per un
quattro pollici, la quale, unita ad una cedevolezza piuttosto
elevata porta ad una frequenza di risonanza bassa per un piccolo
woofer, inferiore ai 60 Hz, un valore di solito riscontrabile in
un midwoofer da 13 o addirittura da 17 cm. La bobina è da 25 mm su
alluminio, il polo è decompresso tramite foratura posteriore e
l’escursione è molto buona per un piccolo woofer.
Il piccolo diametro, unito ad
un’induttanza molto ridotta consente di ottenere una risposta
molto estesa in alto, permettendo anche incroci estremi con il
tweeter, come quelli che normalmente si vedono in HIFI car.
Vediamo le caratteristiche
dimensionali, il diagramma della risposta-impedenza e i TSP
forniti dal costruttore :

Passiamo al tweeter Monacor DT-107.
E’ un componente collaudato, presente da parecchio tempo in
listino, un classico softdome da 25mm in seta. La sua
caratteristica più peculiare è l’estrema linearità della risposta
in frequenza e la mancanza del picco di impedenza alla risonanza,
grazie alla presenza di olio ferrofluido nel tra ferro.

La configurazione scelta per il
posizionamento degli altoparlanti sul baffle è quella MTMWW,
ovvero il tweeter in mezzo ai due mid e i woofer al di sotto,
configurazione che mi pare sia la più corretta ai fini di
contrastare l’offset degli altoparlanti e migliorare la coerenza
sonora, vero tallone d’Achille dei sistemi multivia.
Vediamo insieme le caratteristiche
tecniche del sistema e lo schema del filtro crossover, il quale,
con le dovute varianti, riprende lo schema di quello impiegato sul
diffusore ESB Recita :

Passiamo al dimensionamento del box
reflex.
Con l’ausilio del mio software,
vediamo le caratteristiche dei quattro woofer in configurazione :

Molto interessante fare un paragone
tra i parametri della configurazione dei quattro piccoli coni con
un woofer da 8”. Il BxL sale ad oltre 16, un motore potentissimo
direi, solitamente woofer da 8” non arrivano a 10, la massa è
paragonabile ad un 8” leggero, circa 20g ma qui, grazie al
diametro ridotto, possiamo contare su una dispersione ottimale
delle medie frequenze e su maggiore velocità ai transienti. Anche
il Vas rimane molto contenuto e permette di realizzare un
diffusore di dimensioni molto più ridotte di quelle che
solitamente richiederebbe un woofer da 210 mm.
L’SPL rimane bassa ma l’efficienza è
piuttosto elevata, circa 92 dB, grazie alla trasduzione dell’uno
per cento di energia elettrica in acustica.
Vediamo ora, con l’ausilio della
routine di calcolo di pag.42, di dimensionare il box diffusore.
Nel reflex a condotto, la volumetria
del mobile viene determinata dai parametri Vas e Qts
dell’altoparlante impiegato. Nel reflex passivo subentra una nuova
grandezza di cui tenere conto, il Vas del passivo, chiamato Vap il
quale, nel nostro caso è pari a 46 litri, un valore molto più
grande del Vas del quartetto di midwoofer impiegati. Questo fatto
comporterà l’ottenimento di un valore di Vb/Vab ( dalla formula di
pag.42 ) piuttosto elevato, per cui si renderà necessario un
ridimensionamento del box per portarlo a valori consoni al Vas
della configurazione dei piccoli Monacor.
Applicando la formula si ha : Vb=(Vas
+ Vap)/(0,4/Qts) Vb=(20,8+46)/(0,4/0,33)= circa 55 litri
Ponendo Vab=Vb ( box rivestito
internamente di poliuretano da 2 cm di spessore )
Il passivo della Ciare ha in
dotazione alcune masse che, applicate sul cono variano la
frequenza di risonanza di quest’ultimo tra 31 Hz e 17 Hz. Noi
utilizzeremo il passivo senza masse, cioè con una frequenza di
risonanza pari a 31 Hz, più consona alla risonanza dei piccoli
woofer.
La frequenza di accordo del
diffusore sarà pari a :
Fb=FpxRADQ((Vap/Vab)+1) Fb=31xRADQ((46/55)+1)
= 42 Hz
La risposta simulata che si ottiene
con tale configurazione è talmente pessima che non oso nemmeno
riportarla. Si ottiene un sistema altamente risonante a Fb, in
pratica la fondamentale in estrema evidenza e con un “buco” di
risposta successivo, indice di un sistema pessimamente smorzato.
Si generebbe un diffusore con un basso “monotonale”e rigonfio.
Abbiamo ora due alternative per
tentare il riallineamento del sistema. La prima consiste nel
diminuire progressivamente il litraggio del diffusore e osservarne
di volta in volta la variazione della risposta in bassa frequenza.
La seconda consiste nel fissare un volume del box arbitrario,
dettato da esigenze estetiche e di ingombro esterno, valutarne la
risposta ed, eventualmente, modificarne leggermente la cubatura o
la frequenza di accordo per ottenere la risposta desiderata.
Noi seguiremo la seconda opzione.
Fissiamo gli ingombri esterni del diffusore desiderati, che
saranno LxHxP mm 180x800x270. Supponiamo, per comodità, che il box
verrà realizzato con pannelli di MDF da 19 mm di spessore, quindi
avremo una cubatura interna del box di mm 142x762x232 ( LxHxP )
pari a 25 litri di volume Vb. Consideriamo ora che l’ingombro
posteriore dei quattro midwoofer, del passivo, del crossover e dei
cavi sottraggano 1,5 litri di volume al box, quindi avremo un
volume utile di 23,5 litri. Ora supponiamo di rivestire
internamente il box con una lastra di assorbente acustico tipo
poliuretano da 2-2,5 mm di spessore, su tutti i lati tranne il
baffle frontale. Tale rivestimento leggero, solitamente aumenta di
un 5% circa il volume interno del diffusore, quindi abbiamo 23,5
litri + il 5% = circa 24,5 litri di Vab.
Andiamo a vedere la risposta in
frequenza e gli altri parametri utili con tale volumetria e con il
radiatore passivo “accordato” a 31 Hz, cioè senza masse
aggiuntive, con il solito EUR.E.S. :

Possiamo notare come la risposta sia
soddisfacente. Le basse frequenze sono piuttosto estese e la
fondamentale dell’accordo, prima in grande evidenza, sia ora allo
stesso livello energetico del resto della gamma. Si nota un certo
ripple negativo, causato dal basso Q dei midwoofer e dalla
frequenza di accordo piuttosto bassa. Per ottenere una risposta
maggiormente piatta, anche se meno estesa in frequenza, si sarebbe
dovuto utilizzare un radiatore passivo con Fs più alta, intorno ai
35-36 Hz, per una Fb del sistema di circa 60 Hz.
Ancora alcuni chiarimenti : il
programma non simula il piccolo dip di frequenza che si genera a
Fp, misurabile con la strumentazione ma “innocuo” all’ascolto
perché posto molto in basso.
Inoltre, nel filtro, si vede che
l’induttanza del passabasso sul gruppo di woofer ( il modello LSIF
– 100/1 Monacor ) possiede una r.c.c di 0,3 ohm, che è stata
omessa nella simulazione del diffusore poiché tale resistenza è
abbastanza insignificante su un’impedenza di 16 ohm nominali,
paragonabile in termini di grandezza alle normali tolleranze del
gruppo delle quattro bobine mobili dei midwoofer che sicuramente
si ottengono, a meno di poter selezionare i componenti come si fa
per i tubi a vuoto.
Invece, ritornando alle
caratteristiche di pilotaggio delle varie tipologie di
amplificatori finali, torno a ribadire che, risposte come quella
ottenuta dal nostro progetto, con un andamento in leggera salita
della risposta, vengono adeguatamente “corrette” dalla resistenza
interna di un amplificatore monotriodo, la quale si trova ad
essere come una resistenza posta in serie tra il generatore e il
carico.
A titolo di curiosità, vediamo come
varierebbe la risposta del diffusore a seconda del tipo di
amplificazione con cui viene pilotata :

Naturalmente i 5 ohm sono un caso
limite preso solo da esempio, spero che nessun appassionato
colleghi mai un tale “aggeggio” a qualsiasi diffusore!
Bene, passiamo al disegno del box :

Come potete vedere, il cabinet è
molto semplice da realizzare. Il posizionamento del radiatore
passivo dovrebbe essere speculare, ovvero uno sul lato sinistro di
un diffusore e l’altro su quello destro dell’altro diffusore.
Un’unica avvertenza : essere molto precisi nell’eseguire i fori di
incasso dei midwoofer, poiché essi presentano un cestello con poco
bordo di tenuta ed appoggio e si corre facilmente il rischio di
avere sfiati d’aria non richiesti tra cestello e legno che
pregiudicano le prestazioni a bassa frequenza dei diffusori.
Cercate di sigillare il tutto con silicone o mastice.
Ancora due cose : il diffusore è
piuttosto piccolo e basso. Per un ascolto ottimale, consiglio di
utilizzare una sedia o una poltrona bassa, oppure di angolare
leggermente all’indietro i diffusori, per aumentare l’altezza di
emissione, magari realizzando piedini di altezza diversa, più alti
davanti e più bassi sul posteriore, oppure di porre i diffusori su
stand piuttosto bassi, 30-40 cm circa, sufficienti a portare i
tweeter all’altezza delle orecchie quando siamo seduti nel nostro
punto di ascolto.
Il radiatore passivo laterale, per
proteggerlo da urti fatali, sarebbe consigliabile coprirlo con una
griglia metallica, il modello Ciare YG200P dovrebbe essere la
soluzione ideale.
Concludo, informandovi che questo
diffusore non è stato fisicamente realizzato ma solamente
progettato per offrire un esempio applicativo della routine di
calcolo e delle informazioni contenute nel testo relativamente al
capitolo sul dipolo a pannello, ma ciò non preclude la sua
realizzazione pratica da parte di qualche volenteroso che ne
volesse saggiare direttamente le potenzialità che un simile
diffusore potrebbe esprimere.
Buon lavoro da Alberto.
audiojam@libero.it
Gli altri articoli presenti sul
sito di Alberto

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1° Lezione di Alberto Bellino
il dipolo ovvero il diffusore
completamente aperto.
Da non perdere. |
2° Lezione di Alberto Bellino
il dipolo ovvero il dipolo a
sorgenti multiple
Da non perdere.
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3° Lezione Pratica di Alberto
Bellino
Un esempio pratico di un due vie
semplice
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4° Lezione di Alberto
I monitor aperti
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5° Lezione di Alberto
I bass reflex |
6° Lezione di Alberto
I bass reflex |
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chiama Fast Box e permette di "costruire" un box chiuso,
reflex o il labirinto acustico anche senza possedere i TSP
specifici.
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Fast TSP è un foglio di calcolo che approssima i parametri di
Thiele
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